Non solo elogi per i poliziotti. Critiche per le foto sui social: il questore oscura i loro profili da:L lastampa.it

I due agenti che hanno bloccato e ucciso Anis Amri, l’uomo più ricercato d’Europa dopo l’attentato al mercatino di Berlino, sono Christian Movio, 36 anni e Luca Scatà, 29 anni. Sui loro profili post razzisti e saluti romani

Christian Movio, 36 anni, agente ferito nella sparatoria

A uccidere stanotte nell’hinterland milanese, a Sesto San Giovanni, Anis Amri, l’attentatore di Berlino, sono stati due poliziotti nel corso di un normale controllo dei documenti. La pattuglia era composta dall’agente scelto, Cristian Movio, 36 anni, della provincia di Udine, del commissariato di Sesto San Giovanni e da Luca Scatà, di 29 anni, agente da dieci mesi e in prova da tre nello stesso commissariato, originario di Canicattì Bagni, in provincia di Siracusa. Cristian è rimasto ferito ed è stato operato all’ospedale di Monza dove è stato rimosso il proiettile incluso nella spalla destra. Illeso il collega Scatà

 

IL CONTROLLO DEI DOCUMENTI E LO SCONTRO A FUOCO

Cosa è successo? La pattuglia della polizia è arrivata in piazza Primo maggio, di fronte alla stazione, intorno alle 3 di stanotte per un normale controllo. La situazione è precipitata in pochi istanti. I due agenti hanno chiesto i documenti ad Amri che ha estratto da uno zainetto una pistola calibro 22 e sparato, ferendo alla spalla l’agente Movio. Immediata la reazione dell’agente Scatà che ha risposto al fuoco, uccidendo l’aggressore. Ma non sa ancora di aver ucciso l’uomo più ricercato d’Europa da tre giorni. Le impronte digitali e i tratti somatici hanno confermato l’identità del killer del mercato di Natale.

 

MINISTRO DELL’INTERNO: “GRATI AI DUE POLIZIOTTI”

Grato dell’operato dei due agenti si è detto il ministro dell’Interno, Marco Minniti, nel corso di una conferenza stampa al Viminale: «Noi guardiamo a questi due ragazzi come persone straordinarie, di giovanissima età, che facendo semplicemente il loro dovere hanno reso un servizio straordinario alla comunità. Penso sinceramente di poter interpretare il sentimento del nostro Paese nel dire loro che l’Italia è a loro grata». Ha poi aggiunto: «L’agente Christian Movio è una persona straordinaria, un ragazzo molto motivato. L’ho ringraziato per la professionalità dimostrata insieme al suo collega».

«Gli ho trasmesso la mia gratitudine personale – ha detto Minniti – e gli ho fatto gli auguri di una pronta guarigione. Nei prossimi giorni andrò personalmente ad abbracciarlo. Gli ho anche fatto gli auguri di Buon Natale, dicendogli che grazie a persone come lui gli italiani potranno fare un Natale ancora più felice».

LA FAMIGLIA DELL’AGENTE SCATA’: “HA FATTO IL SUO DOVERE”

«Ringrazio Dio che sia vivo. È un ragazzo coraggioso e ha fatto il suo dovere». A dirlo è stato Giuseppe Scatà, dipendente comunale di Canicattì Bagni, padre di Luca Scatà, l’agente di polizia coinvolto nella sparatoria in cui è rimasto ucciso il tunisino accusato della strage di Berlino. «Luca è forte e determinato e noi ne siamo orgogliosi» ha aggiunto la madre. «È sempre stato forte, maturo, deciso – ha spiegato – Dopo il concorso ha fatto la scuola di Campobasso e a novembre ha fatto il giuramento. Ci siamo andati tutti. La sede di Milano l’ha scelta lui. A febbraio sarà effettivo».

 

LE FOTO SUI SOCIAL CHE IMBARAZZANO I DUE POLIZIOTTI

Ma dopo le lodi e l’inevitabile polemica per la diffusione dei nomi da parte del Viminale, scoppia anche il caso dei profili social dei due poliziotti. I molti sono andati a cercare gli account dei due eroi del giorno, scoprendone alcuni tratti discutibili che non hanno mancato di sollevare nuove polemiche: Movio condivideva su Facebook post di siti razzisti, mentre Scatà pubblicava su Instagram foto di Benito Mussolini e selfie col saluto romano a mano tesa.

 

Il questore di Milano Antonio De Iesu, poco dopo ha reso noto che i profili dei due erano stati oscurati: «abbiamo il dovere di tutelare l’immagine dei nostri agenti, abbiamo detto ai ragazzi di evitare, di non farsi prendere dall’emotività nel loro interesse, è opportuno che non lo facciano, stiamo parlando di una dimensione che non è la criminalità ma il terrorismo internazionale e c’è un problema di prevenzione».

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