USA presidente Donald Trump vi proponiamo l’articolo di Micheal Moore che aveva fatto una analisi sui motivi perchè avrebbe vinto

5 motivi per cui Donald Trump vincerà

Pubblicato: 24/07/2016 20:03 CEST Aggiornato: 08/11/2016 10:02 CET
MOORE

Amici,

Mi dispiace dover essere ambasciatore di cattive notizie, ma sono stato chiaro l’estate scorsa quando vi ho detto che Donald Trump sarebbe stato il candidato repubblicano alla presidenza. Ed ora vi porto notizie ancora più terribili e sconfortanti: Donald J. Trump vincerà a Novembre. Questo miserabile, ignorante, pericoloso pagliaccio part-time, e sociopatico a tempo pieno, sarà il nostro prossimo presidente. Presidente Trump. Forza, pronuciate queste parole perché le ripeterete per i prossimi quattro anni: “PRESIDENTE TRUMP”.

In vita mia non ho mai desiderato così tanto essere smentito.

Posso vedervi adesso. State scuotendo la testa convinti: “No, Mike, non succederà”. Purtroppo, state vivendo in una campana di vetro dotata di camera dell’eco, dove voi ed i vostri amici siete convinti che gli Americani non eleggeranno un idiota come presidente. Passate dall’essere scioccati al ridere di lui per il suo ultimo commento folle o per la sua presa di posizione narcisistica su qualsivoglia questione, come se tutto girasse intorno a lui. Poi ascoltate Hillary e osservate il nostro primo presidente donna, qualcuno che il mondo rispetta, una persona estremamente intelligente che si preoccupa dei nostri ragazzi, che porterà avanti il lascito di Obama perché è questo che vogliono gli Americani! Per altri quattro anni!

Dovete uscire da quella campana, adesso. Dovete smetterla di vivere nella negazione e guardare in faccia una verità che sapete essere profondamente attuale. Cercate di consolarvi con i numeri “il 77% dell’elettorato è composto da donne, persone di colore, giovani adulti sotto i 35 e Trump non otterrà la loro maggioranza”, o con la logica “le persone non voteranno per un buffone o contro i loro interessi”: è il modo in cui il cervello cerca di proteggervi dal trauma. Come quando sentite un rumore molto forte in strada e pensate “Oh, è appena scoppiata una ruota” oppure “Chi sta giocando con i petardi?” perché non volete pensare che c’è appena stata una sparatoria. È lo stesso motivo per cui tutte le notizie iniziali e i testimoni oculari dell’undici settembre dicevano “un piccolo areo si è accidentalmente schiantato contro le Torri Gemelle”. Vogliamo (ne abbiamo bisogno) sperare per il meglio perché, sinceramente, la vita è già uno schifo ed è piuttosto dura tirare avanti stipendio dopo stipendio. Non possiamo sopportare altre cattive notizie. Quindi la nostra mente attiva “un’impostazione predefinita” quando qualcosa di spaventoso accade davvero.

Le prime persone falciate da quel camion, a Nizza, hanno passato i loro ultimi momenti sulla terra a fare cenni al conducente, perché pensavano avesse semplicemente perso il controllo del veicolo. Cercavano di dirgli che aveva oltrepassato le recinzione: “Attento”, gridavano. “C’è gente sul marciapiede”.

Beh, amici, questo non è un incidente. Sta succedendo. E se pensate che Hillary Clinton batterà Trump con i fatti, l’intelligenza e la logica, be’ vi siete persi l’ultimo anno: con 56 primarie e caucus, 16 candidati Repubblicani le hanno provate tutte per fermare Trump ma niente è servito ad arrestare la sua furia devastante. Ad oggi, allo stato attuale, credo che succederà davvero e, per poter affrontare la cosa, ho bisogno che prima ne prendiate coscienza e poi, forse, potremo trovare un modo per uscire dal caos in cui siamo finiti.

Non fraintendetemi. Nutro grandi speranze per il mio paese. Le cose sono migliorate. La sinistra ha vinto la guerra culturale. I gay e le lesbiche possono sposarsi. La maggioranza degli americani ora adotta posizioni liberali in quasi tutti i quesiti elettorali. Paga uguale per le donne. Legalizzazione dell’aborto. Leggi più severe in materia ambientale. Più controllo sulle armi. Legalizzazione della marijuana. Un enorme cambiamento ha avuto luogo: chiedete ai socialisti, che hanno conquistato 22 paesi quest’anno. E per me non c’è alcun dubbio: se le persone potessero votare dal loro divano, con le loro X-box o Playstation, la vittoria di Hillary sarebbe schiacciante.

Ma non funziona così in America. Le persone devono uscire di casa e fare la fila per votare. E se vivono nei quartieri poveri, neri o ispanici, troveranno una fila più lunga e, perdipiù, si sta facendo di tutto per impedire loro di votare. Nella maggior parte delle elezioni è difficile raggiungere il 50% dell’affluenza ai seggi. E qui sta il problema in vista del prossimo novembre: chi avrà gli elettori più motivati, più convinti, alle urne? Conoscete già la risposta a questa domanda. Chi è il candidato con i sostenitori più rabbiosi? Quali fan impazziti si sveglieranno alle cinque del mattino il giorno delle elezioni, incitando le persone per tutto il giorno finché l’ultimo seggio elettorale non sarà chiuso ed assicurandosi che tutti i Tom, i Dick e gli Harry avranno espresso il loro voto? Già, proprio così. È questo l’estremo pericolo che stiamo correndo. E non ingannatevi: non serviranno i convincenti spot di Hillary, o le sconfitte subite da Trump nei dibattiti, né gli ultraliberali che sottragono voti a Trump a fermare la sua corsa.

Ecco i cinque motivi per cui Trump vincerà:

1. La “matematica” del Midwest. Ovvero, benvenuti nella Brexit della Rust Belt. Credo che Trump concentrerà buona parte della sua attenzione sui quattro stati blu della cosiddetta “Rust Belt” a nord dei Grandi Laghi: Michigan, Ohio, Pennsylvania e Wisconsin. Quattro stati tradizionalmente democratici che hanno eletto governatori repubblicani dal 2010 (solo la Pessylvania, adesso, ha finalmente eletto un democratico). In Michigan, alle primarie di Marzo, sono stati di più i voti per i Repubblicani (1,32 milioni), rispetto a quelli riservati ai Democratici (1,19 milioni). Trump è avanti ad Hillary negli ultimi sondaggi in Pennsylvania mentre ha pareggiato in Ohio. Pareggiato? Come può la corsa essere così ravvicinata dopo tutto quello che Trump ha detto e fatto? Be’ forse perché ha detto (correttamente) che il sostegno dei Clinton al NAFTA ha contribuito a distruggere gli stati industriali dell’Upper Midwest.

Trump colpirà Clinton su questo punto e sul supporto che Hillary ha accordato al TPP e ad altre politiche commerciali che hanno sontuosamente fottuto gli abitanti di questi 4 stati. Durante le primarie in Michigan Trump, all’ombra di una fabbrica Ford, ha minacciato l’azienda che se, avesse portato avanti il piano di chiudere la fabbrica e trasferirla in Messico, lui avrebbe applicato una tariffa del 35% su ogni vettura fabbricata in Messico e rispedita agli Stati Uniti. È stata musica per le orecchie degli operai del Michigan. Inoltre, quando Trump ha minacciato i vertici della Apple che li avrebbe costretti a fermare la produzione di iPhone in China, per trasferirla esclusivamente in America, be’ i cuori sono andati in estasi e Donald ne è uscito trionfante, una vittoria che sarebbe dovuta andare al governatore vicino, John Kasich.

Da Green Bay a Pittsburgh, questa America, amici miei , è come il centro dell’Inghilterra: al verde, depresso, in difficoltà, le ciminiere che punteggiano la campagna con la carcassa di quella che chiamiamo Middle Class. Lavoratori arrabbiati, amareggiati, ingannati dall’effetto a cascata di Reagan ed abbandonati dai Democratici che ancora cercano di predicare bene ma, in realtà, non vedono l’ora di flirtare con un lobbista della Goldman Sachs che firmerà un gran bell’assegno prima di uscire dalla stanza. Quello che è successo nel Regno Unito con la Brexit succederà anche qui. Elmer Gantry rivive nelle vesti di Boris Johnson e dice qualunque cazzata riesca ad inventarsi per convincere le masse che questa è loro occasione! L’occasione per opporsi a tutti loro, quelli che hanno distrutto il loro Sogno Americano! E ora l’Outsider, Donald Trump, è arrivato a dare una ripulita. Non dovete essere d’accordo con lui! Non deve nemmeno piacervi! È la vostra Molotov personale da lanciare ai bastardi che vi hanno fatto questo! Mandate un messaggio ! TRUMP è il vostro messaggero!

Ed ecco che arriva la matematica. Nel 2012, Mitt Romney è stato sconfitto per 64 voti. Sommate i voti espressi da Michigan, Ohio, Pennsylvania e Wisconsin. Fa 64. Tutto quello che Trump deve fare per vincere è conquistare il supporto degli stati tradizionalmente rossi dall’Idaho alla Georgia (che non voteranno mai per la Clinton), poi avrà soltanto bisogno dei quattro stati della Rust Belt. Non ha bisogno della Florida, non ha bisogno del Colorado o della Virginia. Solo Michigan, Ohio, Pennsylvania e Wisconsin. E questo lo farà arrivare in cima. Ecco cosa succederà a Novembre.

2. L’ultimo baluardo del furioso uomo bianco. La nostra era patriarcale, durata 240 anni, sta arrivando alla fine. Una donna sta per prendere il sopravvento! Com’è successo? Sotto i nostri occhi. Ci sono stati segnali d’allarme, ma li abbiamo ignorati. Nixon, il traditore, che ci ha imposto il Titolo IX, legge che stabilisce pari opportunità nei programmi scolastici sportivi. Poi hanno lasciato che le donne guidassero jet commerciali. Prima che ce ne rendissimo conto, Beyoncé prendeva d’assalto il campo del Super Bowl (il nostro gioco) con un esercito di Donne nere, col pugno alzato, a dichiarare che la nostra supremazia è finita. Ah, l’umanità.

Questa era una rapida sbirciatina nella mente dell’Uomo Bianco, specie in via di estinzione. C’è la sensazione che il potere gli sia scivolato dalle mani, che il suo modus agendi non sia più seguito. Questo mostro, la “Feminazi”, quella che Trump ha definito una “cosa debordante sangue dagli occhi e non solo” ci ha sconfitti. Ed ora dopo aver sopportato per otto anni un uomo nero che ci diceva cosa fare, dovremmo rilassarci e prepararci ad accogliere i prossimi otto anni con una donna a farla da padrone? Dopodiché, per i successivi otto anni ci sarà un gay alla Casa Bianca! Poi toccherà ai transgender! Vedete che piega abbiamo preso. Finiremo col riconoscere i diritti umani anche agli animali ed un fottuto criceto guiderà il paese. Tutto questo deve finire.

3. Il problema Hillary. Possiamo parlare onestamente, almeno tra noi? E prima di farlo, lasciate che lo dica, mi piace davvero Hillary e credo che le sia stata attribuita una cattiva reputazione che non merita. Ma dopo il voto per la guerra in Iraq, ho promesso che non avrei mai votato per lei un’alra volta. Fino ad oggi, non sono venuto meno alla promessa. Ma, per impedire ad un protofascista di diventare il nostro “comandante supremo” infrangerò la promessa. Putroppo, credo che la Clinton troverà il modo di coinvolgerci in una qualche azione militare. È un falco, alla destra di Obama. Ma il dito da psicopatico di Trump è pronto a premere Il Bottone. Questo è quanto.

Accettiamo la realtà dei fatti: il nostro problema principale non è Trump, è Hillary. È incredibilmente impopolare: quasi il 70% degli eletteori pensa che sia disonesta e inaffidabile. Rappresentante della vecchia politica, che non crede a niente se non alle cose utili a farsi eleggere. Ecco perché il momento prima si oppone al matrimonio gay e quello dopo ne celebra uno. Tra i suoi principali detrattori ci sono le giovani donne: questo deve far male condiderando i sacrifici e le battaglie che Hillary, e altre donne della sua generazione, hanno sopportato per far sì che le esponenti di questa nuova generazione non fossero più costrette a sentire le Barbara Bush del mondo dire loro di chiudere il becco e andare a sfornare biscotti. Ma i ragazzi non la amano, e non passa giorno senza che un millennial non mi dica che non voterà per lei. Nessun democratico, e di certo nessun indipendente, si sveglierà l’8 Novembre e vorrà precipitarsi a votare per Hillary, come invece hanno fatto il giorno dell’elelezione di Obama o quando Bernie ha corso per le primarie. Non c’è entusiasmo. Dal momento che questa elezione si riduce ad una cosa sola (chi tira più persone fuori di casa e le conduce ai seggi), Trump adesso è in testa.

4. “Il voto depresso” degli elettori di Sanders. Smettetela di preoccuparvi che i sostenitori di Bernie non voteranno per la Clinton. Voteremo per lei. I sondaggi già mostrano che ci saranno più elettori di Sanders pronti a votare Clinton quest’anno, rispetto al numero degli elettori di Hillary alle primarie del 2008, che allora votarono per Obama. Non è questo il problema. L’allarme dovrebbe scattare perché quando il sostenitore medio di Bernie si recherà alle urne quel giorno per votare, seppur con riluttanza, per Hillary, esprimerà il cosiddetto “voto depresso”: significa che l’elettore non porta con sé a votare altre 5 persone. Non svolge attività di volontariato nel mese precedente alle elezioni. Non parla in toni entusiastici quando gli/le chiedono perché voterà per Hillary. Un elettore depresso. Perché, quando sei giovane, la tua tollerenza verso gli ipocriti e le stronzate è pari a zero. Ritornando all’era Clinton/Bush, per loro è come dover improvvisamente pagare per la musica, o usare MySpace o portarsi in giro uno di quei cellulari giganteschi.

Non voteranno per Trump, qualcuno voterà il terzo partito, molti se ne staranno a casa. Hillary Clinton dovrà fare qualcosa per fornire loro una valida ragione per sostenerela: e scegliere un ragazzo bianco, moderato, insipido e centrista come candidato alla vicepresidenza non è proprio la mossa vincente per dire ai millennial che il loro voto è importate. Avere due donne come candidate, quella sarebbe stata un’idea entusiasmante. Ma Hillary ha avuto paura e ha deciso di andare sul sicuro. E questo è solo uno degli esempi del modo in cui si sta alienando il favore dei più giovani.

5. L’effetto Jesse Ventura. Per non ignorare la capacità dell’elettorato di essere malizioso e non sottovalutare il fatto che milioni di elettori si considerano “ribelli segreti” una volta chiusa la tenda e rimasti soli nella cabina elettorale. È uno dei pochi luoghi della società dove non ci sono telecamere di sicurezza, nessun registratore, non ci sono coniugi, bambini, capi, poliziotti, non c’è neanche un limite di tempo. Puoi prenderti tutto il tempo che vuoi lì dentro e nessuno può farti nulla. Puoi premere il bottone e votare una linea di partito, oppure scrivere Mickey Mouse e Donald Duck. Non ci sono regole. E per questo, e per la rabbia che molti sentono verso un sistema politico corrotto, milioni di persone voteranno per Trump: non perché siano d’accordo con lui, non perché ne adorino il fanatismo e l’ego, ma solo perché possono farlo.

Solo perché manderebbe tutto all’aria e farebbe arrabbiare mamma e papà. Un po’ come quando osservi le cascate del Niagara e ti chiedi, per un attimo, come sarebbe oltrepassare quel limite. A tantissime persone piacerebbe interpretare il ruolo del burattinaio e “gettarsi nel vuoto” per Trump, solo per vedere cosa potrebbe succedere. Ricordate quando, negli anni ’90, gli abitanti del Minnesota hanno eletto come governatore un wrestler professionista? Non l’hanno fatto perché sono stupidi, né perché pensavano che Jesse Ventura fosse un grande statista o un fine intellettuale politico. Lo hanno fatto solo perché potevano.

Il Minnesota è uno degli stati più intelligenti del paese. È anche pieno di persone con un senso dell’umorismo un po’ tetro: votare per Ventura era il loro scherzo ad un sistema politico malato. La stessa cosa succederà con Trump.

Mentre tornavo in albergo, dopo aver partecipato allo speciale di Bill Maher sulla Convention repubblicana andata in onda sulla HBO, sono stato fermato da un uomo. “Mike”, ha detto. “Dobbiamo votare per Trump. Dobbiamo stravolgere un po’ le cose”. Ed è finita lì. Per lui quella motivazione era sufficiente. “Stravolgere le cose”. Il Presidente Trump lo farebbe sul serio. E ad una buona fetta dell’elettorato piacerebbe tanto sedere in tribuna e godersi il reality show.

(La settimana prossima posterò i miei pensieri sul “Tallone d’Achille” di Trump e su come ritengo possa essere sconfitto).

Il vostro

Michael Moore.

Questo post è apparso per la prima volta su Huffington Post Usa ed è stato tradotto dall’inglese da Milena Sanfilippo

Fonte: agenzia direAutore: redazione Turchia, i giornalisti europei pronti alla mobilitazione davanti alle ambasciate contro il bavaglio

I giornalisti di tutto il mondo sono sempre piu’ sotto tiro, con 827 morti negli ultimi 10 anni. Minacciati, incarcerati, ammazzati. Ma la situazione piu’ grave si registra in Turchia. Questo quanto emerso dalla riunione di ieri a Bruxelles del Comitato esecutivo dell’Ifj, l’International Federation of Journalist, la piu’ grande organizzazione di giornalisti al mondo cui aderiscono i sindacati di 130 Paesi.
Scopo dell’incontro, “accendere i riflettori su un fenomeno che colpisce al cuore le democrazie perche’ indebolisce il diritto dei cittadini ad essere informati e per chiedere alle organizzazioni internazionali di agire presso i governi per porre fine all’impunita’”. Questo quanto scrive la Federazione nazionale della Stampa italiana (Fnsi), che ha partecipato all’evento, e che ha anche visto accolte le sue preoccupazioni
sulla Turchia, “in cima alla lista delle emergenze per l’informazione e per le liberta’ e i diritti civili”.”La repressione messa in atto dal governo del Presidente Erdogan – scrive Fnsi sul proprio portale web – all’indomani del fallito golpe di luglio, sta facendo scivolare sempre di piu’ il Paese verso una svolta autoritaria”. Tali timori sono stati accolte in modo “unanime” da tutto il gruppo, che ha inoltre accettato la doppia proposta proveniente dall’Fnsi: da un lato, “promuovere iniziative dei sindacati nazionali in tutti i Paesi”. Dall’altro, si chiede “un incontro con la Commissione europea e il Parlamento Europeo”.

A breve Philippe Leruth, presidente dell’Ifj, individuera’ la data “in cui organizzare sit-in davanti alle sedi diplomatiche della Turchia nei vari Paesi e a programmare, d’intesa con l’Efj, un incontro delle rappresentanze nazionali dei giornalisti con le massime istituzioni europee”.
Non e’ solo la Turchia a “imbavagliare la stampa”. Secondo quanto hanno concluso i membri dell’Ifj – International Federation of Journalist – e’ l’Africa il continente piu’ difficile. Qui, e’ la Somalia a vincere la maglia nera di “posto piu’ pericoloso per esercitare la professione giornalistica”, come ha osservato Omar Faruk Osman, segretario del sindacato dei giornalisti somali.
Situazione “critica” anche in Sud America, “a cominciare dal Venezuela, dove la grave crisi interna si e’ tradotta anche in un bavaglio generalizzato alla stampa, per finire alla Colombia, dove il numero dei giornalisti minacciati, rapiti o ammazzati rimane molto alto”.
Per quanto riguarda l’Asia, “resta critica la situazione in India, Pakistan e in molti Paesi del Sud Est, a cominciare dalla Cina”, come si legge ancora sul portale dell’Fnsi. Infine un cenno anche all’Europa, “dove la Ley mordaza spagnola, le restrizioni e i controlli preventivi messi in atto in Francia dopo la strage di Charlie Hebdo, e il numero crescente di cronisti italiani minacciati o trascinati in tribunale a scopo intimidatorio impongono azioni coordinate e mirate”.
“L’aspetto piu’ grave degli attacchi ai giornalisti e alla liberta’ di stampa in atto in tutto il mondo e’ nella quasi certezza dell’impunita’ per chi se ne rende colpevole”. Per questo e’ stata annunciata la prossima campagna #Endimpunity, le cui parole d’ordine saranno “prevenzione, protezione e repressione”. “Solo in un crimine su dieci commesso contro un giornalista si arriva alla condanna dei colpevoli”, avverte
Debora Seward, direttrice del centro di informazione delle Nazioni Unite per l’Europa occidentale. Il problema tocca in particolare Peru’, India, Palestina, Somalia e Colombia.

Altro meccanismo preoccupante e’ l’autocensura: “il pericolo e’ avvertito ovunque perche’ il fenomeno e’ molto diffuso. Occorre attivarsi per far si’ che i governi proteggano la liberta’ di stampa e il dovere dei giornalisti di informare l’opinione pubblica”. L’Fnsi fa suo l’impegno a favorire “la cancellazione dal codice penale del carcere per i giornalisti, per sanzionare duramente chi si rende protagonista di richieste di risarcimento e di querele temerarie e per tutelare i cronisti minacciati”. Di questo ha discusso il presidente Giuseppe Giulietti durante il recente incontro con il ministro della Giustizia, Andrea Orlando.

anpinews n. 222

Dall’8 al 12 novembre il Presidente nazionale ANPI in 4 iniziative sul NO alla Riforma costituzionale

 

 

ARGOMENTI

 

Notazioni del Presidente Nazionale ANPI, Carlo Smuraglia:

 

Una nuova dittatura?

 

  Il referendum e le alleanze

 

Conservatori i sostenitori del NO?anpinews-n-222

newsletter da: micromega.net

Come quella di Berlusconi”
intervista a Armando Spataro di Giacomo Russo Spena
Dopo le barricate per bloccare la riforma del 2006, il noto magistrato è attivo ora nella campagna per il NO e invita tutti a leggere la riforma confrontandola con l’attuale Costituzione: “Chi ha realmente a cuore il bilanciamento costituzionale dei poteri dello Stato, allora, comprenderà le ragioni di un impegno per opporsi alla demolizione di principi e valori irrinunciabili per la nostra storia, per la tutela piena dei diritti dei cittadini e per ogni democrazia”.

Referendum, menzogna contro democrazia di Lorenza Carlassare
Le ragioni del “no” sono persino troppe. Una forte mobilitazione è indispensabile per opporsi a una riforma costituzionale costruita sul falso e sull’inganno – a cominciare dagli obiettivi dichiarati: fine del bicameralismo paritario e iter legislativo semplificato – che cela la sua reale sostanza, antidemocratica e illiberale, con trucchi miserabili.

Lettera a mia figlia elettrice sul perché voterò No di Arturo Primavera
Questa riforma è un vero e proprio passo indietro della democrazia, perché l’esercizio del potere verrà di nuovo concentrato in pochi, anziché maggiormente diffuso tra i molti. E alle poche e chiare parole utilizzate dai Costituenti, si sostituisce una cascata di articoli, di norme, commi, rimandi, di estrema farraginosità e complessità.DON FARINELLA Referendum: il vero interesse di Renzi
MANTELLO
 Il SÌ delle falsità, il NO delle verità
CREMASCHI Il SI può vincere solo giocando sporco e lo sta facendo ARTICOLIRenzi, fenomenologia di un imbonitore di Matteo Pucciarelli
Provinciale, spregiudicato, cinico, carrierista. “Alla fin fine, Renzi (…) assume i tratti fisiognomici dell’arrampicatore sociale”. L’ultimo libro di Pierfranco Pellizzetti ci aiuta a capire “chi è realmente e a che cosa effettivamente mira il tentativo del quale si sta facendo promotore” l’attuale presidente del Consiglio.
CORNAGLIA Matteo, stai sereno

Tina e Maria Elena. Le due Italie al femminile di Angelo d’Orsi
È difficile immaginare due icone contrapposte come queste due donne in politica: sostanza contro apparenza, rigore e cultura contro chiacchiera. Tina Anselmi ha rappresentato al meglio una politica autentica, eticamente fondata, che ci ha portato in dote, con i valori resistenziali, i princìpi fondamentali dello Stato di diritto. Mentre Maria Elena Boschi (figura simbolo del “cambiamento” renziano) lavora in senso uguale e contrario: trasformare la Repubblica da democratica a oligarchica.Arte / Jean Arp, il pescatore di perle di Mariasole Garacci
Una mostra alle Terme di Diocleziano celebra uno tra i maggiori protagonisti della storia dell’arte del XX secolo, esponente del movimento Dada di cui ricorre quest’anno il centenario della fondazione nel 1916.Il suicidio del Psoe sancisce la morte della socialdemocrazia di Steven Forti e Giacomo Russo Spena
Dopo un anno di impasse, e grazie al sostegno dei socialisti, il conservatore Rajoy è stato rieletto premier. Il Psoe – ora a rischio pasokizzazione – ha seguito la linea degli altri partiti gemelli in Europa: abbracciare l’austerity e le larghe intese. All’opposizione resta soltanto Podemos che spera di cavalcare il malcontento.Colombia, dalla guerra alla democrazia? di Emanuele Profumi
Un saggio di Emanuele Profumi ricostruisce la storia di una nazione in guerra da oltre cinquant’anni, e cerca di capire quali siano oggi le reali possibilità per la pace, sfatando i luoghi comuni che la dipingono come il Paese della cocaina o di Pablo Escobar. Ne anticipiamo l’introduzione.A Rio addio laicità: ecco il sindaco evangelico e fondamentalista di Giacomo Russo Spena
Marcelo Crivella, 59 anni, pastore pentecostale e vescovo della Chiesa Universale del Regno di Dio, è il nuovo primo cittadino della città carioca. Difensore della teoria creazionista ed ultraconservatore, parla tranquillamente di teocrazia per il Brasile. A rischio i diritti civili e la secolarizzazione.Le barricate caserecce di Gorino e gli imprenditori politici del razzismo di Annamaria Rivera
Il caso Gorino illustra in modo esemplare come il razzismo popolare sia, in fondo, rancore socializzato: il risentimento per la crisi economica, sociale, identitaria è indirizzato verso capri espiatori, grazie all’opera svolta dai media e dalla politica istituzionale.    BLOGROSSELLA GUADAGNINI – Referendum e tv: par condicio rispettata nella forma non nella sostanza
C’era una volta la regola aurea del 30 per cento: un terzo al governo, un altro alla maggioranza e il rimanente terzo alla minoranza. Bei tempi? Così si direbbe, visto che oggi -a …LORENZO DEL SAVIO E MATTEO MAMELI – Come e perché abbattere le barricate anti-migrazione
Gli abitanti di alcuni paesi italiani si sono opposti all’arrivo di migranti nelle strutture presenti sul loro territorio. È successo altre volte, e non solo in Italia, ma alcuni c…FULVIO SCAGLIONE – Se l’informazione indossa l’elmetto
Non siamo in guerra, per fortuna. Tuttavia siamo in una guerra. Le potenze, e i Paesi che aspirano a diventarlo o non riescono a dimenticare di esserlo stati, si combattono in Siri…CARLO CORNAGLIA – Il bello addormentato nei Boschi
Mentre la battaglia infuria sui casin che Maria Etruria farà con la sua riforma, mentre canta Nessun dorma il toscan tristo messere che vuol sempre più potere, mentre Giorgio Re il…SABINA AMBROGI – Prostituzione minorile dei parioli: la “madre snaturata” e il trionfo del patriarcato
Sei anni per la madre di una delle due ragazze minorenni comprate da uomini maturi nell’appartamento dei Parioli. È la “mamma”, che si iscrive nella categoria tutta italiana e semp…PIERFRANCO PELLIZZETTI – Infrastrutture-gate, corruttori, burocrazie infedeli
L’arresto di Giampiero De Michelis, detto “il Mostro”, e di Domenico Gallo, vulgo “il Diavolo”, rispettivamente il direttore dei lavori e il costruttore in odore di ‘ndrangheta fin…CINZIA SCIUTO – Salvini, le unioni civili e lo Stato di diritto
C’è una legge dello Stato – dunque una norma universale, non applicabile arbitrariamente – che sta mettendo in crisi un partito. La legge in questione è quella sulle unioni civili …ALESSANDRO ROBECCHI – Altro che “cha cha cha”, la segretaria di Caprotti sta ballando il mambo
Ma chi se lo ricorda più Michelino, alias Michele Gramazio, il cantante che nel 1960 conquistava il mondo con il Cha cha cha della segretaria, hit planetario cantato in spagnolo e …IN EDICOLA MICROMEGA 7/2016

newsletter | 7 novembre 2016 | micromega.net