Ex provincia di Catania, condannati 37 consiglieri Tra le spese pazze l’abbonamento a La gazzetta da: meridionews

Luisa Santangelo 12 Ottobre 2016

Politica – Calendari, agende, penne, biglietti d’auguri. Ma anche ingressi a teatro, pullman presi a noleggio, la cena del gruppo consiliare del Partito democratico al Grand hotel Baia verde di Catania. C’è tutto questo, e pure qualche calza della Befana, nella sentenza di condanna in Appello della Corte dei conti siciliana

Una montagna di calendari da tavolo, calendari da muro, calendari con stampa, agende giornaliere, agende in pelle, agende tascabili e agende personalizzate. Ma soprattutto biglietti d’auguri, a migliaia. Sono parte delle spese pazze che 37 ex consiglieri della provincia di Catania si sarebbero fatti rimborsare impropriamente con soldi pubblici. Attribuendo quei costi alle spese per il funzionamento del Consiglio provinciale e dei gruppi consiliari. La Corte d’Appello della Corte dei conti della Regione siciliana adesso chiude una vicenda cominciata nel 2014, che aveva portato sul banco degli imputati della magistratura contabile 42 politici. Di questi, solo cinque sono stati assolti: Giuseppe Ascenzio Galletta, Vincenzo D’Agata, Antonio Danubio, Valerio Marletta e Antonio Tomarchio. Tutti gli altri dovranno rimborsare allo Stato oltre 195mila euro totali, oltre che dividersi le spese legali per un importo che supera i 95mila euro.

Secondo la procura contabile palermitana, nel biennio 2011-2012 37 consiglieri provinciali avrebbero «confuso la funzione di rappresentante dell’organo politico con la posizione di soggetto politico». Usando i soldi destinati agli organismi consiliari per «curare i rapporti con il proprio elettorato». Un’accusa pesante, che si ferma in primo grado: i giudici che analizzano le carte in prima battuta dispongono l’assoluzione per tutti gli accusati. La procura regionale, però, fa ricorso in Appello. La decisione arriva in questi giorni e si presenta come una batosta per le tasche dei politici che all’epoca sedevano alla provincia. Molti dei quali adesso trovano posto nei consigli comunali di Catania e dell’hinterland.

Tra le fatture analizzate dalla magistratura ci sono quelle di ingressi a teatro, targhe e disegni «su carta di papiro», più di 300 copie di libri di autori locali pubblicati da case editrici a pagamento, coppe e migliaia di magliette stampate. Ma anche una «cena lunch» del gruppo consiliare del Pd al Grand hotel Baia verde, una degustazione di vini e l’affitto di audio e luci per una serata in discoteca a Passopisciaro, un catering per 500 persone, la distribuzione di calze della befana alle Ciminiere, l’ospitalità all’Agriresort San Bartolomeo di Caltagirone. Migliaia e migliaia di euro che, per i magistrati dei Conti che formulano l’accusa, «non rivestivano il carattere della necessarietà per il funzionamento degli organismi consiliari, anzi appaiono caratterizzate dall’evidente intento dell’esponente politico di acquisire rilievo presso la comunità di riferimento».

«La spesa deve essere finalizzata direttamente al pubblico interesse», scrivono i giudici nella sentenza d’Appello. Un «orientamento ormai pacifico», continuano. E da quello non si discostano. Neanche nel caso di Carmelo Giuffrida, che nel 2011 ha acquistato 664 euro di calze della Befana. Una festività particolarmente sentita, tanto che il collega Maurizio Tagliaferro, esattamente un anno dopo, paga 1548,52 euro per un catering per 500 persone: «Bambini poveri in occasione dell’epifania», riporta la Corte d’Appello. Una «finalità meritoria» che «però doveva essere imputata ad altro titolo e non prelevando dal capitolo per il funzionamento del gruppo consiliare».

Chissà a cosa serviva, invece, il noleggio da 1300 euro di un pullman da Catania a Caltagirone che il consigliere Carmelo Sgroi ha richiesto nel 2012. Lui adesso siede nell’aula di Palazzo degli elefanti, dove è stato eletto tra le file dell’opposizione. I magistrati ancora si chiedono «la finalità» di quell’autobus affittato per un giorno. E per i magistrati rimane da chiarire un altro mistero legato ai rimborsi richiesti nel Calatino: i 1240 euro di affitto della sala dell’Agriresort San Bartolomeo, più buffet, per i quali il consigliere Sergio Gruttadauria ha presentato fattura. Lui, lasciata la provincia, è stato il consigliere più votato nel corso dell’ultima tornata elettorale a Caltagirone e siede sullo scranno del vicesindaco accanto al primo cittadino Gino Ioppoloche lo ha designato all’indomani delle amministrative 2016.

Il 13 maggio del 2011, invece, secondo i giudici si sarebbe consumata la cena del gruppo del Partito democratico all’hotel Baia Verde del lungomare catanese. A farsela rimborsare, per 450 euro, il consigliere Giuseppe Furnari. Difendendosi, Furnari avrebbe detto che si trattava dell’affitto di una sala per un meeting, ma nelle motivazioni della condanna si parla di quel «lunch che nulla ha a che vedere con l’attività professionale». Senza commenti da parte dei giudici, invece, due dei rimborsi richiesti da Domenico Galvagno: quello, del valore di 325 euro, per un abbonamento annuale a La gazzetta dello sport; e un secondo, perfino più curioso, per l’acquisto di duecento copie del libro La mia vita, il mio dolore, costate alla collettività 1540 euro. Una passione, quella per la letteratura, che condivideva anche il collega Nunzio Parrinello: nel 2011 ha comprato, in totale, 37 copie di Un angolo di paradiso. Prima ne ha acquistate 27, poco dopo altre dieci. In quest’ultima circostanza, però, in fattura c’era anche un vocabolario Zanichelli con cd.

Ecco tutte le posizioni, con le somme che dovranno restituire: 

– Alfia Abbadesa  2.351,43 euro;

– Consolato Aiosa 6.183,70 euro;

– Benedetto Anfuso € 2.292,48 euro;

– Giuseppe Castiglione 9.441,13 euro;

– Aldo  Catania 12.683,88 euro;

– Sebastiano Cutuli 2.140,10 euro;

– Matteo Di Mauro 4.798,70 euro;

– Domenico Galvagno 4.859,55 euro;

– Carmelo Giuffrida 4.830,81 euro;

– Marco Luca 1.140,00 euro;

– Antonino Musumeci 8.177,00 euro;

– Edmondo Pappardo 7.770,01 euro;

– Nunzio Parrinello 6.540,74 euro;

– Salvatore Patanè € 720,00 euro;

– Santo Orazio Primavera 2.500,00 euro;

– Antonio Rizzo 600,00 euro;

– Raffaele Strano 9.240,97 euro;

– Maurizio Gaetano Tagliaferro 2.927,92 euro;

– Salvatore Tomatchio 10.594,58 euro;

– Salvatore Valerio Valenti 1.273,16 euro;

– Giuseppe Zitelli 3.108,91 euro;

– Filippo Gagliano 1.776,00 euro;

– Alfio Barbagallo 6.666,07 euro;

– Francesco Cardillo 6.400,00 euro;

– Giuseppe Furnari 7.064,33 euro;

– Sergio Gruttadautia 1.722,00 euro;

– Carmelo Sgroi 3.800,00 euro;

– Ernesto Calogero 890,00 euro;

– Gianluca Cannavò 735,08 euro;

– Rocco Cristofaro 6.011,00 euro;

– Giuseppe Mistretta 2.121,50 euro;

– Vanessa D’Arrigo 10.180,00 euro;

– Gaetano Distefano 5.900,00 euro;

– Francesco Laudani 6.712,57 euro;

– Giovanni Leonardi 16.562,26 euro;

– Antonino Sinatra 8.025,00 euro;

– Raffaele Vanella 6.826,00 euro.

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