Professori maltrattati, chiusi a chiave e umiliati dalla preside. E’ scandalo in Italia da: oggiscuola.com

Un metodo discutibile quello dell’ex dirigente scolastica della primaria Duca d’Aosta di Monfalcone, Maria Raciti, che, scrive Il Piccolo, per convincere i sottoposti a fare quello che lei disponeva, prima li convocava nella sua stanza e poi chiudeva a chiave la porta facendo sparire le chiavi. L’ex preside si trova ora imputata a processo al Tribunale di Gorizia. Secondo l’accusa sostenuta dalla Procura almeno sei sarebbero i casi ascrivibili all’ipotesi di reato di violenza privata aggravata. Alcuni insegnanti e amministrativi hanno deciso, dopo gli episodi, di sporgere denuncia. Si tratta di dieci persone che hanno così permesso di portare alla luce fatti accaduti nell’anno scolastico 2010-2011. Incredibili i racconti di una delle vittime: “Mi affidava ogni giorno nuovi incarichi, avevo la scrivania ingombra di pratiche mentre altre colleghe godevano di ben altro trattamento. Quel giorno, giunta in ufficio, trovai un nuovo incarico. Andai dalla preside per chiederle quale lavoro dovevo svolgere per primo. La preside e la segretaria tenevano sempre chiusa la porta e per parlare con loro bisognava annunciarsi, talvolta prenotarsi o fare lunga anticamera. Quel giorno il colloquio con la preside, che mi accolse chiudendo la porta a chiave, si concluse con un diverbio e con nuove minacce nei miei confronti. Era presente anche Bonica. Quando uscii dall’ufficio ero sconvolta, stavo male. Un collega nel vedermi in quello stato chiamò il 118 ma Raciti telefonò subito dopo al 118 per bloccare il soccorso. Minacciò poi il collega che era assunto a tempo determinato e quindi più vulnerabile di altri. Ma il mio malore si aggravò; andai in bagno a vomitare. Di nuovo il mio collega chiamò il 118 e fui trasportata all’ospedale. Successivamente andai al commissariato di polizia a raccontare quanto mi era successo”. Una insegnante di sostegno, invece, ricorda: “Non mi piaceva quell’atteggiamento. In un’occasione mi intimò di non parlare più con una determinata collega che, a suo dire, mi sparlava alle spalle. Voleva che io sottoscrivessi una dichiarazione non ufficiale che Raciti avrebbe conservato nel suo cassetto e tirato fuori al momento opportuno. Insinuò anche che mi conveniva non rapportarmi con i sindacati nella mia veste di Rsu. In 27 anni di carriera non mi è mai successa un’esperienza del genere”.
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