Sanità: Cgil, in arrivo ticket per 60 mln con i nuovi Livelli di assistenza da: ansa.it

40 mln da nuove prestazioni; cataratta non sarà più gratuita

24 settembre, 13:49

 

 

Stetoscopio Stetoscopio

Nuovi ticket a carico dei cittadini pari ad un totale stimato di 60 mln di euro: verranno introdotti con i nuovi Livelli di assistenza (Lea). Lo segnala la Cgil, sulla base dei dati della relazione tecnica del ministero della Salute al decreto sui Lea. Circa ”20 mln – spiega all’ANSA Stefano Cecconi, responsabile Politiche Salute Cgil – si otterranno dai nuovi ticket derivati dallo spostamento di alcune prestazioni dal regime Day Surgery a quello ambulatoriale e 40 mln dall’introduzione di nuove prestazioni ambulatoriali”.

L’intervento di cataratta, ad esempio, non sarà più gratuito.

”Sono in arrivo nuovi ticket – afferma Stefano Cecconi – e questo anche perchè, con i nuovi Lea, varie prestazioni chirurgiche finora effettuate in Day Surgery, e quindi gratuitamente, saranno trasferite in regime di prestazione ambulatoriale che implica il pagamento del ticket”. Sono prestazioni chirurgiche che vanno dalla cataratta al tunnel carpale, dall’ernia al dito a martello. Secondo ”le stime del ministero – spiega Cecconi – con i nuovi Lea si realizzeranno maggiori entrate per il Servizio sanitario nazionale pari a 60,4 mln di euro: in particolare, circa 20 mln si otterranno dai nuovi ticket derivati dallo spostamento di alcune prestazioni dal regime Day Surgery a quello ambulatoriale e 40 mln dalla introduzione di nuove prestazioni ambulatoriali nell’elenco dei Lea”.

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Fonte: help consumatoriAutore: redazione Consumo del suolo, dal palco di Terra Madre parte la raccolta di firme per una legislazione europea

 

Un milione di firme per fermare il consumo e arginare il degrado del suolo: è l’obiettivo della ECI, iniziativa dei Cittadini Europei “People4soil”, presentata a Torino dal palco di Terra Madre, con l’obiettivo di ottenere una efficace legislazione comunitaria per la tutela del suolo. In Italia la raccolta firme sarà parte della campagna “SALVAILSUOLO”, promossa da una task force di associazioni che per 12 mesi collaboreranno per sostenere l’iniziativa dei cittadini europei.
“Le firme dei cittadini serviranno a trasformare una sensibilità sempre più diffusa sul suolo come risorsa rinnovabile e bene comune in un tema dell’agenda parlamentare europea”, affermano i rappresentanti delle organizzazioni della task force. La sfida è duplice: imporre ai politici europei una corretta pratica di ascolto dei cittadini e fare in modo che le istituzioni europee riprendano in mano la bussola delle politiche ambientali.
Difendere il suolo vuol dire proteggere il paesaggio, la biodiversità e i servizi fondamentali per il nostro benessere, che dipendono da un territorio in buona salute. Il fatto che l’UE non abbia ancora una legislazione per arginare il consumo e il degrado di suolo contraddice la centralità che, fin dall’origine, ilprogetto comunitario europeo ha assegnato alla sicurezza e alla sovranità alimentare, da attuare garantendo il lavoro agricolo e l’accesso alla buona terra come presupposti per la prosperità e la convivenza pacifica dei popoli europei. I suoli europei non bastano più da tempo a coprire i fabbisogni alimentari della popolazione dei Paesi membri.
Per questo decine di milioni di ettari in ogni parte del Pianeta sono sfruttati intensivamente per il mercato europeo, talvolta dopo aver costretto le comunità rurali di questi Paesi a esodi forzati. Ma il suolo è anche molto altro: i suoli europei intrappolano una quantità di carbonio immensa, che equivale ad oltre 40 volte la CO2 emessa annualmente da trasporti, settore civile, industria. Il suolo è la culla della biodiversità terrestre e depura le acque, le assorbe e trattiene, svolgendo un ruolo fondamentale nella corretta gestione della risorsa idrica e nella prevenzione dei danni delle alluvioni.
La petizione si firma anche online: per i cittadini italiani sul sito http://www.salvailsuolo.it su cui è possibile aderire fornendo i propri dati anagrafici.

Fonte: sir-direAutore: daniele rocchi Siria, l’arcivescovo di Aleppo: “Gli Usa hanno la loro bella responsabilità nella rottura della tregua. E sull’attacco al convoglio umanitario non ci sono certezze”

“Bombe e bugie”. Questa e’ oggi Aleppo. La Bigia, la capitale economica della Siria, la piu’ popolosa del Paese, citta’ tra le piu’ antiche del mondo, e patrimonio dell’Unesco dal 1986. Luoghi come la Cittadella, la grande Moschea Omayyade, la madrasa al-Halawiyya, sono solo alcune delle ricchezze che le hanno permesso di diventare la prima citta’ a fregiarsi, nel 2006, del titolo di
Capitale culturale del mondo islamico. Da museo a cielo aperto che era, oggi Aleppo e’ distrutta, devastata la sua storia di convivenza millenaria, di dialogo fra fedi e etnie, dilaniata da uno scontro tra l’esercito del regime di Bashar Al-Assad e i ribelli dell’Opposizione. Aleppo e’ lo specchio fedele di un Paese distrutto da una guerra cominciata nel 2011 che si alimenta del triste conteggio dei morti: 300mila – ma c’e’ chi dice oltre 400mila – con meta’ della popolazione sfollata, oltre 5 milioni
sono quelli fuggiti nei Paesi limitrofi, Libano, Turchia e Giordania, per non parlare degli scomparsi nelle carceri del Governo, dei sequestrati nelle mani di Daesh e dei ribelli.Anche qui decine di migliaia di persone. La tregua concordata a Ginevra con l’intervento diretto di Washington e Mosca, scattata al calar del sole il 12 settembre scorso, e’ miseramente fallita tra attacchi dell’aviazione statunitense a truppe regolari di Assad impegnate a Deir El-Zor contro Daesh, a convogli umanitari e a un ospedale nei pressi di Aleppo. Quasi naturale il reciproco scambio di accuse: per Damasco sarebbero stati “i ribelli a sabotare l’intesa” mentre per l’opposizione siriana il regime “avrebbe violato piu’ volte la tregua per poterne annunciare la fine”.

Intanto ad Aleppo, come in altre citta’ sotto assedio, milioni di siriani rischiano di morire di stenti e colpiti dal fuoco delle armi.
“Siamo sotto il fuoco continuo delle bombe- racconta da Aleppo al Sir l’arcivescovo greco-cattolico della citta’, monsignor Jean-Cle’ment Jeanbart- la notte e’ squarciata dal rumore degli aerei e delle bombe. Impossibile riposare e Dio solo sa quanto la
popolazione ne avrebbe bisogno. Siamo stanchi, appesantiti da questa situazione assurda. Abbiamo riaperto le scuole ma abbiamo trasferito i nostri alunni in altre strutture in zone piu’ sicure e vicine, questo anche per evitare loro di muoversi troppo e
diventare cosi’ dei bersagli mobili. Ci avevano promesso la pace, il cessate il fuoco, la tregua, invece nulla. Ma sono solo bugie, bugie, bugie” dichiara. Sotto accusa, per l’arcivescovo quel “regalo” degli Usa che e’ stato il bombardamento del 17 settembre della base militare siriana provocando svariate decine di morti fra i soldati di Assad. “Come potevano non sapere gli americani di quella base se hanno postazioni e satelliti dovunque?”, e’ la domanda del vescovo. “Piu’ difficile, invece, conoscere ‘i veri autori’
dell’attacco al convoglio umanitario”, che, a detta di mons. Jeanbart, “potrebbe non essere stato bombardato dall’alto ma colpito da terra mentre transitava in una zona controllata dalle forze ribelli”. Stesso discorso per le “bombe al fosforo” che secondo testimoni oculari sarebbero state usate la notte tra il 21 e 22 settembre su quartieri di Aleppo est, fuori dal controllo governativo.
“Una cosa e’ certa- aggiunge il presule- la gente e’ colpita due volte, dalle bombe e dalla propaganda delle parti in lotta. Bugie- ripete al telefono con voce strozzata- solo bugie”. “La Siria non puo’ essere il campo di battaglia di Stati internazionali che per interesse vogliono prenderne il territorio. Come pastori non possiamo restare in silenzio davanti a questo massacro. Cinque anni di guerra e distruzioni, quando finira’ questa strage?”

In attesa di conoscere il loro destino gli abitanti di Aleppo, “quelli rimasti”, devono fare i conti con condizioni di vita difficili. “L’acqua e’ poca, ma la cosa peggiore e’ l’energia elettrica che non abbiamo- afferma mons. Jeanbart- si va avanti con i generatori. E’ da due anni che andiamo cosi’. Mancando il lavoro, mancano i soldi per acquistare il carburante”.
Come Chiesa cerchiamo di aiutarli ma non abbiamo piu’ abbastanza denaro. Il cibo e i medicinali generici sembrano non mancare anche se i prezzi sono aumentati. Fa rabbia – dice ancora- sapere che la Siria produceva tante medicine, ma le bombe hanno
spazzato via molte industrie farmaceutiche. Medicinali specializzati invece arrivano dall’estero. Le condizioni dei civili in citta’ sono davvero dure”. Ripete la parola “civili” piu’ volte il presule. “Si’, perche’ in citta’ non ci sono soldati, almeno nelle zone – e sono la maggior parte – sotto il controllo del Governo. I soldati- spiega l’arcivescovo greco cattolico- sono tutti fuori quasi a sigillare Aleppo, per evitare che ribelli e terroristi entrino in citta’ dove stazionano solo gendarmi e poliziotti”. La parte in mano ai ribelli e’ quella Est, sede, tra l’altro, “delle industrie e fabbriche molte delle quali sono state distrutte dalla guerra”.

Davanti a tutta questa distruzione “non sappiamo piu’ cosa dire e pensare. I siriani voglio dialogo e pace. Quello che non vogliono le grandi nazioni che, alle nostre spalle, stanno distruggendo la nostra terra e la nostra societa’. A loro interessa solo petrolio, gas, acqua, porzioni di terra per aumentare il loro potere e influenza, russi e americani su tutti. Stiamo pagando l’egoismo di questi grandi Paesi che pretendono pure di essere cristiani” conclude l’arcivescovo.

Fonte: help consumatoriAutore: redazione Opuscolo fertility day, il Codacons si rivolge alla Corte dei Conti: “Spreco di risorse per una campagna inutile e dannosa”

Il Codacons ha depositato un esposto alla Corte dei Conti sul caso degli opuscoli del Fertility Day commissionati dal Ministero della salute e ritirati dopo le accuse di razzismo per le immagini della campagna. “E’ la seconda volta che il Ministero realizzata una campagna sulla fertilità ritirata in fretta e furia perché inadeguata e dannosa – spiega il presidente Marco Maria Donzelli – Peccato che questi opuscoli siano stati realizzati con i soldi della collettività, sprecando preziose risorse che potevano essere destinate ad altri scopi”.
“Tutto ciò proprio quando si parla di tagli alla sanità che potrebbero essere introdotti nella prossima manovra. Un esempio di uso distorto dei fondi pubblici che rappresenta un danno per l’Erario e quindi per i cittadini” denuncia l’Associazione che chiede alla Corte dei Conti di aprire un’indagine sulla vicenda, per valutare gli sprechi commessi dal Ministero della salute in relazione alla campagna sul Fertility day e individuare le responsabilità connesse. “E’ evidente che chi ha sbagliato dovrà risarcire i cittadini, pagando di tasca propria le spese relative alla realizzazione delle due campagne ritirate” conclude Donzelli.

I signori della guerra non vogliono la tregua Fonte: il manifestoAutore: Chiara Cruciati

L’unico output della tregua è l’escalation militare: a suggellarla è stato giovedì sera l’esercito del presidente Assad che ha lanciato una nuova controffensiva su Aleppo. Mentre all’Onu i 23 paesi dell’International Syria Support Group chiudevano il meeting con un nulla di fatto, sul sito del governo appariva un messaggio ai residenti: state lontani dalle postazioni dei gruppi armati (difficile visto che sono nascosti tra i civili) e raggiungete i checkpoint dell’esercito (ancora più difficile vista l’assenza di corridoi umanitari).Già 150 i raid sui quartieri est controllati dalle milizie, 90 le vittime. Tra i target anche centri della locale protezione civile. E ieri pomeriggio una fonte interna ha paventato la possibilità di una prossima offensiva via terra.

Dichiarazioni che non fanno pensare alla volontà di dialogare, stesso messaggio inviato dalle continue violazioni della tregua compiute la scorsa settimana dalle opposizioni. Dietro il paravento diplomatico (ieri il segretario di Stato Usa Kerry e il ministro degli Esteri russo Lavrov parlavano ancora, incredibilmente, di rivedersi oggi per cercare un accordo) stanno interessi difficili da scalfire, specchio delle diverse strategie impiegate sul disastrato campo di battaglia siriano.

Se è vero che tutti vogliono risolvere il conflitto, perché dopo 5 anni e mezzo e 450mila morti, si combatte ancora? Perché gli obiettivi dei signori della guerra non sono stati del tutto raggiunti. Assad, dato per spacciato ma rinvigorito dall’intervento russo, punta oggi a chiudere islamisti e moderati in enclavi circondate dal governo, territorialmente discontinue. Lo fa con l’esercito ma anche con gli accordi di Homs e Daraya, costringendo all’evacuazione i “ribelli” e spedendoli tutti a Idlib, in mano ad al-Qaeda.

Le opposizioni non accettano il ben che minimo compromesso, forti dei balbettii internazionali che non sanno distinguere tra forze effettivamente legittimate dalla popolazione per prendere parte al futuro della Siria e quelle il cui obiettivo non è la democrazia ma un califfato sunnita. Continuando a ricevere armi e protezione con cui si rafforzano, gli islamisti si stanno creando una base di consenso nelle zone assediate, fertili alla propaganda anti-governativa.

La Turchia non ha ancora ottenuto zona cuscinetto e scomparsa del progetto politico e geografico della kurda Rojava e accende la guerra con invasioni ostili al dialogo. Approccio che condivide con il Golfo, il grande finanziatore del conflitto, che – seppur non abbia fatto saltare Assad – ha ridotto la Siria in macerie, mera ombra del paese leader che era.

L’Iran, che con uomini e denaro tiene in piedi Damasco, vuole scansare il pericolo di una frammentazione del paese alleato in cui tanto ha investito e che gli garantisce, insieme ad Hezbollah, di opporre all’asse sunnita un asse sciita altrettanto potente.

Infine, la guerra fredda Usa-Russia. Washington, annichilita dal ritorno del Cremlino, vuole evitare che la Siria resti nella sfera russa e non disdegna una frammentazione che ne faccia un soggetto debole e controllabile. E si allea con chiunque, gruppi impresentabili ma nei fatti le sole opposizioni.

Mosca vuole tornare super potenza a livello globale, sia sul piano politico che economico: la Siria, in tal senso, non è che campo di battaglia di una contrapposizione politico-strategica molto più ampia, nella quale non è la diplomazia a definire gli equilibri di potere, ma gli eserciti e gli affari.

E le alleanze si mescolano, i cambi di casacca sono repentini. Ieri il voltafaccia dell’ex al-Nusra: dopo aver ricevuto per anni armi e denaro dalla Turchia, ha fatto appello alle opposizioni perché si contrappongano all’invasione turca a nord: «Vietiamo di combattere sotto qualsiasi potere regionale o coalizione internazionale – dice il comunicato chiaramente scritto nella veste di leader delle opposizioni sunnite – L’intervento Usa sostiene il Pkk a danno delle regioni sunnite». Al solito, il mostro che si ribella allo sponsor anche se ne condivide gli scopi.

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