Autore: domenico moro “Terremoti ed altro, un grande piano nazionale di messa in sicurezza e manutenzione”. Intervento di Domenico Moro da: controlacrisi.org

Mentre l’Italia è devastata da nuove scosse di terremoto, Moscovici, Commissario europeo per gli affari economici, e il ministro Padoan discutono se e in che misura le spese per il terremoto di agosto in Italia centrale possano essere defalcate dal computo del deficit di bilancio. Il punto imprescindibile, per Bruxelles, è, come sempre, rientrare nei limiti di bilancio. Francamente, ciò è ormai intollerabile. È ora di dire basta con il tira e molla tra governo Renzi e Commissione europea per una manciata di milioni per le spese per il terremoto, mentre si prevedono nella legge di bilancio super e iperammortamenti fiscali che andranno a beneficio soltanto delle grandi imprese.Più che di permessi della Commissione europea a includere nella legge di bilancio cifre non esorbitanti, c’è bisogno di un grande piano di ricostruzione nazionale, che metta in campo risorse adeguate (miliardi e non poche centinaia di milioni) per la messa in sicurezza del territorio italiano da terremoti e alluvioni e per la manutenzione della infrastruttura stradale e ferroviaria. Proprio pochi giorni fa a Lecco è crollato un cavalcavia stradale e, mentre le autostrade, costruite con i soldi pubblici e ora a gestione privata, aumentano le tariffe, le autostrade ancora pubbliche subiscono crolli, come quello che ha interessato l’anno scorso un tratto dell’autostrada Palermo-Catania. Ma basta guardare alla situazione del manto stradale in tutta Italia, persino a quello della Capitale e dalla sua provincia, per rendersi conto di quanto sia degradata la rete sotto il controllo pubblico, dopo anni di investimenti zero, a causa del Fiscal compact europeo, che ha prodotto il pesante decurtamento dei trasferimenti statali agli enti locali (-50% ai comuni).

Invece, per quanto riguarda la sicurezza ferroviaria non dimentichiamo la tragedia accaduta in Puglia a luglio, che causò ventitre morti. Secondo l’agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria (Ansf) gli stanziamenti del governo per la messa in sicurezza sono inadeguati: non basteranno, secondo il direttore dell’agenzia, Gargiulo, i 300 milioni promessi dal ministro Del Rio, ma, ad una prima e prudenziale stima, ne serviranno almeno 500. Intanto, la situazione è talmente pericolosa che, per le tratte ancora non adeguate agli standard, l’Ansf propone il limite di velocità di appena 50 chilometri all’ora, che l’associazione dei gestori privati delle ferrovie rifiuta.

C’è un modo per combattere la disoccupazione e la crescita del debito, creando nuovi posti di lavoro e buona crescita del Pil: salvare vite umane, abitazioni, infrastrutture vitali e il nostro patrimonio storico. Ma, per fare questo, bisogna superare questa Europa: i suoi assurdi vincoli di bilancio e i suoi metodi di funzionamento, il Patto di stabilità in primis, in modo da mettere in atto una politica economica pubblica finalmente espansiva. Una politica che non si incentri tanto sulla riduzione dei tassi d’interesse, che va soprattutto a favore dei profitti, ma che si incentri soprattutto sulla ripresa massiccia degli investimenti pubblici, mediante un piano gestito direttamente dallo Stato. È in questo senso che si può e si deve parlare di ripristino della sovranità popolare e democratica, in opposizione ad un sovrannazionalismo europeista esclusivamente del capitale.

In definitiva, le ultime e dolorose vicende italiane ci parlano di una questione più generale. Il problema centrale cui dare risposta è quale sviluppo e quale crescita vogliamo. Più precisamente, il tipo di sviluppo e di crescita è strettamente collegato a come, per chi e cosa produrre. In altre parole, è connesso a uno sviluppo che sia utile al Paese, in termini certamente, in primo luogo, di sicurezza, ma anche, più in generale, di soddisfazione dei bisogni della collettività (ad esempio: diritto all’abitare e alla mobilità), mediante l’allargamento del perimetro dell’attività pubblica in economia e la riduzione del campo, ora predominante, dei rapporti di produzione privati.

Autore: redazione Referendum, il 4 e 5 novembre diretta streaming su www.anpi.it: musica live e grandi ospiti per battere la falsa riforma di Renzi da: controlacrisi.org

Il 4 e 5 novembre iniziativa nazionale in streaming. Un moderno ‘porta a porta’ per raggiungere tanti cittadini e cittadine e illustrare loro le ragioni del NO alla Riforma costituzionale. Interverranno, tra gli altri, Carlo Smuraglia, Susanna Camusso, Francesca Chiavacci, Alessandro Pace, Ugo De Siervo, Maurizio Landini, Ottavia Piccolo, Moni Ovadia, Guido Calvi. Collegamenti con le strutture ANPI di tutta Italia.

Musica live e dichiarazioni di artisti. Direttamente sul computer un’iniziativa nazionale in streaming. Si può seguire su www.anpi.it – http://www.patriaindipendente.it, anpi.it/facebook – www.facebook.com/patriaindipendente. Col contributo di Radio Articolo 1, l’emittente radiofonica della CGIL.
“E’ l’Anpi 2.0, orrendo da dire, ma necessario da fare, specialmente in questa fase referendaria. Auspichiamo una staffetta che arrivi lontano in particolare dagli indecisi. Ci stiamo impegnando molto. Lo pretende la Costituzione, la difesa dei suoi principi fondamentali, un futuro pienamente democratico”, il commento di Andrea Liparoto, responsabile comunicazione e stampa dell’Anpi Nazionale

Autore: redazione Migranti, l’Unicef al Parlamento italiano: “Approvate con urgenza la legge per tutelare i minori non accompagnati” da: controlacrisi.org

L’Unicef chiede al Parlamento italiano di approvare con urgenza una legge storica che rafforzerebbe il sostegno e la protezione per il numero record raggiunto di bambini e adolescenti non accompagnati e separati – almeno 20.000 – che sono arrivati quest’anno in Italia. Ogni giorno le notizie di naufragi di migranti nel Mediterraneo mostrano chiaramente che l’approvazione della legge per i bambini che rischiano la vita per raggiungere le coste italiane non puo’ essere ulteriormente ritardata.

Principali dati:- La rotta Libia-Italia e’ attualmente quella in cui muore il
maggior numero di rifugiati e migranti in viaggio verso l’Europa,
con un morto o un scomparso per ogni 47 arrivi nel 2016.

– Nel 2015 – quando la maggior parte dei migranti e rifugiati
hanno percorso la rotta piu’ breve attraverso l’Egeo – il tasso
di mortalita’ era di 1 su 269 in totale.

– Nel 2016, almeno 3.740 rifugiati e migranti sono morti o
scomparsi nel Mar Mediterraneo – l’88% (3.252) solo nel percorso
del Mediterraneo centrale.

– Si stima che circa 660 bambini hanno perso la vita in mare solo
quest’anno. Molti sono sepolti in tombe senza nome nel sud
Italia, mentre si tenta di rintracciare le famiglie.

– Finora quest’anno, 157.000 migranti e rifugiati (fonte: UNHCR,
aggiornata al 24 ottobre 2016) sono arrivati in Italia via mare
dal Nord Africa; tra questi: un numero record di bambini non
accompagnati- almeno 20.000.

– 12.530 bambini non accompagnati e separati sono arrivati in
Italia nel corso del 2015.

– Il numero totale di arrivi nel 2016 (ad oggi) ha gia’ superato
il totale per il 2015.

Dal momento che l’accordo Ue-Turchia ha drasticamente ridotto il flusso di rifugiati e migranti in viaggio verso l’Europa attraverso il Mediterraneo orientale, il Mediterraneo centrale – dal Nord Africa all’Italia – e’ diventato la principale rotta per coloro che fuggono da guerre, persecuzioni e disperazione, cosi’ come la piu’ lunga e la piu’ pericolosa. Recentemente, nell’arco di 24 ore, sulla piccola isola italiana di Lampedusa – spesso il primo punto di sbarco per le persone soccorse in mare – un bambino di tre anni e’ morto asfissiato subito dopo l’arrivo; una giovane donna ha perso la vita a causa di gravi ustioni causate dall’esposizione al combustibile in una delle barche ed una donna incinta di nove mesi in avanzato travaglio e’ stata evacuata in elicottero a Palermo. Nel corso di altri incidenti, una ragazza e due ragazzi adolescenti con ferite da arma da fuoco, e quattro giovani con ustioni di terzo grado sono stati evacuati al largo dell’isola per le cure mediche di emergenza.  Tra il 25 e il 26 ottobre, sono state 4.300 le persone salvate dalla Guardia Costiera italiana (17 persone sono state trovate morte sulle barche).

Il disegno di legge C.1658, “legge Zampa”, che ora dovra’ passare al Senato, e’ il primo atto completo sulla accoglienza e la protezione dei minorenni non accompagnati in Italia. Insieme ad altre organizzazioni, l’UNICEF ha fortemente sostenuto la proposta di legge.

Le disposizioni principali della proposta di legge sono pienamente in linea con le azioni raccomandate dall’UNICEF per proteggere i minorenni migranti, sfollati, rifugiati:

– i minorenni stranieri non accompagnati e/o separati non sono soggetti a respingimento e/o rimpatrio che possa comportare “un rischio
di danni gravi per il minore”;
– e’ ridotto il termine massimo di trattenimento dei minori nelle strutture di prima accoglienza (da 60 a 30 giorni);
– le procedure per l’accertamento dell’eta’ vengono migliorate e uniformate e condotte secondo metodi rispettosi dell’eta’ e delle caratteristiche del minorenne;
– viene stabilito un sistema organico di accoglienza dei minorenni stranieri non accompagnati, che soddisfi gli standard minimi delle strutture residenziali per minorenni;
– viene esteso l’utilizzo di mediatori culturali qualificati col compito di comunicare e tradurre i bisogni di questa categoria di minorenni particolarmente vulnerabili;
– viene promossa la figura dell’affido familiare cosi’ come la nomina puntuale di tutori volontari per questi minorenni.

Il Governo italiano ha inoltre stanziato 600 milioni di euro per i comuni che ospitano ed accolgono i migranti e i rifugiati. I fondi tanto attesi aiuteranno gli operatori sanitari, i gruppi e le associazioni che gestiscono i centri di accoglienza e promuovono le attivita’ per i migranti ei rifugiati. Il Forum del Terzo Settore, di cui fa parte il Comitato Italiano per l’UNICEF, ha portato avanti una campagna con il Governo per inserire i piani per gli adolescenti nella “Legge di Stabilita’” (legge sulla stabilita’ finanziaria) per il 2017.

A Lampedusa, l’UNICEF sostiene il lavoro di una ginecologa e di un mediatore culturale a supporto del Servizio sanitario italiano nell’assistenza ai minorenni non accompagnati e alle giovani donne in stato di gravidanza o comunque bisognose di assistenza psicologica e fisica. L’UNICEF ha inoltre istituito un Spazio a misura di
bambino presso l’ospedale locale.

Sicilia, il Pd imbarca tutti: anche il sindaco di Belpasso con i Liberal di Enzo Bianco. Ma i dem locali non lo vogliono da: ilfattoquotidiano.it

Referendum Costituzionale

In vista del referendum continua la campagna acquisti dei democratici: ora è il turno di Carlo Caputo, ex seguace di Raffaele Lombardo nonché ex nemico dell’attuale sindaco di Catania. Ma il circolo Pd del comune etneo non ci sta: “Non procederemo alla sua iscrizione, non rilasceremo alcuna tessera, né assentiremo ad eventuali sotterfugi di iscrizione on line”

Il 4 dicembre si avvicina e più passano i giorni più in Sicilia i supporter della riforma costituzionale provano a fare proseliti. Dopo le decine di deputati regionali e amministratori locali, famosi per la loro militanza alla corte di Cuffaro e Lombardo, fulminati sulla via della Leopolda grazie allo scouting del sottosegretario Davide Faraone, adesso tocca ad un altro renziano di stretta osservanza allargare il proprio parterre di fedelissimi. Il sindaco di Catania, Enzo Bianco, infatti, ha annunciato soddisfatto l’ingresso nella sua corrente interna ai dem, i Liberal Pd, di Carlo Caputo, sindaco di Belpasso, comune di trentamila abitanti nella provincia etnea.

“Sono molto soddisfatto che Carlo Caputo, insieme alle persone che fanno politica con lui, amministratori locali, giovani, donne, professionisti, abbia aderito ai Liberal Pd. Carlo è un amministratore attento e con un approccio politico moderno e pragmatico. I Liberal Pd, con la battaglia per l’innovazione, lo sviluppo, l’efficienza della pubblica amministrazione, il merito, sono impegnati ventre a terra per il Sì al referendum e per dare un contributo concreto di idee e progetti”, ha detto l’ex ministro dell’Interno commentando l’ultimo acquisto della sua corrente. Sottotesto: l’arrivo del sindaco di Belpasso e dei suoi servirà soprattutto a dare una spinta al fronte renziano in una terra, la Sicilia, che è fondamentale per l’eventuale successo del Sì al referendum costituzionale. Piccolo problema: Caputo è diventato sindaco di Belpasso nel 2013, candidandosi contro il Partito democratico.

Per sua stessa ammissione, poi, in tasca ha avuto soltanto una tessera di partito: quella del Movimento per l’Autonomia di Raffaele Lombardo. In più i democratici della città etnea non sapevano nulla della sua adesione alla corrente di Bianco: è per questo motivo che sono scesi sul piede di guerra. “Tutto ciò ci coglie di sorpresa, sia perché al nostro circolo non risulta nulla, ma soprattutto alla luce dei trascorsi politici del sindaco di Belpasso e degli attacchi più volte sferrati da Carlo Caputo ad Enzo Bianco”, dice Nunzio Distefano, segretario dem cittadino. “Siamo all’opposizione della giunta Caputo – continua – ed è evidente che non possiamo mettere una pietra sopra a tutto ciò, perché sarebbe tradire i militanti e la volontà popolare: i Liberal Pd dovranno pertanto fare a meno dell’apporto organico di Carlo Caputo perché il circolo di Belpasso non procederà alla sua iscrizione, non rilascerà alcuna tessera, né assentirà ad eventuali sotterfugi di iscrizione on line”.

Parole non proprio concilianti quelle dei dem belpassesi nei confronti di quello che si candida a essere loro nuovo compagno di partito. Il quale, però, non sembra curarsene più di tanto. “Io – dice il primo cittadino – per il momento non voglio prendere la tessera del Pd, mi sono solo iscritto all’associazione di Bianco, che da alcuni mesi è diventato mio amico. Il circolo Pd della mia città? Non voglio averci alcun dialogo, non sono e non sarò mai del loro Pd”. E da quale altro Pd è allora attratto il sindaco Caputo? “Guardi, io ho votato Renzi alle primarie due volte, anche se allora facevo parte di una giunta di centrodestra. Sei mesi fa ho fondato un comitato per il Sì al referendum: sono favorevole a questa riforma come lo ero a quella del 2005, quella fatta dal governo Berlusconi, che era quasi identica. Quindi, in una fase simile, è ovvio che mi trovo bene tra i Liberal Pd: per l’adesione al partito, si vedrà”. D’altra parte, scorrendo velocemente gli elenchi dei renziani dell’ultimissima ora, si può ormai dire che lo sbarco nel Pd di esponenti provenienti dal centrodestra non sia più un’eccezione tutta siciliana alle politiche di tesseramento del partito: al contrario è diventata una vera e propria regola. In vista del referendum, poi, forse è l’unica.

Fanghi tossici, amianto, veleni in Sicilia una “terra dei fuochi” grande 100mila metri quadrati da: larepubblica.it

Negli ultimi due anni 1,5 milioni di tonnellate di rifiuti sotterrati di nascosto Le indagini della magistratura, i sequestri, le denunce dei tecnici dell’Arpa

di ANTONIO FRASCHILLA

Rifiuti tossici messi sotto terra nelle campagne di Catania, un fiume d’immondizia non controllata arrivata dalla Campania e smaltita in nero nel Messinese. Fanghi industriali nascosti in mezza Sicilia, tonnellate e tonnellate di amianto lasciate in cave abusive oppure in miniere dismesse, vecchie discariche mai bonificate e che producono inquinamento, come denunciato dall’Arpa. Ecco la “terra dei fuochi” di Sicilia, dove soltanto negli ultimi ventiquattro mesi le procure e le forze di polizia hanno alzato il velo su 1,5 milioni di tonnellate di rifiuti smaltiti in maniera illecita, in alcuni casi grazie ai buoni uffici della mafia. Solo le aree sequestrate, e tutte ancora da bonificare, sono pari a 100 mila metri quadrati. Un angolo di Sicilia tossica, quello che emerge dai dati sulle ultime indagini e sui sequestri fatti dalle forze dell’ordine.

I RIFIUTI ABUSIVI DALLA CAMPANIA
La procura di Messina, coordinata da Guido Lo Forte, ha appena concluso un’indagine su un traffico di rifiuti provenienti dagli impianti campani di Tufino e Giugliano e smaltiti nella discarica di Mazzarrà Sant’Andrea. Un traffico di rifiuti che sarebbe stato gestito «abusivamente per ingenti quantitativi pari a 15 mila tonnellate di rifiuti urbani indifferenziati », si legge nella richiesta di rinvio a giudizio per gli amministratori di alcune società di trasporto di Napoli e degli ex gestori del sito. Cosa c’era in questi rifiuti? Come è stato possibile che senza alcun accordo tra le Regioni tonnellate di rifiuti siano state “abbancate”?
Una cosa è certa: la discarica di Mazzarrà Sant’Andrea è seriamente a rischio ambientale, come scrivono i tecnici della procura: «Se non si interviene subito sulla stabilità del sito, si potrebbero accusare gravi danni per l’ambiente e occorre l’aspirazione completa del percolato».
Quello del traffico di rifiuti dalla Campania sembra essere un filone importante. A Catania la procura ha ottenuto il rinvio a giudizio dell’amministratore di una società che in un ex terreno dell’Esa, nell’area industriale etnea, avrebbe consentito lo smaltimento illecito di 123 mila tonnellate di rifiuti, dei quali 14.400 provenienti dalla Campania. E si tratta anche «di rifiuti speciali pericolosi», come «rifiuti da fibre tessili grezze, feci animali, fanghi prodotti da operazioni di centrifugazione di prodotti alimentari, scarto, carta e cartone». E, ancora, rifiuti «tossico-nocivi originati da operazioni di costruzione e demolizioni edili, prodotti alimentari scaduti e fanghi contenenti arsenico, antimonio, rame». A Catania l’indagine è stata chiamata “Terra dei fuochi etnea”. Già, una sorta di delocalizzazione di quanto accaduto in Campania.
LE GRANDI DISCARICHE ABUSIVE
I rifiuti industriali dove vanno a finire? A leggere le dichiarazioni rilasciate dell’ex comandante regionale dei carabinieri Giuseppe Governale, oggi a capo del Ros, alla commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti, la risposta è chiara: in una miriade di discariche abusive. Governale fa un elenco di quanto scoperto dai carabinieri dal 2014 in poi: «Ad Agrigento abbiamo sequestrato impianti di depurazione di alcune imprese casearie che sversavano illegalmente sul territorio, a Licata abbiamo sequestrato 10 mila metri quadrati di terreno destinato a rifiuti pericolosi, a Ragusa la Dda di Catania ha svolto una complessa indagine su ingerenze della criminalità organizzata nelle imprese che gestiscono lo smaltimento della plastica dismessa delle serre di Vittoria e Santa Croce Camerina: l’esito ha permesso di accertare la responsabilità di un esponente legato al boss gelese Carmelo Dominante. E, ancora, a Scoglitti sono stati sequestrati 10 mila metri quadrati di terreni, ad Acate 8 mila, a Santa Croce 15 mila in cui si conferiva ogni genere di rifiuto».
Governale fa riferimento anche alla scoperta di 106 tonnellate di lastre di amianto che sono state scaricate nella miniera di Pasquasia. Ma su questo sito da tempo si sono concentrate le indagini della procura di Enna: secondo gli inquirenti, qui ci sarebbe stato «il deposito incontrollato di ingenti quantitativi di materiali contenenti amianto, stimato in oltre 910 mila tonnellate e con oltre 15 mila tonnellate di terreno contaminato, nonché di altri rifiuti pericolosi con conseguente disastro ambientale del sito». Il procuratore di Caltanissetta, Sergio Lari, ha invece denunciato l’inquinamento nella cava di Bosco Palo costituto «dalle tonnellate di cemento e amianto e da 120 tonnellate di eternit scaricati abusivamente con connesso disastro ambientale ». A Caltagirone un sequestro ha coinvolto la Kalat ambiente, dove in 15 mila metri quadrati di terreno sarebbero state sotterrate tonnellate di rifiuti differenziati.
IL RUOLO DELLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA
E la mafia? Che ruolo ha la criminalità nella terra dei fuochi di Sicilia? A parte il caso di Vittoria, ci sono altri due episodi che dimostrano come la mafia spesso abbia un ruolo, eccome. A Barcellona Pozzo di Gotto una procedimento ha coinvolto il clan Mazzeo per lo smaltimento illecito di residui industriali da succhi d’agrumi. A Palermo qualche anno fa un sequestro ha coinvolto un terreno di Giuseppe Liga. «Il Liga —

ha detto il procuratore Francesco Lo Voi alla commissione parlamentare — è uomo di vertice della famiglia mafiosa di San Lorenzo, un cosiddetto “uomo d’onore”. In questo caso non vi era la gestione di una discarica istituzionale, bensì l’interramento di rifiuti anche pericolosi. Abbiamo proprio un traffico di rifiuti con la connotazione doc Cosa nostra».