Tolta immunità a Borghezio, Kyenge, ‘non ha offeso solo me’ ‘Razzismo non può essere mai strumento di lotta politica’ da:ansa.it

 

Cecile Kyenge Cecile Kyenge
 

STRASBURGO – “Il razzismo non può essere mai strumento di lotta politica, chi vi fa ricorso disonora le istituzioni e non ha diritto ad alcuna immunità”. Con queste parole Cecile Kyenge ha salutato oggi la decisione del Parlamento Ue di togliere l’immunità al suo attuale collega Mario Borghezio, che l’aveva apostrofata con toni razzisti durante un’intervista al programma radiofonico la Zanzara del 29 aprile 2013, all’indomani della sua nomina a ministro per l’integrazione. “Un membro del Parlamento Ue – scrive ancora Kyenge in una nota – che manifesta disprezzo e odio in ragione del colore della mia pelle, non ha offeso solo me, ma i valori delle Istituzioni Europee e di tutti coloro che non riconoscono differenze e non discriminano tra le persone per motivi di razza, religione o sesso”.

 

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Arrivano le prime linea guida a tutela delle lavoratrici palestinesi da: ndnoidonne

Da poche settimane il Ministero del Lavoro Palestinese in collaborazione con il Comitato Nazionale per l’Occupazione femminile ha lanciato una serie di buone pratiche per tutelare le lavoratrici che lavorano in condizioni pessime.

inserito da Zenab Ataalla

Ci sono voluti sei mesi per completare il memorandum di buone prassi a tutela delle donne che lavorano in Palestina.
L’attenzione non è solo rivolta ad assicurare la garanzia dei diritti a tutte quelle che lavorano, purtroppo a volte in condizioni di vero e proprio sfruttamento, alla base di questo progetto difatti c’è la volontà di eliminare ogni tipo di discriminazione sul posto di lavoro.
E per essere certi di raggiungere nei prossimi mesi l’obiettivo alla base del progetto sono state elaborate due versioni.
E’ stata stampata una versione semplificata che illustra i diritti e i doveri delle donne occupate sotto forma di grafici rivolta a tutte quelle che non hanno un alto livello di istruzione.
E c’è poi una seconda versione più dettagliata perché comprende anche i riferimenti normativi ai quali si è fatto riferimento nella stesura del documento. Entrambe le formule sono corredate di una rubrica contenente i numeri delle autorità competenti che possono offrire aiuto a quante lo richiedono.
“Lavoreremo nei prossimi mesi per promuovere quanto più possibile le linee guida non solo attraverso gli incontri aperti al pubblico, ma partecipando anche nei dibattiti televisivi” dice Iman Assaf, coordinatrice del Comitato Nazionale per l’occupazione femminile e responsabile dell’Ufficio Questioni di Genere del Ministero del Lavoro palestinese.
Il lavoro da fare è molto perché le donne palestinesi subiscono di continuo soprusi, dagli orari di lavoro non rispettati ai salari molto bassi. Si tratta di una situazione che nella realtà non rispetta quanto determinato dalle leggi già approvate.
Ad esempio nelle linee guida è chiaro il riferimento al salario minimo che deve aggirarsi intorno ai 370 dollari al mese, al diritto alla previdenza sociale, ma anche alla tutela delle donne che sono in congedo di maternità in base alla legge n.7 del 2012 ed alla legge n.6 del 2016.
In questa ottica il documento rappresenta un valido strumento per aumentare la consapevolezza dei diritti femminili nel mondo del lavoro e combattere la povertà delle lavoratrici, facendo partecipi di questo cambiamento anche i datori di lavoro e le autorità che devono far applicare le leggi emanate negli ultimi anni, coinvolgendo soprattutto le aree geografiche più emarginate ed isolate.
Secondo l’Agenzia statistica palestinese l’occupazione femminile è passata dall’ 11,2% del 1994% al 19,1% nel 2014, raggiungendo il 19,4% nel 2015, testimoniando un piccolo aumento di anno in anno della forza lavoro impiegata a livello nazionale che però stenta a raggiungere la media dei Paesi arabi che registrano un impiego femminile che si attesta intorno al 25%.
Sono poi due i settori nei quali le donne palestinesi sono maggiormente occupate, quello agricolo con una percentuale che si aggira intorno al 62% e quello dei servizi con il 13%.

Foto APA Images

Omissione di coscienza Il gruppo ObiettiamolaSanzione auspica che venga fatta piena luce sui risvolti poco chiari della tragedia di Catania, per capire se con un intervento più tempestivo si sarebbe potuta salvare la vita di Valentina.da: ndnoidonne

 

inserito da Maddalena Robustelli

#ObiettiamoLaSanzione esprime la sua vicinanza alla famiglia di Valentina Milluzzo, deceduta al quinto mese di gravidanza, all’ospedale Cannizzaro di Catania. Una tragedia su cui è stata aperta una inchiesta. Non sappiamo cosa sia successo. Adesso è tutto nelle mani della magistratura.
La famiglia di Valentina ha riferito che il medico si è rifiutato di intervenire in quanto obiettore, fino a quando ci fosse stato battito cardiaco del feto. Paolo Scollo, primario del reparto di ginecologia ed ostetricia, che pure aveva bollato come “una madornale falsità” questa interpretazione della tragica vicenda, afferma che si sia trattato di «sepsi, per una coagulazione intravasale disseminata, per una complicanza dell’infezione», con cause ancora da stabilire. Precisando che: «Si potrà capire dai dati biochimici dell’autopsia. È quello che dovranno esaminare i periti del tribunale, se riusciranno a scoprirlo».
Mercoledì prossimo verrà effettuata l’autopsia di Valentina, che speriamo trovi esperti in grado di dare risposte a quel preoccupante “se”, fugando i dubbi evidenziatisi da questo drammatico caso. Occorre indagare sui tempi d’inizio dell’infezione nonché sulle sue cause, per arrivare a capire il momento in cui la situazione ha imboccato un punto di non ritorno, sapendo che bisognava intervenire prima di quel momento. Sarà necessario indagare sui protocolli applicati, sugli eventuali ritardi, sottovalutazioni, negligenze e lacune nei monitoraggi svoltisi sin da quando la donna è stata ricoverata. Diciassette giorni sui quali puntare la lente di ingrandimento, perché non dovrebbe focalizzarsi l’attenzione sulla sola fase dell’emergenza sanitaria che è stata immediatamente preliminare alla morte della giovane donna.
Ci auguriamo che emerga la verità, l’unica in grado di potere successivamente fare individuare gli eventuali responsabili, al fine di fare ottenere giustizia a questa donna che ha perso la vita. Auspichiamo che la magistratura sia libera da pressioni di ogni tipo e che sia scevra nelle indagini da ogni pregiudizio, per potere obiettivamente valutare i fatti accaduti, alla luce dell’esame della cartella clinica di Valentina e sulla base degli esami autoptici sul suo corpo e su quello dei gemelli. Nel contempo gli inquirenti dovrebbero anche interrogarsi sulla realtà di un reparto totalmente composto da obiettori di coscienza, una violazione della legge 194 che invece non consente l’obiezione di struttura.
Difatti occorrerebbe investigare se l’obiezione, che arriva in questo caso al 100%, abbia davvero influito sulle scelte mediche e sui loro tempi di intervento come sostengono i parenti di Valentina. Per arrivare a sapere se, con la condotta tenuta si sia voluto proteggere la propria “morale” non estraendo i feti con battito a scapito della vita della gestante. Vogliamo che la vita della donna abbia sempre un valore prioritario e non sia subordinato a scelte religiose o ideologiche. Lo dobbiamo a Valentina, ma anche alle altre che in futuro potrebbero trovarsi nelle sue stesse condizioni.

Auspichiamo che venga fatta piena luce sui risvolti poco chiari di questa tragedia per capire se con un intervento più tempestivo si sarebbe potuta salvare la vita di Valentina, anche a costo di non salvaguardare i due feti che portava in grembo. Come sancito dalla pronuncia della Corte Costituzionale n.27/1975, precedente addirittura alla legge 194, “non esiste equivalenza fra il diritto alla vita ma anche alla salute proprio di chi è già persona, come la madre, e la salvaguardia dell’embrione che persona deve ancora divenire”.
La Cassazione ha ribadito che il diritto di obiezione di coscienza «non esonera il medico dall’intervenire durante l’intero procedimento» in quanto «il diritto dell’obiettore affievolisce, fino a scomparire, di fronte al diritto della donna in imminente pericolo a ricevere le cure per tutelare la propria vita» (sentenza n.14979/2013). Tutto dipende da quando il medico ravvisi il pericolo per la vita della donna, confine difficile da tracciare quando si ha un approccio ideologico. Se, in conseguenza di ciò, ci si riduce ad indurre il parto, ad esempio, quando ormai la sepsi e le sue complicanze sono a uno stadio avanzato, vuol dire che il medico è intervenuto nel momento in cui ormai la vita della donna era compromessa irreparabilmente.

“Di fronte al pericolo di morte della madre, invece, deve scattare l’obbligo grave e irrinunciabile per il medico – ha dichiarato Filippo Maria Boscia, presidente nazionale dei medici cattolici – di fare tutto il possibile per salvarla”. Tutto dipende dal fatto che, una volta accertata la gravità della paziente, il medico ne scelga come priorità la salvezza e non quella della propria “coscienza”. Questa è la regola ed ogni altra non è legittima. Pena essere indagati, qualora ne ricorrano i presupposti, perché dolosamente colpevoli agli occhi della legge di omissione di soccorso o nella peggiore delle ipotesi, quali la morte di una donna, perché colposamente responsabili di omicidio. E, semmai, essere anche condannati, sempre che si sia sentenziato al riguardo.

Il gruppo ObiettiamolaSanzione

| 24 Ottobre 2016

COMUNICATO STAMPA 150 comitati territoriali e ambientalisti per il NO al Referendum Il 28 ottobre conferenza stampa di presentazione dell’appello “Sui nostri territori decidiamo NOi!”

Venerdì prossimo 28 Ottobre alle 11.30 presso la Fondazione Lelio Basso in via della Dogana Vecchia n.5, Roma, verrà presentato alla stampa l’appello “Sui nostri territori #decidiamoNOi”, attraverso il quale oltre 150 realtà territoriali  hanno scelto di esprimere la propria posizione sulla riforma costituzionale. 
L’appello dei “Territori per il NO” spiega le ragioni della contrarietà delle realtà firmatarie alla riforma Renzi-Boschi: netta opposizione al disegno centralista alla base della revisione del Titolo V e all’introduzione della clausola di supremazia statale. Un NO che è al contempo rivendicazione di un allargamento della base democratica e di un ripensamento della democrazia che parta dalla redistribuzione di poteri decisionali a territori e enti democratici di prossimità. 
L’iniziativa si situa in forte continuità con la straordinaria mobilitazione popolare costruita sui territori attorno al referendum abrogativo dello scorso 17 aprile.
Oltre 150 le adesioni raccolte in pochi giorni da ogni angolo del Paese.  
Tra i firmatari, i principali comitati e movimenti territoriali d’Italia: dal Coordinamento Nazionale NO Triv ai comitati NO Tav e NO MUOS alla Coalizione campana Stop Biocidio, dalle associazioni nazionali ISDE – Medici per l’Ambiente, Rete della Conoscenza e A Sud alle reti territoriali di Abruzzo, Sardegna, Veneto, Basilicata, Puglia, Lombardia, e di numerose altre regioni italiane. 
APPUNTAMENTO PER LA STAMPA
VENERDì 28 OTTOBRE ORE 11.30
C/o Fondazione Lelio Basso / Via della Dogana Vecchia n.5 – ROMA
INTERVERRANNO
Paolo Maddalena / vicepresidente emerito Corte Costituzionale
Tomaso Montanari / Storico dell’arte, Università Federico II di Napoli
Enzo Di Salvatore / Costituzionalista, Università di Teramo – Coord. Nazionale No Triv
Marica Di Pierri / Associazione A Sud
Martina Carpani / Rete della Conoscenza
Luigi Iasci / Movimento No Ombrina
Interverranno inoltre rappresentanti delle realtà promotrici dell’appello

Autore: fabrizio salvatori Legge di Bilancio, la scuola si ribella. Anief in piazza il 14 novembre sotto Montecitorio da: controlacrisi.org

La legge di Stabilità per gran parte del mondo della scuola è deludente.  E la prima protesta di settore, lunedì 14 novembre con sciopero nazionale, arriva dall’Anief che ha organizzato una manifestazione a Montecitorio Il sindacato dice “basta ad una Legge di Bilancio di fine anno che non rilancia l’istruzione pubblica e lascia immutate le ingiustizie introdotte dalla riforma Renzi-Giannini”.La piattaforma rivendicativa sindacale è ampia: urge la stabilizzazione dei docenti delle graduatorie d’istituto; l’inserimento nelle GaE del personale abilitato dopo il 2011 e dei diplomati magistrale; un nuovo piano straordinario di assunzioni che stabilizzi coloro che hanno già lavorato, come docenti o Ata, oltre tre anni su posti liberi; consentire ai neolaureati di accedere alla terza fascia delle graduatorie d’istituto e ai concorsi a cattedra; raggiungere la parità di diritti tra personale di ruolo e a tempo determinato, attraverso l’estensione ai precari degli scatti stipendiali e del bonus 500 euro per l’aggiornamento; in tema di permessi e malattia, garantire a tutti le medesime opportunità e modalità di fruizione; aprire ai precari la partecipare al prossimo concorso per dirigenti scolastici, se in possesso del requisito dei 5 anni di servizio; urgono i concorsi per Dsga e come Coordinatore dei servizi di segreteria. Riguardo all’ultimo concorso docenti, è necessario superare il tetto del 10% degli idonei e consentire lo scorrimento delle graduatorie di merito per il 50% delle assunzioni. Ruoli, peraltro, da garantire subito ai vincitori rimasti senza posto; va tolto poi il vincolo triennale sulla provincia di immissione in ruolo e garantito per intero il servizio pre-ruolo ai fini della ricostruzione di carriera; riconoscere l’elevato rischio psico-fisico connesso allo svolgimento della funzione docente, perché lavoro usurante, senza alcuna distinzione di ordine e grado; rispettare i diritti degli studenti disabili con più docenti di sostegno; adeguare l’organico di fatto all’organico di diritto.

Marcello Pacifico (presidente Anief e segretario confederale Cisal) dichiara: “Mai i motivi del dissenso avevano raggiunto una consistenza così forte. Si va dalla mancata stabilizzazione di oltre 100mila docenti abilitati e Ata con lungo servizio alle spalle, ad un blocco del contratto che viola contemporaneamente la Costituzione, il diritto europeo e le sentenze dei tribunali, fino ad un precariato professionale allargato a tutto il personale, dal momento in cui gli ambiti territoriali e la chiamata diretta possono comportare spostamenti coatti a centinaia di chilometri anche a chi ha svolto 40 anni di onorato servizio. Questi obbrobri normativi vanno cancellati, con norme aggiunte da collocare nella versione definitiva della Legge di Stabilità 2017”.

Fonte: help consumatoriAutore: redazione Sanità, Federconsumatori: garantire a tutti il diritto alla tutela della salute

Secondo i dati sulla spesa per la sanità e sulla rinuncia alle cure riportati da Federconsumatori, 11 milioni di cittadini sono costretti a rinunciare a cure e prestazioni sanitarie e 3 miliardi di euro vengono pagati per ticket e compartecipazioni alle spese per prestazioni private.
Si tratta, secondo l’associazione, di dati allarmanti, che mettono in luce un ulteriore dato, ossia l’aumento degli esclusi dalla titolarità e, di conseguenza, dalla esigibilità del diritto ad essere curati con le terapie innovative e più appropriate.
“Queste tendenze compromettono fortemente il diritto alla salute dei cittadini che sempre più spesso trovano di fronte a loro due strade: rinunciare alle cure ed alle terapie, o ricorrere alla sanità privata. Una situazione che dà luogo a gravi ed inaccettabili disuguaglianze”, commenta Federconsumatori, che sostiene la necessità e l’urgenza di contrastare questa tendenza alla privatizzazione, ottimizzando l’utilizzo delle risorse stanziate per garantire a tutti i cittadini l’accesso ai servizi sanitari pubblici ed ai farmaci innovativi

Anpinews n. 220

Su questo numero di ANPInews (in allegato):

 

 

APPUNTAMENTI

 

 

Dal 25 al 30 ottobre il Presidente nazionale ANPI in 5 iniziative sul NO alla Riforma costituzionale

 

 

ARGOMENTI

 

Notazioni del Presidente Nazionale ANPI, Carlo Smuraglia:

 

L’ ”incoronazione” da parte di Obama

 

Tutto fermo in Parlamentoanpinews-n-220-1