Fonte: il manifestoAutore: Roberto Ciccarelli Mille nuovi precari. volontari al posto dei lavoratori ai Beni Culturali

Emanati due nuovi bandi per creare un esercito di precari pagati 433 euro al mese. Tempo di scadenza: un anno. E poi si ricomincia. L’uso dei fondi europei destinati al programma “Garanzia Giovani” per tappare i buchi prodotti dal turn over e dai tagli dell’austerityNuovo anno, stessa musica al ministero dei beni culturali. Dopo il bando per 29 volontari del servizio civile impiegati per compiti di spiccata professionalità durante il Giubileo , ne sono stati emanati altri due per 1121 volontari. Il primo bando richiede 71 volontari per il Mibact, 17 per il Ministero dell’Ambiente e 22 per il Ministero dell’Interno. Il secondo , pubblicato il 2 gennaio prevede 1050 volontari del Servizio Civile, di cui mille andranno al Mibact. Questi ultimi saranno inquadrati nel fallimentare progetto «Garanzia giovani», lavoreranno in 215 sedi su tutto il territorio nazionale. I bandi fanno seguito a un accordo del 2014 tra il Mibact , la presidenza del consiglio e il ministero del lavoro sull’«occupazione» di 2 mila giovani, età fino ai 28 anni, per 9 o 12 mesi senza inquadrarli in una mansione professionale.

I fondi europei che dovevano essere usati per affrontare la disoccupazione giovanile, sono usati in Italia per reclutare forza lavoro per colmare i buchi prodotti dal blocco del turn-over e dai pensionati non sostituiti da nuove leve. In più l’uso di garanzia giovani, in questo e altri contesti, servirà a drogare le statistiche sull’occupazione giovanile permettendo al governo di esibire un «successo» quando l’Istat pubblicherà i prossimi dati sull’occupazione. Da un paio d’anni a questa parte il Mibact di Franceschini si è posizionato senz’altro all’avanguardia della trasformazione semantica del volontariato, degli stage permanenti in «lavoro». Lo strumento principale è il servizio civile. In cambio i ragazzi possono avere la soddisfazione (si fa per dire) di mettere un’«esperienza» nel curriculum. Questi lavoratori travestiti da «volontari» guadagneranno 433,80 euro al mese per 5.200 euro all’anno. Un gran bel risparmio per l’austerity nei beni culturali, visto che un contratto anche part-time potrebbe costare senz’altro più del doppio. Così lo Stato occulta il precariato, cancella i titoli e de-professionalizza giovani già formati e pronti per un lavoro.

E dopo un anno di lavoro mascherato che faranno questi ventenni? Nulla: non avranno nulla in mano e ricominceranno il giro della ruota del criceto. Alla ricerca di un nuovo lavoro precario travestito da stage, da apprendistato o da servizio civile. Magari intervallandolo con un’infornata di voucher per un’ente locale come il Comune di Torino, e non solo, per un bar o risto-pub in città.

«Il bando, con una cifra molto elevata rispetto agli anni passati, arriva in un momento particolare, nel quale il Mibact si trova sotto organico di almeno 3 mila unità. Si usa lo strumento del Servizio Civile per risparmiare e coprire buchi di personale, evitando il collasso» sostiene Leonardo Bison, attivista della campagna «Mi Riconosci?». «Hanno trovato un altro modo per avere mille schiavi. il servizio civile non è un modo per spendere fondi per l’occupazione – aggiunge Martina Carpani (Rete della Conoscenza) – Il Mibact spieghi perché cerca volontari e non assume personale».

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*** Lavoro gratis e stage permanente: quando i bandi fanno cultura
Quinto Stato. Emergenza cultura. Anche nei beni culturali dilaga il reclutamento dei volontari al posto dei professionisti

*** Giubileo formato Expo: lavoro gratis nei beni culturali
Grandi eventi. Il caso dei 29 «volontari» nei beni culturali della Capitale. L’analisi dei bandi reclutano 1000 giovani per i 9 mesi dell’evento con funzioni che si sovrappongo a quelle dei professionisti. E inizia la mobilitazione.

*** Expo 2015, i dannati dell’evento
Come fai a “nutrire il pianeta” se non paghi i volontari che lavorano all’Expo? La promessa di un posto di lavoro impone di mostrarsi disponibili, flessibili e occupabili in ogni mansione. L’uso del lavoro gratuito crea nuove gerarchie e viene spacciato come un’occasione per arricchire il «curriculum vitae». Siamo a Milano, Italia, 2015.

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