L’ANPI Catania vota NO al Referendum contro le modifiche costituzionali del Senato

Piero Calamandrei
“Dietro ogni articolo della Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa Carta.”
L’ANPI Catania vota NO al Referendum contro le modifiche costituzionali del Senato il 4 Dicembrevota-no

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Pd Belpasso dal coordinatore del circolo Belpasso

Ringraziando sentitamente la Redazione di Live Sicilia per l’attenzione giornalistica che sta mostrando per questa vicenda, desidero intervenire per sottolineare alcuni aspetti e ristabilire la verità su altri, da molto tempo mistificati interessatamente.

1) LA SPACCATURA NEL CIRCOLO.
Non esiste in quanto da una parte, in perfetta solitudine, c’è da tempo una consigliera comunale (iscrittasi al Pd on line e che non ha MAI frequentato il Circolo) e il suo datore di lavoro: un farmacista noto per aver acquistato due anni fa 111 tessere del Partito pagandole dal conto dell’azienda di famiglia.

2) LE PRESUNTE RIFLESSIONI PERSONALISTICHE DEL COORDINATORE.
A parte il fatto, ovviamente non trascurabile, che la sopracitata consigliera produsse un ricorso respinto dal Comitato Provinciale dei Garanti, non s’è mai vista una minoranza prevalere sulla maggioranza, come vorrebbe far intendere la consigliera stessa dimostrando qualche carenza sui fondamentali. Infatti non è così e di personalistico non c’è nulla. Il Circolo si riunisce regolarmente (lo farà anche stasera) ma non ha MAI avuto il piacere di vedere una sola volta la presenza di questa consigliera, la cui azione nel Municipio di Belpasso risponde notoriamente, quella si, a posizioni personali.

3) LE PRESUNTE ANTIPATIE NEI CONFRONTI DEL SINDACO DI BELPASSO.
Non esistono tant’è che di fronte ad atti ufficiali (lettere di volontà ad incontrarsi protocollate al comune e depositate da oltre due anni alla stessa Unione Provinciale) dal sindaco c’è sempre stata una chiusura a riccio e poi la politica non si fa con le antipatie personali, ma nemmeno con le simpatie, come forse qualcuno non ha ancora ben compreso. Tantomeno con accordi oscuri e di altro tipo. Si tratta forse di supposizioni? Allora parliamone. Abbiamo chiesto un incontro a Catania per sgomberare il campo da ogni malinteso ed espresso la disponibilità ad incontrare lo stesso sindaco, benché non faccia parte del Pd, come ribadito dall’interessato.

4) LA LINEA POLITICA.
E’ stabilita da tre fatti. Il primo è che il Pd ha perso le elezioni contro il sindaco di Belpasso. La stessa consigliera prima citata era candidata nella lista de Il Megafono che sosteneva un altro candidato sindaco. Il secondo è che è stata sancita dalla Mozione Congressuale sulla base della quale sono stato eletto Coordinatore del Circolo. Il terzo è che questo sindaco (che è già al comune da oltre 14 anni) purtroppo è un pessimo amministratore, perché lo dicono i numeri. Nel primo anno e mezzo di mandato ha aumentato di oltre 9 milioni di euro le spesa del comune, non per investimenti, ma bruciandola nella spesa corrente. Il Disavanzo è cresciuto a 6,5 milioni ed è stato spalmato nei prossimi 30 esercizi. In cassa non c’è un centesimo e si va avanti a forza di anticipi di tesoreria, arrivati alla cifra monstre di 12 milioni di euro (tutto scritto nero su bianco negli atti del bilancio). Ci sono pagamenti arretrati di anni ai fornitori (ma non a tutti…) e alcune previsioni di bilancio sono, per usare un eufemismo, azzardate. Infatti è stato previsto di incassare nel triennio 2016-2018 ben 7,2 milioni dal recupero dell’evasione tributaria, di cui 2,4 nel corrente anno, a fronte dell’ultimo dato consolidato noto (del 2014) che certifica il recupero di soli 156.000 euro. E ancora, dopo appena 15 giorni dall’approvazione del bilancio, la giunta ha fatto una variazione in entrata di oltre 3 milioni di euro, basata su elementi misteriosi. Con il Fondo di Riserva vengono finanziate sagre, incarichi a progettisti e perfino la manutenzione ordinaria delle strade. E si potrebbe dire tanto altro, ma il quadro è chiaro: il comune è stato portato al default!

5) IL SINDACO DI BELPASSO E IL PD.
Come già detto, nessuno ha mai avuto preconcetti al confronto, ma per parlare bisogna essere almeno in due e ribadisco di essere disponibile sempre e anche adesso. Sfugge quale sia stato il momento in cui il sindaco ha cambiato idea sui Partiti e sul Pd in particolare, ma su questo elemento ci rimettiamo alle decisioni degli Organismi deputati. Ad ognuno il suo mestiere, il Circolo di Belpasso fa il suo. Altra cosa è quella di chi, nel mentre dice di compiere un percorso di avvicinamento ad un Partito, pretende che l’articolazione locale di quel Partito debba mutare il giudizio negativo di merito che esprime sulla sua azione amministrativa. Finora non si era mai visto nulla del genere, per via dell’insita assurdità.

5) CONCLUSIONI.
La consigliera e il suo datore di lavoro non si sono mai rassegnati al fatto di essere minoranza nel Partito e così le hanno sempre tentate tutte per rovesciare il tavolo. Purtroppo ogni tanto riescono ad attirare qualcuno nell’inganno. Ma quello è un altro film, che attiene a questa stagione di debolezza dei Partiti e all’affievolirsi della perdita dei valori storici, a cominciare da quello della militanza e del rispetto per gli Organismi dirigenti. Siamo forse “passati” se ancora ci ostiniamo ad ossequiare le regole di Partito e i valori? Se facciamo un tesseramento al Circolo che più trasparente non potrebbe essere e abbiamo stoppato la pratica di comprare pacchetti di tessere? Se abbiamo rispetto dei militanti? Se abbiamo rispetto di chi ci rappresenta alla Segreteria Provinciale e agli altri livelli superiori? Non credo, ma se qualcuno lo pensa dovrebbe agire dimostrando di voler mettere in campo altri valori, forse più moderni che non vedo, ma non disvalori vecchissimi quali le trame sulle quali, quando il tempo che è galantuomo si incaricherà di fare luce, se ne potrebbero vedere delle belle e non per tutti sarebbe un bel vedere.

Nunzio Distefano
Coordinatore del Circolo Pd di Belpasso

Autore: fabrizio salvatori Mass media & referendum, “Renzi sgomita e tira colpi bassi. E si vede!”. I dati dell’Osservatorio Tv del Comitato per il No. Intanto, la Fiom programma “una settimana di mobilitazione straordinaria” da: controlacrisi.org

Una “settimana di mobilitazione straordinaria a ridosso del voto” a sostegno delle ragioni del no al referendum costituzionale. È la proposta lanciata dal segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, al comitato centrale. In quei giorni, sottolinea, andranno organizzati “volantinaggi, assemblee con i lavoratori ma anche iniziative fuori dai luoghi di lavoro”. La Fiom, quindi, sembra avere tutta l’aria di puntare molto sulla vittoria del No, a differenza dell’appoggio algido da parte della Cgil.

Intanto si è svolta questa mattina alla Camera dei Deputati la conferenza stampa del Comitato per il No che ha presentato l’Osservatorio TV con il quale, fino al 4 dicembre, verrà monitorata la presenza nei tg nazionali delle ragioni del no nel referendum costituzionale. Si tratta, come ha spiegato Roberto Zaccaria, della elaborazione sia di dati dell’Agcom (che come noto arrivano con cadenza quindicinale, gli ultimi disponibili sono quelli relativi al periodo 28 settembre-16 ottobre) che di Mediamonitor, osservatorio indipendente del Dipartimento Comunicazione e Ricerca sociale dell’università La Sapienza, che invece produce indagini in tempi più rapidi ma con uno spettro più ridotto (prende in considerazione solo i principali tg della sera).

Dall’incrocio e dall’elaborazione di questi dati, ha spiegato l’ex presidente della Rai, emerge chiaramente il paradosso di una par condicio rispettata nella forma ma violata nella sostanza. Infatti oggi si è arrivati ad un sostanziale equilibrio nei tempi tra il sì e il no, ma all’interno di questo schema al sì viene dato maggiore spazio al tempo di parola, mentre il no prevale nel tempo di notizia: significa che i testimonial del sì possono parlare direttamente, mentre al fronte del no viene tutt’al più riservata una carrellata di immagini mentre parla il giornalista.

Ma il dato più clamoroso, ha sottolineato Zaccaria, riguarda la eccessiva presenza del governo, tanto che l’Agcom ha richiamato sia la Rai che Sky. «Una volta la regola era 30 per cento al governo, 30 per cento alla maggioranza, 30 per cento alla minoranza. Ora il governo drena un tempo rilevante, fino al 60 per cento». Certo non è tutto tempo dedicato al referendum, ma si dà il caso che Renzi sia il principale testimonial del sì e, come ha ribadito il professor Alessandro Pace (presidente del Comitato per il no), in questo momento esiste una stretta connessione nell’immaginario collettivo tra la presenza in tv del premier, la riforma costituzionale, la sua affermazione che si sarebbe dimesso in caso di vittoria del no ecc. Insomma, un lungo servizio sui tg della visita di Renzi ad Obama va ben oltre e vale di più dei pochi secondi dedicati al solo endorsement del presidente Usa a favore del sì. Per questo, ha aggiunto Alfiero Grandi, vice presidente del Comitato per il no, «mentre critichiamo una riforma che punta all’uomo solo al comando, denunciamo una prepotenza che non è solo l’ultra presenza di Renzi in tv, ma anche un uso spregiudicato del potere».

In questo contesto, ha segnalato Vincenzo Vita, appare «grottesca» la circolare Rai del 4 ottobre che impedisce a coloro che partecipano ai comitati o hanno sottoscritto appelli di partecipare a trasmissioni di intrattenimento o culturali non riconducibili a testate giornalistiche: «Si tratta di una sorta di maccartismo in tredicesima – ha denunciato Vita – che non immaginavamo facesse capolino nel servizio pubblico e che rischia di prefigurare un precedente pericoloso, oltre a non trovare alcun appiglio nella legge sulla par condicio. Speriamo che la Rai ci ripensi e ritiri questa circolare che impedisce la partecipazione a persone la cui unica colpa è quella di avere un’opinione politica, un diritto per altro tutelato dalla nostra Costituzione».

Il monitoraggio della presenza del no nei principali tg della sera continuerà nelle prossime settimane, ha spiegato in conclusione Roberto Zaccaria, con particolare attenzione all’ultima settimana, quella che è generalmente considerata decisiva perché è quella nella quale molti decidono come votare. Ed è anche quella, va da sé, nella quale ogni squilibrio non potrà essere più riparato ed eventuali sanzioni varranno per i posteri.