Mps, la Bce alza il prezzo per il salvataggio della banca: a ogni italiano costerà 105 euro da: L’Huffington Post | Di Giuseppe Colombo

Salvare Mps costerà a ogni italiano 105 euro. Il conto, più salato rispetto alle previsioni, l’ha preparato la Bce, che ha rivisto al rialzo il fabbisogno di capitale necessario alla banca senese per non soccombere: servono ora 8,8 miliardi di euro. A luglio i vertici dell’istituto di Rocca Salimbeni e l’Eurotower avevano pensato che potessero bastare 5 miliardi e la banca sperava di raccoglierli attraverso un’operazione di mercato. L’aumento di capitale è però fallito e per il Monte è arrivato il salvataggio pubblico. Chi paga il conto da 8,8 miliardi? Secondo quanto si apprende da fonti vicine al dossier, 6,4 saranno a carico dello Stato, mentre i restanti 2,4 arriveranno dalla conversione delle obbligazioni subordinate degli investitori istituzionali. Se si dividono i 6,4 miliardi che sborserà lo Stato per il numero degli abitanti italiani, il conto è presto fatto e ammonta appunto a 105 euro a testa.

Il cambio di passo della Bce sul fabbisogno per Mps
Cinque mesi fa la Banca centrale europea aveva avallato il piano messo a punto dai vertici di Mps, che poggiava su due pilastri: un aumento di capitale da 5 miliardi di euro e la vendita di 27,7 miliardi di sofferenze lorde. Un piano che prendeva come scenario di riferimento quello emerso dagli stress test di fine luglio, quando Mps era risultata la peggiore banca, tra le 51 prese in esame dall’Autorità bancaria europea, registrando un Cet1 ratio, ovvero un indice di solidità patrimoniale negativo in caso di scenario avverso pari nel 2018 a -2,23 per cento. L’obiettivo era allora quello di riportare il Cet1 a un valore pari al 4,5%, sempre nelle condizioni di scenario economico avverso. Per farlo si era calcolato un fabbisogno di 5 miliardi di euro. Il fallimento della soluzione di mercato, con l’aumento di capitale che non ha coperto il fabbisogno necessario anche a causa dell’assenza di un anchor investor, ha fatto lievitare lo stesso fabbisogno. Secondo quanto spiegano fonti finanziarie la Bce avrebbe deciso di aggiornare il conto del salvataggio lo scorso giovedì, portando a 8,8 miliardi la cifra necessaria per autorizzare il via libera dell’intervento dello Stato.

Come si è arrivati a un fabbisogno di 8,8 miliardi
Le stesse fonti spiegano perchè si è arrivati a questa cifra. La soglia del Cor tier1 al 4,5% era ritenuta sufficiente qualora si fossero usate risorse private. Ora che invece saranno coinvolti anche i bond subordinati, quest’ultimi non saranno più presi in considerazione per calcolare questo coefficiente e quindi la Vigilanza della Bce ha chiesto a Siena di tutelarsi con circa 6,3 miliardi, una cifra che porterebbe lo stesso Cor tier1 all’8% in caso di scenario economico avverso. I restanti 2,5 miliardi per arrivare al totale di 8,8 miliardi sarebbero stati richiesti dalla stessa Vigilanza per il reintegro integrale del capitale dei subordinati. La situazione per Siena, come ha messo in evidenza la stessa Bce nelle due lettere inviate al Tesoro, si è aggravata tra il 30 novembre e il 21 dicembre, quando ha subito “un rapido deterioramento” e la liquidità netta a un mese è scesa da 12,1 a 7,7 miliardi.

I costi per lo Stato e per gli italiani
Servono 8,8 miliardi in tutto e 6,4 miliardi arriveranno dallo Stato mentre i restanti 2,4 saranno recuperati dalla conversione delle obbligazioni subordinate degli investitori istituzionali. Nello specifico, lo Stato spenderà 4,4 miliardi di euro per salire nell’azionariato di Mps, acquistando azioni di nuova emissione, a cui si aggiungono circa 2 miliardi per comprare quelle azioni che fungeranno da ristoro per la clientela retail, cioè i piccoli risparmiatori. Quest’ultimi, circa 40mila, vedranno convertite le loro obbligazioni subordinate in azioni. Il Tesoro acquisterà queste azioni e metterà in campo un meccanismo di compensazione per tutelare i risparmiatori tale per cui alla fine chi deteneva inizialmente obbligazioni subordinate si ritroverà a possedere obbligazioni non subordinate.

La tranquillità del Governo: Le risorse bastano
Fonti dell’esecutivo spiegano che il nuovo fabbisogno non spaventa il Governo per l’esborso che il Tesoro si troverà di fronte. Piena fiducia viene riposta nel fondo, con una dotazione di 20 miliardi di euro, già messo a debito e autorizzato dal Parlamento che serve per le ricapitalizzazioni precauzionali e per le garanzie sulla liquidità di quelle banche che chiederanno un intervento al Tesoro. “Mps è oggettivamente il caso più importante: la nuova cifra per lo Stato è ampiamente sostenibile e non va a intaccare la fattibilità di altri interventi in altre banche qualora venissero richiesti dagli istituti”, spiega una fonte di governo.

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