Fonte: agenzia direAutore: redazione Turchia, i giornalisti europei pronti alla mobilitazione davanti alle ambasciate contro il bavaglio

I giornalisti di tutto il mondo sono sempre piu’ sotto tiro, con 827 morti negli ultimi 10 anni. Minacciati, incarcerati, ammazzati. Ma la situazione piu’ grave si registra in Turchia. Questo quanto emerso dalla riunione di ieri a Bruxelles del Comitato esecutivo dell’Ifj, l’International Federation of Journalist, la piu’ grande organizzazione di giornalisti al mondo cui aderiscono i sindacati di 130 Paesi.
Scopo dell’incontro, “accendere i riflettori su un fenomeno che colpisce al cuore le democrazie perche’ indebolisce il diritto dei cittadini ad essere informati e per chiedere alle organizzazioni internazionali di agire presso i governi per porre fine all’impunita’”. Questo quanto scrive la Federazione nazionale della Stampa italiana (Fnsi), che ha partecipato all’evento, e che ha anche visto accolte le sue preoccupazioni
sulla Turchia, “in cima alla lista delle emergenze per l’informazione e per le liberta’ e i diritti civili”.”La repressione messa in atto dal governo del Presidente Erdogan – scrive Fnsi sul proprio portale web – all’indomani del fallito golpe di luglio, sta facendo scivolare sempre di piu’ il Paese verso una svolta autoritaria”. Tali timori sono stati accolte in modo “unanime” da tutto il gruppo, che ha inoltre accettato la doppia proposta proveniente dall’Fnsi: da un lato, “promuovere iniziative dei sindacati nazionali in tutti i Paesi”. Dall’altro, si chiede “un incontro con la Commissione europea e il Parlamento Europeo”.

A breve Philippe Leruth, presidente dell’Ifj, individuera’ la data “in cui organizzare sit-in davanti alle sedi diplomatiche della Turchia nei vari Paesi e a programmare, d’intesa con l’Efj, un incontro delle rappresentanze nazionali dei giornalisti con le massime istituzioni europee”.
Non e’ solo la Turchia a “imbavagliare la stampa”. Secondo quanto hanno concluso i membri dell’Ifj – International Federation of Journalist – e’ l’Africa il continente piu’ difficile. Qui, e’ la Somalia a vincere la maglia nera di “posto piu’ pericoloso per esercitare la professione giornalistica”, come ha osservato Omar Faruk Osman, segretario del sindacato dei giornalisti somali.
Situazione “critica” anche in Sud America, “a cominciare dal Venezuela, dove la grave crisi interna si e’ tradotta anche in un bavaglio generalizzato alla stampa, per finire alla Colombia, dove il numero dei giornalisti minacciati, rapiti o ammazzati rimane molto alto”.
Per quanto riguarda l’Asia, “resta critica la situazione in India, Pakistan e in molti Paesi del Sud Est, a cominciare dalla Cina”, come si legge ancora sul portale dell’Fnsi. Infine un cenno anche all’Europa, “dove la Ley mordaza spagnola, le restrizioni e i controlli preventivi messi in atto in Francia dopo la strage di Charlie Hebdo, e il numero crescente di cronisti italiani minacciati o trascinati in tribunale a scopo intimidatorio impongono azioni coordinate e mirate”.
“L’aspetto piu’ grave degli attacchi ai giornalisti e alla liberta’ di stampa in atto in tutto il mondo e’ nella quasi certezza dell’impunita’ per chi se ne rende colpevole”. Per questo e’ stata annunciata la prossima campagna #Endimpunity, le cui parole d’ordine saranno “prevenzione, protezione e repressione”. “Solo in un crimine su dieci commesso contro un giornalista si arriva alla condanna dei colpevoli”, avverte
Debora Seward, direttrice del centro di informazione delle Nazioni Unite per l’Europa occidentale. Il problema tocca in particolare Peru’, India, Palestina, Somalia e Colombia.

Altro meccanismo preoccupante e’ l’autocensura: “il pericolo e’ avvertito ovunque perche’ il fenomeno e’ molto diffuso. Occorre attivarsi per far si’ che i governi proteggano la liberta’ di stampa e il dovere dei giornalisti di informare l’opinione pubblica”. L’Fnsi fa suo l’impegno a favorire “la cancellazione dal codice penale del carcere per i giornalisti, per sanzionare duramente chi si rende protagonista di richieste di risarcimento e di querele temerarie e per tutelare i cronisti minacciati”. Di questo ha discusso il presidente Giuseppe Giulietti durante il recente incontro con il ministro della Giustizia, Andrea Orlando.

Advertisements
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: