Brasile: 11 novembre giornata nazionale di sciopero contro governo golpista da: rifondazione comunista

Continua mobilitazione in brasile contro il governo golpista e le misure neoliberiste. Pubblichiamo circolare del Frente Brasil Popular e  del Frente Povo Sem Medo in vista dello sciopero generale

San Paolo, 3 novembre 2016

Circolare 36/2016: 11 novembre: Giornata nazionale di sciopero

 

Il Frente Brasil Popular e il  Frente Povo Sem Medo (Fronte Popolo Senza Paura) già da alcuni mesi dibatte collettivamente la necessità di uno sciopero nazionale per dimostrare l’indignazione e l’ indisponibilità della classe lavoratrice e dei settori popolari ad accettare il tentativo di riprendersi i diritti popolari di cui è protagonista il governo illegittimo di Michel Temer con l’appoggio di una maggioranza parlamentare di uomini, bianchi, ricchi e conservatori.

In parallelo a questo dibattito le centrali sindacali CUT, CTB e INTERSINDICAL, che fanno parte dei Fronti, hanno cercato di costruire un’ unità di azione più ampia con le altre centrali sindacali per rafforzare la resistenza dei lavoratori alle misure in discussione nel Congresso Nazionale, come la PEC 241 ( che adesso segue l’iter in Senato come PEC 55: proposta di emenda costituzionale che blocca per 20 anni le spese sociali ) e quelle già annunziate dal governo illegittimo, come la Riforma della previdenza e la Riforma del Diritto del Lavoro. Così è stato stabilito l’ 11 novembre come Giornata nazionale di sciopero, appoggiata da sette centrali sindacali.

È anche fondamentale mettere in risalto come importante componente della nostra mobilitazione la lotta degli studenti delle scuole secondarie e delle università che occupano ormai oltre 1000 scuole e 100 università in tutto il Brasile con un vero e proprio sciopero studentesco che deve sommarsi alla mobilitazione dell’11 novembre, respingendo la PEC 55, l’autoritaria riforma dell’insegnamento medio e il medioevale progetto di legge del bavaglio, per difendere invece la scuola pubblica, gratuita e di qualità.

I movimenti e i collettivi di donne, a loro volta, in sintonia con le donne argentine e del mondo intero, hanno organizzato importanti mobilitazioni contro la violenza e in difesa dei diritti delle donne con la parola d’ordine “Non una di meno” e dovranno promuovere iniziative in grado di rafforzare la mobilitazione del giorno 11.

Così i Fronti e i movimenti sociali, i collettivi e le entità che ne fanno parte, chiamano alla mobilitazione l’insieme delle organizzazioni e dei combattenti e delle combattenti sociali impegnati nella lotta in difesa dei diritti e per la fine di questo governo illegittimo e del suo programma di arretramento. Diamo un insieme di indicazione per la preparazione, la mobilitazione e l’azione della Giornata nazionale di sciopero.

 

Attività preparatorie e di mobilitazione

I Fronti, in dialogo con le centrali sindacali, devono organizzare riunioni plenarie statali, regionali o municipali, con l’obiettivo di costruire la mobilitazione unitaria dell’insieme dei movimenti per il giorno 11 novembre; consolidare lo schema e definire le strategie per la paralizzazione.

Le centrali sindacali e/o i Fronti devono preparare materiale abbondante per volantinare nei giorni precedenti la paralizzazione, denunciando gli attacchi ai diritti, informando la popolazione  sulla    paralizzazione  e spiegandone i motivi. .

Riaffermiamo le indicazioni delle centrali sindacali ai sindacati affinché vengano realizzati volantinaggi, riunioni, dibattiti, interviste e assemblee nei luoghi di lavoro denunciando l’agenda di arretramento dei diritti, costruendo la Giornata nazionale di sciopero e comunicando la decisione delle categorie per la paralizzazione dell’11 novembre.

È fondamentale la discussione e la costruzione della paralizzazione in tutti i sindacati, ma in particolare presso quelli del ramo dei trasporti, i cui lavoratori/lavoratrici sono responsabili di rendere possibile l’arrivo della maggioranza dei lavoratori/lavoratrici ai loro luoghi di lavoro.

Le centrali sindacali negli Stati e nelle entità federali e confederali devono anche organizzare la mobilitazione nelle proprie aree di azione, arricchendo lo schema con la lotta contro le iniziative di governi statali e di padroni che danneggino i lavoratori e le lavoratrici. Ad esempio con rateizzazioni di salari, riforme previdenziali statali, terziarizzazione, licenziamenti, adeguamenti al di sotto dell’inflazione ecc.

Dopo l’approvazione della PEC 241 alla Camera dei Deputati ( ora PEC 55 nel Senato Federale) bisogna intensificare l’informazione  attraverso materiali, denuncenpubbliche in luoghi come aeroporti, uffici e abitazioni frequentati da senatori/senatrici che si dichiarano favorevoli al congelamento del bilancio per le politiche pubbliche; possono  essere iniziative importanti prima del giorno di paralizzazione.

Gli studenti devono intensificare e ampliare il numero di scuole e università occupate, allargando la resistenza ed esigendo il ritiro di progetti antidemocratici come la riforma dell’insegnamento medio presentata dal governo e la legge del bavaglio in dibatto alla Camera dei Deputati; obiettivo è sconfiggere le iniziative lesive dell’educazione pubblica, come  il congelamento dell’investimento in educazione per i prossimi vent’anni, preteso dalla PEC 55, investimento già attaccato dalla revisione della legge della condivisione delle entrate del pré-sal approvata dal Congresso.

 

Forme di azione

L’obiettivo del giorno 11 novembre  è paralizzare, il più ampiamente possibile, l’attività produttiva e i servizi, mostrando a coloro che vogliono governare contro il popolo che non è possibile fare ciò senza affrontare molta resistenza e indignazione popolare. Con questo indirizzo in mente i movimenti possono agire in diversi modi:

costituendo comandi locali, per città, quartiere o regione i quali coordino l’azione in ogni località, coinvolgendo sindacati e movimenti sociali;

collegandosi al movimento sindacale nell’organizzazione di picchetti e assemblee all’entrata dei luoghi di lavoro invitando i lavoratori/lavoratrici alla paralizzazione;

organizzando manifestazioni con le proprie basi, in punti strategici e simbolici che mettano in evidenza come l’usurpazione di diritti colpirà i lavoratori: ad esempio presso sedi dell’ INSS (Istituto Nazionale della Sicurezza Sociale), agenzie della Cassa Economica Federale e del Banco do Brasil (le due banche pubbliche che assicurano servizi bancari controllati), sedi dell’INCRA (Istituo Nazionale di Colonizzazione e Riforma Agraria), sedi del Ministero dell’Educazione, della Salute e sedi della Petrobrás (la grande impresa petrolifera pubblica del petrolio sotto assalto di privatizzazione);

ampliando, rafforzando e appoggiando l’occupazione di scuole, istituti e università e mettendo in luce in questa data gli attacchi ai diritti dei lavoratori/lavoratrici dell’educazione e l’importanza dell’unità di studenti, professori altri lavoratori dell’educazione nella lotta in difesa dei diritti;

realizzando occupazioni e blocco di strade e viali in difesa delle politiche pubbliche di salario minimo, abitazione, protezione sociale, riforma agraria e agricoltura famigliare, tutte minacciate dall’emenda costituzionale che congela l’investimento sociale per 20 anni;

realizzando denuncie pubbliche,interviste, comizi e altre iniziative in luoghi pubblici simbolici e identificati con i leaders  del colpo di Stato contro il popolo: parlamentari e governatori che si dichiarano a favore dell’usurpazione di diritti, ministri del governo golpista e ovviamente il presidente illegittimo Michel Temer.

L’unità della sinistra, che ha resistito e mostrato al paese e al mondo che qui si realizzava un colpo di Stato contro la democrazia, affrontando il massacro mediatico e la radicalizzazione conservatrice, adesso deve rinnovarsi nella lotta contro il governo illegittimo e il suo programma neoliberista. Sopprimere i diritti e la democrazia e accrescere il trasferimento di risorse pubbliche al profitto dell’iniziativa privata e del capitale finanziario, distruggendo lo Stato brasiliano e la sovranità nazionale è il loro obiettivo. Non devono passare!

 

Nessun diritto in meno!

Contro la PEC  55 e la riforma della previdenza!

Fuori Temer!

(Traduzione di Teresa Isenburg 9 novembre 2016)

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