Lunedì 9 Gennaio 2017 ore 17 presso salone Cgil via Crociferi n.40 Riunione Comitato provinciale

o.d.g

Assemblea annuale ANPI Sabato 14 Gennaio ore 9,30 presso salone CGIL

Giornata della memoria e festa del tesseramento

Varie ed eventuali

Coloro che sono in possesso delle tessere del 2016 sono pregati di portarle inderogabilmente per comunicazione ANPI Nazionale entro il 12 gennaio

Cordiali saluti Santina Sconza

«E’ il ’68 dei giovani africani, non si faranno fermare dai muri» di Carlo Lania da: ilmanifesto.ifo

Migranti. Siria, Africa, Europa. Parla il fondatore della Comunità di Sant’Egidio Andrea Riccardi

Sulla Siria: «Se in futuro ci sarà un piano per la ricostruzione i siriani torneranno, ma oggi il paese è balcanizzato, mancano le condizioni di sicurezza». Sull’Africa. «E ’ in corso una rivoluzione dei giovani africani che vogliono vivere meglio e che fuggono dalla guerra». Sull’Europa: «C’è il vezzo infondato di sentirsi invasi dai rifugiati. In realtà non aver posto come centrale la pace in Siria è stato un errore e il segno della debolezza dell’Unione europea». 66 anni, storico, ministro della Cooperazione con il governo Monti, in passato Andrea Riccardi ha svolto un ruolo di mediatore in numerosi conflitti, africani e non solo. Un «eroe moderno» per la rivista Time, ma soprattutto il fondatore nel 1968 della Comunità di Sant’Egidio con cui, insieme alla Federazione delle chiese evangeliche e alla Tavola Valdese, ha organizzato corridoi umanitari che hanno permesso finora di portare in Italia 350 profughi siriani e palestinesi dal Libano. «Un successo, al quale dal 2017 parteciperà anche la Francia», dice.

Professore, cosa si aspetta per il 2017?
Per quanto riguarda l’immigrazione i problemi principali riguarderanno ancora la Siria e l’Africa. La Siria è la madre dei rifugiati. C’è il vezzo europeo di sentirsi invasi dai profughi siriani, che invece si trovano soprattutto in Turchia, Giordania e Libano. Sei anni di conflitto siriano durante i quali come europei non siamo intervenuti o lo abbiamo fatto male. E qui c’è la prima contraddizione: non si è vissuto il primato della ricerca della pace, credendo che la guerra degli altri non fosse un nostro problema o che comunque si potesse isolare. Non aver posto questa priorità è stato un errore e allo stesso tempo la debolezza dell’Unione europea. Adesso c’è questo accordo russo-turco-iraniano che però non credo che limiterà il flusso dei profughi.

C’è poi l’Africa, un continente in movimento.
Quella africana è un’immigrazione in parte ambientale, in parte economica e in parte dovuta all’instabilità. L’idea di fermarli alla frontiera o di scaricarli sui paesi di prima accoglienza è folle.

Il governo punta sui migration compact, la convincono?
E’ una politica giusta. Sono stato sempre convinto che esista una irresponsabilità dei governanti africani nei confronti dei loro migranti. Ha mai visto un presidente africano venire a inchinarsi a Lampedusa di fronte alle proprie vittime? L’immigrazione è una valvola di sfogo per questi paesi, anche perché i migranti finanziano una parte delle economie locali con le rimesse.

I risultati degli investimenti promessi nei paesi africani non si vedranno prima di una, forse due generazioni. Intanto però si chiede di fermare subito i migranti.
Sarei più ottimista. Non dico che i migration compact sono la soluzione, ma occorre moltiplicare la cooperazione e responsabilizzare i governi africani nel sensibilizzare le giovani generazioni. In Africa si vive un ’68 permanente e i giovani senza lavoro sono un elemento di instabilità per i governi, per i quali è meglio mandarli via. Ma questo è un sistema antidemocratico, che mette a rischio la vita delle persone. Conosco i giovani africani e so che la scelta di andare via, di attraversare il deserto rappresenta una sorta di rivolta contro nazioni che sono matrigne, perché vogliono vivere meglio di come vivono. E’ la rivolta dei giovani. Senza dimenticare che c’è anche tanta gente che è costretta a fuggire. Pensiamo alla Nigeria, al Corno d’Africa, alla Somalia, lì si fugge dalla guerra. Questa rivoluzione non si fermerà in un anno, ma una politica europea di cooperazione è la direzione giusta. Europa e Africa non hanno destini separati e i destino dell’Africa ci coinvolgerà.

La riforma di Dublino sarà una delle prime questioni che l’Ue dovrà affrontare nel 2017. Per ora però non si intravede niente di buono.
Siamo in un momento in cui l’Unione europea stenta a esistere. Dublino come è ora è sostanzialmente l’accordo di chi non vive lo spirito dell’Unione. D’altro canto molti stati hanno capito che sull’immigrazione si vincono e si perdono le elezioni, quindi non vogliono socializzare un problema come questo. E questa è la crisi drammatica dell’Europa. Ma a preoccupare non è solo Dublino, riforma miope, ma i muri nell’est europeo a partire dall’Ungheria. Quando a marzo celebreremo i Trattati di Roma dovremo dire cosa è per noi l’Europa.

Intanto la crisi dei migranti ha prodotto l’avanzata prepotente dei populismi in Europa.
Questo è successo prima di tutto perché in passato una politica di sinistra o di centrosinistra ha voluto nascondere la questione migranti pensando che fosse meglio non parlarne per non perdere voti. E’ vero, si perdono voti, ma bisogna avere il coraggio di dire con molta chiarezza che noi abbiamo bisogno dei migranti perché abbiamo un vuoto demografico incredibile. Paesi che si chiudono come l’Ungheria tra un po’ saranno vecchi e dovranno invitare i migranti nella propria terra. Non avranno più però la capacità di integrazione perché saranno paesi di anziani, quindi saranno conquistati.

Per quanto riguarda i migranti l’unica buona notizia del 2016 sono i corridoi umanitari che Sant’Egidio organizza insieme alla Federazione delle chiese evangeliche e alla Tavola Valdese.
E’ un’esperienza di successo a costo zero per il paese, perché sono le famiglie e le comunità che si assumono il mantenimento dei siriani e di alcuni palestinesi che arrivano in Italia. Stiamo negoziando un accordo con la Francia per un nuovo corridoio umanitario per 300 rifugiati. Siamo convinti che si tratti di una soluzione giusta, anche nell’interesse di quei paesi che presto saranno troppi vecchi e dovranno implorare l’arrivo dei migranti. Ma questo sarà il loro suicidio e insieme la perdita della loro storia.

tratto da Il manifesto

 

Di Matteo e’ il siciliano dell’anno. Vince il popolo dell’antimafia da: antimafiaduemila.com

di matteo nino eff c paolo bassaniIl pubblico ministero di Palermo stravince il sondaggio di Livesicilia
di Riccardo Lo Verso
Palermo. Antonino Di Matteo stravince il sondaggio di Livesicilia (più in là i numeri).
È lui il siciliano dell’anno per i nostri lettori. La sfida è durata giusto il tempo di una manciata di commenti. Poi, il pubblico ministero è andato in fuga, trascinato anche dal passaparola mediatico al grido “forza popolo dell’antimafia, siamo tutti Nino Di Matteo”.

È lo stesso slogan urlato nelle manifestazioni di solidarietà nei confronti del pm del processo sulla Trattativa Stato-mafia. Il segno distintivo dei movimenti che vedono nel magistrato palermitano colui che sfida mafiosi, massoni, servizi segreti e politici traditori.

Le “sconfitte” processuali – le assoluzioni di Calogero Mannino e Mario Mori – non ne offuscano il prestigio e la credibilità che una parte dell’opinione pubblica gli riconosce. Anzi, le picconate alla ricostruzione che il sostituto procuratore porta avanti finiscono per rafforzare, piuttosto che indebolirla, la tesi che in Italia da decenni i poteri forti lavorino per nascondere la vergogna della Trattativa.

“Chi ha il coraggio di sacrificare la propria vita per amore del prossimo, del vero e del giusto, è sempre meritevole di stare sul piedistallo dell’intera comunità”, scrive di lui un commentatore. Il riferimento è all’allarme attentato lanciato da un collaboratore di giustizia. Da anni Di Matteo è l’uomo più protetto del Paese. Con la vita non si scherza. Per mesi i suoi sostenitori hanno invocato il massimo della protezione. E quando sono state prese le necessarie misure di sicurezza il tema del dibattito è cambiato. Il bersaglio è divenuto il “silenzio istituzionale”. Avrebbero voluto che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e l’ex premier Matteo Renzi gli manifestassero pubblica solidarietà, mostrassero cioè quell’atto di fede che distingue il bene dal male. Perché per molti dei suoi sostenitori non è più soltanto un processo, ma è la demarcazione fra i buoni e i cattivi.

Di Matteo non arretra di un passo. La sua stanza in Procura è diventato il suo fortino, dove trascorre lunghe giornate di lavoro a leggere e rileggere faldoni assorbito quasi del tutto dal processo in corso in Corte d’assise. Ogni tanto “si concede” qualche pausa. Come quella per dire “no” alla riforma costituzionale del governo Renzi nel corso di un convegno o per rilasciare interviste televisive. Se c’è qualcosa di cui non difetta, di sicuro sono coerenza e ostinazione.

Ha mantenuto, sempre e comunque, la barra dritta, portando avanti inchieste e processi su cui si sono abbattute non solo le assoluzioni, ma pure le critiche di autorevoli giuristi. Adesso Di Matteo attende la nomina come sostituto alla Procura nazionale antimafia. Ci ha già provato in passato, senza successo e con molte polemiche. Gli hanno preferito altri magistrati. E così quando il Csm gli ha offerto un posto perché è più opportuno, per ragioni di sicurezza, lasciare Palermo, Di Natteo ha riposto “no grazie”. Alla Dna vuole entrarci dalla porta principale. E quando sarà a Roma, c’è da giurarci, chiederà l’applicazione a Palermo per seguire il processo sulla Trattativa.

Tratto da: livesicilia.it

In foto: il pm Nino Di Matteo © Paolo Bassani

I RISULTATI

Nino Di Matteo 226 voti

Antonio Candela 41 voti

Luca Scatà 20 voti

Fiorello 11 voti

Giusy Nicolini 11 voti

Sergio Mattarella 10 voti

Giuseppe Antoci 8 voti

Pif 6 voti

Angelino Alfano 3 voti

Attacco terroristico ad Istambul http://www.rainews.it/…/strage-istanbul-capodanno-premier-n…

 

MONDO Tra le vittime 28 stranieri. Oltre 60 feriti Attacco terroristico in una discoteca di Istanbul, 39 morti Assalto al Reina club. Tv di Modena: gruppo di italiani scampato a strage. Erdogan: “Attentato punta a seminare il caos”. Premier: “Killer non era travestito da Babbo Natale”. Ricercato l’attentatore Tweet Bombe contro la polizia allo stadio di Istanbul: 29 morti e 166 feriti Dopo Istanbul, Obama promette di intensificare la lotta all’Isis Istanbul: una testimone a Rainews: “Sparavano due o tre persone” Istanbul, i soccorsi ai sopravvissuti Attentato a Istanbul, 69 feriti 01 gennaio 2017 Terrore e sangue a Istanbul nella notte di Capodanno, con raffiche di spari in una discoteca, l’esclusivo Reina club del quartiere di Besiktas, intorno all’1.30 ora locale. Seicento persone erano presenti nel locale per i festeggiamenti. Un pesante bilancio di vittime e feriti Sono almeno 39 i morti ed oltre 60 i feriti nell’attentato, 28 gli stranieri uccisi. Secondo Ntv, 35 cadaveri sono stati identificati sinora, 20 dei quali come stranieri: sette dall’Arabia Saudita, quattro dall’Iraq, due dall’India, due dalla Tunisia, uno dalla Siria, uno dal Canada, uno da Israele, uno dal Libano e uno dal Kuwait. Inoltre, tra gli 11 turchi uccisi c’è un cittadino turco-belga, aggiunte Ntv. Non risultano finora italiani coinvolti. Tra le vittime turche, c’è anche una guardia di sicurezza che era sopravissuta il 10 dicembre scorso al duplice attentato dinamitardo al vicino stadio di calcio del Besiktas. Anche tra i feriti ci sono diversi stranieri. Tv Modena: gruppo italiani scampato a strage C’era anche un gruppo di giovani italiani nel nightclub. Lo riporta la tv locale modenese Trc-Telemodena secondo cui la compagnia italiana, che stava festeggiando il Capodanno, è riuscita a scampare alla strage gettandosi a terra quando i primi spari nel locale hanno fatto scattare il panico. Alcuni di loro, secondo la tv, avrebbero riportato solo lievi escoriazioni nella calca. Si tratterebbe di tre modenesi e altri amici di Brescia e Palermo, in Turchia per lavoro. Il killer avrebbe gridato: Allah Akbar Il killer del nightclub Reina di Istanbul ha urlato ‘Allah Akbar’ mentre apriva il fuoco dentro il locale. Lo hanno raccontato alcuni testimoni, secondo quanto riferiscono i media internazionali tra cui il Guardian e Times of Israel. Secondo altri testimoni, molte persone si sarebbero gettate nelle acque dello stretto del Bosforo per tentare di sfuggire al killer. Stando a prime ricostruzioni della dinamica dell’assalto, l’uomo è entrato nella discoteca dopo aver neutralizzato i buttafuori e ha quindi iniziato a sparare a raffica sulle persone, cambiando a più riprese il caricatore del kalashnikov. Alcune immagini, infine, lo mostrerebbero mentre si disfa degli abiti utilizzati per mescolarsi alla folla festante per l’arrivo del nuovo anno. Il premier turco: aggressore ha lasciato arma in discoteca L’autore della strage ha lasciato l’arma nella discoteca Reina. Lo ha reso noto il premier turco Binali Yildirim, aggiungendo che la polizia “ha alcune ipotesi sull’identità dell’aggressore” e “alcuni dettagli sono emersi ma le autorità stanno lavorando per arrivare a un risultato concreto”. Secondo quanto riferito dalla CNNTurk la polizia ha lanciato una operazione in un quartiere vicino vicino a Ortakoy, dove è avvenuta la strage, alla ricerca del sospettato. Inoltre, secondo il premier turco, “non è vero” che l’attentatore era travestito da Babbo Natale”. “L’ho visto uccidere una guardia e una donna” Sotto shock un testimone ventiduenne: “ha preso di mira l’agente di sicurezza e poi ha sparato e l’uomo ed una donna che passava di lì sono caduti a terra”, ha raccontato il ragazzo. L’assassino poi è entrato nel locale. “Una volta entrato, non so cosa sia successo. Si udivano colpi di arma da fuoco e dopo due minuti, il suono di un’esplosione”, ha raccontato il testimone. Un video mostra proiettili che rimbalzano su auto Un filmato di pochi secondi ripreso dall’esterno del Reina di Istanbul da una telecamera di sicurezza, di cattiva qualità, diffuso dalla Cnn, mostra due proiettili che rimbalzano facendo scintille sul tettuccio di un’auto bianca che transita davanti al locale colpito dalla strage terroristica. Subito dopo si vede la figura di una persona vestita di scuro e con cappuccio in testa e che sembra imbracciare un’arma automatica entrare di corsa nel locale. Erdogan: “Vogliono creare caos, non cederemo a sporchi giochi” Il presidente turco Recep Tayyp Erdogan ha detto oggi che il Paese combatterà fino alla fine contro ogni forma di attacco da parte di gruppi terroristici. “Come nazione ci batteremo fino all’ultimo non solo contro gli attentati dei gruppi terroristici e le forze che li sostengono, ma anche contro i loro attacchi economici, politici e sociali”, ha detto Erdogan in una dichiarazione scritta. “Stanno cercando di creare il caos, di demoralizzare la nostra gente e di destabilizzare il Paese con attacchi abominevoli che colpiscono i civili. Noi ci manterremo calmi come nazione, stando ancora più vicini e non cederemo ai loro sporchi giochi”. Pkk: forze curde estranee all’attacco Murat Karayilan, membro del Consiglio Esecutivo del Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan, al bando in Turchia) esclude il coinvolgimento di forze curde nell’attacco di Istanbul. Le forze curde “non colpirebbero mai civili innocenti”, ha affermato l’uomo, citato dall’agenzia filo-Pkk Firat che riporta una sua dichiarazione ad un’emittente radiofonica curda. Uomo spara davanti moschea, almeno due feriti Oggi altro allarme ad Istanbul. Due persone sono rimaste ferite in una sparatoria all’esterno di una moschea nella parte settentrionale e nel lato europeo della città turca. La moschea si chiama Hasan Pasha e si trova nel quartiere Algeria. Fonti anonime parlano della nuova sparatoria come di un fatto non collegato alla strage e ipotizzano che all’origine ci sia una lite tra familiari. – See more at:
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