Prefetta in Antimafia, audizione su mafia in Comune «Tutto vero ma non basta per fare accesso agli atti» da: meridionews.it

Dario De Luca 11 Ottobre 2016

Cronaca – Maria Guia Federico è stata sentita dalla commissione nazionale per oltre un’ora. Al centro delle sue dichiarazioni le presunte infiltrazioni di Cosa nostra nel consiglio comunale. Tra i temi affrontati la situazione del Cara di Mineo e l’omicidio del consigliere palagonese Marco Leonardo. Sul punto ha chiesto la secretazione

«Nonostante la veridicità delle notizie di stampa, non sussistono le condizioni per effettuare l’accesso agli atti del Comune di Catania». A parlare nella sede della commissione nazionale Antimafia è la prefetta di Catania Maria Guia Federico. Più di un’ora di audizione, cominciata alle 13 e finita pochi istanti fa, per sostenere che quanto contenuto nella relazione sulle presunte ombre di Cosa nostra nel Consiglio comunale di Catania corrisponde al vero. «Siamo andati oltre quella relazione – spiega la prefetta alle agenzie di stampa – decidendo di effettuare con i vertici delle forze dell’ordine un monitoraggio per reperire elementi. Abbiamo prodotto una serie di schede che hanno evidenziato alcuni legami di parentela». Il clima a palazzo San Macuto, sede della commissione, non è stato dei più distesi. Federico è stata incalzata dal senatore del Movimento 5 stelle Mario Giarrusso, dal senatore Giuseppe Lumia e dal vicepresidente Claudio Fava. «Ho provato a spiegare alla prefetta, quando faceva riferimento al fatto che c’è bisogno di indizi gravi, che lei non deve sciogliere nessun Comune ma deve soltanto verificare se ci sono le condizioni per eventuali richieste di scioglimento», spiega a MeridioNews Fava. L’ipotesi che ha preso campo, su input della presidente Rosy Bindi, è quella di procedere a dei controlli amministrativi su una sola circoscrizione, quella di Librino. «In città la situazione generale è preoccupante – spiega Fava – e a mio avviso meriterebbe un occhio più attento e allenato rispetto a quanto fatto»

Tra gli esempi citati dalla rappresentante dello Stato ci sono quello della consigliera Erika Marco che avrebbe «il genitore, il padre, denunciato per associazione di tipo mafioso». O Riccardo Pellegrino, consigliere di opposizione, a carico del quale ci sarebbero «segnalazioni che lo hanno denunciato per voto di scambio». Tra i nomi che sono stati snocciolati dalla prefetta, stando a quanto trapelato sulle agenzie, c’è anche quello di Francesca Raciti, presidente del Consiglio. Il padre di quest’ultima sarebbe stato «indicato da un collaboratore di giustizia come imprenditore di riferimento della mafia». Il documento con un elenco iniziale di nomi era stato realizzato dalla commissione regionale Antimafia guidata da Nello Musumeci. Sotto la lente d’ingrandimento erano finite parentele e voti durante l’ultima tornata elettorale a Catania. Quella che ha sancito l’elezione a sindaco di Enzo Bianco dopo il mandato di Raffaele Stancanelli.

Durante l’audizione Federico ha parlato anche dell’omicidio del consigliere comunale di Palagonia Marco Leonardo. L’uomo, ucciso dentro un bar la scorsa settimana pare per un debito, «È stato lui primo a sparare due colpi per poi essere raggiunto da quello mortale». A ucciderlo è stato il bracciante agricolo Francesco Calcagno che poi si è costituito ai carabinieri del Comune calatino. È rimasto invece ferito il barista, il 52enne Paolo Sangiorgi. La prefetta ha chiesto la secretazione della sua audizione quando ha fatto riferimento alla partecipazione della vittima nella lista civica Palagonia futura: «In questo momento i Comuni che più ci preoccupano – ha chiarito Federico – sono Paternò, Biancavilla e Palagonia. Malgrado un incessante lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura l’organizzazione permane ma segnalo una diminuzione dei reati in provincia di Catania, in modo particolare di quelli predatori».

Ultima tematica discussa a palazzo San Macuto, sede della commissione nazionale, è stata quella del centro per richiedenti asilo di Mineo. Per la prefetta non ci sarebbero condizioni di sovraffollamento. «Ci sono sbarchi incessanti ma la magistratura catanese ha consentito e consente di assicurare alla giustizia gli scafisti». Condizione invece «problematica per i minori non accompagnati perché le strutture sono piene e la collocazione inizia ad essere un problema non indifferente». In estate la commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema d’accoglienza dei migranti si era recata a Mineo definendolo «un luogo non ottimale per accogliere» e prospettando «la chiusura» in tempi rapidi. La vicenda Catania non si è chiusa oggi. Il prossimo a essere chiamato in commissione antimafia sarà con ogni probabilità il nuovo procuratore capo Carmelo Zuccaro.

Autore: fabrizio salvatori Il 13 ottobre in piazza Montecitorio per ribadire il sostegno alla legge contro la tortura. “L’Italia non può più aspettare” da: controlacrisi.org

Il 13 ottobre si terrà un sit-in organizzato da Antigone in piazza Montecitorio per ribadire “con forza che il nostro Paese non può più aspettare l’introduzione del reato di tortura”. Sono passati 28 anni da quando l’Italia si è impegnata, ratificando la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, a introdurre questo reato nel nostro codice penale. Nel frattempo, nonostante le condanne della Corte Europea per i Diritti dell’uomo per le torture nella scuola Diaz, la sentenza Torreggiani e i casi della caserma di Bolzaneto e del carcere di Asti, su cui a breve la CEDU (Corte europea dei diritti dell’uomo) andrà a sentenza, questo colpevole vuoto normativo “continua a generare ingiustizie, sofferenze e incapacità del nostro Stato di evolversi da una cultura dell’impunità che lo rende, fra l’altro un paradiso giudiziario per i torturatori, come dimostra per esempio la vicenda di Don Franco Reverberi, il sacerdote accusato dall’Argentina cui l’Italia ha negato l’estradizione”, come si legge in una nota di Progetto Diritti, tra i vari soggetti che hanno aderito e dichiarato la loro partecipazione all’iniziativa. All’inizio di questa legislatura una proposta di legge aveva iniziato il suo iter parlamentare. Approvata al Senato nel marzo 2014, successivamente fu approvata alla Camera, all’indomani della condanna dell’Italia per le torture nella scuola Diaz da parte della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, nell’aprile del 2015. Il testo, qui modificato, fu spedito nuovamente al Senato dove è stato affossato.La richiesta è al Presidente del Consiglio Matteo Renzi e al Ministro della Giustizia Andrea Orlando di adottare ogni iniziativa per arrivare all’approvazione del reato di tortura.

L’appuntamento è a partire dalle ore 10.00, un sit-in in Piazza Montecitorio. Al sit in parteciperanno anche Ilaria Cucchi e Fabio Anselmo.

Hanno finora aderito: A buon diritto, ACAT Italia, ACT, Amnesty International Italia, Arci, BIN Italia, Camera Penale di Roma, CILD, CIR, Cittadinanzattiva, CNVG, Associazione Federico Aldrovandi, Forum Droghe, Fondazione Franca e Franco Basaglia, Fuoriluogo, FP CGIL, Giuristi Democratici, associazione radicale Il detenuto ignoto, L’altro diritto, Magistratura Democratica, Medici contro la Tortura, Naga, Progetto Diritti, Radicali Italiani, Ristretti Orizzonti, SIPP, Società della Ragione, Unione delle Camere Penali Italiane, Zeroviolenza

Autore: alessio di florio Strage di Ustica, falsa la firma di Pertini sul decreto che radiò Ciancarella, il capitano che fece emergere un pezzo della verità da: controlacrisi.org

Mario Ciancarella al momento della strage di Ustica era Capitano Pilota dell’A.M. nonché leader del Movimento Democratico dei militari (che nasceva dalla contaminazione delle forze armate con la cultura sociale e democratica). Convocato e ricevuto, nel 1979, al Quirinale dal Presidente Pertini, insieme a Sandro Marcucci e Lino Totaro, Mario Ciancarella era divenuto referente delle rivelazioni da tutta Italia delle vere o false ignobiltà che si compivano nel mondo militare.In questo contesto, anche il maresciallo Mario Alberto Dettori, radarista a Poggio Ballone la notte di Ustica, decise di fidarsi di lui e di confidargli: “Capitano siamo stati noi…” “Capitano dopo questa puttanata del mig libico”…

Mario Alberto Dettori verrà trovato impiccato nel 1987. Sbrigativamente chiuderanno la questione dicendo che si era trattato di un suicidio.

Per questo suo ruolo di esponente di punta il Capitano Ciancarella divenne talmente scomodo da indurre “qualcuno molto in alto” a falsificare, nell’ottobre 1983, la firma del Presidente Pertini nel Decreto Presidenziale di radiazione. Un vero e proprio colpo di Stato. La copia del decreto di radiazione gli verrà consegnata, su sua richiesta, solo 9 anni più tardi e dopo la morte di Pertini.

L’Associazione Antimafie Rita Atria, con orgoglio, da 22 anni (da quando è stata fondata), lotta accanto a Mario Ciancarella senza mai retrocedere di un solo passo. Nonostante tutto e tanti, troppi “consigli”.

Ieri, il Tribunale Civile di Firenze ha confermato i dubbi del Capitano Ciancarella (e anche i nostri): la firma del Presidente Pertini che compare sul quel decreto e’ un volgare falso. Tanto e’ stato accertato sulla base di due perizie – una di parte ed una disposta dal Magistrato – che hanno potuto rilevare come il falso sia tanto evidente quanto eseguito con assoluta approssimazione.

L’Associazione Antimafie ‘Rita Atria” – di cui Ciancarella è socio fondatore – e lo stesso Mario Ciancarella convocano per il giorno 22 Ottobre 2016 una conferenza stampa alle ore 10,30 a Lucca, in Viale Regina Margherita 113 presso la Libreria LuccaLibri Il Caffe’ Letterario, per documentare quanto è accaduto, interrogarsi sui motivi che hanno potuto suggerire un simile scempio del diritto e prospettare le conseguenze politiche e giudiziarie del recente pronunciamento del Tribunale di Firenze.

Di certo possiamo anticipare che in molti dovranno rileggere la Storia del Capitano Mario Ciancarella perché quella radiazione non solo ha distrutto la vita di un uomo onesto e di una famiglia perbene, ma è stata funzionale alla politica e non solo.

Si comunica inoltre che l’avvocato dell’Associazione e della famiglia Lorenzini ha interrogato il Capitano Ciancarella depositando la trascrizione presso la Procura di Massa dove, su nostro esposto, nel 2012 è stata riaperta una indagine per fare luce sulla morte dell’ex Tenente Colonnello dell’AM Alessandro Marcucci avvenuta il 2 febbraio 1992 mentre era al comando di un Piper in missione di avvistamento incendi per la Regione Toscana. Nel 1992 l’inchiesta aveva concluso che si era trattato di un “Incidente”. Noi non siamo d’accordo.

La famiglia Dettori, informata sui fatti, ha dichiarato che farà pervenire tutte le sue considerazioni e i commenti il giorno della conferenza stampa.