Perché il fascismo? da: www.resistenze.org


Annie Lacroix-Riz * | initiative-communiste.fr
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

14/08/2016

Prima parte

Seconda parte

In un’epoca in cui la “sinistra di governo” pretende di contrastare la spinta dell’estrema destra e grida al lupo mentre maltratta e insulta i salariati, è utile riflettere su quello che è successo in Germania durante la crisi del 1930 e in particolare sulle conseguenze della politica nota come “il male minore”.
Il testo disponibile nella prima parte, completato dai due seguenti documenti d’archivio inediti, è un contributo a questa riflessione.

La scoperta e trascrizione di tali documenti è dovuta a Annie Lacroix-Riz

Rammentiamo l’animosità degli apparati della polizia di Stato verso il comunismo.

1. Sinistra tedesca e trionfo del nazismo: un giudizio della polizia francese

Fonte, RG Sicurezza nazionale SN JC5. A. 4509, Parigi, 18 maggio 1933, F7 (archivio della polizia generale), vol. 13430, Germania, gennaio-giugno 1933, Archivi Nazionali, dattilografato, 7 p., i passaggi sottolineati nel testo sono resi in corsivo.

«Il ruolo e il destino dei comunisti e dei socialisti tedeschi.

La totale eliminazione delle organizzazioni marxiste tedesche davanti il nazismo trionfante è senza precedenti. Non c’è dittatura che non abbia incontrato, almeno al momento della sua costituzione, qualche tentativo di resistenza o reazione. Niente di tutto questo in Germania. Se si verificavano degli scontri, a volte cruenti, generalmente tra razzisti e sinistra rivoluzionaria – quasi sempre comunisti – quando il NSDAP era un partito di opposizione, ora che Hitler ha preso il potere questi scontri si sono drasticamente interrotti.

Eppure, all’epoca, i sostenitori del nuovo cancelliere e dei suoi alleati nazionalisti non rappresentavano più della metà della popolazione del Reich. La partita per le forze rivoluzionarie, anche se era difficile, poteva almeno essere tentata, e bisognava, in ogni caso, salvare l’onore dopo l’appello di fiducia fatto all’estero per “la Germania repubblicana”. Non hanno fatto nulla, nessuna intrapresa. Questa domanda non ha solo un interesse storico. Perché ci si chiede che cosa ne è stato della massa, quella che i partiti socialisti e comunisti pretendevano di condizionare; quali sono i sentimenti di questa massa dopo il fallimento o la perdita dei capi.

Ma bisogna distinguere tra socialisti e comunisti. Si noti innanzitutto che nessun dirigente del partito comunista si è piegato di fronte alla rivoluzione nazionale. Erano tutti in prigione, in fuga o nascosti. Sono principalmente comunisti quelli che sono andati a riempire i campi di concentramento. In questi campi si troverebbero attualmente 50.000 rivoluzionari. Tra i dirigenti imprigionati citiamo:

Ernst Thälmann, dirigente del Partito Comunista.
Torgler Ernst, capo del gruppo comunista al Reichstag;
Willi Kasper, capo del gruppo parlamentare del Landtag prussiano
Ernst Scheller, Anton Jadasch [Fritz] Selbmann, Willi Kunz, etc.

Altri hanno cercato di andare all’estero. Il loro comportamento è stato severamente criticato dalla Terza Internazionale, che li vede come “disertori”. Coloro che sono fuggiti in Russia sono stati invitati a tornare ai loro posti e continuare la lotta in clandestinità. Altri che sono riusciti a varcare i confini occidentali del Reich, sono stati invitati a tornare in Germania.

Coloro che hanno rifiutato sono stati espulsi dal partito. Così, alla fine di aprile, la Arbeiter Zeitung, organo comunista di Saarbrücken, ha pubblicato il seguente avviso: “Il Distretto Baden-Palatinato ci ha chiesto di pubblicare la seguente esclusione: il deputato al Reichstag Bennedom-Kusel, installato da poche settimane nella Saar e avendo ricevuto dalla direzione l’ordine esecutivo di tornare in Germania, non ha ottemperato a tale richiesta. E’ stato espulso quindi dal Partito comunista tedesco per codardia di fronte al nemico di classe”.

Quali compiti si propone ai dirigenti restati ai loro posti? Ecco quelli definiti dal Comitato Esecutivo della Terza Internazionale: a) Sviluppare organizzazioni clandestine; b) Estendere la rete della stampa clandestina del partito; c) Infiltrarsi nelle organizzazioni dei partiti opposti; d) Agire principalmente nelle fabbriche.

Tutto questo, naturalmente, non manca il passo. Ma i risultati non sono quelli che tali disposizioni potrebbero far credere. La necessità per i dirigenti rimasti al loro posto di nascondersi e lavorare clandestinamente riduce molto la loro azione, ed è dubbio che il loro lavoro possa durare a lungo in presenza di un’attività di indagine di polizia così intensa.

Sicuramente la stampa comunista estera ha enfaticamente annunciato che i Servizi hitleriani hanno sequestrato copie di giornali o opuscoli pubblicati clandestinamente, cosa che vorrebbe dare dimostrazione di una abbondante letteratura rivoluzionaria distribuita illegalmente. Ma la maggior parte di questi sequestri risalgono ai primi giorni di aprile, e l’ultimo numero di Bandiera Rossa (giornale del KPD) illegale è del 15 aprile. Se è stato licenziato, è difficile che sia stato largamente diffuso.

Si segnalano anche manifestazioni di fabbrica, ma l’ultima è di marzo. Alcuni “consigli di fabbrica” (Betriebsraete), infine, composti da elementi di sinistra sarebbero stati rieletti all’ultimo rinnovo, ma ciò ha avuto luogo più di un mese fa e nessuna reazione si è verificata davanti alle misure di polizia adottate immediatamente contro il Betriebsraete in questione.

Inoltre, i dirigenti comunisti non possono nascondere completamente che gran parte delle loro truppe abbiano lasciato o siano scoraggiate. Il militante Erich, uno dei dirigenti della Rote Gewerkschaft (organizzazione sindacale rossa) ha scritto nella Rundschau, bollettino pubblicato oggi a Basilea: “La Rote Gewerkschaftsorganisation [RGO] ha sofferto molto il terrore fascista. Questo terrore ha avuto l’effetto che una parte dei nostri compagni hanno lasciato le nostre bandiere e che altri hanno adottato un atteggiamento assolutamente passivo”.

Se i comunisti che, ripetiamo, hanno dimostrato un coraggio innegabile fino allo scorso marzo, sono arrivati a questo punto, si può facilmente immaginare quanto lontano siano andati i socialisti. I comunisti hanno sempre accusato i socialisti di essere motivati da uno spirito piccolo-borghese e, in un certo senso, conservatore. Niente di più vero. Dopo aver raccolto senza danni nel 1918 i frutti di una rivoluzione matura, i socialisti tedeschi hanno saputo solo costruire strutture burocratiche, che potevano illudere l’estero e di cui la Seconda Internazionale non ha mancato di servirsi nella sua propaganda, ma che in realtà, erano senza anima e del tutto incapaci di interrompere il corso di eventi fin troppo prevedibili.

Questi eventi hanno, tuttavia, dimostrato che i dirigenti socialisti, sulle cui dichiarazioni poggiavano le speranze di una larga parte dell’opinione straniera per il futuro della Repubblica tedesca, non avevano fede. Essi hanno saputo solo piegarsi o fuggire come Braun, Grzesinski, Breitscheid, Dittmann, Crisprein, Noske, Bergemann sempre che non apportassero al nuovo regime una adesione più o meno velata come Leipart, Grassmann, Tarnow, Wels , Stampfer, Hilferding.

Ricordiamo la sottomissione sensazionale del dirigente socialista Wels e la dichiarazione del 21 marzo del comitato direttivo della Allgemeiner Deutscher Gewerkschaftsbund (Confederazione generale del lavoro) consentendo alla sua inclusione – respinta con disprezzo – all’organizzazione sindacale del Terzo Reich. La federazione degli impiegati socialisti (Afa Bund) e la Federazione dei funzionari socialisti (Allgemeiner Deutscher Beamter Bund) hanno seguito lo stesso percorso e centinaia di migliaia di membri delle organizzazioni sportive operaie sono state consegnate dai loro capi al regime di Hitler.

Il Reichsbanner, organizzazione costruita per difendere la Repubblica, cade spontaneamente a pezzi. Eppure comprendeva un milione di membri inquadrati. Ma coloro che conoscevano gli affari della Germania erano ben consapevoli che lo spirito combattivo delle truppe, guidate da burocrati, era quasi pari a zero e che era imprudente puntare su di esso. La Reichsbanner aveva ricevuto dai suoi avversari il soprannome di Papenhelm (elmetto di cartone). Per quanto riguarda le sezioni della Gioventù Socialista, esse sono state trasformate in innocenti associazioni turistiche, nonostante l’opposizione meritoria di Erich Schmitt, capo della sezione di Berlino.

La sottomissione totale della socialdemocrazia non ha, tuttavia, impedito del tutto le rappresaglie e le sanzioni. L’ex ministro Sollmann è stato gravemente malmenato a Colonia. I leader sindacali Leipart, Grassmann e Wissel sono stati arrestati, anche se avevano dato la loro adesione alle aziende hitleriane. Il dirigente della Reichsbanner, Holtermann, datosi alla fuga, è ricercato. Eppure sotto la sua amministrazione, precisamente il 6 aprile, il distretto di Berlino-Brandeburgo della Reichsbanner aveva definito l’atteggiamento dell’organizzazione in un modo che doveva, evidentemente, dare soddisfazione ai nazisti. Questo distretto aveva, in effetti, il 6 aprile, rivolto alle sue sezioni una circolare, in cui si diceva in particolare:

“Abbiamo tre possibilità:
– Adottare metodi comunisti violenti. Ma è chiaro a tutti i nostri compagni che questi metodi sono criminali e devono essere ignorati.
– L’astensione.
– La ricerca di una collaborazione nella vita pratica.
Da anni portiamo nei nostri cuori la fede nella Germania e nel suo futuro. Ecco perché noi rivendichiamo il nostro posto nella nuova vita dello stato tedesco e noi faremo per la Germania quello che si spetta: il nostro dovere. Il comitato direttivo sta negoziando con i servizi competenti circa l’attività della nostra associazione. I seguenti punti sono fondamentali: la cultura di amicizia; l’assistenza agli ex-combattenti; l’educazione della gioventù, la preparazione militare; il lavoro volontariato”.

Ecco tutto quello che si è trovato su un’organizzazione di autodifesa socialista, fatta per proteggere il regime repubblicano, quando questo crollava.

Lo stesso atteggiamento da parte dell’organizzazione sportiva operaia. La Zentral Kommission für Arbeitersport und Koerperpflege ha rilasciato la seguente dichiarazione: “La Commissione Centrale Sportiva Operaia afferma che è pronta a lavorare con fedeltà nell’ambito del regime nazionale a beneficio del popolo. Ella è dell’avviso che questa collaborazione deve aver luogo su una base neutra. Le associazioni sportive dei lavoratori sono disposte a confluire senza riserve nell’organizzazione sportiva dello stato e di fare per questo, tutti i sacrifici necessari. Esse fanno appello allo spirito cavalleresco del nuovo governo, senza negare vigliaccamente la loro posizione precedente. Per esse, fare sport era servire il popolo. Sarà così anche in futuro”.

Tanta piaggeria fu inutile. La collaborazione offerta disprezzata, le organizzazioni sciolte, respinti e denigrati i leader. Il nuovo regime ha fatto tutto da solo e costruito sulla sua base. Ma le truppe socialiste? Le truppe potevano contraddire la consegna che veniva dall’alto? Che l’atteggiamento dei capi potesse irritare alcuni attivisti, è possibile. Ma questi sono stati impotenti, in balia dello scoraggiamento e della codardia generale, e nessuna reazione, per quanto minima, si è verificata. Ovviamente il tradimento dei capi ha spezzato tutte le energie disponibili. Le ha annientate anche per il futuro, rivelandosi più dannoso per il repubblicanesimo e il liberalismo tedesco che le battaglie sfortunate che avrebbero potuto essere avanzate».

2. Il super-sfruttamento operaio in Germania, febbraio 1933 – febbraio 1939

Fonte, RG Prefettura di polizia, Informativa, 20 febbraio 1939, BA 2140, Germania, 1928-1947, Archivi della Prefettura di polizia

«I lavoratori tedeschi nelle industrie di guerra sono sottoposti ad una disciplina particolarmente severa.

Gli operai dell’industria chimica sono soggetti alla legge militare [. i] regolamenti delle grandi aziende della IG Farben. Negli impianti di Leuna un vero e proprio esercito di agenti della Gestapo e spie professionali sorvegliano gli operai durante e dopo il lavoro. E’ vietato ai lavoratori entrare in laboratori se non quelli dove lavorano. Alcuni laboratori sono interdetti anche ai capi e agli ingegneri. Ciascun operaio deve assumere l’impegno per iscritto di non rivelare nulla sul suo lavoro in fabbrica. Il regolamento di fabbrica prevede un sistema di sanzioni che comporta perfino la pena di morte.

L’industria chimica ha avuto un’enorme espansione a causa dei preparativi di guerra del fascismo hitleriano. Dal 1935, il numero delle fabbriche chimiche è cresciuto di 2.520 impianti, il numero di lavoratori aumentato di 131.415 unità, cosicché nel 1938 l’industria ha occupato più di 500.000 persone.

Il piano quadriennale ha provocato, in particolare, un aumento della produzione di prodotti sostitutivi, grazie alle sovvenzioni del governo straordinario. Nel 1938, la Germania ha prodotto 165.000 tonnellate di lana vegetale, il Giappone 130.000, l’Italia 100.000; questo significa che le potenze dell’Asse sommano l’81% della produzione mondiale, che ha raggiunto 440.000 tonnellate.

Non è sorprendente che l’industria chimica è stata in grado di registrare negli ultimi anni dei forti profitti nonostante il fatto che i prodotti sostitutivi non siano redditizi. La IG Farben ha registrato un utile netto [dichiarato] di

49,14 milioni nel 1933
50,98 milioni nel 1934
51,44 milioni nel 1935
55,40 milioni nel 1936.

Si arriva, considerando altre fattori, ad una somma di 1.500 milioni di marchi per i primi quattro anni del regime di Hitler.

Nonostante l’aumento della produzione e il maggiore sforzo richiesto agli operai, questi hanno avuto una riduzione dei salari. Le statistiche naziste ammettono che lo stipendio annuale di un operaio dell’industria chimica nel 1930 era in media di 2.543 R.M. contro 2.193 del 1936. Ma questi sono solo i salari lordi. Si devono detrarre le ritenute, cresciute dal 20 al 25%, e le “donazioni volontarie” che vengono imposte ai lavoratori.

Con questi stipendi non si riesce a far quadrare il bilancio. I tribunali hanno constatato che molti operai impiegati nelle fabbriche di esplosivi a Coswig-Anhalt devono lavorare nel tempo libero come garzone o musicista. I padroni rendevano noto nello stesso tribunale che “gli operai giungono al lavoro dopo aver lavorato altrove”, cioè, lavorano oltre 16 ore.

[Il Dr. Ley ha riconosciuto in un discorso a Essen il 30 ottobre:] “Finora abbiamo avuto in ogni azienda un maggiore sforzo di almeno il 30%; in una grande fabbrica di gomma, una delle più grandi, abbiamo avuto un aumento della produzione del 60%. Le persone erano stanche e crollavano… Questa è la fabbrica di Phoenix ad Amburgo”.

Questo aumento dello sfruttamento, questo tasso esagerato e bassi salari, le cattive condizioni di lavoro, la mancanza di cibo provocano un aumento degli infortuni sul lavoro. Il Fronte del Lavoro, sezione chimica, ammette che dal 1933 il numero degli infortuni sul lavoro è cresciuto costantemente. La funesta contabilità ha censito nel 1936, 32.453 incidenti di cui 144 mortali, nel 1937, 40.225 tra cui 188 morti e questi dati sono aumentati di nuovo nel 1938. Si sono infatti superati i 200 decessi. Nonostante questa situazione, si vuole ottenere un aumento del rendimento attraverso nuove misure di razionalizzazione. Questo sfruttamento spudorato si scontra, però, con la resistenza crescente”.

*) Annie Lacroix-Riz, professore emerito di Storia Contemporanea, Università Parigi

 

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