Sergio Staino contro Susanna Camusso: “Nulla da condividere con Lama e Trentin” da: huffngitonpost.it

Pubblicato: 07/01/2017 12:32 CET Aggiornato: 07/01/2017 12

“Penso con molto dolore che tu ormai non hai quasi nulla da condividere con loro”. Così Sergio Staino attacca Susanna Camusso, mettendola a confronto con due grandi leader sindacali: Luciano Lama e Bruno Trentin. “Sono parole forti, lo so, sincere e poco diplomatiche, ma credo che sia l’unico modo per far riflettere te e i dirigenti sindacali che condividono questa tua linea”, ha scritto Staino in un editoriale sull’Unità. “Lama e Trentin, come molti altri sindacalisti del passato, hanno sempre guardato ai lavoratori come protagonisti della crescita sociale ed economica del paese, li hanno sempre individuati come potenziale classe dirigente”, sottolinea. “Bisognava educarli, farli crescere, dar loro la capacità di sentirsi attori principi della costruzione della democrazia, eliminando tutte quelle forme di ribellismo sterile e fine a se stesso che la lezione storica marxista liquidava con l’aggettivo «sottoproletario». Solo in questo senso il sindacato avrebbe potuto svolgere il suo ruolo di interlocutore del Parlamento e del Governo, alternando il dialogo alla lotta per i propri diritti”. “Purtroppo – prosegue Staino – nella tua azione e nel tuo pensiero, Susanna, io non ritrovo questo obiettivo così alto e così doveroso per un sindacato che abbia la voglia di migliorare la condizione del mondo del lavoro in una democrazia avanzata qual è la nostra.

Ormai la tua azione è solo un continuo, ripetitivo attacco al governo di turno, senza offrire al contempo un progetto, una prospettiva e una conseguente azione politica. Un sindacato non può rimanere sulle barricate a tempo indeterminato aspettando che si cambi il governo. È un’attesa sterile. Tu devi imparare a confrontarti con la politica, a dialogare, a contrattare, tenendo il sindacato lontano dalle singole strategie dei partiti. Con questo atteggiamento e sotto la tua direzione la Cgil sta correndo il rischio, terribile, di diventare una vociante folla indifferenziata, senza più alcuna connotazione di classe e soprattutto di una classe responsabile nei confronti della società e delle sue istituzioni democratiche. È successo così con la discesa in campo a fianco del «No» nel referendum sulla riforma costituzionale dove non hai lasciato libertà di scelta agli iscritti e sta succedendo così adesso con il referendum da te voluto sul Jobs Act. È molto probabile che anche questo secondo referendum ti vedrà vincitrice, ma a quale prezzo?

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