Caso Manca, l’ex pg Minasi: ”Un omicidio di Stato” da: antimafiaduemila.com

manca attilio luceDuro atto di accusa del magistrato in pensione che punta il dito su Napolitano
di Lorenzo Baldo

“Su Manca la verità non verrà mai fuori: è un episodio della ‘trattativa di Stato’, su cui il grande spregiudicato Napolitano si è giocato il tutto per tutto per stendere un velo. Se fosse necessario sarebbero capaci di uccidere di nuovo come hanno fatto con il povero Attilio Manca. Non li sottovalutiamo, son delinquenti non migliori dei mafiosi, solo più ipocriti”. Parole dell’ex sostituto procuratore generale di Messina, Marcello Minasi, affidate ad una delle pagine facebook dedicate al caso del giovane urologo di Barcellona Pozzo di Gotto (Me) trovato morto in circostanze misteriose il 12 febbraio 2004. Un paio di giorni fa è stata la madre di Attilio, Angelina, a pubblicare quelle parole sulla sua bacheca dell’omonimo social network.
Al telefono, l’ex pm (che si è occupato, tra l’altro, dei processi d’appello per l’omicidio di Graziella Campagna e per l’omicidio di Beppe Alfano), conferma senza alcuna remora quanto da lui scritto. E rincara la dose: “L’omicidio di Attilio Manca si inquadra nella strategia di copertura della trattativa Stato-mafia”. La sua analisi parte da lontano. Minasi ricorda con sdegno la gravità del conflitto di attribuzione sollevato da Giorgio Napolitano nei confronti del pool che indaga sulla trattativa per le sue telefonate con Nicola Mancino. E proprio in merito all’ex ministro democristiano Minasi sottolinea l’episodio dell’incontro del primo luglio 1992 – volutamente dimenticato – tra lo stesso Mancino e Paolo Borsellino. Per Minasi, Borsellino sarebbe stato chiamato al Viminale “per diventare un attore della trattativa” ma il magistrato avrebbe immediatamente “rifiutato”. “Napolitano – insiste Minasi – ha cercato di coprire nella maniera più spudorata la segretezza delle sue conversazioni. Quale spiegazione si può dare a tutto questo? Coprire una trattativa che a nessun costo si deve far scoprire”. “Una volta mi chiesero chi fosse stato per me il peggior presidente della Repubblica che abbiamo avuto in Italia. Stavo per rispondere ‘Cossiga’, poi ci ho ripensato un attimo e ho affermato con convinzione: Napolitano!”.
Si torna quindi a parlare nello specifico del caso del giovane urologo barcellonese. “Ho sempre inquadrato l’assassinio di Attilio Manca come uno degli episodi della trattativa – ribadisce l’ex pg -. Penso che lui sia stato ‘adoperato’ per operare Provenzano, o per preparare, nell’assoluto segreto, questa operazione”. Secondo Minasi “se si è mosso un Presidente della Repubblica con un conflitto di attribuzione, a maggior ragione c’è chi si muoverà in tutte le maniere possibili per fermare il disvelamento di questo omicidio di Stato”. “A mio avviso – sottolinea di seguito -, a lume di logica e per tutta una serie di indizi presenti, l’assassinio di Manca si configura  come uno dei tanti assassinii di Stato e anche mafioso”. Attilio Manca sarebbe stato quindi un testimone scomodo della rete di protezione istituzionale eretta attorno a Provenzano e quindi andava eliminato? Minasi si dice d’accordo con questa ipotesi e aggiunge: “il fatto che Attilio Manca abbia curato Provenzano essendo consapevole della sua identità non basta per condannarlo a morte. Ma se per fare questo è venuto a conoscenza di particolari ‘di contorno’ sull’organizzazione di quella latitanza, allora, proprio per questa ragione, doveva assolutamente scomparire. Ripeto: Attilio Manca è indubbiamente un testimone di un sistema finalizzato a coprire la latitanza del boss. E in questo sistema vi facevano parte ovviamente elementi istituzionali”.
Per Minasi sussiste inoltre una sorta di parallelismo tra l’omicidio Manca e quello della giovane stiratrice di Villafranca. Graziella Campagna, inconsapevolmente, attraverso quel biglietto trovato nella tasca della giacca di Gerlando Alberti jr, è venuta a conoscenza di un insieme di frequentazioni anche istituzionali di quest’ultimo. A quel punto, anche se lei non aveva capito, era indispensabile eliminarla. Nel caso di Attilio Manca potrebbe essere successa una cosa analoga. E quindi viene costruita quella simulazione del suicidio in maniera piuttosto rozza: due buchi nel braccio sinistro di un mancino! Non dimentichiamo che tutto questo parte da un territorio, quello di Barcellona Pozzo di Gotto, dove senza ombra di dubbio ci sono personaggi ‘disponibili’ a realizzare simili azioni. Ora vengono fuori i testimoni che accusano Manca di avere fatto uso di eroina… non mi stupisco, ‘loro’ troveranno sempre qualcuno disponibile a gettare fango: o per paura, o perchè sotto minaccia, o perché è stato pagato. Il territorio di Barcellona è perfetto per questo tipo di operazioni”. Ed è approfondendo la questione geografica che emerge una particolare amarezza dell’ex magistrato. “Il territorio del messinese – evidenzia Minasi – ha una sua specificità che ho cercato di analizzare negli anni e che poi mi ha indotto a gettare la spugna. Me ne sono andato in pensione a 65 anni (all’epoca si poteva ancora) perchè avevo capito che non c’era niente da fare. A un certo punto la battaglia era diventata inutile: non mi facevano lavorare…”. La città dello Stretto resta sempre sullo sfondo: “A Messina dovevano avvenire in piena tranquillità tutti i traffici possibili e immaginabili. Non a caso Villafranca Tirrena, Barcellona Castroreale erano diventate ricettacoli di latitanti di mafia, ‘ndrangheta, camorra. Qui avvenivano i summit, perchè qui c’è un traffico di armi. E’ questo il punto”. “Il controllo su tutto ciò che avviene a Messina – sottolinea l’ex pg – è capillare, e se qualche pedina non è al posto giusto la fanno saltare. Se qualcuno rompe i giochi se ne deve andare: o se ne va spontaneamente, o lo fanno andare. Non ammazzano, non hanno bisogno di ammazzare se non in casi limite come quello di Attilio Manca. Penso anche all’omicidio di Matteo Bottari, per il quale non si è saputa e non si saprà mai la verità. Una delle ‘voci’ che circola è che lui sia sceso nei sotterranei del Policlinico universitario di Messina per controllare un carico di strumentazione che aveva ordinato per il reparto di gastroenterologia, che abbia aperto una di queste casse e abbia trovato invece delle armi. Evidentemente ne avrà parlato con qualcuno e immediatamente si è provveduto a eliminarlo”. “Anche su Beppe Alfano non si saprà mai tutta la verità. Alfano aveva indubbiamente scoperto quel ‘sistema di latitanza protetta’ che esisteva tra Barcellona, Castroreale, Villafranca, ed è stato ammazzato per questo”.
Il post di Marcello Minasi si concludeva così: “Se fosse necessario sarebbero capaci di uccidere di nuovo come hanno fatto con il povero Attilio Manca. Non li sottovalutiamo, son delinquenti non migliori dei mafiosi, solo più ipocriti”. Ricordo al dott. Minasi che il pentito Carmelo D’Amico ha espressamente parlato della morte di Attilio Manca come di un omicidio mascherato da suicidio, D’Amico ha chiamato in causa mafia, massoneria e servizi segreti. Gli chiedo se quando ha scritto di non sottovalutare chi potrebbe uccidere ancora, si riferiva a questi poteri. “Sì, sono questi – risponde senza tergiversare -. C’è da dire, però, che quando usiamo il termine ‘massoneria’ lo facciamo in modo improprio. La massoneria è una sorta di trampolino di lancio. L’organizzazione effettiva non è la massoneria storica, è piuttosto una rete fittissima che si avvale anche di un pezzo della massoneria: una massoneria parallela con logge ‘deviate’ che hanno agganci con quella ufficiale”. Minasi concorda sul fatto che il caso di Attilio Manca rappresenta a tutti gli effetti un mistero tipicamente italiano dove spesso non bastano decenni per arrivare alla verità. “Secondo me non si riuscirà mai ad arrivare alla verità sull’omicidio di Attilio Manca. E’ un tipico mistero italiano, un tipico mistero messinese…”. Poi, però, ci ripensa: “Chissà… si può anche incappare in un magistrato coraggioso… Certo, a Viterbo non mi sembra però che la situazione sia rassicurante… E comunque, io ripongo la mia piena fiducia nei due legali della famiglia Manca, Fabio Repici e Antonio Ingroia. Tutta la mia speranza è riposta in loro. Probabilmente è l’unica”.

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Patria Indipendente News n. 22 del 16 gennaio 2017

Newsletter di patriaindipendente.it
periodico online dell’ANPI nazionale

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IN QUESTO NUMERO:
LA COPERTINA

L’ANNO CHE VORREMMO E LA FELICITÀ
Gianfranco Pagliarulo
Va bene essere realisti, ma guai a rassegnarsi. Ecco lo spirito con cui affrontare il 2017 per un inveramento della Costituzione e per una felicità condivisa
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L’EDITORIALE
Il ritorno della partecipazione e le bizzarrie di Battista
Carlo Smuraglia
Bocciata per la seconda volta una riforma costituzionale sostenuta dal governo in carica, ma il giornalista del “Corriere” si impantana nei partigiani “veri e falsi” e nell’anno “pazzotico”
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IN PRIMO PIANO
CRONACHE ANTIFASCISTE –  “Bella, pulita e concreta”
Natalia Marino
Sezione ANPI di Bagnacavallo: la sua storia, il suo lavoro, i suoi partigiani. E un progetto di sviluppo. Ne parla la Presidente Valentina Giunta
Leggi a http://www.patriaindipendente.it/cronache-antifasciste/bella-pulita-e-concreta/

SERVIZI –  Cassazione: una sentenza che riduce le tutele dei lavoratori Carla Ponterio
Per la Suprema Corte la discrezionalità imprenditoriale non può essere subordinata ad alcuna forma di tutela del lavoro; da ciò la legittimità dei licenziamenti
Leggi a http://www.patriaindipendente.it/persone-e-luoghi/servizi/cassazione-una-sentenza-che-riduce-le-tutele-dei-lavoratori/

SERVIZI –  La Consulta: i diritti prevalgono sul bilancio
Massimo Corradi
Una recente sentenza della Corte Costituzionale, a partire da una specifica controversia in Abruzzo, sancisce che “è la garanzia dei diritti incomprimibili ad incidere sul bilancio, e non l’equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione”
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L’EMAIL
L’ANPI di Civitanova Marche Eno Santecchia
La bella storia dell’Associazione e il ruolo di Alberto Mogianesi
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SERVIZI
INTERVISTE –  2017: per ritrovare lo slancio del 1947
Natalia Marino
Intervista alla staffetta partigiana Marisa Ombra: lavoro, legge elettorale, diritti delle persone, condizione femminile, populismo, neofascismo. Un affresco dell’Italia che c’è e di quella che si vorrebbe
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IN PUNTA DI PENNA –  2017 – L’oroscopartigiano Zazie
Leggi a http://www.patriaindipendente.it/idee/in-punta-di-penna/2017-loroscopartigiano/

2017: per ritrovare il senso del nostro tempo
Giacomo Verri
Vorrei ricevere, da una narrazione veramente civile, un “buon consiglio”, un aiuto, allorché ci si sente disorientati. Ma tutto ciò langue. Siamo individui su un’isola, privi di consiglio per se stessi e per gli altri
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2017: per un reale contrasto ai neofascismi
Luca Grisolini
Due anime: il neofascismo organizzato e una sorta di “fascismo strisciante” causato dalle paure e dalla crisi del Paese. In ruolo delle istituzioni e della scuola. L’impegno dell’ANPI
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2017: per la rivoluzione della bellezza Tomaso Montanari
La bellezza è fatta per produrre conoscenza e cultura, attraverso la ricerca. È una bellezza che genera consapevolezza, perché dà agli italiani gli strumenti intellettuali e culturali per esercitare pienamente la loro sovranità. Una bellezza che genera cittadinanza. Ecco cinque proposte
Leggi a http://www.patriaindipendente.it/persone-e-luoghi/servizi/2017-per-la-rivoluzione-della-bellezza/

2017: per salvare il territorio Alessandro Bianchi
Contro gli effetti dei terremoti, quindi prima che questi si verifichino. Dobbiamo fare in modo che le case, le scuole, i presidi sanitari, i municipi, le chiese, le aziende, il patrimonio artistico siano in grado di resistere
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INTERVISTE –  “2017: giovani e lavoro? Vedo nero” Antonella De Biasi
Parla il sociologo De Masi: «I giovani che non lavorano? Invece di incazzarsi si vergognano. Partiamo dalle vere cause e dai veri colpevoli di questa crisi». La sperequazione, i ricchi, l’articolo 18, il welfare, le tasse e l’orrore economico
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Articolo 1: ed ecco la sovranità Alessandro Pace
1947, anno della Costituzione: con questo testo del professor Alessandro Pace si inizia su “Patria Indipendente” l’illustrazione dei primi dodici articoli (“Principi fondamentali”)
Leggi a http://www.patriaindipendente.it/persone-e-luoghi/servizi/articolo-1-ed-ecco-la-sovranita/

Giornata della memoria: riflessioni in margine
Valerio Strinati
Fra storia e legislazione. Le misure legislative che reprimono le manifestazioni pubbliche di negazionismo. La “Giornata del ricordo”. I cambiamenti storico-politici che hanno portato a tali codificazioni. I rischi di una sorta di gerarchia tra le vittime, in funzione di vantaggi politici
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Dai “triangoli rosa” alla Liberazione
Claudio Finelli e Antonello Sannino
Giornata della memoria: l’«Omocausto» e le atrocità naziste. Le discriminazioni fasciste contro gli omosessuali. Il loro ruolo durante la Resistenza
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“Samudaripen”: lo sterminio rimosso Ernesto Rossi
Giornata della Memoria: il massacro di rom e sinti da parte dei nazisti. Si ode spesso il solenne “Mai più”; ma cosa non dovrebbe succedere “mai più”, se non conosciamo appieno ciò che è successo? È il 72° anniversario della Liberazione, ma non per loro: la persecuzione continua
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INTERVISTE –  L’Armadio spalancato e la nuda vergogna Natalia Marino
I deputati Andrea De Maria e Giovanni Paglia raccontano a “Patria Indipendente” le vicende della mozione recentemente approvata e le molteplici responsabilità dei crimini e del loro occultamento doloso
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Marina Sereni: “sostengo la mozione sulle stragi” Natalia Marino
L’intervento della Vicepresidente della Camera all’incontro con le associazioni che ha preceduto il voto alla Camera
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TERZA PAGINA
ELZEVIRO –  Mastroianni. L’eccezionalità di essere normali Felice Laudadio
A vent’anni dalla sua scomparsa, un elzeviro d’eccezione: il presidente del Centro Sperimentale di Cinematografia propone un ricordo fresco e puntuale del grande attore. Con tre brevi testimonianze: Ettore Scola, Umberto Eco e lo stesso Marcello
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CAMMIN CAPENDO – Quando non si muore per sempre Andrea Liparoto
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PENTAGRAMMA – La colonna sonora di un secolo
Chiara Ferrari
Cancellato dal recente tragico schianto aereo, il Coro dell’Armata Rossa, che si esibì per la prima volta il 12 ottobre 1928, ha stupito il pubblico di tutto il mondo per la varietà e la ricchezza del repertorio che spazia tra canti tradizionali, canti di lotta, canti di guerra, canti patriottici, canti di altre nazioni
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RED CARPETNei passi di un cammino ossessivo
Serena D’Arbela
Il figlio di Saul, regia di László Nemes, con Géza Röhrig, Molnar Levente, Sándor Zsótér, Urs Rechn. 2015
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LIBRARSI – Il partigiano gentile e raffinato Andrea Genovali
“Comandante Andrea. Partigiano sempre”, a cura di Filippo Antonini, Prefazione di Massimo Michelucci, Società Editrice Apuana, pagine 160, 2016
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LIBRARSI – Che poesia, la Costituzione! Serena D’Arbela
“I poeti incontrano la Costituzione”, a cura di Carla Guidi e Massimo De Simoni, prefazione di Franco Marini, edizioni EDIESSE, 2017, pp. 192, Euro 13
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FORME – La danza laica della vita Francesca Gentili
Keith Haring e il suo murale a Pisa “Tuttomondo”, un’opera importante, espressione di amore, pace e vitalità: una rappresentazione della realtà semplice e diretta, comprensibile a tutti
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FORME – L’immagine dell’Innominabile Mauro Maugini
Il lager nell’arte: Picasso, Segall, Carlo Levi, Toney, Siqueiros, Carpi, Améry, Cagli, Hiszpànska-Neumann, Bruse, Zinovij Tolkacev, Grundig, Nilsson, Flusser, Dicker Brandejsova, Weiserová, Turnovská, Taussigová
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ULTIME DA PATRIA
INTERVISTE – Affile, il Mausoleo e il criminale
Daniele De Paolis
Intervista a Emilio Ricci, legale dell’ANPI nel processo per apologia del fascismo contro il sindaco e due assessori del Comune della Città Metropolitana di Roma. Hanno intitolato il monumento a Rodolfo Graziani
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INTERVISTE – “Qui si impara a riconoscere le resistenze” Mirco Zanoni
Albertina Soliani racconta l’esperienza dell’Istituto Cervi, di cui è presidente, ne descrive le innovazioni e traccia una prospettiva: “Il patrimonio ideale, morale, civile e politico dell’Istituto non solo deve essere conservato, ma fatto vivere nel tempo presente”
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INCHIESTE –  Dodici Raggi di nazismo Giovanni Baldini
Su change.org una petizione di un gruppo di esaltati in cerca di notorietà per mettere fuori legge l’ANPI. Chi sono e cos’è change.org
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CRONACHE ANTIFASCISTE –  Il comandante che fa l’SS Redazionale
Immortalato su Facebook in divisa nazista il massimo dirigente dei Vigili Urbani di Biassono col commento “Basterebbe una compagnia di questi per sistemare alcune cose”. Un esposto dell’ANPI al prefetto
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SERVIZI –  Grazie, partigiano Carlo! Ivano Tajetti
Dopo lo straordinario lavoro per il referendum ed il suo positivo esito, a Milano una grande e del tutto inusuale festa per il Presidente dell’ANPI nazionale: la ragione, la passione, l’emozione
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PROFILI PARTIGIANI –  Sergio, Battisti e Paola: la meglio gioventù Monica Emmanuelli
Uccisi dai nazifascisti nella Zona di Operazioni del Litorale Adriatico in combattimento Sergio (Eugenio Candon), il comandante Battisti (Giannino Bosi), Paola (Jole De Cillia) nel dicembre 1944. Fucilati gli altri partigiani catturati. A ricordo, un’escursione promossa dall’ANPI
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Autore: roberto cerretini, federico giusti “Sanità, si fa presto a dire Lea. Intanto, c’è il rischio di dare maggior spazio alla privatizzazione”. Intervento di Federico Giusti e Roberto Cerretini da: controlacrisi.org

La definizione dei nuovi livelli essenziali di assistenza ( LEA), ovvero delle prestazioni sanitarie che il Servizio sanitario nazionale dovrà garantire a cittadine e cittadini, è stata comunicativamente enfatizzata come un’ importante novità per il riconoscimento di alcuni diritti sociali. Ma sarà vero o si tratta di demagogia sulla nostra pelle?La prima riflessione, amara, è che sono occorsi oltre 15 anni (dal 2001) per aggiornare i Lea, se ci fosse stata una reale sensibilità rivolta al riconoscimento di diritti negati o mai riconosciuti fino ad oggi, non sarebbe stata possibile una procedura semplice e urgente?

Il diritto alla salute, quale fondamentale diritto sociale, è stato gradualmente approcciato, dopo la prima fase della “riforma sanitaria” con una logica sempre più da “diritto civile”, ovvero un riconoscimento come espressione di un principio di “civiltà”, anziché da un carattere di universalità in un’ ottica di equità sociale.

Non è casuale che molte prestazioni ricomprese oggi nel testo di decreto dei Lea fossero in realtà già offerte dal SSN, ovviamente senza quel carattere di universalità e gratuità che sarebbe necessario ma piuttosto dietro il pagamento di una prestazione rispondente alla logica di aziendalizzazione e mercificazione del diritto alla salute.

Questa logica ha imposto alle strutture sanitarie, che si finanziano in buona parte con il pagamento delle prestazioni, il pareggio di bilancio e il contenimento delle spese attraverso la cosiddetta spending review (e non solo)

Oggi il governo, rivedendo i Lea, agisce semplicemente a posteriori, utilizza le esperienze maturate dai diversi sistemi sanitari regionali che già riconoscevano le prestazioni, i costi delle quali tuttavia sono stati per anni scaricati su cittadini/cittadine con forme compartecipazione attraverso i tickets. Sfruttare competenze e capacità acquisite nelle prestazioni sanitarie per ridurre al minimo le risorse messe in campo con la legge di Bilancio ( 800 milioni) alzando al contempo al massimo il messaggio mediatico legato al nuovo decreto sui Lea, questo sembra essere l’ atteggiamento preferito dal Ministero per la Salute.

Come dire, definire le regole in ritardo giova al Governo, che così, impiegando solo un quarto degli oltre 3 miliardi necessari, scarica ogni ulteriore rischio sulle Regioni, le quali a loro volta ,nonostante l’intesa, sembrano molto scettiche e giudicano insufficienti le risorse stanziate per garantire il nuovo pacchetto di prestazioni .

Una cosa è certa: nel caso dei Lea, trattandosi di cure e prestazioni garantite ai cittadini gratuitamente o con il pagamento di un ticket, sappiamo verso quali scelte si orienteranno gli enti locali e regionali per scaricarne a catena gli effetti.

Sicuramente, il primo banco di prova in ordine all’ accertamento della sostenibilità dei Lea sarà rappresentato dalla verifica se il loro riconoscimento effettivo, e i conseguenti impegni assunti, potranno essere garantiti con l’attuale entità del FSN.

Non vorremmo che i conti siano stati fatti semplificando senza tener conto delle implicazioni organizzative ed occupazionali.

Se non si è tenuto conto, per esempio, delle risorse necessarie a garantire il rinnovo dei CCNL del comparto Sanità e delle convenzioni ma anche a garantire un programma assunzionale straordinario capace di compensare gli effetti del turn over e superare le condizioni di precarietà in cui si trovano migliaia di operatori sanitari.

Affermare, ma attenzione solo in astratto, il diritto sociale alla salute per poi negarlo gradualmente scaricandone i costi su cittadine e cittadine considerati alla stregua di “consumatori” sembra essere una costante abitudine dei governi nazionali e locali.

Analizzando gli effetti per gli aspetti di programmazione degli obiettivi non vi è infatti alcuna certezza che la ridefinizione dei livelli essenziali di assistenza comporti una maggiore gratuità di prestazioni per le classi sociali meno abbienti. Gli scenari possibili potrebbero essere invece ben altri, limitare l’ integrazione fra socio-sanitario territoriale e sanità pubblica favorendo le strutture private e depontenziando le strutture ospedaliere e sanitarie pubbliche.

E’ infatti innegabile che i nuovi Lea possano anche essere utilizzati in forma distorta quale strumento per un passaggio da prestazioni rese con ricovero ospedaliero a day hospital e da day hospital a prestazioni ambulatoriali rese dietro pagamento, ovvero erogate in strutture del socio sanitario e quindi a carico delle comunità locali.

Nel caso si verifichi questo, verrebbe meno la condizione di garantire alle persone assistenza e cure adeguate sul territorio ma al contempo si continuerà invece a incentivare la privatizzazione di un bene comune inalienabile come la salute.

Non possiamo neppure ignorare le implicazioni organizzative che costituiscono la condizione di effettiva erogabilità, in quanto l’ appropriatezza e la qualità delle prestazioni rese non possono essere separate da adeguati livelli di organizzazione e di dotazioni organiche di personale.

Un Governo non in grado di assicurare la stessa qualità delle cure su tutto il territorio nazionale, in termini di organizzazione del sistema e di qualificazione del personale sanitario, renderà debole ogni riconoscimento di maggiori prestazioni a garanzia del diritto alla salute.

Se poi a questo aggiungiamo l’ incertezza determinatasi anche per il comparto Sanità in conseguenza del mancato rinnovo ormai da otto anni dei contratti pubblici, che il protocollo d’intesa nella sua vaga indeterminatezza non ha per niente risolto, risulta del tutto evidente come l’ allargamento dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza sia al momento, una enunciazione mediatica priva di certezze ed effetti in termini di prestazioni reali che siano riconoscimento effettivo di diritti sociali, quali quello alla salute, in un’ ottica di una maggiore equità sociale che la crisi ha reso ancor più indiferribile.

Un pomeriggio con Julian Assange, l’hacker che ha tolto il sonno al governo statunitense da: rifondazione.it

Pubblichiamo la traduzione dell’intervista dell’editore del blog brasiliano Nocaute, il giornalista e scrittore Fernando Morais (autore molto noto di diverse biografie, in Italia sono stati tradotti “Olga. Vita di un’ebrea comunista” e “Guerriero della Luce Vita di Paulo Coelho”) a Julian Assange di WikiLeaks.

C’è voluto quasi un anno di attesa. Dall’inizio del 2016 amici europei e latinoamericani cercavano di aiutarmi a ottenere un’intervista giornalistica con il cyber attivista australiano Julian Assange, dal 2012 esiliato nella elegante e modesta ambasciata dell’Ecuador a Londra.

Avevo ottenuto un contatto indiretto e impersonale con Assange nel tentativo di organizzare un suo incontro con l’ex presidente Lula che doveva recarsi a Londra nel 2013. Lula accettò, Assange accettò, il personale diplomatico ecuadoriano in Inghilterra anch’esso appoggiò l’iniziativa, ma circostanze non previste frustarono la visita di Lula.

Quando lo scorso anno ho iniziato a montare il blog Nocaute, ho avuto una idea fissa: il principale argomento del numero di apertura doveva essere una intervista con Julian Assange. Ho bussato alle porte di intermediari in diversi paesi finché, a metà dell’anno, è arrivata la luce verde: mi avrebbe ricevuto. E la buona notizia coincideva con gli ultimi numeri “zero” (o demo o beta), le versioni sperimentali del blog, accessibili solo al pubblico interno.

E allora hanno cominciato a rinviare l’intervista. E noi di conseguenza a procrastinare il lancio di Nocaute. Almeno nella mia testa era deciso: senza Assange non c’era lancio.

La cattiva notizia giunse a settembre: il mega hacker manteneva la parola, mi avrebbe concesso l’intervista, ma non prima del giorno 8 novembre 2016, data delle elezioni presidenziali nordamericane. Abbandonammo l’idea originale, invitammo l’ex presidente Lula e con lui abbiamo fatto la  copertina del numero 1 di Nocaute, lanciato la sera del 29 settembre.

Aperte le urne ed eletto Donald Trump, ho ripreso a chiedere l’intervista, che venne fissata nel pomeriggio del 27 dicembre. Un gelido e umido pomeriggio londinese. Con pantaloni blu marine e golf di lana abbottonato fino al collo, lo spilungone di un metro e novanta si è presentato sorridente, con barba e capelli lunghi, più pallido di quanto mostrano le foto.

Julian Assange è un uomo dalla parlata gentile e gesti contenuti, che non ricorda per nulla il carbonaro dipinto da qualche giornale. Ha parlato per tre ore su Trump, Hillary, Michel Temer, le manifestazioni contro Dilma, Petrobras e naturalmente spionaggio. La registrazione è stata interrotta alcune volte perché potesse bere un po’ d’acqua e sgranocchiare un croissant portato in un sacchetto di carta dalla sua assistente.

Alla fine ha posto una sola condizione: che l’intervista non fosse divulgata prima di una certa data di gennaio. Di seguito, il video con l’intervista e la trascrizione. (www.nocaute.blog.br)

p.s Le spese per questo lavoro giornalistico – biglietti aerei, albergo ecc.- sono state coperte con contributi di sostenitori di Nocaute.

Blocco 1

Fernando Morais: Dieci anni fa nasceva WikiLeaks, la più potente e inespugnabile macchina di divulgazione di segreti di Stato di cui si abbia notizia in tutti i tempi. Da quattro anni si trova in questo piccolo edificio al centro di Londra in cui funziona l’ambasciata dell’Ecuador, il creatore di questa macchina, l’australiano Julian Assange. Assange è esiliato nell’ambasciata dell’Ecuador, a pochi metri da Harrods, paradiso mondiale per i turisti che vengono a fare compere. Entriamo nell’ambasciata a fare un’intervista esclusiva a Julian Assange per Nocaute. Venite con noi!.

Fernando Morais: In primo luogo grazie per il riguardo di avermi ricevuto. È un onore di trovarmi qui con lei, nonostante le circostanze. Lei deve sapere che i nipoti dei nipoti dei suoi nipoti e dei miei nipoti, i suoi in Australia e i miei in Brasile, leggeranno nei libri di storia fra 100 anni che lei è stato il responsabile della elezione di Trump alla presidenza degli Usa. Non importa che ciò non sia vero. Come si sente in rapporto a ciò?

Assange: Penso che sia assai ingenuo credere che tutto cambia avendo questo o quel presidente al comando. Sì, Trump è stato eletto e ha nominato Rex Tillerson segretario di Stato, e Rex è il consigliere delegato della Exxon. Ma chi sono stati fra i maggiori frequentatori della Casa Bianca negli anni del governo Obama? I lobbisti della Exon.

Cosa faceva Hillary Clinton quando era segretaria di Stato? Una delle cose principali era spingere a favore degli interessi delle imprese del petrolio. Penso che su questo non si possa essere troppo ingenui.

Gli Stati Uniti continueranno a compiere ogni tipo di crimini contro il proprio popolo e anche all’estero. Commetteranno errori e crimini intenzionalmente, è sempre stato così. Perché i governi rappresentano le fazioni dominanti della società americana, cioè le grandi imprese multinazionali. …

Ci sono milionari nel gabinetto di Trump come ce n’erano in quello di Obama. Quindi non sono sicuro che le cose siano così diverse, e retoricamente la situazione è molto più facile da capire.

Inoltre Trump ha destabilizzato quell0 che era un consolidamento crescente del potere neoliberista sotto l’amministrazione di Obama fin dai tempi di Clinton. Questo consolidamento è stato disturbato. Sta emergendo un nuovo gruppo di potere in questo gabinetto di Trump ma ha un sacco di nemici. La maggior parte della stampa per esempio è sua nemica. Ha contro la struttura costruita da Obama e dovrà trovare la propria strada. Trump ha destabilizzato un potere statale che funzionava. Trump ha portato molte persone che sono miliardarie, con un carattere molto forte, nel suo governo. Perché le persone diventano dei miliardari? Parte della spiegazione è che non vogliono lavorare per nessuno. Ma hanno detto che lavoreranno per Trump. Questa è una questione molto interessante. Dal momento che dispongono di uno status di indipendenza, di quelle persone che formano il governo, nel corso del tempo alcune saranno espulse e gli altri inizieranno una carriera per solidificare una solida struttura di potere. Ma per un po’, probabilmente un anno o due, ci saranno un sacco di occasioni di cambiare la percezione di quello che il governo USA fa e di ottenere qualche reale cambiamento in qualche area. Per esempio nella politica estera USA. E’ chiaro che ci saranno cambiamenti, qualcuno in peggio, qualcuno in meglio. certo ci saranno ogni sorta di crimini commessi dal governo Trump. Saranno lo stesso tipo di crimini che sarebbero stati commessi sotto l’amministrazione di Hillary Clinton ma il processo sarà molto più visibile e la critica domestica all’interno degli Stati Uniti sarà molto più intensa. Immaginiamo che ci sia un’altra guerra per il petrolio. Chi si opporrà a livello internazionale? Se si guarda alla struttura della società europea, per la maggior parte sarà più facile criticare il governo americano che se Hillary Clinton conducesse alla guerra. Se vivete in una vittima paese di guerra, voi otterrete  il sostegno internazionale più facilmente se l’amministrazione Trump minaccia di invadere il vostro paese. Analogamente in casa. Trump può avere più l’opposizione interna a questa guerra. Il New York Times si oppone all’amministrazione Trump per varie ragioni, così come la CNN e quattro dei cinque principali media conglomerati statunitensi. Può darsi che troveranno qualche accordo con amministrazione Trump ma per ora sono contro. Così è più facile sviluppare una resistenza nazionale contro questa politica. C’è un elemnto di isolamento in questo gabinetto. Probabilmente questa condizione di isolamento cambierà col tempo. Probabilmente la CIA e il complesso militare si avvicineranno. Exxon, Chevron e altre società con interessi all’estero imporranno le loro richieste. L’industria delle armi dirà: “Dobbiamo aumentare le nostre vendite di armi. La gente ha bisogno di vedere i nostri jet bombardare qualcosa o non comprano”. Nel corso del tempo ci sarà da preoccuparsi. Ma in questo momento è molto facile criticare all’interno e all’esterno degli Stati uniti  qualsiasi cosa realmente pericolosa che l’amministrazione Trump fa. Quindi non è così male. Se posso riassumere è più facile quando il lupo non ha il manto della pecora.

Fernando Morais: Quali evidenze ha WikiLeaks del coinvolgimento internazionale nella deposizione della presidente Dilma Rousseff in Brasile?

Assange: Non abbiamo pubblicato nulla direttamente al riguardo, ma molte cose sulle parti coinvolte, come hanno agito storicamente, incluso Temer e altre persone del suo gabinetto. La maggior parte tratta di contatti con l’ambasciata americana. Visite all’ambasciata americana, portando dossier e cercando di fare lobby perché essa appoggiasse l’uno o l’altro partito.

Fernando Morais: Secondo lei ciò che è accaduto in Brasile è stato un processo di impeachment o un colpo di stato stile 21° secolo?

Assange: Qualche cosa fra i due, un golpe costituzionale. Un golpe politico, si potrebbe chiamare.

Fernando Morais: Vi è qualche prova concreta che la CIA …

 Assange: In Australia, mio paese natale, vi è stato un golpe quasi dimenticato accaduto in modo simile a quello avvenuto con Dilma e Temer  in Brasile. È stato nel 1975, una procedura simile, anche lì un partito di sinistra era al potere.

Era due anni che era al potere e mai vi era stato così a lungo prima. Così i settori degli affari e dell’intelligence, alleati ai governi americano e britannico, si unirono e usarono un trucco costituzionale per deporre il governo ed insediare l’opposizione.

Fernando Morais: Alla luce di ciò che WikiLeaks ha reso pubblico, è possibile identificare esattamente ciò che la NSA (National Security Agency) cercava facendo spionaggio e intercettazioni telefoniche in Brasile?

Assange: Sì, le pubblicazioni delle intercettazioni sul Brasile. Noi abbiamo pubblicato che non solo la NSA spiava determinate compagnie o persone, ma abbiamo versato la catena completa degli obiettivi. Quindi abbiamo la base dell’attività di raccolta di dati. Se si pensa alla NSA, essa non decide le politiche, ma fa spionaggio. Hackera satelliti, mette cimici in fibre ottiche ecc.

Questo avviene a livello operativo, non politico. A livello politico il DNI (Director Nacional Intelligency) dice quali sono le priorità generali sulle quali gli Stati Uniti vogliono raccogliere informazioni e quindi attivano la NSA, la CIA  e il National Reconnaissance Office (l’agenzia di intelligence statunitense che progetta, costruisce e rende operativi i satelliti spia per il governo USA) e raccolgono le informazioni di ritorno.

 

Nelle nostre pubblicazioni si può vedere che il gabinetto di un determinato ministro, la Petrobras e il presidente della Repubblica sono bersaglio di spionaggio per ragioni politiche o economiche perché queste sono le ragioni elencate in accordo con le designazioni date.

Quindi la ricerca in Brasile è una mescolanza  che comprende argomenti politici, cercando di capire la politica in Brasile, quale indirizzo si vorrebbe che prendesse, ciò che piace, ciò che non piace. E cercando di capire l’economia brasiliana.

Ada: Al riguardo di conversazioni del vicepresidente Temer abbiamo stampato prove di informatori.

Assange: È la pubblicazione delle intercettazioni in Brasile, con numeri dettagliati di telefono, le informazioni richieste. Questa è la politica di indirizzo degli USA: perché essi voglio queste informazioni; e quale è la necessità delle stesse? Si può spiegare riassuntivamente perché essi vogliono queste informazioni: spiando Dilma per ragioni politiche; il gabinetto della presidente, dei ministri ecc, per capire come funzionano le finanze del paese. Vi è una mescolanza.

Per ragioni militari occasionalmente spiano l’Esercito brasiliano. Tutti sanno che questo è ciò che fanno i servizi di intelligence, Quello che è nuovo è il grado di interesse politico, economico e finanziario, che non è solo una parte piccola dell’attività. In verità, se si analizza il bilancio della NSA si vede che circa il 50% di tutta la sua attività è per capire quale è l’indirizzo che un paese o il gabinetto presidenziale sta prendendo politicamente ed economicamente affinché gli USA possano reagire e indirizzarlo verso uno specifico cammino. Nella lista degli spiabili vi sono le importanti compagnie energetiche.

Fernando Morais: WikiLeaks divulga un milione di documenti all’anno. Certamente lei non può ricordarsi tutto, ma dai documenti di WikiLeaks che cosa si sa al riguardo della relazione fra l’allora vice presidente Temer e i servizi di intelligence stranieri, in particolare nordamericani?

Assange: Abbiamo pubblicato  vari messaggi al riguardo. In particolare uno del gennaio 2006 (era allora deputato federale e presidente del PMDB) in cui Temer va all’ambasciata americana. Il messaggio è solo sulle informazioni fornite da Temer, le sue visioni politiche e le strategie del suo partito.

Ciò mostra un livello un po’ preoccupante di sua familiarità con l’ambasciata americana. Cosa avrà in cambio? Chiaramente sta dando informazioni interne all’ambasciata USA per qualche motivo. Probabilmente per chiedere qualche favore agli USA, forse per avere in cambio informazioni.

Temer è stato diverse volte all’ambasciata americana per parlare. … ha inviato informazioni all’ambasciata americana varie volte, anche altri lo hanno fatto. Persone del suo gabinetto e anche dentro al PT. Quindi personalmente credo che data la natura della relazione del Brasile con gli USA e considerando l’intenzione del Dipartimento di Stato americano di massimizzare gli interessi di Chevron e ExxonMobil essi stanno fornendo agli USA informazioni di politica interna su ciò che avviene politicamente in Brasile.

Con tali informazioni il Dipartimento di Stato può compiere manovre in difesa degli interessi delle grandi compagnie americane del petrolio. Ciò che non necessariamente è in linea con gli interessi del Brasile.

A seconda di come funziona una società, si può consentire che chiunque vada ad una ambasciata e comunichi informazioni interne. Ma la maggioranza delle società che sopravvivono hanno regole contro ciò. Regole che proibiscono che informazioni politiche delicate siano passate ad altri Stati.

Ada: E si ha anche la sensazione che Temer non sia soddisfatto con la politica anti-neoliberista del PT e desideri allinearsi al PSDB.

Assange: È quanto accaduto ora. Se si legge ciò che abbiamo pubblicato nel 2006, si vede che la situazione politica attuale viene costruita da tempo. È interessante notare che la posizione delle parti, le loro visioni del mondo e di quali siano i loro alleati non è molto mutata.

Blocco 2

Fernando Morais : Lei deve sapere che il Brasile ha scoperto enormi giacimenti di petrolio pré-sal nell’oceano e che ciò potrebbe dare molto denaro al Brasile anche con il barile a 8 dollari. Quale è l’interesse internazionale al riguardo? E quale in particolare il coinvolgimento di Michel Temer?

Assange: Non ho certezza. Tuttavia su Michel Temer abbiamo materiale importante. Abbiamo pubblicato un certo numero di documenti sui giacimenti del pré-sal. I depositi sono considerati circa quattro volte maggiori che i giacimenti brasiliani esistenti, qualche cosa di assai significativo. Arrivare laggiù in fondo all’oceano e perforare lo strato di sale è  molto caro. Ma quando ci si arriva, il petrolio non ha bisogno di molta raffinazione e si ha un buon profitto.

Alle condizioni attuali, la Petrobras avrebbe 30% del petrolio del pré-sal. Imprese interessate in questo petrolio sono andate all’ambasciata americana per lamentarsi di tali condizioni. E alcuni partiti politici in Brasile dicevano che avrebbero preferito che Chevron e ExxonMobil avessero accesso anche senza l’esclusività del 30% della Petrobras.

Questo è un argomento molto interessante: quale è il modo migliore per il Brasile di concedere lo sfruttamento dei depositi di petrolio? Che cosa sarà più vantaggioso per i brasiliani?

Su questa linea l’argomento di base è il seguente: se uno Stato agisce in modo coerente, in competizione con altri paesi e grandi compagnie petrolifere, essi devono garantire una entrata e così il petrolio garantisce un flusso forte di entrata che può rafforzare lo Stato.

Il lato opposto usa l’argomento che se una impresa, anche se di proprietà dello Stato, ha accesso preferenziale, essa diventa inefficiente e non opererà bene nella estrazione di petrolio, perché non ci sarà competizione. …

Si dice anche che se vi è molta competizione nella estrazione del petrolio, il prezzo cade molto e lo Stato non potrà raccogliere entrate di prelievo delle licenze di estrazione.

Quindi se si guardano i messaggi pubblicati in dicembre 2009, si vedrà che già vi erano resoconti al riguardo, ma questa non è la parte più interessante. Secondo me la parte più importante è quando si ammette  che la modalità più vantaggiosa per il governo sarebbe che la Petrobras avesse diritto al 30%.

Questa è una ammissione. Perché l’ambasciata allega che l’affare più vantaggioso per lo Stato Brasiliano si darebbe se la Petrobras avesse questo 30%?

Perché Chevron e altre grandi compagnie nordamericane del petrolio direbbero: se la Petobras  ha questi 30% per noi non compensa. Non vale la pena per noi estrarre, noi forse potremmo coinvolgerci nel finanziamento.

Ma la russa Gazprom e altre compagnie cinesi di petrolio, come China Oil, potrebbero essere in grado ci coprire rilanci nelle licitazioni, obbligando Chevron e Exxon a investire di più, perché cinesi e russi possono operare con minor margine di profitto.

Perché? Perché i cinesi solo vogliono il petrolio, non sono tanto interessati nel margine di profitto. Possono arrivare più rapidamente e mantenere i conti in equilibrio. Oltre a versare un volume maggiore di risorse al Brasile.

Come altre imprese petrolifere statali e altri Stati con petrolio, i cinesi operano in modo da potere sempre vincere licitazioni ad esempio sulla Exxon, impresa molto grande con un bilancio annuo di US$ 269 miliardi.

Quindi nel caso della Petrobras la questione che si pone è la seguente: che tipo di Stato vuole essere il Brasile? Uno Stato forte o uno Stato debole, con grandi imprese petrolifere straniere e multinazionali che dominano le sue risorse naturali?

Forse voi potete vedere ciò che accade in Brasile sotto un’altra luce: quali sono le grandi istituzioni pubbliche brasiliane, quali le più forti? Credo che siano l’Esercito (le Forze Armate) e la Petrobras. E credo che tutte le altre istituzioni siano in proporzione deboli. Quindi credo che indebolire la Petrobras è un modo per rafforzare i militari come centro di gravità dell’organizzazione dello Stato. E questo può essere un problema.

Due motivi fanno del pré-sal un argomento prioritario nelle politiche interne: la Petrobras è considerata alleata del PT. Perché Dilma vi ha lavorato, vi è gente sua e le sue politiche hanno avvantaggiato la Petrobras. Per questo, istituzionalmente, la Petrobras sente che i suoi interessi sono meglio tutelati dal PT.

Per questo altri partiti vorrebbero ridurre il potere della Petrobras, togliendole i suoi vantaggi. Un modo per scambiare favori con gli USA è facilitando l’accesso a parte di questo petrolio alla Chevron e alla ExxonMobil. Nei messaggi scaricati da WikiLeaks emerge un desiderio costante dei petrolieri americani di avere lo stesso accesso che ha la Petrobras.

È diverso da uno Stato tradizionale, qualche cosa come un capitalismo di Stato. Perché quello che pratica la Petrobras è un capitalismo di Stato. Ha la struttura di una impresa, la cui organizzazione è controllata dallo Stato.

Ma questo funziona solo quando il sistema di regolazione e di legislazione è incorruttibile. Allora non importa chi controlla l’istituzione, dal momento che tu controlli le leggi. Ma funziona solo se riesci a forzare il rispetto delle legge e scoprire se le leggi vengono aggirate. E il settore del petrolio ha così tanto denaro che questo diventa impossibile.

Fernando Morais: Tornando al Brasile, a Michel Temer, nella sua pagina di WikiLeaks egli si rivolge a qualcuno di non identificato; si è trattato di una conversazione privata con un informatore americano? Quante volte questo è accaduto e che cosa questo suggerisce?

Assange: Sì, Michel Temer ha avuto riunioni private nell’ambasciata americana per trasmettere loro questioni di intelligence politica, alle quali non molti avevano accesso, e promuovere discussioni sulle dinamiche politiche in Brasile.

Con questo non si intende dire che egli sia una spia pagata dal governo statunitense. Non so, ma non ci sono prove che egli sia una spia pagata in denaro. Stiamo parlando di qualche cosa di più, stiamo parlando di costruire una buona relazione in modo da avere scambio di informazione da una parte all’altra. E appoggio politico.

Fernando Morais: C’è un altro passaggio del discorso di Hillary Clinton con la banca Itaú in cui la signora dice che vorrebbe avere frontiere libere. Questo potrebbe essere un avviso che era a favore dell’impeachment o del golpe in Brasile?

Assange: Sì, ad ottobre abbiamo pubblicato conferenze segrete pagate di Hillary Clinton. Le trascrizioni di alcuni pezzi rivelano che lo staff della sua campagna temeva che divenissero pubbliche. Bernie Sanders e altri ritenevano che questo argomento avrebbe dovuto essere pubblico, ma lei lo mantenne riservato. E questo era il Santo Graal del giornalismo americano, avere accesso a ciò. Per il giornalismo americano è stato come avere accesso a un tesoro, E noi abbiamo pubblicato.

È molto interessante vedere la sua (di Hillary) posizione quando parla con Goldman Sachs, quando parla con le banche brasiliane di investimento.

Quello che si vede è una liberale imperialista in rapporto all’espansione dell’impero americano, affamata di cementare accordi di avvicinamento e impiantare cambiamenti insidiosi come TTP (Trattato TransPacifico) o TTIP (Trattato Transatlantico di  Commercio e Investimento). Chiede riallineamento strategico con un duplice obiettivo: dare alle multinazionali americane ciò che esse vogliono e fermare la Cina, far sì che sia più difficile che i cinesi crescano.

Tuttavia quello che non so è che cosa riflettevano le dichiarazioni. Lei parla di energia con le banche di investimento del Brasile, difendeva la libera circolazione dei prodotti energetici.

Blocco 3

Fernando Morais: Poco dopo la cosiddetta primavera araba, due movimenti di strada sono cresciuti, uno in Brasile, l’altro in Turchia. In Brasile, prima delle proteste del 2013 la popolarità della presidente Dilma era all’80%, dopo le proteste al 30%. E in Turchia è finita con il tentativo di colpo di Stato militare e la repressione del presidente Erdogan e recentemente il golpe in Brasile. Lei vede relazione fra i due fatti?

Assange: No. Fra Turchia e Brasile, no. Credo che sono cose diverse. …L’uso dei social media da un lato consente il sorgere di una cultura non industrializzata in modo organico, imprevedibile e incontrollabile, che consente ai leaders politici di saltare intermediari, di parlare direttamente con le masse, come sta facendo Trump.

Cioè evitano la censura e l’influenza dei media. Questo effetto è stato indirizzato da organizzazioni specializzate in diffondere centinaia di migliaia di  “verbots” messaggi in internet, spingendo un messaggio in particolare, dando l’impressione che si tratti di un fenomeno organico, ma invece è un fenomeno programmato.

Darò un esempio. Nel 2011 WikiLeaks ha pubblicato molte informazioni sul Bahrein. Era l’epoca della primavera araba, arabi bareiniti avanzavano verso il potere e Twitter era molto popolare. Nel giro di un anno il regime del Bahrein ha assunto una decina di imprese di consulenza stampa, la maggioranza occidentali. Di colpo hanno cominciato a emergere molti accessi in Twitter e Facebook, anche in pagine Internet, che pubblicavano propaganda pro regime.

Ada:  In Brasile è stato un po’ diverso. In quanto la sinistra era al potere, questi messaggi populisti sono stati in un certo senso difesi dalla grande stampa, che è controllata da cinque famiglie. Quello che abbiamo visto nel 2013 è stato diverso da quanto accaduto storicamente in Brasile, una emergenza di destra che non favorisce la stessa destra e che è sinistrofobica, ciò che è un fenomeno nuovo in Brasile, è un caso diverso dagli USA.

Assange: Un populismo genuino può sempre muoversi contro l’autorità se ci sono media che lo esprimono Perché l’autorità è percepita per la sua abilità nell’arrestare le persone, imporre tasse e  acquisire leadership. E quando una critica libera, di tipo più duro, si sviluppa, affronta in modo aspro, enfatizza la percezione di autorità. È quanto è successo nel caso di  Dilma.

Non era puramente organico, ma aveva una componente organica e essa è stata enfatizzata dai cinque grandi gruppi mediatici. E probabilmente da robot. In verità ho trovato prove di robot, non ho certezza su chi li controllava, la cosa è stata scoperta alla fine, ma vi è stata una pressione di robot nei social media.

Siamo solo all’inizio di questo fenomeno per cui molta gente ha ora la capacità di pubblicare. Questo modifica la dinamica di potere, perché nelle nostre società molta della dinamica di potere è basata sulla censura, prevenendo in questo modo che la maggior parte della popolazione possa esprimersi. O almeno che pubblichi qualche cosa che raggiunga molta gente. Questo comincia a cambiare.

Tu sai quando stai comunicando con un robot? Sai quando stai comunicando con una persona reale? È un sistema che ha alcuni umani e questi umani controllano migliaia di robot che sono quelli con cui tu in verità interagisci. È l’invenzione dei “falsi demos”.

Perché le rivoluzioni avvengono nelle piazze spesso? … Perché in piazza puoi vedere come il popolo reagisce. Ti guardi in giro e vedi le persone. Perché si ha bisogno di una piazza per questo? Certamente se le persone non fossero in piazza e i media divulgassero fedelmente la volontà del popolo le rivoluzioni ci sarebbero in ogni caso. Ma i canali di comunicazione non divulgano quello che la popolazione vuole, e quindi non si ha la stessa percezione.

È la percezione di quale è la volontà della maggioranza che stabilisce se qualche cosa è politicamente possibile. Quindi quando c’è una rivoluzione normalmente è in una piazza, come la presa del Palazzo d’Inverno, perché le persone possono vedere che sono molte.  Perché non vedono che sono tante quando non sono in piazza? Perché il sistema dei media sta sopprimendo la realtà di quello che le persone pensano, le persone non riescono a percepire i “falsi demos”.

Con la possibilità che tutti parlino in Internet di un modo o in un altro, un antidoto è creare quei tali “fake demos”. È molto semplice. Il senso di collettività è difficile da percepire. Il potere politico non si preoccupa più di censurare le persone, ciò che lo preoccupa è la sensazione di essere in maggioranza, di avere la volontà popolare dietro di sé. Per ottenere questo effetto si creano i “falsi demos”. È questo che più o meno dal 2011 fanno Stati e partiti politici. È un nuovo modo di creare consensi. Siamo abituati alla situazione antica, con gli oligarchi dei media, ma quando ci sono media sociali vi è un modo nuovo di creare consensi, che è la creazione di una apparenza di volontà popolare,

Fernando Morais: Lei ha riscontrato qualche evidenza di influenza americana nelle proteste del Brasile?

Assange: Quello che ho visto è che c’era un gran numero di robot online che lavorava per stimolare queste proteste. E pensando come sono i programmi americani, vediamo che queste cose non accadono in America Latina senza l’appoggio americano. Finanziariamente, con logistica e intelligence, sia nel momento esatto dell’accadimento o semplicemente insieme alle parti coinvolte. Se si leggono le nostre pubblicazioni si vede che ciò accade in modo repentino e il Brasile è un paese che attrae molto interesse.

In verità guardando allo spionaggio militare in diversi paesi dell’America Latina, il Brasile è il paese latinoamericano più spiato. Questo è molto interessante perché qualcuno può immaginare ingenuamente che dovrebbe essere il Venezuela o Cuba con più spionaggio perché storicamente sono stati gli avversari verso i quali gli USA sono stati più ostili. Perché il Brasile? Perché ha una economia maggiore, è più importante economicamente.

Fernando Morais: Molti hanno detto che il sistema di votazione di Brasile e Venezuela erano certificati e non vi è frode, ma persone di quel settore mi hanno detto che è possibile frodare, specialmente nel percorso fra urna e sistema. Sa qualche cosa al riguardo? E cosa significa ciò per la democrazia nell’era della cibernetica?

Assange: Io ero un hacker adolescente e sono diventato consulente di sicurezza e ingegnere cartografico e ho utilizzato questa formazione per mettere WikiLeks e le nostre fonti in salvo. WikiLeaks esiste all’interno di una comunità di persone simili. E già da molto tempo io stesso e altri di tale comunità affermiamo, da oltre vent’anni: le urne elettroniche sono pericolose.

I fabbricanti di urne elettroniche dicono che esse accrescono la precisione del conteggio dei voti perché è più difficile manipolare una macchina complessa che un’urna normale. È vero che è più difficile frodare un’urna elettronica che un’urna normale, ma se si froda un’urna normale, quanti voti si manipolano?

Forse qualche centinaio. Ora adesso se si ha accesso al codice responsabile per l’elezione al computer che fa le relazioni, si possono modificare centinaia di migliaia o anche milioni di voti. E si può farlo in modo irrilevabile! Questo è il punto principale!

Qualcuno potrà dire: ok, ma possiamo controllare, verificare le macchine per vedere se sono a posto, si può avere una connessione di riserva. In realtà ai governi piace tagliare i costi o non sono efficienti e con il passar del tempo non si verifica più tanto.

Questo è un problema filosofico interessante: mai si sa davvero che cosa fa una macchina complessa.

Quasi nessuno può determinare se una macchina complessa sta facendo quello che dovrebbe, tanto  più quando si tratta di voti, di ricerca intensa del potere, con motivazioni molto forti. Una persona comune dovrebbe essere capace di capire che la macchina fa quello che dovrebbe fare, ma una persona comune non può capire nulla di questa complessità. Per questo le urne elettroniche sono pericolose.

Fernando Morais: Durante la guerra fredda il cardinale ungherese Jozsef Mindszenty ha vissuto per 15 anni nell’ambasciata americana a Budapest, perché era perseguitato dal regime pro sovietico. Per quanto tempo è pronto a vivere nell’ambasciata dell’Ecuador?

Assange : Quanto tempo io sopporterò di rimanere qui è irrilevante. Quello che importa è sapere quando gli USA cominceranno ad obbedire alle loro stesse leggi e quando sospenderanno il processo contro di me e, potenzialmente, contro altri membri di WikiLeaks. Importante è sapere quando il Dipartimento della Giustizia americano comincerà ad obbedire alle sue leggi, alle sue stesse leggi, alla Costituzione americana, al Primo Emendamento, alle sue regole interne che dicono che non si può processare un mezzo di comunicazione. Ciò che importa è sapere quando il Regno Unito e la Svezia obbediranno alle leggi: è quasi un anno che l’ONU ha stabilito che entrambi stavano agendo in modo illegittimo mantenendomi in domicilio coatto in questa ambasciata, detenendomi per sei anni in questo paese senza accusa. Recentemente l’ONU ha riaffermato tale decisione e la situazione continua ad essere la stessa. Quando obbediranno alle leggi?

Trovo ironico che accusino un mezzo come WikiLeaks di essere radicale e rivoluzionario. Che cosa raccomanda WikiLaeks? Che le persone devono obbedire alle leggi, non devono essere corrotte, devono essere oneste, aperte, trasparenti. In un certo senso è qualche cosa di così semplice che questa visione sembra cristiana, addirittura conservatrice.

Diciamo che gli Stati Uniti dovrebbero solo ubbidire alle loro stesse leggi. Non è una domanda così grande, ma le persone che si oppongono dicono: anche se la legge dice che voi potete pubblicare, voi non dovreste.

Fernando Morais: Grazie mille e spero di riceverla come uomo libero in un Brasile democratico.

 

Fonte: blog Nocaute

(Traduzione per rifondazione.it di Teresa Isenburg)

Anpinews n. 230

Su questo numero di ANPInews (in allegato):anpinews-n-230

 

ARGOMENTI

Notazioni del Presidente Nazionale ANPI, Carlo Smuraglia:

 

Ci sono ancora i fascisti? Una domanda “retorica“ alla quale bisogna rispondere con forza e con azioni complesse e risolute, per realizzare un’efficacia reale e concreta dell’antifascismo

 

La bocciatura, da parte della Corte Costituzionale, di uno dei quesiti referendari proposti dalla CGIL: una pietra tombale sull’art. 18 e sui licenziamenti?