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«Vide troppa violenza al G8». Risarcimento record

Matteo Indice

Genova – Il rumore delle manganellate sui corpi, le urla di chi veniva massacrato, la vista del sangue «dappertutto». E più avanti le torture, subite e viste, nella caserma in cui fu trasferita insieme ad altri. Tutto questo ha prodotto uno «scardinamento della tenuta psicologica». E oltre quindici anni dal G8 di Genova 2001, una manifestante tedesca ottiene poco meno di 200 mila euro per i soprusi che le furono inferti, ma soprattutto che osservò; prima alla scuola Diaz, il luogo in cui decine di noglobal erano stati sorpresi nel sonno a pestati senza motivo, e poi nella caserma di Bolzaneto dove li avevano seviziati e umiliati e torturati.

Il pronunciamento del giudice genovese Paola Bozzo Costa riguarda la tedesca Tanja W. (assistita dai legali Antonluca Crovetto e Carlo Malossi) e rappresenta il più alto risarcimento finora stabilito in sede civile per le violenze commesse dagli agenti.

«Il collegio dei periti – precisa il magistrato – ha potuto accertare che Tanja ha riportato postumi permanenti. E che gli stessi sono derivati non tanto dalle percosse di cui la parte ha riferito nel dibattimento del processo Diaz, quanto soprattutto dalle gravi violenze alle quali ha direttamente assistito, rimanendo sconvolta». I riflessi sono stati disarmanti: «I periti hanno riscontrato “fenomeni di reattività a stimoli che ricordano il trauma”, quando si trova a contatto con persone in divisa e quando qualcuno “le si avvicina troppo”… Gli stessi consulenti hanno accertato che è affetta dal Dps (disturbo post-traumatico da stress) insorto a causa della sequela di fatti violenti» iniziati alla Diaz e proseguiti a Bolzaneto.

Fu una violenza studiata e sistemica, se ancora ci fosse bisogno di chiarirlo, sebbene certe cose siano viste da alcuni con maggiore chiarezza quando ormai rappresentano un motivo di studio più storico che giudiziario: «Non si può parlare d’i iniziative criminose dei singoli agenti, realizzate a esclusivo fine egoistico e per un tornaconto personale, perché è evidente dalle deposizioni dei funzionari che si versava in una situazione di deriva violenta, e non giustificata da un’azione di polizia».

La descrizione non si discosta da quello che i processi hanno già ampiamente dimostrato, insieme a dettagliate ricostruzioni giornalistiche, a libri e al film “Diaz” del regista Daniele Vicari. «Le condotte incriminate hanno generato atti di perquisizione e di arresto illeciti, con violazione di diritti della persona a protezione costituzionale quali il domicilio, la libertà, l’onore, l’immagine e la reputazione».

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