Convegno: Le ragioni del NO ANPI CATANIA E COMITATO PER IL NO CATANIA

Catania 8 Ottobre Via Crociferin.40
Siete tutte e tutti invitati a partecipare all’evento
ORE 17.30 Convegno: Le ragioni del NO con il professore Alessandro Pace Presidente del comitato per il NO intervistato dalla giornalista Roberta Fuschi.
ORE 20.00 FESTA con spettacolo di canzoni della Resistenza con la band ” Legendary Sounds” e letture sulla Costituzione a cura dii Aldo Toscano e Grazia Loria.
Cena locandina-evento
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NOI ANPI al referendum confermativo contro le modifiche costituzionali del Senato votiamo NO

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Superstruttura criminale fra mafia e settori deviati della massoneria Mafia, Scarpinato: “Segmenti di classe dirigente ed élite insieme in cabine di regia decidono le leggi: è la ‘massomafia’” da: ilfattoquotidiano.it


Redazione
domenica 25 settembre 2016 19:07

Il procuratore generale di Palermo, parlando a Insolvenzfest, ha raccontato l’evoluzione del fenomeno: “Esaurito il carburante della spesa pubblica illimitata, l’organizzazione è diventata un’agenzia che offre sul mercato beni e servizi, dalla cocaina allo smaltimento illecito dei rifiuti, creando accettazione sociale. In più è emersa un’oligarchia che non si sporca le mani con la violenza ma tratta alla pari con i colletti bianchi dello Stato”. Gli strumenti di contrasto non hanno tenuto il passo e “c’è il pericolo di un progressivo disarmo” dello Stato. Davigo, presidente dell’Anm: “Chi critica gli indici di corruzione percepita di solito la corruzione ce l’ha in simpatia”
di Chiara Brusini.
Una mafia “a bassa intensità di violenza”, che si occupa soprattutto di “offrire beni e servizi – dalla cocaina alle prostitute allo smaltimento illecito dei rifiuti – a un mondo di cittadini normali e di imprese che li vuole” . E in questo modo “crea accettazione sociale” e rende inservibili le armi a disposizione del sistema giudiziario, creando il pericolo di un “disarmo progressivo”.
A un livello ancora più alto, “élite criminali” che affiancano “pezzi di classe dirigente” nelle “cabine di regia in cui si fanno leggi ad hoc e si decidono grandi affari, come le privatizzazioni dell’energia e dell’acqua”. E’ la “massomafia” della Terza Repubblica descritta da Roberto Scarpinato, procuratore generale di Palermo, a Insolvenzfest 2016 – Dialoghi interdisciplinari sull’insolvenza.
“Gli strumenti giuridici che abbiamo sono stati costruiti per la mafia dei brutti sporchi e cattivi. Ma i mafiosi non sono più così: stanno diventano persone che ci assomigliano sempre di più”, ha avvertito il magistrato. “Va a finire che non si sa più se abbiamo davanti il concorso esterno di amministratori pubblici negli affari sporchi della mafia o il concorso esterno dei mafiosi negli affari sporchi dei colletti bianchi.”.
Secondo Scarpinato la globalizzazione e il trasferimento del controllo sui bilanci pubblici europei dai governi nazionali a Bruxelles hanno cambiato alla radice anche l’universo mafioso. Che ha attraversato una vera e propria selezione della specie: dopo la firma dei trattati di Maastricht e il varo del fiscal compact le mafie tradizionali, cresciute in un’economia “drogata da una spesa pubblica potenzialmente illimitata, che alimentava il management del sottosviluppo”, hanno perso terreno in favore di quelle mercatiste. Che non si sporcano le mani con l’estorsione e altre attività criminali ad alto rischio – quelle le lasciano a una manovalanza usata come “carne da cannone” – ma pensano ad offrire al mercato tutto ciò che chiede, a prezzi concorrenziali.
“Hanno imparato la lezione di Lucky Luciano”, ha raccontato il magistrato che dal 2005 al 2010 ha diretto il dipartimento Mafia-economia della procura palermitana. “Gestiscono eroina, cocaina, tabacchi di contrabbando, prostituzione, gioco d’azzardo. Beni che tanti normali cittadini vogliono. In più al Nord la ‘ndrangheta offre sul mercato servizi richiesti da migliaia di imprese perché consentono di abbattere i costi di produzione e massimizzare i profitti: se devi costruire un grattacelo in centro a Milano ma prima occorre demolire una palazzina piena di amianto, il colletto bianco della mafia te lo propone a un costo di 40 contro i 100 del mercato legale”.
Un esempio? “Lungo la Milano-Desio abbiamo trovato una discarica di 65mila metri quadri: gli ‘ndranghetisti hanno acquistato i terreni agricoli a un prezzo superiore a quello di mercato, poi hanno proposto alle industrie del bergamasco di smaltire i loro rifiuti pericolosi risparmiando e li hanno sepolti in quei terreni, in buche profonde 9 metri. Dopo di che hanno ottenuto l’edificabilità e ci hanno costruito sopra delle case che hanno venduto sottocosto. Così sono tutti contesti, dai liberi professionisti coinvolti agli amministratori locali ai cittadini”.
Un modus operandi che, appunto, non crea opposizione ma accettazione sociale. “Non è paura: fanno leva sugli interessi personali. Il risultato è che i nostri strumenti di contrasto diventano inadeguati: una sezione della Cassazione, davanti a un caso di mafia al nord senza atti di violenza sul territorio, ha stabilito che si trattava di “mafia silente” e dunque non c’era reato, perché mancava il requisito dell’articolo sull’associazione mafiosa che dice che per configurarla ci vuole, appunto il metodo mafioso”. Un’altra sezione ha aggirato l’ostacolo appigliandosi al fatto che si trattava di “una cellula della casa madre calabrese, la quale in Calabria il metodo mafioso lo usa. Una giravolta giuridica, sintomo che il sistema di fronte a questa evoluzione è in sofferenza. Anche sequestro e confisca non funzionano più se la mafia non investe in palazzi ma in fondi e strumenti finanziari”.
In pratica “c’è un gap conoscitivo tra la nuova realtà della mafia e quello che l’opinione pubblica ma anche molti operatori di giustizia pensano. Ma se pensi che quando non ci sono una pistola puntata e una coppola storta non c’è mafia, c’è il pericolo di un disarmo progressivo”, avverte Scarpinato. “E’ un problema non solo da giuristi, ma criminologico, politico e sociale: occorre un ripensamento complessivo dell’intervento giuridico contro le mafie mercatiste, che tenga conto di questi confini sempre più sfumati”.
Ma c’è di più, c’è un terzo livello: “Nuove forme criminali che nascono dall’ibridazione di segmenti della classe dirigente che praticano in modo sistematico il crimine, per esempio attraverso la corruzione, e aristocrazie mafiose che confluiscono in nuove superstrutture, sistemi criminali, comunità di élite”.
E’ quella che Scarpinato definisce la “massomafia”.
“La ndrangheta non esiste più. Adesso fa parte della massoneria, è sotto ha pero le stesse regole”, dice un boss intercettato nell’ambito dell’inchiesta Mammasantissima.
 “Bisogna modernizzarsi: il mondo cambia e bisogna cambiare tutte le cose”. Si può chiamarla massomafia o “P4, P6, P9” e il canale che la alimenta è la corruzione, “diventata un fenomeno incontenibile e in crescita costante perché nel nostro Paese si è venuto a creare, di fatto, uno statuto impunitario“.
“In carcere a espiare pene per reati contro la pubblica amministrazione non c’è praticamente nessuno”, ha ricordato il procurato di Palermo, “perché ci sono leggi che hanno azzerato i rischi e il costo penale che paghi se vieni scoperto. La prescrizione massima è di sette anni e mezzo: in Sicilia si sta prescrivendo il processo per una delle maggiori truffe su fondi Ue per la formazione, il caso Ciapi. La riforma? Pannicelli caldi. Quest’anno io ho chiesto al ministro, per l’ennesima volta, di estendere il raddoppio dei termini di prescrizione che vale per i reati di mafia a quelli contro la pa. Ma non se ne fa mai nulla. Poi servono gli infiltrati. Ma anche di questo non si fa mai nulla. Così l’impunità è garantita”.
Sulla stessa linea, per quanto riguarda la necessità delle operazioni sotto copertura per combattere la corruzione, anche il presidente dell’Anm Piercamillo Davigo, che durante Insolvenzfest ha auspicato anche un sistema premiale molto più spinto – fino alla garanzia dell’impunità – per indurre a collaborare il pubblico ufficiale corrotto che viene scoperto. “Gli strumenti che abbiamo a disposizione oggi sono del tutto inefficaci”.
Quanto a “chi critica gli indici di corruzione percepita, di solito ha in simpatia la corruzione”, ha chiosato Davigo. “Per avere un’idea di quanto pesa sull’economia italiana basta guardare l’indice messo a punto dalla professoressa Miriam Golden e dal professor Lucio Picci: la misura in ragione del costo delle opere pubbliche dedotto l’indice orografico, che ovviamente su quel costo incide. Risultato: in Spagna l’alta velocità ferroviaria è costata circa 9,8 milioni al chilometro, in Francia 10,1. In Italia la Torino-Milano, che è tutta pianura, l’abbiamo pagata 77 milioni al chilometro”.

IL BASSO CONTRO L’ALTO, I DIRITTI CONTRO L’EVERSIONE da: rifondazione comunista catania

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Verso il referendum, tra guerre, migrazioni, Ttip, attacco al welfare, precarizzazioni, privatizzazioni, politiche liberiste, crisi UE.

 

INCONTRO PUBBLICO MERCOLEDI’ 5 OTTOBRE

ore 17,30 – CINEMA KING, Via A. De Curtis, Catania

 

Introduce: Stefano Galieni, responsabile prov. Prc Catania

Intervengono: A.  Bonforte, dir. Zero Waste Sicilia ; F. Cappuccio, Cacciamo Renzi e tutta la cricca;  Lillo Fasciana, coord. Dem. e Lavoro  Cgil  Sicilia; A. Furnari, esperto agricoltura; M.  Iannitti, Catania bene comune; M. Pistone, STm Fiom; D. Pruiti, Pres. Arci Ct;  S. Sconza, Pres. Anpi Ct;  Claudia Urzì, Usb Scuola; Giusy C. Vanadia, Coord. Dem. Costituzionale, Ct.

 

conclude:  PAOLO FERRERO, segr. naz. PRC-SE

 

A seguire, ore 20,45: cena sociale in via L. Capuana, 89, Catania

 

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA – CATANIA

Autore: fabio sebastiani Neoliberismo, Boschi vola in Argentina per gli affari turistici delle imprese italiane. Intanto Macri viene indagato proprio per le società off-shore in quel settore! da: controlacrisi.org

La ministra per le Riforme costituzionali Maria Elena Boschi sara’ in visita istituzionale in Argentina, Uruguay e Brasile da lunedi’ 26 a venerdi’ 30 settembre.
L’Argentina e il Brasile sono il nucleo di una ripartenza della tradizionale alleanza neoliberista, dopo che Temer è riuscito a portare al termine il suo Golpe contro Rousseff in Brasile. L’Argentina, insieme a Cile, Peru’ e Paraguay, e’ stato tra i primi paesi a riconoscere il governo brasiliano del presidente brasiliano, dopo che il senato la ha confermato il processo di impeachment ai danni di Dilma.A confermare i buoni rapporti tra questi due paesi, il fatto che i loro leader abbiano sfruttato la cornice del G20 China per un incontro bilaterale, da cui e’ emersa la volonta’ di Temer di proseguire i colloqui a Buenos Aires l’8 ottobre prossimo. Secondo le fonti diplomatiche argentine riprese dalla stampa latino americana, le relazioni col Brasile di Temer sono infatti’ “molto buone e positive”.

In agenda il rilancio dei rapporti economici e politici, il futuro del Mercosur e altre questioni di diplomazia internazionale: “l’Argentina rinnova la sua volonta’ a lavorare insieme al governo brasiliano per risolvere questioni di reciproco interesse, nonche’ a livello regionale e multilaterale, cosi’ come nel rafforzamento del Mercosur” aveva fatto sapere Buenos Aires al governo brasiliano in una nota all’indomani della destituzione di Rousseff.

Intanto, proprio contro Macri si va profilando una nuova inchiesta del consorzio internazionale di giornalisti investigativi (Icij) con sede a Washington. L’Icij ha rivelato che il Gruppo Socma, di proprieta’ della famiglia del presidente argentino possiede un’altra societa’ off-shore, ma questa volta alle Bahamas, che si aggiunge alla Fleg di Panama. A darne notizia è stato il quotidiano argentino ‘Clarin’. L’Icij ha riferito che il Gruppo Socma ha investito argento nella ViajeYa.com, off-shore legata al turismo. La societa’ aveva un capitale iniziale di 10 milioni di dollari. Sia il presidente Mauricio Macri sia suo padre risulterebbero nel verbale della costituzione della societa’, secondo i dati rilasciati dal quotidiano ‘La Nacion’. Macri risulterebbe indagato dalla giudice federale Sebastian Casanello e dal procuratore Federico Delgado.

Proprio il turismo è uno dei settori in cui Macri si sta dando più da fare a livello istituzionale. Un boccone ghiotto soprattutto per le imprese italiane che, guidate dall’Emilia Romagna sono pronte a fare la propria parte. Altrimenti Boschi cosa andrebbe a fare fin laggiù visto che il fronte del Sì ha bisogno del suo incoraggiamento e delle sue illuminanti parole in questa fase così difficile?

Proprio per preparare l’incontro di Boschi con i vertici di Buenos Aires, la Camera di commercio italo-argentina, in collaborazione con Unioncamere Emilia-Romagna, ha organizzato pochi giorni fa una tavola rotonda intitolata “Strumenti per le imprese per sviluppare business in America latina- focus Argentina”. L’incontro, secondo quando hanno spiegato ad Unioncamere, è servito ad informare sugli strumenti e incentivi finanziari a favore delle piccole-medie imprese per entrare nei mercati dei Paesi latino-americani e in particolare nella stessa Argentina. Ilmenù è di tutto rispetto: contributi ad hoc per i contratti rete del settore agroalimentare e del credito di imposta per il comparto turistico.

Autore: fabrizio salvatori Cgil, Cisl e Uil vanno allo scontro sulla riforma del sistema delle Camere di commercio da: controlacrisi.org

 

Cgil, Cisl e Uil vanno allo scontro sulla riforma del sistema delle Camere di commercio. E nei giorni scorsi, nel corso di un’assemblea delle sigle locali a Roma, hanno annunciato una manifestazione nazionale, il 29 settembre, per chiedere al Governo di cambiare i decreti attuativi della delega del Sistema camerale nazionale.
“Quel decreto- spiega Natale Di Cola, segretario della Cgil Fp di Roma- prevede tagli e mette a rischio in tutta Italia 1.000 lavoratori, circa il 10% del totale, taglia i servizi alle imprese e di fatto crea una privatizzazione del settore. Inoltre impone un’autoriforma che causera’ la chiusura delle sedi piu’ periferiche”.
“È ora di dire basta a tutto questo- conclude Di Cola- anche perche’ il settore gia’ da anni e’ sotto attacco, ci sono stati il blocco del salario e del turnover. Siamo molto preoccupati, perche’ un servizio che funziona viene smantellato con un grave rischio per molte professionalita’. Ci aspettiamo che il Governo accolga le nostre proposte. Una riforma si puo’ fare, ma a patto che faccia il bene dei cittadini”.
Per il segretario della Cisl Fp di Roma e Lazio, Roberto Chierchia, “la riforma nasce come una razionalizzazione delle Camere di commercio ma sta sconfinando nella loro sostanziale abolizione con relativa desertificazione dei servizi per le aziende. Doveva essere a costo zero invece con gli esuberi che creera’ finira’ per costare a causa del riassorbimento nella pubblica amministrazione dei dipendenti.
Oggi il sistema, un vero e proprio fiore all’occhiello italiano, si autofinanzia e invece finira’ per diventare un onere per i cittadini”. “Dobbiamo affrontare ora il tema della sostenibilita’ economica delle Camere e del taglio del diritto annuale- ha aggiunto Daniele Ilari, segretario della Uil Fpl- La nostra proposta c’e’. Se vogliamo garantire efficienza al sistema iniziamo da subito a parlarne”.