Autore: redazione Sanità, detto fatto: i nuovi Lea sono già stati archiviati dai nuovi tagli da: controlacrisi.org

Con voto unanime, le regioni hanno dato il via libera al riparto del Fondo sanitario 2017. L’età della popolazione nelle diverse Regioni e vari fattori socio-sanitari sono tra i criteri principali che hanno inciso sulla ripartizione delle risorse disponibili, a cui sono stati aggiunti 10 milioni per le popolazioni colpite dal terremoto.La proposta di riparto parte da un fabbisogno standard complessivo di 108.650 milioni. Nel 2016 la cifra era 108.476 milioni: un taglio di 422 milioni per il mancato accordo con le Regioni autonome. La quota finale da ripartire nel 2017 arriva a 109.220 milioni, includendo la quota premiale pari a 282,5 milioni e 288 mln da altri riparti. Agli obiettivi prioritari vanno 931 milioni di euro. Nel fabbisogno aggiuntivo sono stati considerati i 400 milioni stimati per far fronte ai rinnovi contrattuali, che la legge di Bilancio 2017 vincola a valere sul fabbisogno sanitario standard.

Saranno poi le Regioni a vincolare, tramite un fondo ad hoc nei propri bilanci, le somme necessarie alla copertura degli oneri da contratti. In questa fase non entrano nel fabbisogno standard il miliardo finalizzato dalla legge di Bilancio 2017 sui farmaci innovativi, i 100 milioni per i vaccini, i 75 miliardi per assunzioni e stabilizzazioni e nemmeno i 113 miliardi della quota premiale aggiuntiva.

“422 milioni di euro in meno per la sanità pubblica non è una bella notizia per i cittadini. Quello del taglio delle risorse era un rischio che avevamo denunciato ripetutamente e chiesto di scongiurare, e che invece oggi siamo tristemente costretti a commentare. È l’ennesimo film già visto in questi anni di tagli alla sanità, e che hanno già portato circa il 10% degli italiani a rinunciare alle cure per liste di attesa e costi, con circa mezzo miliardo di euro in meno la situazione non è certo destinata a migliorare”. Questo il commento di Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva sull’accordo per il riparto del Fondo sanitario nazionale 2017.
“Il rischio vero che si corre è un ulteriore aumento della inaccessibilità”, ha continuato Aceti, “un aumento della rinuncia alle cure, un aumento dei costi privati sostenuti dai cittadini (quelli che potranno permetterselo) e una accresciuta diseguaglianza territoriale e tra persone.

“Chiediamo che il taglio non influisca negativamente sul lavoro che la Commissione nazionale per l’aggiornamento dei LEA sta facendo sul DPCM dei nuovi LEA approvati, ma ancora non pubblicati in Gazzetta Ufficiale” ha quindi concluso Aceti. “Il rischio è ovviamente è che i nuovi LEA che ancora non hanno visto la luce nascano già ridimensionati al ribasso. Ci appelliamo al Ministro e al Parlamento affinché il finanziamento previsto per il SSN, e votato dal Parlamento, resti quello previsto, cioè 113 miliardi e non 112 miliardi e 578 milioni”.

Anche la Cgil parla di tagli. In un comunicato stampa congiunto, i segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil Rossana Dettori, Maurizio Bernava e Silvana Roseto sottolineano che “l’ennesima sforbiciata si riflettera’ negativamente sui servizi offerti ai cittadini” e mette a rischio l’applicazione integrale dei nuovi LEA. “Per questo sollecitiamo l’incontro, gia’ chiesto nelle scorse settimane, al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin: vogliamo – concludono Dettori, Bernava e Roseto – si investa nel Servizio Sanitario Nazionale pubblico e universale, a partire dall’assistenza socio sanitaria nel territorio, condizione essenziale per un’appropriata ed effettiva attuazione dei Lea in tutto il Paese”.

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