Autore: fabrizio salvatori L’Unità, il giornale fondato da Gramsci e affondato da Renzi. La denuncia di Staino: “Dove sta il Pd? Ci hanno abbandonato” da: controlacrisi.org

Oggi l’Unità non è in edicola. Il quotidiano fondato da Antonio Gramsci è di nuovo in crisi e rischia la chiusura. La Cgil esprime la sua solidarietà nei confronti dei giornalisti minacciati di licenziamento. Il cdr dell’Unità parla, in un lungo comunicato, di modalità “assolutamente unilaterali” attraverso le quali l’amministratore delegato, Guido Stefanelli il via a licenziamenti collettivi senza ammortizzatori sociali, anziché proseguire nella trattativa con il sindacato per la trasformazione di articolo 1 in articoli 2”. “Licenziamenti ai quali – prosegue il cdr – il direttore Sergio Staino ha detto volersi opporre fermamente”. La redazione è in assemblea permanente.

Sulla vicenda è intervenuta la Federazione nazionale della stampa sottolineando che la nuova proprietà dell’Unità(Pessina), “smentendo gli impegni assunti soltanto pochi mesi fa con la redazione e con la Federazione nazionale della stampa italiana di sostenere l’impresa editoriale e il suo sviluppo, “starebbe per aprire una procedura di licenziamenti collettivi senza prendere in considerazione le soluzioni alternative previste dalla legge”. “È gravissimo che il Gruppo Pessina e il Partito democratico – si legge nella nota – ritengano di abbandonare lo storico quotidiano fondato da Antonio Gramsci a un destino di contrazione occupazionale e perdita di peso politico ed editoriale. Il sindacato dei giornalisti si schiera al fianco dei colleghi impegnandosi a tutelare in ogni sede i livelli occupazionali e il patrimonio culturale e professionale da loro rappresentato”.Nella partita è entrata anche la denuncia-testimonianza del direttore Sergio Staino. “Quando Renzi mi chiamò a dirigere l’Unita’ mi disse ‘te e il tu’ Bobo siete un brand…’. Vero, ma poi questo brand non l’ha mai sostenuto… Dopo un primo incontro affettuso e gioioso non l’ho piu’ visto, sono passati quattro mesi”. Sergio Staino, direttore dell’Unita’ da settembre del 2016 assieme al condirettore Andrea Romano, lamenta di essere stato abbandonato dal segretario del Pd. E oggi che il socio che possiede l’80% del giornale (Pessina) annuncia licenziamenti, Staino chiede un incontro “al segretario del Pd”. Cosa vorrebbe da Renzi? “Al Pd io non voglio chiedere soldi, che per carita’ fanno comodo, ma chiedo di sostenere questo giornale. L’aiuto si da’ col sostegno politico, non solo quello finanziario. Io rivendico quanto fatto dal mio giornale in questi mesi, ma un’impresa editoriale non puo’ essere solo una iniziativa di propaganda per il governo. Di fronte all’azione estremamente violenta della Pessina voglio che Renzi dica cosa vuol fare con questo giornale. Come fai a mettere su un partito diffuso senza giornale? Ogni giorno mi arrivano decine di mail e di lettere di persone che si lamentano che il giornale non arriva nella loro edicola, la distribuzione non funziona. Pero’ sono la dimostrazione che una comunita’ esiste ancora”.

Staino dice di sentirsi abbandonato: “Alla Leopolda non hanno fatto entrare il giornale, non hanno fatto entrare l’Unita’. Abbiamo litigato, alla fine hanno lasciato centinaia di copie fuori, sotto la pioggia, come fossi un privato che voleva distribuire volantini pubblicitari. Un rapporto col partito ci deve essere, invece io lavoro isolato, ho chiesto, chiesto, chiesto. Ma non ho visto nessuno. Il Pd ha mostrato solo superficialita’. Un segretario che non ha avuto un’ora per venire a fare un forum al suo giornale. E’ andato da cani e porci, ma da me non e’ voluto venire. Vi pare giusto? Altro che il mio brand… Sono cose che mi demoralizzano”. Il giornale, che quando torno’ in edicola nel giugno del 2015 vendeva 60mila copie, oggi secondo dati “ufficiosi” ne vende 6.800, esclusi gli abbonamenti. La redazione e’ composta da 29 giornalisti. “Quando mi hanno nominato direttore ero consapevole della situazione finanziaria difficile- aggiunge Staino- ci siamo detti disposti ad accettare un piano piu’ soft, tagliandoci gli stipendi ma senza licenziare nessuno. L’azienda non ci ha ascoltati”.

Su questo punto insiste molto il cdr: “E’ da novembre che aspettavamo di aprire una trattativa: ci hanno convocato oggi, alla vigilia dell’assemblea dei soci, per dirci che di fronte alla nostra ‘chiusura’ avrebbero proceduto con una ‘riduzione progressiva del personale’. Sui numeri non hanno detto nulla, sui tempi hanno detto che ‘si procedera’ immediatamente'”. Il comportamento di Pessina viene giudicato “superficiale, violento”. Di piu’: “Stavolta non c’e’ nessuna ragione finanziaria che giustifica la chiusura del giornale. Difenderemo in ogni sede politica, sindacale e giudiziaria i nostri posti di lavoro e i nostri diritti”. Ora il cdr chiede un incontro a Renzi: “Questo giornale gli e’ utile? Gli serve? Senza un risposta quessto giornale non ha futuro. Riportarlo in edicola non e’ bastato, era doveroso”. C’e’ un’altra richiesta: “Il Pd utilizzi i prossimi 30 giorni per valutare nuovi ingressi” nella proprieta’ “che non siano dettati dall’improvvisazione. Soci che sappiano di editoria, perche’ distribuire acque minerali non e’ come fare un giornale. Eventuali ingressi siano scelti su progetti e idee, e’ l’unico modo per salvare l’Unita’”. Infine: “Ogni ulteriore azione sara’ decisa nelle prossime ore, ma stavolta non staremo buoni, ci difenderemo in tutte le sedi, in questi 18 mesi di motivi ne abbiamo accumulati a bizzeffe”.

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