26 arresti tra i clan calabresi La ‘ndrangheta controlla gli appalti sulla Salerno-Reggio E anche sui lavori per il Ponte sullo Stretto. Intercettato il sindaco di Villa San Giovanni, già sospeso da: pmli.it

All’alba dello scorso 15 novembre tra Archi e Villa San Giovanni, in provincia di Reggio Calabria, 23 persone sono finite in carcere, 3 agli arresti domiciliari nell’ambito dell’operazione denominata ‘Sansone’ nella quale la magistratura della città dello Stretto ha messo sotto inchiesta complessivamente 40 persone, tra i quali figurano esponenti della ‘ndrangheta, imprenditori e un appartenente alle forze dell’ordine.
Coordinata dalla direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, l’operazione ‘Sansone’ è uno dei filoni dell’inchiesta ‘Meta’ che, nel 2010, aveva svelato gli intrecci tra ‘ndrangheta, soprattutto la famiglia Condello, e mondo imprenditoriale strettamente colluso con l’organizzazione criminale nella stessa provincia, e a distanza di sei anni gli inquirenti scoprono che la collusione tra i poteri criminali e il mondo delle imprese in quella parte della Calabria non soltanto non è finito, ma addirittura si è notevolmente ampliato.
Infatti stavolta, oltre a esponenti del clan Condello come Andrea Vazzana – uomo di fiducia del boss Pasquale Condello – sono finiti in carcere anche esponenti di spicco della cosca Zito-Bertuca come Domenico Zito e Vincenzo Bertuca, e della cosca Buda-Imerti come Santo Buda.
Ai 26 arrestati i magistrati reggini contestano reati che vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso e dalla detenzione di armi al favoreggiamento di latitanti e alla procurata inosservanza della pena.
Dal lavoro degli inquirenti reggini emerge che le cosche controllavano sistematicamente gli appalti sull’autostrada Salerno – Reggio Calabria e che guardavano con estremo interesse ai progetti per la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina, soprattutto tramite l’imprenditore Pasquale Calabrese, il quale, secondo l’ordinanza di custodia cautelare che lo ha portato in carcere, aveva già da tempo messo le mani sugli appalti che erano destinati alla realizzazione “dell’allestimento dei luoghi individuati per i sondaggi (a ciò servono le trivelle), propedeutici alle realizzazioni dell’A3 e del Ponte ”.
Un sistema, insomma, nel quale le organizzazioni della ‘ndrangheta e imprese in apparenza perfettamente legali agivano in piena sinergia per la realizzazione di numerose opere quali, solo per citarne alcune, il Lido del finanziere sulla costa Viola a quelli per il complesso edilizio La Panoramica, un sistema nel quale tutti gli imprenditori, se da una parte dovevano pagare la mazzetta alla ‘ndrangheta, dall’altra venivano favoriti in tutti i modi nell’attribuzione degli appalti più svariati, tanto che non sfuggivano a questo sistema neanche ditte incaricate di fondamentali servizi pubblici quali la società messinese Mts, che aveva ricevuto l’appalto dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani del Comune di Villa San Giovanni, e altre importanti ditte che si occupavano della manutenzione straordinaria della sede della direzione marittima Calabria-Lucania e della capitaneria di porto.
Ovviamente la ‘ndrangheta non avrebbe mai potuto coordinare le attività imprenditoriali legate agli appalti senza avere forti legami con le amministrazioni pubbliche, e infatti gli inquirenti hanno acquisito molte notizie utili sui rapporti tra le cosche, il mondo imprenditoriale e quello politico-istituzionale dalle intercettazioni del sindaco di Villa San Giovanni, Antonio Messina, condannato il 12 novembre scorso in primo grado a un anno di carcere per falso e abuso d’ufficio per la costruzione di un lido, e già sospeso dall’incarico per tale vicenda.
Nell’inchiesta ‘Sansone’ inoltre risulta indagato anche un appartenente alle forze dell’ordine, accusato di fornire notizie ai clan di ‘ndrangheta sulle indagini a loro carico: questo testimonia come la criminalità organizzata ha ormai stretto legami inscindibili non solo con il mondo delle imprese e con quello della politica, ma anche con quello delle istituzioni, e nello specifico con le forze di polizia, e non è certo la prima volta che si scopre che appartenenti a corpi di polizia siano organicamente al soldo della ‘ndrangheta, come testimoniano gli arresti a Cosenza ad aprile scorso di un carabiniere e di un poliziotto, quello di agenti della polizia penitenziaria a gennaio di quest’anno a Pavia e a febbraio dello scorso anno a Catanzaro, senza dimenticare il clamoroso arresto di tre appartenenti alla guardia di finanza a Milano a gennaio 2011.

 

18 gennaio 2017
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