Newsletter di patriaindipendente.it periodico online dell’ANPI nazionale www.patriaindipendente.it

 IN QUESTO NUMERO:
REFERENDUM – GENEROSA ANPI
 L’ANNO ZERO DELLA RIFORMA COSTITUZIONALE
 RIFORMA COSTITUZIONALE E ITALICUM, UN ABBRACCIO MORTALE PER LA DEMOCRAZIA (intervista a Roberto Zaccaria)
L’ATLANTE DELLE STRAGI NAZISTE E FASCISTE: UNA RICHIESTA DI GIUSTIZIA
 I CENTO ANNI DI ALDO MORO, ESPLORATORE DI DEMOCRAZIA
 L’AVVOCATO DI STEFANO CUCCHI: DI EPILESSIA NON SI MUORE
LA COPERTINA

GENEROSA ANPI 
Andrea Liparoto
In tutta Italia un fiorire di iniziative dell’Associazione contro la riforma costituzionale. La Cgil e l’Arci. L’esempio della Brianza. A novembre la “staffetta” streaming del 4/5 e la manifestazione del 25
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L’EDITORIALE
L’Anno Zero della riforma costituzionale
Gianfranco Pagliarulo
L’assalto all’arma bianca della propaganda governativa. Il paradosso delle parole del Presidente Napolitano: uno “straccio” di Parlamento, spaccato in due, cambia radicalmente la Costituzione. Se prevalessero i Sì, quasi mezza Italia non si riconoscerebbe in una “nuova Costituzione”, che pure dovrebbe essere per antonomasia la riformulazione del patto costitutivo che ci unisce, il Paese sarebbe molto più debole, strutturalmente diviso, ulteriormente demotivato
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IN PRIMO PIANO
SERVIZI – ANNIVERSARI  Marzabotto, la ferita ancora aperta
Daniele De Paolis
I sette giorni della mattanza nazista a Marzabotto-Monte Sole: quasi 800 morti, soprattutto bambini, donne e anziani
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SERVIZI – ANNIVERSARI   16 ottobre 1943, la lista degli ebrei romani Redazionale
In possesso della Gestapo l’elenco delle famiglie “giudee” da deportare, quando irruppe nel Ghetto di Roma. Almeno 1259 rastrellati, tutti destinati ad Auschwitz. La maggior parte subito avviata ai forni crematori. Ancora senza risposta la domanda di Giacomo Debenedetti, sopravvissuto allo sterminio: chi, tra gli italiani, fornì i nomi ai nazisti?
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L’EMAIL
L’ultimo saluto al partigiano Plinio Pinna Pintor
Maria Airaudo
Il ricordo di “Simone”, garibaldino nella Val Luserna, animatore della “Festa dei Partigiani” a Montoso (Bagnolo Piemonte)
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Il vero problema è il lavoro
Giovanni Jenco Paoloni
Per il nostro lettore il Governo dovrebbe mettere al centro il lavoro e non un referendum pasticciato
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SERVIZI
INTERVISTE –  Riforma Costituzionale e Italicum, un abbraccio mortale per la democrazia Natalia Marino
Per il costituzionalista Roberto Zaccaria si complicano i problemi reali del sistema istituzionale, con bicameralismo asimmetrico tutto sarà più difficile e nel dopo referendum il Paese sarà diviso tra vincitori e vinti in attesa del pronunciamento della Consulta sulla legge elettorale
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IN PUNTA DI PENNA – Dalla nave stellare Enterprise, ottobre 2016 Zazie
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Ungheria: i due volti del risultato referendario Filippo Giuffrida
La furbizia del quesito sulla scheda. Votanti: 40,7%; No: 98%. Comunque perde la Ue che, dopo la Brexit, vede rimessi in causa i principi stessi del suo funzionamento
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INTERVISTE – L’avvocato di Stefano Cucchi: di epilessia non si muore
Natalia Marino
Parla Fabio Anselmo che da sette anni, con la famiglia della vittima, si batte per la verità. Ora con l’inchiesta bis sono indagati cinque carabinieri. Cucchi come Regeni?
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“Referendum costituzionale: perché voto No” Pierre Carniti
Si può cambiare la Costituzione, ma non all’ingrosso. Le cause dell’impotenza e della paralisi che spesso si verifica in Parlamento non sono nella sua struttura ma nelle contrapposizioni politiche ed interne ai vari gruppi parlamentari. L’Italicum ha un carattere oligarchico
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L’Atlante delle stragi naziste e fasciste: una richiesta di giustizia
Carlo Smuraglia
Il database di INSMLI e ANPI, un potenziale strumento di azione politica per ottenere dalla Repubblica Federale Tedesca e dall’Italia una piena assunzione di responsabilità. E in Parlamento torna l’Armadio della Vergogna
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I cento anni di Aldo Moro, esploratore di democrazia
Domenico Rosati
Un secolo fa la nascita dello statista democristiano rapito e ucciso nel 1978 dalle Brigate Rosse. Padre costituente e più volte Presidente del Consiglio, attento osservatore della realtà sociale. Dalla Dc gli ostacoli per l’uomo che fortemente volle il “compromesso storico” col Pci di Berlinguer gli ostacoli
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Il “lunedì nero” delle donne polacche Antonella De Biasi
La Czarny Protest ha vinto. Il Parlamento ha rigettato la legge sul divieto totale di aborto, ma la Polonia mantiene comunque una delle leggi più restrittive al mondo
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24 ore non stop per il No su Patria Indipendente,
ANPI e facebook Redazionale
In streaming dalle 18 di venerdì 4 novembre alla stessa ora del giorno dopo. Costituzionalisti, dirigenti ANPI, musicisti, registi, personalità del mondo della cultura e dello spettacolo, e collegamenti da tutta Italia
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Debora Serracchiani, la signora non di parte
e 900 sindaci  Gianfranco Pagliarulo
La dirigente Pd accusa di faziosità il Presidente Smuraglia, che critica l’iniziativa di Delrio e Rughetti di promuovere una manifestazione di sindaci per il Sì: l’ANPI ha “nuovamente voluto inserirsi in un modo così pesante e oggettivamente di parte nel dibattito referendario”
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CITTADINANZA ATTIVA – A scuola di cittadinanza
Irene Barichello
Che ruolo ha la scuola nella formazione dei futuri cittadini? Quanto spazio viene dedicato all’educazione alla cittadinanza nel curriculum di uno studente di scuola superiore? Come è possibile rendere coinvolgente e interessante questa disciplina? Una conversazione con Giovanni Ponchio
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Camminare in centomila per la pace Sergio Sinchetto
Alla tradizionale marcia Perugia-Assisi per la pace la forte presenza di militanti e dirigenti dell’ANPI
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TERZA PAGINA
CAMMIN CAPENDO – La miseria dell’informazione referendaria e Pier Paolo  Andrea Liparoto
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LIBRARSI – “L’ufficiale sono io”: Renata Viganò, Agnese e le altre Irene Barichello
Renata Viganò fu partigiana e scrittrice di valore: a quarant’anni dalla scomparsa ci si chiede quanto di lei si conosca, quanto invece sia stato dimenticato, quanto occorra recuperare e salvare, a partire da fondi e carteggi in attesa negli archivi
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LIBRARSI – La vita indocile di Luigi Pintor Valerio Strinati
“La dignità dell’uomo. Luigi Pintor, ragione e passione”, prefazione e cura di Jacopo Onnis, Roma, Ediesse, 2015, pp. 248, euro 13
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PENTAGRAMMA – Milva, quel travolgente coraggio della voce Chiara Ferrari
Da Nilla Pizzi ad Edith Piaf, dagli spirituals alle canzoni della mala, da “Bella Ciao” a “Per i morti di Reggio Emilia”, e poi la straordinaria stagione brechtiana sulla scrittura musicale di Kurt Weil, fino ad Astor Piazzolla ed Alda Merini: la storia di una cantante e attrice che incarna la potenza visionaria dell’arte
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RED CARPET – Uomini… “Partizani” in Montenegro
Monica Emmanuelli
Un film documentario di Eric Gobetti su “quegli eroi semplici che hanno combattuto il freddo, la fame e una devastante epidemia di tifo”. I militari italiani da occupanti a partigiani: Resistenza in terra straniera
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RED CARPET – Il racconto delle conseguenze
Serena D’Arbela
“La vita possibile”, regia di Ivano De Matteo, con Margherita Buy, Valeria Golino, Andrea Pittorino, Caterina Shulha, Bruno Todeschini, 2016
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LEONARDO – La Battaglia d’Inghilterra e il fattore R
Vito Francesco Polcaro
Il riarmo della Germania di Hitler col permesso dell’Europa democratica. In Gran Bretagna determinante la reazione della popolazione che non volle sottomettersi alla dittatura
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ULTIME DA PATRIA
SERVIZI – Il NO e la storia Redazionale
Corali o espressione del coraggio di singole persone comuni o illustri, come denuncia oppure assunzione attiva di responsabilità, un NO ha spesso cambiato il corso dolente degli eventi collettivi
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SERVIZI – Big Pharma, Sì al referendum costituzionale perché fa bene alla salute Redazionale
Il bizzarro endorsement di una delle più grandi multinazionali del farmaco a sostegno della riforma proposta dal governo
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SERVIZI – Il giullare del popolo Redazionale
Scompare Dario Fo, il premio Nobel, l’artista versatile, l’istrione del palcoscenico, un pilastro nella storia sociale e culturale del nostro Paese
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“Volevo i laghi balneabili ma ho trovato la ‘ndrangheta…”. Qui Mantova. Il cuoco antimafia racconta… da: ilfattoquotidiano.it di Nando Dalla Chiesa

Ma il Meneghetti, detto “Menego”, faccia larga e sorridente, è andato avanti per la sua strada. Così, passo dietro passo, ha trovato chi lo sta a sentire. Militanti della sinistra mantovana, anche loro a volte un po’ emarginati per via di quella fissa dei clan, grillini pimpanti, giovani delle associazioni. Perfino i giornali se ne sono dovuti occupare, quando è uscito come una prima frustata il suo libro “La ‘ndrangheta all’assalto della terra dei Gonzaga”, e come una seconda quello successivo, “Volevo i laghi balneabili ma ho trovato la ‘ndrangheta”. In mezzo un libro su Cremona curato dall’Arci e a cui lui ha fatto l’introduzione, ovvero la cronistoria documentata dei fatti “all’ombra del Torrazzo”. Occhio alle cosche calabresi e soprattutto al clan di Antonio Muto, amico dei Grande Aracri (ma recentemente assolto dall’accusa di associazione mafiosa), è il messaggio che ne arriva come un tam tam. Qui anche le autorità hanno fatto finta di non vederli e invece “quelli”, i clan, sono operosissimi, si infilano nelle costruzioni, nella sanità, rimonta agli anni novanta il primo notevole episodio, storia di una clinica, la “Villa Azzurra” di Borgoforte, soldi di Pippo Calò. E questo senza tanti soggiorni obbligati. Solo fiuto criminale e amicizie a pagamento.

Anche la sua compagna, Fiorenza Brioni, piddì e sindaco per cinque anni, è stata minacciata per averne condiviso le denunce. “Anzi, la vuoi sapere tutta? Ora la Fiorenza vive con 600 euro al mese, cerca un lavoro, ma tutti le dicono che non hanno un impiego alla sua altezza. Intendiamoci: non casca il mondo ma queste cose un po’ si pagano. Io come vivo ora? Lavoro da intendente per qualche privato e mi faccio la stagione in montagna o al mare come cuoco. Non mi lamento. Ma certo qui a parlarne dai fastidio a un intero sistema. Qui tra i professionisti che hanno lavorato per le imprese dei Muto ci sono fior di assessori, fondatori del Pd. Ci trovi avvocati e direttori dei lavori con la tessera del partito. Mentre il capogruppo in comune di Forza Italia era l’amministratore di “Ecologia e sviluppo”, un’impresa il cui socio principale era proprio Antonio Muto. Qui a Goito, un giorno simbolo del Risorgimento, l’Arci ha dovuto chiudere il suo circolo dopo gli arresti del 2010, e non l’hanno mai più riaperto. Prova a vedere chi era coinvolto nei lavori di piazzale Mondadori, dove c’è stato l’ultimo, recentissimo sequestro di immobili, prevista una popolazione di ottocento abitanti. O la vicenda di Lagocastello, duecento villette in riva al Lago inferiore, zona diventata edificabile dalla sera alla mattina. Ma sai che imbarazzo c’è a parlarne? La verità è che qui hanno tutti il morto in casa”.

Monta, la denuncia del “Menego”. I fatti gli hanno scrollato di dosso la fama del visionario solitario. Ora ha dietro un pezzo non piccolo di società civile, anche a livello nazionale; e gli studenti universitari vanno a intervistarlo. Un giornale locale lo ha messo in copertina accanto ad Antonio Muto titolando “I due nemici”. Ma lui non ci sta: “Io sto solo difendendo la mia città. Chi la governa, purtroppo, non se ne occupa”.

(scritto sul Fatto Quotidiano del 14.10.16)

Renzi-Boschi, è faida. Il premier non si fida più: sms, urla, divieti e voltafaccia. “Non so più come fare” da: ilfattoquotidiano.it

Governo e corazzata del Sì hanno una profonda quanto vistosa crepa. La meno prevedibile: tra il gran capo Matteo Renzi e l’ormai ex pupilla Maria Elena Boschi. Un’immagine imprime alla perfezione lo stato dei rapporti tra i due, è quella scattata alla Camera la mattina di mercoledì 12 ottobre durante l’intervento in aula del premier sul Consiglio europeo. Boschi non siede al fianco di Renzi, ma al lato estremo dei banchi. Una scena mai vista. Lontana, in disparte. E dopo appena dieci minuti dal suo arrivo si alza e se ne va, nonostante il premier stesse ancora parlando. Un comportamento notato da alcuni dei (pochi) deputati presenti in aula. Non sarà certo il segnale dell’epilogo, né la caduta del petalo fino a pochi mesi fa ritenuto il più prezioso e forte del Giglio magico. Ma è evidente che sia appassito. Boschi non sarebbe il primo fedelissimo eliminato da Renzi. Di precedenti ce ne sono molti. A Firenze come a Roma. Il premier ha mostrato il suo carattere. Quando qualcuno crea problemi, chiunque sia, viene lentamente allontanato ed escluso. In un momento delicato come questo, con il referendum alle porte, nessuna debolezza è accettabile. Tanto meno gli errori. Lo ha detto chiaramente ad alcuni dei suoi più stretti collaboratori e amici fidati. Con un messaggio lo scorso 5 ottobre si lamentava: “Non so più come fare”. E chi lo conosce riferisce che la sua non è rabbia ma sconforto, quasi rassegnazione.

L’accusa di lei: “Non mi difendi”
Il conflitto tra i due è iniziato prima dell’estate quando l’allora (ancora) pupilla ha accusato Renzi di averla abbandonata a difendersi dalle polemiche scaturite dalla vicenda Etruria che ha coinvolto il padre, Pier Luigi Boschi, ex vicepresidente dell’istituto di credito e indagato per bancarotta fraudolenta. Fonti vicine a entrambi raccontano (e confermano) di uno sfogo da parte della ministra nella stanza di Renzi a Palazzo Chigi. Lui inchiodato sulla sedia. Lei in piedi, dall’altra parte della scrivania. Sfogo durante il quale lei ha snocciolato al Capo tutto il malessere covato nei mesi, partendo dal rinfacciargli di non essersi schierato al suo fianco durante la Leopolda nel dicembre del 2015, quando fu travolta dallo scandalo del padre e costretta a rimandare la sua presenza di un giorno alla Medjugorje renziana. Da quell’11 dicembre, quando lei si nascose a Laterina a casa dei genitori, invece di essere alla stazione fiorentina; e Renzi non la chiamò né cercò direttamente, ma la fece avvisare dai suoi lanzichenecchi. “Ditele che sono arrabbiato, sta sbagliando”, era il messaggio trasmesso per interposta persona. Da allora i rapporti si sono fatti più freddi. E spesso sono stati mediati da un altro fedelissimo, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Luca Lotti. L’ex capo gabinetto di Palazzo Vecchio nel tempo ha preso il sopravvento, commissariando Boschi e frapponendosi tra lei e Renzi. La necessità di lavorare pancia a terra per la propaganda al Sì in vista del referendum ha allontanato ancora di più i due. E quando a metà settembre il premier ha approvato il tour all’estero di Boschi dettandole dei paletti comportamentali, lei ha sbottato nuovamente rivendicando una autonomia pari a quella ormai raggiunta da Lotti. Senza ottenerla. Perché le raccomandazioni ricevute da Renzi sono cadute nel nulla. Una, in particolare: “Non concedere interviste specifiche sulla riforma”.

A Buenos Aires “per cambiare l’Italia”
Il premier le aveva chiesto di camuffare il tour di campagna elettorale all’estero per il Sì in una missione istituzionale. E invece Boschi si è concessa alla stampa, caldeggiando la necessità della riforma. Su quotidiani e tv argentine è rimbalzato anche quanto dichiarato la sera del 27 settembre al teatro Coliseo di Buenos Aires, dove ha incontrato la comunità degli italiani residenti in Argentina. Oltre mille persone (e voti) presenti. E l’ambasciatore Teresa Castaldo a fare gli onori di casa. Il ministro ha scandito dal palco: “Questo è un referendum decisivo, potete decidere se cambiare il nostro Paese votando il Sì, o se lasciare le cose come stanno votando No”. Dichiarazione riportata anche in Italia dall’Ansa. Il giorno successivo il Fatto ha smascherato il bluff della missione istituzionale. E Palazzo Chigi si è affrettato a smentire: “Non è in programma nessuna iniziativa di partito”. Ma poche ore dopo, la conferma è arrivata da Boschi che ha pubblicato su Twitter e Facebook le foto del comizio al Coliseo accompagnate da un sintetico status: “A Buenos Aires per raccontare come stiamo cambiando il nostro Paese. Per un’Italia più semplice basta un Sì”. Il messaggio era fin troppo chiaro. A Palazzo Chigi però è risuonato come un allarme. Renzi ha accettato lo scontro e deciso di investire ancora di più Lotti nel “controllo” del petalo appassito. Diminuendone ulteriormente l’autonomia. E così anche i suoi interventi televisivi nei comodi (e accomodanti) talk italiani sono dovuti passare al vaglio del commissario.

Il “non vado” “anzi vado” con La7
Il 5 ottobre c’è il salotto di Porta a Porta. Maria Elena è invitata a confrontarsi con Stefano Parisi, il leader a metà del centrodestra, investito da Silvio Berlusconi e osteggiato dai forzisti doc capitanati da Renato Brunetta. Parisi è un moderato e soprattutto, per quanto si sia timidamente schierato per il No (invitando Renzi a rimanere al suo posto), rappresenta una fascia di elettorato cui il premier guarda con bramosia. A Boschi viene dato il via libera a partecipare con il suggerimento di occhieggiare a Parisi per accattivarsi il suo seguito. E che fa la Boschi? Aggredisce Parisi. Lo pressa. Fino a spingerlo ad ammettere: “Forza Italia non è il mio partito”. La performance non piace a Palazzo Chigi. E così quando due giorni dopo è attesa a Otto e mezzo (proprio nel momento di maggior freddezza tra La7 e il premier) con un confronto ben più imprevedibile con Matteo Salvini, le viene intimato di non andare. La sua presenza viene cancellata, come ricostruito dal Fatto il 7 ottobre. L’improvvisa marcia indietro fa emergere le difficoltà del Giglio magico, cavalcate dal leader della Lega. Le polemiche costringono Renzi a un ripensamento. Di cui però si pente. Perché Boschi cade proprio dove non dovrebbe: Banca Etruria. Salvini punta dritto alla truffa dei risparmiatori, ma non parla mai del padre del ministro. È lei che si mostra in difficoltà e fa riferimenti al genitore indagato. Da quel 7 ottobre, Boschi è sparita dagli schermi. Renzi ha deciso di fare da solo. Almeno per ora. Almeno in tv. Lei rimane il volto della riforma, ha presentato il libro Perché Sì e va in giro per l’Italia a fare campagna elettorale ma le è stato vietato – a oggi – di parlare con la stampa. I rapporti idilliaci con il capo sono ormai un ricordo. C’è chi già dà per certo che il ruolo di Maria Elena sarà ulteriormente ridimensionato. Gira, con insistenza, lo scoramento del capo: “Non so più come fare”.

Autore: fabrizio salvatori “Dalla parte della Costituzione”. Il nuovo libro di Ingroia, con Vauro, Freccero e Padellaro a Roma martedì da: controlacrisi.org

Martedì 18 ottobre, alle 17.30, Antonio Ingroia presenterà a Roma, presso la Residenza di Ripetta in via di Ripetta 231, il suo nuovo libro Dalla parte della Costituzione. All’incontro, che sarà moderato dalla giornalista Constanze Reuscher, interverranno Carlo Freccero, Antonio Padellaro e Vauro Senesi.Nel libro l’ex pm, oggi avvocato, scava a fondo negli ultimi 40 anni di storia italiana, recupera fatti e personaggi di cui si è occupato quando era in magistratura ed offre una originale ricostruzione sulle ragioni e sul percorso che hanno portato alla riforma costituzionale Renzi-Boschi. Un’analisi dettagliata e documentata, che parte dagli anni 70 – da Licio Gelli e dal Piano di rinascita democratica della P2 – attraversa la Prima e la Seconda Repubblica districandosi tra vicende mafiose, misteri di Stato e ingerenze della massoneria deviata e internazionale, e arriva ai giorni nostri, a Matteo Renzi e all’egemonia delle lobby affaristico-finanziarie, in un’Europa sempre più tecnocratica.

“Mafia, economia e crimine sono diventati componente del sistema e nell’economia italiana, europea e internazionale, dunque globalizzata – ha dichiarato Ingroia recentemente – diventerà tra breve una componente ineliminabile al punto che i potenti del mondo si faranno due conti e non vorranno più cacciarli. Tra poco dunque il mondo globalizzato avrà una convenienza economica, prima ancora che sociale e culturale, nel conservare al suo interno questa componente. Ed il processo di integrazione fra economia criminale ed economia legale – ha concluso Ingroia – diventerà definitivamente irreversibile”.

Autore: fabio sebastiani Una legge di stabilità che puzza di bruciato lontano un miglio. I tagli ci sono, ma nascosti da: controlacrisi.org

“Da Renzi la solita alluvione di slides su Legge di bilancio: investimenti pochi, una manciata insufficiente di denari per i contratti del pubblico impiego, scuole paritarie premiate e su sanita’ e pensioni forte e persistente odore di fregatura”. La sintesi ,migliore del profilo, del tutto provvisorio, della legge di bilancio che Renzi ha appena varato, la dà il deputato di Sel Arturo Scotto.

Se provate a fare un giro sul web alla ricerca di giudizi e prese di posizione rimarrete a bocca asciutta. I commentatori più seri stanno aspettando. Tra due settimane ci sarà il pronunciamento dell’Europa, che sarà quasi sicuramente positivo. E intanto bisognerà spulciare tra i numeri per capire non tanto dove Renzi ha preso i soldi, quanto la tenuta effettiva di un castello di carte che si espone di fatto al più flebile refolo.

In realtà questa più che una legge di bilancio sembra un “libro dei sogni”. Il perimetro è quello dei “se con tanti ma”, a partire dai fantasmagorici quattro miliardi che dovrebbero arrivare dalla soppressione di Equitalia, oppure dalla previsione del Pil all’1%, passndo per la voluntary disclosure. Al contrario, non c’è un euro di investimento pubblico. Alle imprese, intanto, vanno regali doppi alle briciole per famiglie e anziani.
Insomma, un’abile presa in giro, che il prossimo anno, quando nei programmi di Renzi ci sarà da incassare il “Sì” alle riforme costituzionali, mostrerà tutte le sue magagne. Del resto, è proprio sulla “propaganda as favore del Sì” che Renzi ha costruito la legge di stabilità.

E comunque i tagli ci sono. La spending review sale da 2,6 miliardi, indicati dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, nel corso di un’audizione sul Def in Parlamento, a 3,3 miliardi. Si tratta di tagli su beni e servizi. Sono previsti 1,2 miliardi di risparmi nella sanità grazie ad acquisti Consip.

Se ne sono accorti più o meno tutti, a partire dai sindacati che rispediscono al mittente un bilancio che non ha il rinnovo del contratto per i pubblici dipendenti e sulla sanità fa solo finta di incrementare i fondi.
L’Anaao Assomed, su questo, ribadisce la propria insoddisfazione e le preoccupazioni, già espresse insieme con le altre organizzazioni sindacali dei medici e dei dirigenti sanitari del Ssn. Pur rimanendo in attesa di leggere il testo per esprimere una valutazione puntuale, in una nota sottolinea che il conto che, ancora una volta, saranno chiamati a pagare cittadini e medici “rischia, infatti, di essere salato”. “I primi con una ulteriore restrizione dell’accesso alle cure e della tutela pubblica della loro salute, e la beffa di promesse non mantenute, i secondi con un finanziamento contrattuale che intende valorizzare il loro merito professionale al prezzo di qualche decina di euro (lordi, ovviamente). E la stabilizzazione dei precari, annunciata con grandi squilli di tromba, somiglia tanto, anche nel numero, a quella promessa, e non realizzata, dalla Legge di bilancio dello scorso anno”.”Basta prendere in giro i lavoratori pubblici. Nella legge di stabilita’ le risorse per i rinnovi sono del tutto insufficienti. Daremo battaglia per un contratto vero e innovativo”, commentano Serena Sorrentino, Giovanni Faverin, Giovanni Torluccio e Nicola Turco – segretari generali di Fp-Cgil Cisl-Fp Uil-Fpl e Uil-Pa. “Il Governo promette e non mantiene. Aveva parlato dei 300 milioni come di una ‘cifra simbolica’, ora siamo arrivati a una ‘del tutto insufficiente’. E nel frattempo nessun tavolo di confronto e nessun progetto per professionalita’, produttivita’, innovazione dei servizi”, rincarano i segretari di categoria di Cgil Cisl Uil.
Il 12 novembre Cgil, Cisl e Uil saranno a Roma con la maratona del lavoro pubblico per le vie della citta’. E si dicono pronti “a ogni forma di mobilitazione, fino alla firma di un contratto che investa nelle persone e nella partecipazione dei cittadini al cambiamento dei servizi pubblici per il Paese”.
A parlare di “manovra truffa come il quesito del referendum” sono i gruppi parlamentari del Movimento Cinque Stelle. “E’ una manovra fatta di mancette con soldi che non ha, conditi da un condono mascherato da 2 miliardi di euro, che chiama all’inglese ‘voluntary disclosure’. Su Equitalia e’ solo una promessa, sulla poverta’ taglia quanto promesso e destina solo briciole rispetto a quello che serve veramente per combatterla”, concludono i parlamentari pentastellati.

Autore: fabrizio salvatori 21-22 ottobre, il programma di piazza San Giovanni da: controlacrisi.org

Piazza San Giovanni, dal pomeriggio di venerdi 21 ottobre fino al corteo del giorno successivo, diventerà una piazza dedicata ad Abd El Salam, insegnante egiziano immigrato in Italia, diventato operaio della logistica e delegato sindacale, ucciso durante un picchetto il 14 settembre scorso ai cancelli della GLS di Piacenza. E’ stata questa la decisione presa dal Coordinamento per il NO sociale promotore della manifestazione nazionale a Roma del 22 ottobre per creare un “ponte” di mobilitazione e discussione tra lo sciopero generale del 21 e il corteo del 22 per il NO al referendum.Nel pomeriggio di venerdi 21 ci saranno due assemblee pubbliche, vari speaker corner e un ricco concerto serale. Piazza San Giovanni tornerà a riempirsi di gazebo, tendoni, palco ed eventuali tende – tempo permettendo – per chi vorrà pernottare sulla piazza in attesa del corteo nazionale di sabato. Dopo una mattinata in cui verranno articolate in tutta Italia le iniziative di lotta previste nell’ambito dello sciopero generale, nel pomeriggio si potrà cominciare a fare il punto sui contenuti dello sciopero e della manifestazione. Da Piacenza arriverà appositamente un pullman con i colleghi di lavoro di Abd El Salem, lavoratori della logistica.

L’appuntamento è dalle 16.00 del 21 ottobre in Piazza san Giovanni. Si comincia con una assemblea pubblica sotto il tendone alle 17.00 sul No al referendum costituzionale. Alle 18.30 comincerà la seconda assemblea dedicata alla lotta contro l’Unione Europea. Contemporaneamente si terranno diversi speaker corner tematici sui temi della guerra, della lotta contro la repressione e del lavoro autonomo.
Un’altra assemblea tematica su donne e lavoro è prevista per sabato mattina alle 11.00.

Dalle 20.30 partirà invece la musica in piazza. Sul palco ben sette band e musicisti: Banda Bassotti, Assalti Frontali, Pugni in Tasca, The Kospirators, Skasso, Los Tres Saltos e il musicista Rikom Carnera, autore del brano e del video dedicato proprio all’uccisione di Abd El Salam.
Ci saranno inoltre dei reading dell’attore romano Giordano Deplano e interventi del giornalista Christian Raimo.