Catania 14 gennaio Assemblea ANPI Provinciale Catania relazione della presidente Santina Sconza

Il 2016 per l’ANPI di Catania è stato caratterizzato interamente per la grande campagna per il NO al referendum costituzionale che ha avuto specialmente in Sicilia e a Catania un successo che ha superato le più ottimistiche valutazioni. Una grande campagna è stata fatta per il Referendum abbiamo collaborato con i Comitati per Il No, ma soprattutto con il Coordinamento per la Democrazia di cui insieme con altre associazioni siamo stati a Catania fra i fondatori.

L’ANPI di Catania, prima ancora che il nazionale si schierasse, ha combattuto per la difesa della Costituzione, ricordiamo il mio intervento davanti alla lapide del Comune, il 25 Aprile del 2015, che produsse pesanti critiche dal mondo politico che vedeva in modo negativo la posizione intransigente dell’ANPI di Catania, e che ebbe un grande risalto sulla stampa a livello nazionale.

Noi non siamo intransigenti ma rispettiamo lo Statuto e in particolare l’articolo due che cita la difesa della Costituzione.

Abbiamo organizzato e partecipato a dibattiti, convegni, comizi in piazza, volantinaggi, porta a porta e partecipato alle manifestazioni regionali e nazionali dell’ANPI in difesa della Costituzione.

La forza ci è stata dal nostro presidente Carlo Smuraglia, che alla sua giovane età di 93 anni, è stato non solo il più attivo di tutti noi, ma è riuscito ad accendere nei nostri animi quella fiamma che anima i partigiani che hanno fatto la Resistenza.

Ricordiamoci che questi No non sono tutti frutti raccolti per la difesa della Costituzione, molti se vogliamo fare un’attenta analisi politica, sono No di cittadini che hanno bocciato le politiche di austerità del governo Renzi, ma anche di coloro che appoggiano il populismo e il razzismo. I numerosi interventi di Renzi e ministri a Catania si sono caratterizzati per le politiche repressive nei confronti dell’opposizione.

Anche in queste occasioni l’ANPI si è mobilitata abbiamo protestato con il Comune che non aveva dato l’autorizzazione di fare un banchetto davanti alla villa Bellini ed inoltre come presidente con una lettera a tutti i giornali le affermazioni della giornalista Meli sui fatti accaduti a Catania.

Noi tutti che abbiamo fallito la raccolta delle firme contro l’Italicum abbiamo mostrato la nostra debolezza, non abbiamo saputo far rete con le associazioni che raccoglievano le firme contro la buona scuola e con la CGIL. Una parte di sinistra che non voleva rompere il patto con il Pd di Renzi ignorava in maniera miope il Referendum.

Siamo sicuri che chi verrà dopo questo governo non attaccherà pesantemente la Costituzione?

La battaglia per la difesa della Costituzione non solo non è conclusa ma dobbiamo prepararci ideologicamente e politicamente alla creazione di un grande movimento per arginare e debellare pericoli antidemocratici.

La forza dell’ANPI sta nel fatto che coinvolge tutte e tutti colori che credono nei valori della Resistenza, della Libertà e della Democrazia, guai schierarsi con uno o l’altro partito, proficua è stata l’alleanza con la CGIL, ARCI e Giustizia e Libertà.

Non è vero che aver difeso la Costituzione, contrariamente alla polemica della ministra Boschi su veri o falsi partigiani, ha allontanato gli iscritti, anzi al contrario moltissimi si sono avvicinati ringraziandoci di esistere e per l’impegno profuso.

Dopo la vittoria del No al referendum l’ANPI si ritira dai comitati perché noi non siamo un partito è chiaro che a livello personale ognuno farà le proprie scelte ma non in nome dell’associazione.

Se ci saranno altri referendum come l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori o altri che riguardano la Costituzione o la difesa della democrazia la nostra associazione sarà sempre in prima linea.

Altre iniziative sono state svolte durante l’anno in corrispondenza della giornata della Memoria, 8 Marzo e del 25 Aprile.

A  livello internazionale e nazionale è in pericolo la democrazia, basta pensare che con il terrorismo di matrice islamica e l’esodo dei migranti è aumentato in modo esponenziale il razzismo.

L’arroganza delle banche, la crisi economica ha impoverito larghe fasce di popolazione.

La crisi dei partiti di sinistra ha lasciato il campo all’avvento di nuovi populismi di estrema destra in tutta Europa e in Italia con Lega e Movimento 5 stelle.

Gli ultimi avvenimenti hanno dimostrato che esiste un reale pericolo per la democrazia.

Non vorrei che l’Italia diventasse, la nuova America, dove basta avere il colore della pelle un po’ più ambrata per spararti addosso, con la scusa del terrorismo attuare leggi sempre più antidemocratiche, aumentare il potere militare non solo con la militarizzazione del territorio ma soprattutto aumentandone il potere decisionale ed economico.

Questo è accaduto anche per l’assenza dei movimenti pacifisti, che negli anni  60 erano nati dal ricordo dell’orrore delle guerre e che erano un’opposizione dura alle politiche belligeranti.  Gli insuccessi del pacifismo con l’incremento delle guerre negli ultimi decenni hanno fatto in modo che si esaurisse la loro forza critica.

L’attacco alla Costituzione non è solo dato dalla modifica dei suoi articoli, ma smontando pezzo per pezzo lo stato sociale, l’eliminazione della sanità pubblica, gli enormi finanziamenti alla scuola e alla sanità privata, il taglio alle politiche sociali riporta l’Italia e l’Europa agli anni 50.

L’assenza totale di un’opposizione reale a queste politiche in parlamento incide fortemente.

Governo e falsi opposizioni sono funzionali all’arricchimento di gruppi privati, banche, mafie, multinazionali a spese della popolazione.

Da chi è colmato questo vuoto?

Fortemente dall’ANPI, il compito per i prossimi anni e dopo la vittoria del Referendum, dovrebbe essere l’acquisizione di tutte queste battaglie che, di fatto, sono un’unica battaglia, l’applicazione della Costituzione di cui l’ANPI per statuto ne è garante.

Occorre che negli organi direttivi vi sia la presenza di dirigenti politici che si prendono a cuore i compiti dell’ANPI e che siano svincolati da condizionamenti politici e associativi e che facciano dell’ANPI il loro primo interesse, molti, prima fanno parte di partiti ed associazioni vari e poi alla fine sono anche negli organi dirigenziali dell’associazione.

Chiedo che questa situazione sia ribaltata è che prioritariamente si sia dirigenti dell’ANPI, la nostra associazione non può essere strumentalizzata da nessuno perché ne perde di credibilità e non può assumere questo oneroso compito.

Una pagina molto dolorosa è stata per me la giornata del 25 Aprile, nonostante che l’ANPI avesse organizzato una serie di riunioni con la volontà di far svolgere la giornata in modo più unitario e sereno non ha avuto l’effetto sperato.

Il giorno della Liberazione, una festa condivisa da tutti, tranne i fascisti, a Catania accade che i vari partecipanti partiti, associazioni e altri fanno del 25 Aprile una giornata di scontro politico! La frattura delle forze antifasciste da spazio ai nuovi fascismi.

Non abbiamo partecipato alle riunioni indette dal Prefetto per la preparazione del 70 anniversario della Liberazione e della festa della Repubblica,  perdendo l’opportunità di indirizzare l’organizzazione di queste manifestazioni nel modo più idealmente vicino alla visione dell’ANPI questo perché c’è sempre stato un veto nel dialogo con le istituzioni.

Non accorgersi della grave situazione nazionale ed europea è un gravissimo errore, attaccare l’ANPI pur facendo parte degli organi direttivi sul tema dell’antifascismo significa favorirlo.

L’ANPI è l’unica associazione che si è caratterizzata per una lotta alle attività dei fascisti.

Vi ricordiamo gli interventi presso il prefetto e il questore per vietare le manifestazioni di forza nuova, gli esposti alla magistratura per le messe celebrate in onore di Mussolini e per finire la lotta contro le pagine di fb che inneggiano all’olocausto, battaglia vinta con l’aiuto di circa 30 mila amici che indignati abbiamo segnalato ai gestori le violazioni della legge Scelba.

Nonostante tutto questo in nome non si sa di quale antifascismo (forse quello di una bottiglia di urina) gravi attacchi sono stati fatti alla mia persona come presidente ANPI.

Nonostante che le manifestazioni organizzate abbiano avuto successo spesso alcuni dirigenti hanno usato metodi denigratori sulla presidente, metodi squallidi normalmente utilizzati da questa sinistra per una lotta di potere.

Addirittura qualcuno ha chiesto  che la mia testa fosse consegnata su un piatto mi auguro non di plastica?

A qualcuno pur sapendo di essere in torto i miei metodi per la verità sono apparsi aggressivi.

Se difendere l’ANPI è essere aggressiva non solo non mi pento, ma penso che con alcuni, questo è l’unico metodo da usare.

Propongo che sia l’ANPI a organizzare la giornata del 25 Aprile.

La nostra debolezza sta: nel non avere una sede per essere presente quotidianamente nel territorio, nella mancanza di preparazione storica di alcuni, altri affaccendati in altre cause, considerano l’associazione un terreno di scontro politico con gli altri aderenti, si è logorato il rapporto di fiducia e di stima per questi motivi, chiedo che sia rinnovata la segreteria su una reale attività d’impegno dei singoli.

Alla fine dovrò lasciare la presidenza ma non voglio lasciare che l’ANPI s’identifica con la mia persona, perché questo nonostante tutto sarebbe il mio fallimento personale, vorrei che da oggi in poi l’ANPI non sia identificata con me ma abbia un team di persone in cui l’associazione s’identifica.

Propongo che siano organizzati durante l’arco del nuovo anno almeno tre convegni: sull’articolo 11 della Costituzione, sulla sanità pubblica e sulla scuola.

Solo in questo modo l’ANPI attualizza il suo mandato di difesa e dell’applicazione della Costituzione.

Santina Sconza

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Solidarietà e rinnovati sforzi in difesa della pace da. resistenze.org


Consiglio Mondiale della Pace | wpc-in.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

25/12/2016

Il 2016 è stato un anno pieno di minacce ed aggressioni contro i popoli. Ma è stato anche un anno di rinnovato impegno, mobilitazione e speranza nella lotta per un mondo diverso più equo e fondato sulla solidarietà, sull’amicizia e sulla cooperazione tra i popoli. Colpi di stato, guerre, aggressioni, invasioni, sanzioni e la crescente militarizzazione del pianeta sono solo alcuni tra gli strumenti delle forze imperialiste nell’attuazione della loro agenda per il dominio del mondo per assicurare i loro interessi. Essi sono la causa del caos e delle crisi umanitarie, della devastazione dei territori, dell’umiliazione della sovranità nazionale e dei diritti dei popoli, nonché della violazione delle leggi internazionali.

Noi siamo dalla parte dei principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite e degli strumenti a tutela della sovranità delle nazioni, dei diritti umani, del diritto alla pace, alla giustizia sociale ed allo sviluppo.

Mentre continuiamo a batterci per la fine degli armamenti nucleari e delle guerre di aggressione, contro la povertà e l’offensiva diretta nei confronti dei diritti dei lavoratori e dei popoli, i grandi potenti del mondo spendono miliardi di dollari nelle industrie della guerra, nella modernizzazione delle armi nucleari e nella promozione di una paranoia securitaria che serve ad invadere paesi e mettere sotto attacco i diritti civili e politici in tutto il mondo in una crisi internazionale e sistemica che ci rigetta nel passato e ci rapina delle nostre conquiste.

Ma i popoli resistono!

La mobilitazione di forze progressiste ed amiche della pace si sta intensificando. Durante l’Assemblea Mondiale della Pace, tenutasi a Novembre in Brasile, abbiamo adottato risoluzioni ed impegni ad agire che verranno consolidati nella solidarietà tra i popoli nella lotta per la pace. Insieme alle organizzazioni democratiche, popolari e patriottiche ed alle forze progressiste, faremo passi avanti contro l’offensiva imperialista, reazionaria e conservatrice in tutto il pianeta, per evitare le guerre e conquistare un mondo più equo, costruendo un ordine internazionale basato sulla Pace, sul rispetto tra le nazioni, sull’amicizia e la solidarietà tra i popoli.

Nel 2017, le nostre azioni e risoluzioni mostreranno ancora una volta che possiamo insieme sconfiggere le forze del regresso e della guerra facendo avanzare la lotta per la pace. L’imperialismo non è invincibile e, insieme, lo vinceremo. Per un nuovo anno di pace e solidarietà tra i popoli.

Socorro Gomes
Presidente del Consiglio Mondiale della Pace

L’influenza della Rivoluzione Socialista di Ottobre nella Gioventù da. resistenze.org


Collettivi dei Giovani Comunisti (CJC) di Spagna | elmachete.mx
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

27/12/2016

Contributo dei Collettivi dei Giovani Comunisti (CJC) di Spagna, presentato al Seminario Internazionale della FMGD “L’influenza della Grande Rivoluzione d’Ottobre”, realizzato in Messico, nel quadro del II Congresso della Federazione dei Giovani Comunisti (FJC Messico).

Cari compagni, amici e amiche.

In primo luogo a nome della direzione dei CJC voglio ringraziare gli organizzatori per l’invito che ci hanno esteso a questo seminario internazionale, in particolare ai compagni della FJC per la loro magnifica ospitalità. Per i comunisti del nostro paese è di particolare interesse poter condividere esperienze e vissuti con i giovani di tutto il mondo, in particolare del continente latinoamericano, visto gli avvenimenti caldi che stanno accadendo in questa regione.

Rispetto alla tematica del seminario, vogliamo iniziare segnalando che a nostro parere la Rivoluzione Socialista d’Ottobre è stato un punto di svolta, non solo per la gioventù, ma per l’insieme dell’Umanità.

Grazie alla Rivoluzione d’Ottobre l’Umanità ha potuto toccare con le proprie mani ciò che per secoli si era ipotizzato: una società libera dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. La Rivoluzione d’Ottobre ha mostrato nella pratica come una società diversa fosse realmente possibile, una società dove al centro di tutto ci fosse la piena soddisfazione delle crescenti necessità di tutti i membri della società, così come la promozione del suo sviluppo integrale e multiforme.

In questo senso la presa del potere da parte della classe operaia nel 1917 ha aperto le porte a una nuova tappa della storia, l’epoca della transizione dal capitalismo al socialismo. Ci riferiamo a questa come a una tappa storica, cioè consideriamo che le attuali condizioni materiali esistenti diano il passo al transito verso la nuova società socialista-comunista. Il trionfo della controrivoluzione in URSS e nei paesi dell’Est non nega questo fatto, anzi, ci piace rimarcare che in nessun momento della storia una formazione socio-economica ha ceduto il passo in modo lineare a una nuova, senza contraddizioni, né retrocessioni temporanee. Lo stesso transito dal feudalesimo al capitalismo conferma questa tesi e le retrocessioni temporanee nell’epoca delle rivoluzioni borghesi non sono riuscite a fermare la tendenza storica all’abolizione del feudalesimo.

In concreto per quanto riguarda la gioventù, la Rivoluzione d’Ottobre dimostrò la superiorità del socialismo-comunismo in quanto a diritti dei giovani. Si potrebbe organizzare un unico seminario monotematico sui diritti che garantì il nuovo Stato socialista alla gioventù, in ogni caso per sintetizzare li riassumiamo in 3 assi:

– Diritti lavorativi: il regime sovietico garantì buoni salari, così come la partecipazione della gioventù lavoratrice agli organi del potere sovietico, insieme con il resto della classe operaia (sia nei suoi centri di lavoro che nelle altre istituzioni politiche). La gioventù godeva del pieno impiego, per cui l’agonia e l’insicurezza di poter rimanere senza lavoro in qualsiasi momento (e pertanto senza risorse per il proprio mantenimento) non esisteva. Inoltre, i e le giovani che avevano terminato i loro studi, firmavano già allora il loro primo contratto nel settore che gli corrispondeva. Inoltre l’impresa dove si lavorava, nel caso in cui avesse dovuto chiudere o ridurre il personale dell’impianto, aveva la responsabilità di cercargli un altro centro simile dove continuare l’attività lavorativa.

– Diritti degli studenti: L’insieme degli studenti aveva garantito l’accesso all’istruzione a tutti i livelli in modo gratuito e di qualità, inclusi tutti i materiali necessari per esercitare gli studi. Inoltre gli studenti partecipavano in forma effettiva alla presa di decisione nei diversi centri di studio (insieme con il resto del personale accademico e dei servizi), l’istruzione si basava sulle scienze più moderne con al centro dell’istruzione lo sviluppo umano integrale e non gli interessi delle grandi imprese, come accade nei nostri rispettivi paesi. Lo Stato socialista garantiva infrastruttura e tecnologia di punta agli studenti, perchè li considerava l’argilla fondamentale del futuro della società.

– Svago, cultura e altri: Senza voler entrare in grandi dettagli, il Governo operaio e contadino garantiva la sanità, lo sport e l’accesso alla cultura in forma gratuita ed effettiva. Esistevano numerosi circoli di interesse, affinché la gioventù potesse realizzare le proprie attività preferite. Esistevano numerosi club di svago, di centri stampa pubblici e molto altro, dove la gioventù poteva diffondere le sue inquietudini e dar sfogo alla propria creatività. Qualcosa di totalmente impensabile nella nostra società, dove la reddittività dei monopoli è quella che regola le poche attività culturali e di svago per la gioventù.

In definitiva, la Rivoluzione d’Ottobre ha dimostrato nella pratica, che le rivendicazioni concrete che fanno i giovani nei nostri paesi, non sono un’utopia e sono realizzabili, che il potere operaio e l’economia pianificata sono capaci di tutto questo e molto più. L’unico ostacolo esistente è lo stretto limite della società capitalista contemporanea.

In questo senso, i CJC considerano che sia necessario tenere i piedi per terra e che dobbiamo porre rivendicazioni concrete alla nostra gioventù, basate sui giusti sentimenti e sulle legittime preoccupazioni che abbiamo noi giovani. Ma in questo stesso senso, come organizzazioni rivoluzionarie dobbiamo esser capaci di far vedere che tutte le rivendicazioni e le lotte parziali che realizziamo, potranno realizzarsi in forma permanente solo fuori dai limiti del capitalismo. Dobbiamo far comprendere a tutta la gioventù che ogni conquista parziale deve integrarsi alla battaglia generale contro il capitalismo. Per questo consideriamo giusta l’affermazione di Lenin:

Non dobbiamo dimenticare che la lotta contro il governo per delle rivendicazioni particolari, per la conquista di singole concessioni, altro non rappresenta che piccola scaramucce col nemico, modeste avvisaglie di avamposti e che lo scontro decisivo è ancora lontano.”

Anche a livello organizzativo la Rivoluzione d’Ottobre ci ha lasciato una ricca eredità. Da questa apprendiamo che i e le giovani rivoluzionari/e devono essere organizzatori e agitatori giovanili. Per questa ragione uno dei nostri compiti è organizzare tutta la gioventù nelle sue rispettive trincee, integrandola così nell’esercito politico del proletariato. Per i CJC questo significa nella pratica la necessità di organizzare la gioventù lavoratrice nei propri luoghi di lavoro, gli studenti nei propri centri di studio e l’insieme della gioventù di estrazione popolare nei propri quartieri. Questa è l’unica garanzia di raggiungere tutte le rivendicazioni precedentemente menzionate.

Infine, sul piano internazionale la Rivoluzione d’Ottobre ci ha mostrato come la nostra situazione giovanile, la stessa che quella dell’insieme della classe operaia, è simile in tutti i paesi capitalisti e che le tendenze a peggiorare le nostre condizioni di vita e di lavoro sono simili.

Da qui sorge la necessità di educare la gioventù ai valori dell’internazionalismo proletario in costante lotta contro le concezioni nazionaliste, scioviniste o social-scioviniste, che vengano dalle trincee del nemico o dalle fila dei “presunti amici”. In questo compito i bolscevichi furono intransigenti e consideriamo che anche noi dobbiamo procedere così.

La storia ci dimostra come i monopoli promuovono la guerra per garantire i loro interessi e abituare ad utilizzare la gioventù come carne da cannone nelle sue conflagrazioni militari. In questo senso consideriamo che dobbiamo preparare ed educare i nostri giovani ad affrontare le lotte che stanno per venire, principalmente alla luce delle crescenti tensioni e contraddizioni inter-imperialiste.

Così crediamo sia imprescindibile concepire il nemico così com’è, per non inviare la gioventù a lottare sotto bandiera altrui.

Questo significa chiarificare che l’imperialismo, è il capitalismo dei monopoli. Cioè che l’imperialismo è il capitalismo nel suo sviluppo contemporaneo e che pertanto non si basa sulla potenza di chi “attacca prima” o di chi più bellicoso si mostri sulla scena internazionale. Allo stesso tempo e ciò è veramente difficile, bisogna esser capaci, come fece Lenin, di utilizzare le contraddizioni inter-imperialiste per collocarci nelle migliori condizioni di sferrare il colpo definitivo ai governi borghesi.

Consideriamo che l’esperienza della Prima Guerra Mondiale mostra ben chiaro come sotto determinate circostanze di pressione l’opportunismo agisca come comparsa dell’imperialismo e alimenti lo spirito social-sciovinista, allontanandosi dai nobili principi internazionalisti.

In questo modo pensiamo che sia importante far vedere a tutta la gioventù che i monopoli sono il nemico principale, giacché sono questi che negano tutti i diritti a costo dei loro offensivi benefici. In coerenza con questo, la gioventù non può esser preda degli interessi di una determinata potenza imperialista o dell’altra, ma deve combattere la borghesia e il potere dei monopoli, siano questi nazionali o stranieri.

In definitiva l’orientamento rivoluzionario, l’organizzazione di massa e la chiarezza ideologica sotto i principi dell’internazionalismo proletario, sono gli elementi chiave che faranno godere alla gioventù il futuro in una nuova società libera da sfruttamento e oppressione. Rendendo realtà l’affermazione di Engels che costituirà il vero “salto dal regno della necessità al regno della libertà”.

Molte grazie.