Olocausto Silenzioso: Ecco Il Re Belga Che Ha Sterminato 10 Milioni Di Persone, E Che La Storia Ha Dimenticato da: curiotictopus.it

Probabilmente la vista del volto di quest’uomo non richiamerà alla vostra mente alcun collegamento storico e nessun sentimento in particolare, anche se – ahimè – dovrebbe. Si tratta infatti del re del Belgio Leopoldo II, che per crudeltà ed efferatezza non ha nulla da invidiare a dittatori come il più famoso Adolf Hitler.

La storia ha infatti passato praticamente sotto silenzio il genocidio di cui quest’uomo si è macchiato: ben 10 milioni di abitanti del Congo, invisibili sui media e quasi mai inseriti nella lista degli stermini di cui l’umanità è stata responsabil

Leopoldo II ascese al trono nel 1865 e si convinse velocemente che la potenza e il prestigio di un regno si misurassero sulla quantità di terre che possedeva e di risorse che riusciva a trarne. Celando i suoi progetti dietro operazioni “umanitarie” o “scientifiche” agli occhi della comunità internazionale, iniziò a costruire il suo impero: per oltre 30 anni, Leopoldo amministrò il Congo come fosse la sua personale riserva di manodopera e risorse, a beneficio delle proprie tasche e di quelle del suo paese.

Lo sfruttamento illimitato del territorio, di per sé deplorevole, era solo uno degli aspetti di questa brutta pagina storica. Durante il suo regno, Leopoldo II ha dato prova di un’efferatezza così agghiacciante da rivaleggiare con i più grandi dittatori del 20esimo secolo.

Campi di lavoro, mutilazioni di arti (foto seguente), torture, esecuzioni di massa: questi alcuni dei metodi che il suo esercito personale utilizzava per polverizzare qualsiasi resistenza da parte degli schiavi. La facilità con cui venivano uccisi è confermata dai numeri: durante il regno il Congo perse metà dell’intera popolazione, circa 10 milioni di persone, secondo un censimento condotto nel 1924.

Ma perché non ne abbiamo mai sentito parlare?

Il genocidio dei congolesi appare di rado nei libri di storia semplicemente perché viene concepito come uno dei tanti effetti secondari e inevitabili del colonialismo e dell’imperialismo, finendo per perdersi nell’elenco delle conseguenze nefaste di un determinato periodo storico e di una determinata filosofia dello sfruttamento.

Insomma, a quanto pare uccidere 10 milioni di africani sembra non essere sufficiente a fare di te un simbolo di malvagità; alla tua morte, la tua gloriosa immagine non ispirerà terrore o ribrezzo agli occhi delle generazioni future e le tue vittime, per quanto numerose possano essere, rimarranno per sempre senza voce.

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Di Matteo a Cagliari: davanti agli studenti ha presentato il suo libro ”Collusi” da: vistanet.it

di matteo nino librodi Fabio Lapenna
Mafia e rapporti con il Potere. La giornata cagliaritana di Antonino Di Matteo, Sostituto Procuratore Antimafia della Procura di Palermo si è spesa fra l’incontro con gli studenti della mattina all’Auditorium del Conservatorio di Cagliari e l’aula magna della Cittadella Universitaria di Monserrato con un obiettivo: quello di non pensare a Cosa Nostra come un’accolita di violenti e rozzi personaggi, ma come delle menti pensanti, con una strategia e un ricercato rapporto di convivenza con la politica, con l’impresa, con le Istituzione in senso lato.
“Sappiamo tutto sui delitti di Cogne, di Garlasco, persino le più private abitudini dei protagonisti di alcuni fatti di cronaca e conosciamo superficialmente gli aspetti del sistema mafioso, che invece condizionano le nostre vite, il nostro sistema democratico, la nostra libertà”, puntualizza Di Matteo. Nella sala tutti ascoltano, con attenzione e qualche brivido, le parole del procuratore che da decine di anni lotta in trincea contro Cosa Nostra, dal posto che fu di Giovanni Falcone, troppo spesso lontano dai riflettori. E legge gli estratti delle sentenze definitive, attraverso le quali ci ricorda che Giulio Andreotti, sette volte Presidente del Consiglio “intratteneva rapporti amichevoli e di fiducia con i boss di Cosa Nostra”, e con i quali, almeno fino al 1980 questi rapporti erano, per la Cassazione, diretti e non secondari. “Ma anche Silvio Berlusconi – prosegue il magistrato – viene citato nelle sentenze della Cassazione, con Marcello Dell’Utri, l’uomo attraverso il quale il Cavaliere dal 1974 al 1992, gli anni in cui Cosa Nostra ha mostrato la sua faccia più violenta, intratteneva rapporti con Cosa Nostra e ne ‘approvvigionava’ le casse”.
“L’attenzione della parte sana della società”, ha continuato Di Matteo, “non deve fermarsi all’ala ‘militare’ e violenta della mafia. Ogni volta che il processo riguarda la parte violenta di Cosa Nostra, gli attestati di stima del mondo politico arrivano da destra e da sinistra”.
Diverso il discorso quando si cerca di andare più a fondo: “Una volta, interrogando un collaboratore di giustizia, mi disse che Riina diceva sempre che senza i rapporti col potere, i mafiosi sarebbero stati degli sciacalli e sarebbero stati facilmente sconfitti. Prendiamo l’indagine sulla trattativa Stato-Mafia. Intercettammo, fra gli altri, alcune conversazioni di natura non penale fra Mancino e Napolitano, e proprio per questo le archiviammo, senza che queste, tra l’altro, venissero pubblicate da alcun giornale. In questo caso, dalla politica le critiche furono aspre e il Quirinale sollevò un problema di conflitto di attribuzione. In casi analoghi, di intercettazione del Presidente, ma riguardanti indagini diverse dai rapporti fra lo Stato e la mafia, la stessa questione non fu sollevata, nonostante ci fu anche la pubblicazione delle intercettazioni stesse. Questa disparità fa pensare”. Ed è proprio di questo che parla il libro presentato in aula magna a Monserrato. Si intitola “Collusi” ed è scritto a quattro mani con il giornalista Salvo Palazzolo. Le parole di Di Matteo di oggi erano piene di passione per il proprio mestiere e per la legalità; un coinvolgimento che lo spinge a mettere in pericolo la propria vita pur di raggiungere ciò che sembra irraggiungibile. Questo traspariva dal tono della voce del giudice, dal silenzio delle persone che lo ascoltano attente, spaventate, ammirate, e dagli applausi sinceri che più volte lo hanno interrotto durante il dibattito di oggi.

Tratto da: vistanet.it

Spigolando tra… “Donne e ribellione a Trump che dilaga nel mondo” da: noidonne.org

Fra contraddizioni e protagonismi le donne in maggioranza sono spina nel fianco di Trump ..in primis La Statua della libertà!

inserito da Paola Ortensi

Spigolando tra: Le donne e la ribellione a Trump che dilaga nel mondo .
“I valori sono più importanti di qualunque trattato commerciale” !
Queste le parole pronunciate in televisione da una giovane donna intervistata nel corso di una protesta contro il decreto di Trump che chiude, al momento, gli USA ai rifugiati, e sintetizzano bene quella che è l’umiliazione, oltre la rabbia che molti – un sondaggio dice il 51% degli americani – provano contro le decisioni del neo presidente americano. Una voce simbolo di un protagonismo di voci femminili che nella loro varietà di contenuto e di livello di “potere” è interessante evidenziare e seguire.
Un conflitto e un’alleanza con donne che accompagna Trump in primis dalla campagna elettorale che lo ha visto vincere la corsa contro Hillary Clinton e giovarsi nell’immagine che ha dato di sé, della moglie e figlia pronte a difenderlo da tutte le accuse che lo definiscono un uomo non rispettoso delle donne, appunto. Quello che sembrava un fatto a sé, legato alla campagna elettorale, sta divenendo invece una caratteristica che il tempo ci dirà il peso che avrà e che trovo molto interessante monitorare.
Iniziando con la marcia, enorme, delle donne in America, replicata nel mondo; l’opposizione a Trump, proprio negli USA, prosegue con il rilevare che la prima ad opporsi al decreto sull’immigrazione è stata la Giudice Federale Ann Donnelly del Distretto di Brooklyn, che ha ordinato, con determinazione, alle autorità di non procedere (negli aereoporti) alle “deportazioni” dei cittadini coi documenti in regola provenienti dai paesi mediorientali e africani banditi. A lei poi si sono unite prima che si moltiplicassero le opposizioni, altre 3 donne giudici federali.
Avvenimenti culminati, nel braccio di ferro a cui Trump sta sottoponendo il suo paese che protesta con le sue voci più rappresentative dall’industria, alla finanza, alla Silicon Valley, ad Hollywood, nel “licenziare” la sua ministra reggente Sally Yates, che ha coraggiosamente ordinato al dipartimento di giustizia di non difendere in tribunale il decreto sull’immigrazione .
Saltando i confini degli USA, e alzando il tiro di una rappresentanza che ci mostra quanto “importante” sia il potere femminile e quanto forse si rappresenti complesso e contraddittorio rispetto ad analisi e aspettative snodatesi nel tempo, arriviamo in Europa dove la leader Inglese Theresa May, pur non potendo fare a meno di non condividere seppur troppo timidamente le posizioni di Trump, rappresenta l’alleata, con l’articolo determinativo, forte e privilegiata del presidente americano sperticato nel lodare la Brexit e attaccare l’Europa, più che mai rappresentata da un’altra voce femminile, quella di Angela Merkel; e ci piace ricordare anche da Federica Mogherini quale “Ministra degli Esteri dell’UE.
Unione Europea che il Presidente Americano, proprio prendendo spunto dal tema emigrati e rifugiati, attacca senza, a mio parere, ricevere una risposta politicamente forte e – mi piace dire – orgogliosa.
Ma per chiudere queste note, in corso d’opera di avvenimenti enormi di cui parleremo credo molto a lungo; avvenimenti interessanti da seguire e su cui riflettere. L’ultima “donna” su cui vorrei richiamare l’attenzione e che è sicuramente quella che sta scatenando la ”rivoluzione” degli americani orgogliosi della loro democrazia è la Statua della liberta.
Ai suoi piedi, inciso sul piedistallo, il “vangelo americano”, che ha accolto milioni di emigranti, e che ha fatto grande l’America, e che in molti pensano Trump voglia cancellare: ”Datemi i vostri stanchi, i vostri poveri, le vostre masse infreddolite desiderose di respirare liberi, i rifiuti miserabili delle vostre coste affollate. Mandatemi loro, i senza-tetto, gli scossi dalle tempeste e io solleverò la mia fiaccola accanto alla porta dorata”.
Mi sento di scrivere: 1) continua …..
Paola Ortensi