I comunisti polacchi contro il dispiegamento delle forze NATO in Polonia e in Est Europa da: resistenze.org


Partito Comunista di Polonia (KPP) | icp.sol.org
Traduzione da lariscossa.com

15/02/2017

«Atlantic Resolve è una dimostrazione dell’impegno continuo degli USA con la sicurezza collettiva attraverso una serie di azioni progettate per tranquillizzare gli alleati della NATO e partner degli USA, e garantire la pace duratura e stabilità nella regione alla luce dell’intervento russo in Ucraina», così il Pentagano in una nota diramata e ripresa da agenzie, carta stampata e testate online di mezzo mondo, che prosegue con la militarizzazione fattiva dell’Est Europa. Di seguito, dunque, l’intervista che la International Communist Press ha realizzato al Partito Comunista Polacco (KPP) in cui sono illustrate le posizioni e le iniziative antimperialiste future nel paese che per primo nel mese di gennaio ha “accolto” le truppe USA.

Gli avvenimenti di questi mesi mostrano che le truppe NATO/USA non sono di stanza solamente in Polonia ma tracciano tutta una linea che parte dalle ‘Repubbliche Baltiche’ e termina in Ungheria. Se si considerano anche le basi militari già esistenti, è evidente che i confini russi siano circondati e circoscritti all’interno di una delimitata area fino al Mediterraneo. Allo stesso modo, Putin ha descritto tutto questo come ‘una minaccia contro la sicurezza’. Nei termini della lotta fra centri imperialisti, come valuta la situazione il KPP?

«Negli ultimi anni si è assistito all’espansione della NATO in tutto il mondo, soprattutto in Europa centrale e orientale. La NATO sta cercando di circondare la Russia, contrariamente alle promesse fatte dagli USA nel 1990, ovvero, di non muovere le proprie forze verso est. L’arco che circonda la Federazione Russa (considerata come un ‘nemico strategico’) si amplia in tutta Europa e parte, come detto, dai Paesi Baltici fino ad attraversare tutta la parte orientale del continente, arrivando in Ungheria. In tutti questi paesi, la presenza militare degli USA è in aumento e Stoltenberg (Segretario Generale della NATO) ha già annunciato chiaramente come il proprio obiettivo sia quello di far avanzare la ‘prima linea’. L’amministrazione statunitense, dal canto suo, sta cercando di realizzare un progetto di isolamento, emarginazione e divisione che tagli fuori la Federazione Russa, come descritto da Zbingiew Brzezinski.

Il fatto che in Polonia si stabiliscano basi USA (come in altri paesi) è un chiaro esempio di diffusione dell’imperialismo. Gli USA stanno mettendo in mostra la loro forza con l’obiettivo di creare consenso popolare riguardo la positività dell’aumento delle spese militari nei paesi dell’Europa Orientale; la NATO dal canto suo sta facendo pressione sugli stati membri affinché essi ammodernino i loro eserciti. Le autorità statali stanno utilizzando questa situazione per  controllare la popolazione e smantellare l’opposizione. Non è una sorpresa che in Polonia tutte le principali forze politiche abbiano raggiunto un consenso comune per quel che riguarda le spese militari e le basi statunitensi: la Polonia, infatti, ha deciso di aumentare le proprie spese per armamenti per oltre il 2% del PIL, in accordo con le richieste della NATO; il Paese sta ammodernando le proprie forze armate e non per scopi difensivi ma per essere in grado di partecipare alle aggressioni imperialiste. Grandi imprese militari multinazionali, soprattutto statunitensi, stanno cercando di ottenere più contratti. Il cosiddetto ‘Rapid Intervention Force’, creato in Europa per far sì che si possa essere pronti ad intervenire in varie regioni del continente in 48 ore, è parte di questo piano.

Le tensioni militari, tensioni e prove di forza, sono anche strettamente associate con il gioco imperialista tra aziende russe, i loro partner europei e le grandi aziende multinazionali.
La lotta fra centri imperialisti è una lotta per i mercati e l’accesso alle risorse industriali, principalmente gas e petrolio. Un aspetto di questa lotta è la rivalità circa le condotte di gas che portano in Europa (dall’Asia Centrale e dalla Transcaucasica) per far sì che si possa eliminare la Federazione Russa come paese di riferimento nella regione del Mar Caspio».

Le autorità statunitensi sperano nel pretesto dell’intervento Russo in Ucraina come motivo per la contromossa militare. Oggi, quel che si vede in Ucraina è una situazione di guerra che ha un’importanza fondamentale per quel che riguarda gli equilibri, in senso più ampio relazionati con la reazione neonazista e religiosa cristiana. Qual è il ruolo dei reazionari per l’esistenza della NATO in Polonia?

«L’Ucraina è un esempio di come gli USA e l’UE intervengano in questioni interne di altri Paesi. Il rovesciamento del governo ucraino (3 anni fa) mirava, imperialisticamente, a creare delle zone di influenza nell’Est d’Europa per creare nuove aperture dei mercati in favore dei monopoli occidentali. Washington e Bruxelles hanno usato il loro denaro per finanziare movimenti che hanno destabilizzato la situazione politica (e non solo ndt) a Kiev: tutto questo, come sappiamo, ha portato al colpo di stato ‘de facto’. Istituzioni come l’USAID, la NED, L’International Republican Institute e le fondazioni di George Soros sono state utilizzate per trasferire le risorse sopracitate in favore di politici-burattini comandati dagli imperialisti. L’attuale guerra in Donbass è molto redditizia per le imprese militari: la NATO sostiene l’alleanza dei neofascisti, neoliberisti al potere di Kiev, anche in barba alle violazioni degli accordi di Pace di Minsk – siglati anche dallo stesso governo ucraino – e la palese mancanza di democrazia nel Paese. Questa guerra rappresenta un elemento di crescenti tensioni e scontri tra potenze nucleari che possono sfociare in una guerra totale e distruttiva.

La situazione in Ucraina, rappresentata in modo molto distorto, è anche usata come giustificazione della dottrina aggressiva della NATO. In Polonia, infatti, viene presentata la situazione ucraina come uno dei motivi per la creazione di forze militari di difesa territoriale (forze di volontari) composte in gran parte da paramilitari di destra. Sono inutili dal punto di vista militare, ma possono rappresentare un fattore importante in caso di destabilizzazione interna. La Polonia potrebbe rappresentare “un nuovo modello ucraino” in cui le forze reazionarie supportano considerevolmente il Governo, mentre le forze progressiste e comuniste sono sottoposte a persecuzione».

Riguardo gli USA: s’è attribuito una sorta di ruolo di soccorritore a Donald Trump, riguardo la regolamentazione dei rapporti NATO-Russia. Che tipo di percorso si ritiene, da parte vostra, possa intraprendere l’esistenza della NATO in Europa, nel corso della Presidenza Trump?

«Non condividiamo, in realtà, alcuna illusione circa la politica degli USA dopo l’elezione di Donald Trump. È bene ricordare che potenti lobbisti del comparto militare, decisamente influenti a Washington, non possono permettersi di ritirarsi dall’Europa. S’è ripetuta, infatti, la retorica della propaganda Russa in ‘aggressione’ all’Ucraina. I rappresentanti degli USA nell’assemblea delle Nazioni Unite hanno annunciato che la cancellazione delle sanzioni contro la Russia è impossibile se essa (prima ndt) non abbandona la Crimea. Il complesso militare, dunque, sta guadagnando nuova influenza e fondi. Trump ha già annunciato l’aumento delle spese militari nel 2017 grazie allo slogan ‘Make US military strong again’. Lo stesso Trump sta progettando di ordinare nuove navi da guerra per implementare le forze di spedizione della marina militare. Si possono ravvisare, a riguardo, alcuni cambiamenti nel linguaggio politico, tuttavia la competizione imperialista proseguirà. Gli USA e la Russia hanno ancora interessi contraddittori in Medio Oriente e in Europa Orientale. Trump vuole mantenere buone relazioni con la Gran Bretagna, pur mantenendo le proprie ambizioni imperialiste e l’aumento della forza militare; ha assicurato che collaborerà con la monarchia saudita per quel che concerne la questione siriana. Questo significa chiudere un occhio sulle forze reazionarie siriane. Lo stesso Trump, infine, ha già approvato le azioni delle forze speciali degli USA in Medio Oriente ed è improbabile che cambi qualcosa con la campagna di attacchi di droni che sta causando svariati morti tra i civili».

Negli ultimi giorni di Dicembre, nel suo discorso tenuto a margine della visita nella capitale estone Tallinn, il senatore John McCain ha sostenuto che la presenza militare in Europa non è una minaccia nei confronti della sicurezza dei Paesi, in particolare per la Polonia e, al contrario, che essa rappresenta una garanzia di sicurezza. Come si sente il popolo polacco in termini della propria sicurezza? C’è una reazione negativa nei confronti dei soldati americani?

«È troppo presto per parlare dell’atteggiamento del popolo polacco nei confronti delle basi USA. Al giorno d’oggi la percezione nei confronti delle basi è modellata dalla propaganda del Governo e dagli slogan sulla difesa nazionale. L’arrivo delle truppe USA sul suolo polacco è stato preceduto da un’ampia campagna di propaganda sui principali media: a metà gennaio, quando sono arrivate, sono stati organizzati ‘picnic’ militari in ogni regione. Tuttavia, i soldati non erano percepiti molto positivamente. Sembra che la maggior parte della società e della gente sia passiva e molti sono solo stanchi: una gran parte di essi è interessato per lo più a questioni sociali.»

Mentre l’aggressione imperialista continua, che tipo di lotta adotterà il KPP, nell’organizzarsi contro lo sbarco delle truppe NATO in Polonia?

«Innanzitutto, il KPP si oppone alla partecipazione della Polonia nella NATO. Protestavamo già nel 1999 quando la Polonia aderì all’Alleanza e poco dopo, successivamente, quando fu attaccata la Jugoslavia. Il Partito Comunista Polacco si oppose apertamente contro tutte le guerre intraprese dalla NATO e dagli USA, e in particolar modo nei confronti dell’Afghanistan, dell’Iraq, della Libia e svariati altri paesi. Nei nostri documenti ricordiamo che nessuna di queste aggressioni esterne ha portato alla ‘pacificazione’ delle situazioni in quei paesi anzi, al contrario, tutto s’è concluso con decine di conflitti interni, centinaia di migliaia di morti e feriti e con la distruzione delle infrastrutture dei paesi sopracitati, peggiorando nettamente la vita di milioni di persone. Abbiamo da sempre espresso la nostra solidarietà coi popoli che soffrono le aggressioni imperialiste e abbiamo supportato le lotte di liberazione degli stessi.

Il KPP è convinto che la Resistenza deve essere internazionale: partecipiamo, dunque, a iniziative anti imperialiste e anti militariste, come la manifestazione che si è tenuta a Varsavia nel Luglio del 2016. Il KPP, contrariamente a tutti i partiti opportunisti, non chiede di «riformare» la NATO o la sua sostituzione con un «esercito europeo», chiediamo la sua completa dissoluzione e la sua sostituzione con la solidarietà fra i popoli. Manteniamo un atteggiamento di classe rigettando il nazionalismo e il militarismo, dato che questi due ‘concetti’ vengono utilizzati a detrimento della classe operaia, specialmente in tempi di crisi. Le spese militari ricadono, infatti, tutti sul benessere della gente: sul welfare, la sanità e l’istruzione. Continueremo la nostra attività antimilitarista ora, dunque: siamo certi che la Resistenza, soprattutto locale, nei luoghi in cui si sono stabilite le basi, si acuirà».

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