Strage Viareggio, Delrio: “Pena per Moretti? Sproporzionata”. Familiari vittime: “Ignorante, ci fa vergognare” da: ilfattoquotidiano.it

“E’ difficile pensare che l’ad di Fs possa avere una responsabilità così enorme, questa richiesta va oltre la responsabilità individuale” ha aggiunto il ministro dei Trasporti, intervenuto a Otto e mezzo su La7. Piagentini, Il Mondo che vorrei: “Ministro di basso profilo, smetta di sproloquiare”. Puccetti, Coordinamento Nazionale “Noi non dimentichiamo”: “Utilizzi il suo potere per impedire che alcuni reati vadano prescritti e non per parlare a sproposito. Non conosce il processo”
di F. Q. | 22 settembre 2016

“I 16 anni all’amministratore delegato di Fs Mauro Moretti per le responsabilità sulla stare di Viareggio? E’ la richiesta del Pm: spero che i giudici abbiamo tutti gli elementi per giudicare in modo equo. Credo sia una sproporzione enorme”. A parlare non è il legale difensore dell’attuale dirigente Finmeccanica – che mentre i pm chiedevano la condanna ritirava un premio in Quirinale – bensì un ministro della Repubblica italiana, nella fattispecie Graziano Delrio, titolare dei Trasporti. “E’ difficile pensare che l’ad di Fs possa avere una responsabilità così enorme, questa richiesta va oltre la responsabilità individuale” ha aggiunto l’esponente del governo Renzi, intervenuto a Otto e mezzo su La7. Parole che hanno scatenato la rabbia dei familiari delle vittime: “Non conosce la storia del processo, si astenga dal commentare”.

Dichiarazioni inusuali quelle di Delrio, specie perché si tratta dell’opinione di un ministro riguardo a un processo ancora in corso, peraltro su un fatto di cronaca che ha segnato la storia recente dei trasporti nazionali. Per Mauro Moretti, oggi amministratore delegato di Leonardo-Finmeccanica, i pm hanno chiesto 16 anni di reclusione per quanto accaduto il 29 giugno 2009, quando un carro merci deragliato in stazione con un carico di gpl fece 32 morti. Il gas poi esplose, devastando il quartiere vicino allo scalo. Non solo Moretti, però. Perché i pm di Lucca Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino hanno fatto richieste pesanti anche per gli altri imputati, dirigenti apicali di società del gruppo Fs e compagnie ferroviarie coinvolte in vario modo nel disastro ferroviario. Nella fattispecie: 15 anni per l’ex ad di Rfi, Michele Mario Elia; 13 anni per Giulio Margarita, ex direttore Sistema gestione sicurezza di Rfi, ora all’Agenzia sicurezza ferroviaria; 12 anni per Gilberto Galloni, ex ad di Fs Logistica; 8 anni per Vincenzo Soprano, ex ad di Trenitalia e della stessa Fs Logistica.

Dura la reazione dei familiari delle 32 persone uccise la sera del 29 giugno 2009. Marco Piagentini, presidente dell’associazione “Il mondo che vorrei“, quella notte ha perso la moglie Stefania, 39 anni, e due figli, Luca e Lorenzo, 4 e 2 anni. Solo lui, che ancora oggi porta sul corpo i segni delle fiamme, e il figlio Leonardo si sono salvati. Piagentini scrive a Delrio: “Dagli incontri con il presidente della Repubblica, con il ministro di Giustizia e con il presidente del Senato ci è sempre stato sottolineato con forza che le cariche dello Stato sono impossibilitate ad esprimersi durante un procedimento penale in corso. Nel rispetto delle Istituzioni, noi familiari, in aula da oltre 105 udienze, siamo sempre stati presenti ad ascoltare con la massima dignità e il massimo rispetto, abbiamo trattenuto un dolore immenso, non ci siamo mai permessi di strillare, ne abbiamo dato giudizio sull’operato del collegio, nemmeno nella fase dell’incidente probatorio, quando uno dei due periti del gip risultò essere sul libro paga di una delle parti imputate (Rfi), come risulta dagli atti e nell’occasione nessuno mosse una foglia”.

“Apprendiamo con sorpresa che da ieri 21 Settembre – prosegue Piagentini – i ministri della Repubblica possono interferire nel procedimento in corso, dando una propria opinione e mettendo chiaramente pressione ad un collegio che, tutto avrebbe bisogno, salvo che le sue parole di persona ignorante i fatti (non penso che lei conosca le oltre 250.000 carte che compongono il fascicolo di questo dibattimento o le centinaia di documenti presentati in 750 ore di rogatorie da parte dei pubblici ministeri). Allora da cittadini ci domandiamo: con quale fine e con quale motivazione lei ha espresso tali esternazioni? Vogliamo pensare che l’ignoranza vinca sulla malafede, ma in entrambi i casi lei rappresenta lo Stato Italiano e ci fa vergognare di avere un ministro di così basso profilo, ci fa vergognare di essere rappresentati da persone così poco sensibili e meschine. Speriamo di non risentirla più sproloquiare, su un procedimento come quello che si sta dibattendo a Lucca proprio sulle inefficienze della sicurezza delle Ferrovie dello Stato, ma soprattutto sulla serietà del lavoro svolto dalla Procura di Lucca e sulla serietà del Collegio giudicante.
Gloria Puccetti, presidente del Coordinamento Nazionale “Noi non dimentichiamo“, in rappresentanza dei familiari delle vittime delle più grandi stragi italiane, consiglia al ministro di astenersi dai commenti: “Si astenga dal commentare la richiesta di pene da parte dei pm e, dato che ci rappresenta nelle istituzioni, si batta, dia l’esempio, e metta in campo azioni sincere e dignitose su cosa fare per migliorare la sicurezza nelle ferrovie e si rallegri se chi non ha vigilato e lo doveva fare, verrà punito. Pensi, caro ministro, che sul processo della strage di Viareggio, incombe la prescrizione che cancella in un attimo, reati fondamentali per il corretto svolgimento del processo. Utilizzi il potere che le deriva dal suo ruolo non per esprimere commenti inopportuni ma perché questo non avvenga”.

Pesanti i reati contestati per la strage di Viareggio: disastro ferroviario, incendio colposo, omicidio e lesioni plurimi colposi, violazione delle normative sulla sicurezza. Condanne importanti chieste anche per manager e dirigenti stranieri: così per l’amministratore delegato di Gatx Rail Austria – società titolare del carro che sviò e prese fuoco -, Johannes Mansbart (10 anni per lui) e, stessa pena, per l’amministratore della collegata Gatx Rail Germania, Rainer Kogelheide (10). Sotto accusa anche il fronte manutenzioni: chiesti 9 anni per Uwe Koennecke e 6 anni e 8 mesi per Uwe Kriebel, rispettivamente responsabile e addetto dell’officina Jungenthal Waggon Hannover (il secondo, a un controllo, sarebbe colui che non vide nel carro una crepatura nell’assile, che poi cedette). Sette anni e sei mesi per Andreas Schroter, supervisore dell’officina Jungenthal. Per gli imputati le richieste non scendono sotto i 5 anni e, per la maggior parte di loro, si attestano fra 8 e 9. Solo quattro le assoluzioni concesse dai pm: fra queste, Giuseppe Pacchioni, amministratore di Cima Riparazioni, l’azienda del Mantovano dove il carro transitò per una revisione. Il processo, iniziato il 13 novembre 2013, ha superato il centinaio di udienze. I tempi lunghi fanno temere per la prescrizione di alcuni reati, l’incendio colposo e lesioni plurime colpose, come rilevato dai parenti delle vittime. La sentenza è attesa per la fine di novembre.
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di F. Q. | 22 settembre 2016

Nel paese degli sfruttatori l’omicidio padronale è un diritto da: www.resistenze.org

Enzo Pellegrin

17/09/2016

“Nel paese della bugia, la verità è una malattia”

Questa bella frase di Gianni Rodari dovrebbe essere ricordata a coloro che si stupiscono e si indignano per la veloce decisione della Procura di Piacenza di qualificare l’uccisione di Abd Elsalam Ahmed Eldanf, operaio della GLS logistica e sindacalista, come “omicidio stradale”.

Si potrebbe chiosare: “Nel paese degli sfruttatori l’omicidio padronale è un diritto”

Non si tratta di fare riflessioni moralistiche.

Non si tratta di indignarsi contro la “crudeltà” dell’impresa e dei suoi dirigenti, o sulla poca sensibilità del “crumiro” che ha travolto Abd Elsalam con il suo camion.

Non si tratta neppure di adombrare malversazione, incapacità, connivenza dei pubblici o privati poteri in gioco.

Tantomeno è il caso di ripetere le solite infondate analisi sul capitalismo “malato” di neoliberismo, sulla casta dei poteri corrotti in voga nella sinistra o nell’opposizione che amano definirsi “alternative”, “progressiste” od in modo ancor più infondato “rivoluzionarie”.

Non è questo il punto, non interessa, non serve a nulla.

Proprio in questi giorni amari.

Una società è fondata sempre su regole.

Queste regole proteggono e “legittimano” gli interessi e gli obiettivi che quel tipo di società, o meglio la classe dominante che la dirige, ritiene condivisibili e perseguibili.

Nel bilanciamento di interessi e nel giudizio delle carte sul tavolo del Procuratore di Piacenza entrano in gioco anche quei “diritti di impresa” che per la classe operaia significano sfruttamento, emarginazione sociale, povertà, disoccupazione, schiavitù nei confronti di un lavoro salariato sempre più, duro, precario, insufficiente a condurre una libera e dignitosa esistenza per sé e la propria famiglia.

Sì, perché nel nostro capitalismo avanzato sono normali retribuzioni orarie al limite della fame, è normale assumere lavoratori con contratti a termine che spesso si minaccia di non rinnovare e altrettanto spesso non si rinnova per poter ricattare più facilmente il lavoratore.

E se questa è la normalità, a fianco cresce indisturbata una selva di richieste oscene: straordinari in nero, ore gratuite, turni oltre il numero di ore consentite dalla legge, riposi inesistenti, violazioni spesso tollerate o non adeguatamente perseguite.

Per questo Abd Elsalam Ahmed Eldanf ed i suoi compagni scioperavano, manifestavano e picchettavano gli ingressi carrai della GLS, per ottenere il pattuito rinnovo di contratti a tempo determinato che l’azienda voleva disattendere dopo essersi impegnata in senso contrario.

Ma è la normalità ad essere già sfruttamento.

I consistenti profitti dei grandi gruppi multinazionali della logistica riposano su questo sfruttamento, considerato nella nostra economia capitalista assolutamente normale.

Sul medesimo sfruttamento della classe lavoratrice riposano non solo i profitti di queste corporations, ma anche i collegati profitti delle banche che le finanziano, degli azionisti che vi speculano, soggetti finanziari che spesso detengono altrettanto il potere di ricatto sulle economie degli stati, nominano i funzionari delle banche centrali, dirottano le risorse pubbliche alla sola greppia dei profitti privati.

La nostra società pone tutta questa fenomenologia economica nel campo dei “diritti”.

La classe lavoratrice non può che invece considerare questo sfruttamento barbarie.

Nella dinamica della crisi abbiamo visto come le vane speranze o la malafede di coloro che predicavano una “riforma” degli “aspetti negativi” del capitalismo, si è scontrata con la vera natura del capitalismo stesso: quest’ultimo funziona con il profitto dei capitalisti; i proprietari dei mezzi di produzione e dei capitali hanno come obiettivo la massimizzazione dei profitti, non la salute ed il reddito dei lavoratori veri produttori, i pubblici servizi, la sanità l’istruzione, l’ambiente.

Non c’è organizzazione istituzionale o politica che non possano influenzare a procedere sui binari da loro tracciati.

Il “dito medio” alzato dalla UE alle richieste del “fronte del Mediterraneo” rappresentato dai Governi Tsipras, Renzi al “verticino” di Atene ne è l’ultimo esempio lampante. Viene rigettata dalla burocrazia europea la richiesta di sforare i parametri del deficit, ma la Francia – che del gruppo di questuanti non faceva parte – continua indisturbata con il suo deficit al 4,2%: lo stock di debito francese, in dieci anni, è salito di quasi trecento miliardi in più di quello italiano.

Quando questa normalità barbarica fa parte delle condotte legittime e rispettate dalla nostra società, diviene forse un po’ meno significativo distinguere tra l’omicidio volontario in cui possano aver concorso dirigenti senza scrupoli, istigando il camionista a procedere verso il picchetto, accettando il rischio di investire ed uccidere un manifestante, e l’ “omicidio stradale”. Diventa meno risolutivo insorgere verso una Procura troppo debole nei confronti degli interessi dei potenziali imputati.

Non è nella cura di un immaginario malato che ritroveremo la nostra salute.

In questi Tribunali non verrà mai risolta l’ingiustizia principale ed un nuovo omicidio padronale affiorerà sotto altra forma, se non come investimento di uno scioperante, come morte sul lavoro dell’ennesimo operaio.

Infatti pochi giorni dopo la morte di Abd Elsalam, perde la vita Giacomo Campo, operaio dell’Ilva di Taranto, schiacciato da un rullo, poi è la volta di Antonio Alleovi, capo elettricista dell’ATAC romana, folgorato nella rimessa-deposito dell’Acquacetosa.

Il capitalismo non è buono o cattivo: funziona così.

Nel paese dello sfruttamento ogni omicidio padronale è un diritto, o al più un danno collaterale.

E’ inutile sperare nella fine della barbarie se non si sostituisce il processo economico che la genera, ponendo fine al possesso ed alla proprietà dei mezzi di produzione da parte di pochi soggetti privati, ponendo fine alla legge dell’anarchia produttiva e della concorrenza mortale tra operatori economici che travolge le vite, le famiglie, l’ambiente, drenando tutti i vantaggi e la ricchezza nelle mani di quell’uno per cento che ne possiede più del 99%.

Caro Abd Elsalam, in questo dialogo con la tua memoria ti dobbiamo delle scuse.

Scusaci se puoi, perchè la colpa è nostra. Perchè non ci siamo adeguatamente organizzati per sostituire la barbarie che ti ha ucciso. Perché non ci siamo organizzati per potere un giorno arrestare, imprigionare, rendere illegali ed eliminare gli sfruttatori, gli usurai e i loro assassini, una volta per tutte.

Perché il paese della bugia possa diventare il paese della verità.

Intervista con Piotr Simonenko: il processo di “fascistizzazione” e di “decomunistizzazione” dell’Ucraina (prima parte) da: www.resistenze.org

Raffaele Morgantini * | investigaction.net
Traduzione da marx21.it

26/08/2016

Novembre 2013: in seguito alla decisione del governo ucraino di non siglare l’accordo di associazione con l’Unione europea, un colpo di stato succeduto ad un’escalation di violenze, appoggiato e incitato da partiti e “ONG” in rapporto diretto con le potenze occidentali, scoppia nel paese. I movimenti neo-fascisti sembrano aver giocato un ruolo di primo piano nell’evento, consentendo loro di occupare la ribalta degli eventi, ristabilire la propria legittimazione nel nuovo ordine statale, occupando funzioni chiave nell’apparato di governo, influenzando anche la ristrutturazione dei rapporti di forza interni. Parallelamente al riallineamento dell’Ucraina con gli interessi strategici dell’imperialismo (apertura economica, associazione con l’UE, associazione de facto con la NATO, opposizione alla Russia), si assiste all’avvio di un processo di fascistizzazione ideologica. Al fine di comprendere tale processo e di evidenziare la realtà politica attuale, Investig’Action si è intrattenuta con il segretario generale del Partito Comunista d’Ucraina, Piotr Simonenko.

Raffaele Morgantini: La crisi politica in Ucraina è stata sulle prime pagine dei giornali nel 2014 e nel 2015, ma oggi, almeno in Europa occidentale, non se ne sente più parlare. Qual è attualmente la situazione in Ucraina?

Piotr Simonenko: Dal mio punto di vista, non bisogna considerare gli eventi che si sono prodotti nel cuore del potere nel 2014-2015 come una crisi politica. Quelle persone non si sono battute per cambiare la politica, né per fare delle riforme, né per sostituire i responsabili politici con dei nuovi che avrebbero potuto condurre tali riforme. In verità, coloro che sono giunti al potere al Maidan dopo il colpo di stato del 2014 avevano già organizzato la lotta dall’interno. Si tratta degli stessi oligarchi, ma stavolta si battevano per la redistribuzione delle risorse in seno stesso del loro piccolo gruppo giunto al potere.

Non era dunque questione di lottare per cambiare le cose e realizzare ciò che era stato promesso a Maidan al fine di migliorare la situazione nell’interesse dei cittadini ucraini, ma di spartirsi le risorse finanziarie ed i beni. Certo, essi pensavano già alle prossime elezioni e tutto ciò è stato qualificato come crisi politica. Nello stesso tempo, essi non erano in grado di fare quello che avrebbero dovuto fare, poiché il nuovo governo è stato formato su istruzioni degli Stati Uniti e costituito in gran parte da cittadini originari di altri stati. Questo governo non ha condotto una politica nazionale ma quella che esigeva il FMI. Esso non ha organizzato l’economia in modo funzionale agli interessi dell’Ucraina: non si è occupato che di trovare i mezzi per finanziare la guerra civile e ha preso a pretesto questa guerra civile per giustificare tutti i crimini che erano commessi. La corruzione è stata moltiplicata per due o per tre e, nel contesto del regime che sto evocando, è divenuta, in effetti, una corruzione totale. La politica dei prezzi è stata stabilita nell’interesse del grande capitale e degli oligarchi, così come la politica sociale. E’ il motivo per cui vorrei ancora una volta sottolineare che questa pretesa crisi politica testimonia l’assenza di professionalità di coloro che sono giunti al potere dopo il Maidan, della loro assenza di ogni programma preciso circa le cose da fare e di come farle e, naturalmente, non parliamo di una qualunque responsabilità nei confronti delle promesse fatte al popolo ucraino. Il solo risultato di questa politica è l’usurpazione del potere da parte di Poroshenko, che utilizza delle pretese riforme costituzionali e giudiziarie per fare in modo che tale usurpazione divenga completa e definitiva.

R.M.: Quali sono le conseguenze di questa situazione per voi stesso e per il vostro partito, il partito comunista d’Ucraina?

P.S.: Nella misura in cui l’Ucraina sta realizzando un regime nazional-oligarchico, e per dirla tutta, essenzialmente fascista, è evidente che una delle priorità di questo regime è stata, fin dall’inizio, quella di annientare il Partito Comunista d’Ucraina. A tal fine non hanno esitato davanti ad alcun metodo, al punto che l’attuale regime si comporta nei confronti del nostro partito come i fascisti durante l’occupazione. Il rappresentante di questo regime, in questo caso Turcynov, che ricopriva allora le funzioni di presidente, ha preteso pubblicamente dal ministero della giustizia, dalla tribuna del parlamento, che vietasse le attività del partito comunista, violando grossolanamente con questo anche la costituzione e le leggi ucraine. Oltre 400 reclami sono stati depositati contro il partito e a titolo individuale contro alcuni nostri compagni. Una delegazione ufficiale del ministero della giustizia e dei servizi di sicurezza è stata inviata nei tribunali per accusare il nostro partito di attività illegali, di collaborazione con i separatisti e di sostegno ai terroristi. Tutto ciò si è sgonfiato come un pallone. Nessun reclamo ha avuto esito positivo e il partito non è stato riconosciuto colpevole di nulla.

In seguito, essi hanno cambiato tattica e adottato una legge detta “di decomunistizzazione”, che prevede in particolare il divieto delle attività del nostro partito poiché ci chiamiamo “comunisti” ed i nostri simboli sono la stella, il martello, la falce e la bandiera rossa. Ecco cosa è servito di pretesto al divieto. Ciò dimostra inoltre che il potere attuale di Kiev rifiuta categoricamente di piegarsi alle conclusioni della Commissione di Venezia che ha valutato che la legge di decomunistizzazione non era democratica e che doveva essere abolita. Questa legge non rispetta neppure le risoluzioni che sono state adottate dalle Nazioni Unite in merito alla propaganda a favore del nazismo e del fascismo, poiché questa legge non fa soltanto l’apologia del fascismo e del nazismo, ma eleva pure al rango di eroi nazionali coloro che hanno combattuto al fianco di Hitler e commesso crimini 70 anni fa. E’ così che un’ignobile campagna è stata lanciata contro il partito comunista al fine di interdirlo. Il tribunale in prima istanza ha preso la decisione di interdire il partito. Perché? Il giudice che ha preso questa decisione era lui stesso sotto il rischio di procedimenti ai quali è sfuggito prendendo opportunatamente questa decisione che gli imponeva il regime in cambio dell’impunità. La società è impaurita e spaventata, ma noi comunisti proseguiamo la lotta. Lo facciamo oggi nei tribunali, nelle istanze di appello e andremo sicuramente fino alla Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha già esaminato situazioni simili ed è stata indotta a prendere delle decisioni. Il partito comunista è deciso a battersi, perché oggi noi conduciamo la lotta contro la fascistizzazione dell’Ucraina.

R.M.: Ritengo che un procedimento penale sia stato intrapreso anche contro di voi. E’ esatto? Di cosa vi si accusa?

P.S.: Per quanto mi riguarda, essi hanno deciso di impaurirmi e di obbligarmi a rinunciare alle mie attività politiche. Ciò di cui mi si accusa poggia su quattro punti: avrei “tradito la patria”, “finanziato i terroristi”, “finanziato i separatisti”, e “preparato gruppuscoli organizzati che hanno combattuto nel Donbass”. Mi hanno accusato di aver preso la parola nell’aprile 2014 a Bruxelles, davanti a dei parlamentari europei, per testimoniare della situazione in Ucraina, cosa che mi è valsa di essere accusato dai servizi di sicurezza, su internet, di condurre attività antigovernative. Tutto ciò è stato palesemente inventato. Noi comunisti, siamo un partito internazionalista ma anche un partito di governo grazie alla situazione generata dalla territorialità dell’Ucraina. Tutte queste accuse sono dunque senza fondamento, ma sono stato sottoposto dai servizi di sicurezza ad interrogatori durati una volta nove ore, un’altra 11 ore, cosa che costituisce una violazione di ogni norma e dei miei diritti.

R.M.: Potreste darci qualche esempio di questa strategia di decomunistizzazione e dirci ciò che essa significhi, non soltanto per il partito comunista, ma anche per le altre forze progressiste in Ucraina?

P.S.: Vorrei dire qui che condivido l’inquietudine che queste leggi hanno suscitato in seno alla Commissione di Venezia. Come queste leggi minacciano l’Europa e la comunità internazionale? In primo luogo, pretendono che il periodo storico che va dal 1917 al 1991 e gli eventi che si sono verificati sul territorio dell’Ucraina come la politica che è stata condotta siano state causate da un “regime criminale”. Questo significa che si deve considerare come criminale il congiungimento all’Ucraina della regione dell’Ucraina occidentale, in seguito al patto Molotov – Ribbentrop, criminale pure l’adesione dell’Ucraina all’Organizzazione delle Nazioni Unite, criminale ugualmente la proclamazione dell’indipendenza dell’Ucraina, durante il comunismo, nel 1991….E tutto ciò, beninteso, minaccia seriamente l’Europa. E’ così che sollecitazioni sono state lanciate in Polonia in vista della restituzione delle proprietà e dei territori che appartenevano già a questo paese, ma anche all’impero austro-ungarico e alla Romania. Ed oggi alcuni si adoperano molto attivamente per preparare documenti concernenti terre che, nella regione di Leopoli e in altre regioni, appartenevano a cittadini polacchi, che rischiano così di recuperarle.

Ma ugualmente c’è il problema dell’Ungheria che rilascia passaporti di doppia nazionalità ad abitanti della regione della Transcarpazia (anticamente ungherese) e dei romeni che fanno lo stesso per quanto li riguarda. La Romania d’altra parte, sta tentando di affermare le proprie pretese su una parte della regione di Odessa: si tratta dei territori che la Romania e la Moldavia chiamano Bessarabia. Non solo è l’integrità territoriale ucraina a trovarsi minacciata, ma c’è anche un rischio di conflitti regionali suscettibili di condurre fino alla guerra. Per quanto riguarda l’Ucraina stessa, tali leggi prevedono la legalizzazione e la sacralizzazione di coloro che hanno combattuto al fianco di Hitler. Le decorazioni concesse da Hitler sono riconosciute come decorazioni nazionali e i titoli militari ottenuti sotto la Germania nazista sono anch’essi riconosciuti come titoli militari di un movimento nazionale di liberazione. Con l’adozione di tali leggi in contrasto con le risoluzioni delle Nazioni Unite in merito alla propaganda in favore del nazismo e del fascismo, il potere di Kiev rifiuta di riconoscere quella che è una norma sia europea sia internazionale. Così come esso rifiuta di riconoscere le decisioni del tribunale di Norimberga a proposito dei crimini contro l’umanità compiuti dai fascisti e dai nazisti.

R.M.: Come reagiscono i movimenti progressisti e rivoluzionari a questo processo di fascistizzazione e quali sono i principali ostacoli ad un’efficace resistenza contro questo fenomeno?

P.S.: Gli eventi dell’Ucraina richiedono un rafforzamento urgente dell’unione di tutte le forze progressiste contro il fascismo ed i suoi rigurgiti. Per il modo in cui la comunità internazionale europea e le forze politiche ci sostengono e come questa solidarietà si esprime, bisogna dire che abbiamo passato, io compreso, molto tempo a spiegare, non solo ai nostri colleghi dei movimenti di sinistra europei e internazionali ma anche ad altri responsabili politici, che gli eventi in Ucraina costituiscono un problema interno all’Ucraina. Che si tratta di una guerra civile organizzata dal grande capitale nelle condizioni concrete determinate dagli interessi geopolitici degli Stati Uniti d’America. Le persone di sinistra che abbiamo incontrato in Europa ci sostengono attivamente con dichiarazioni di solidarietà e attraverso l’analisi che essi fanno degli atti del regime di Kiev, facendo pressione sui loro parlamenti e governi nazionali. Perché oggi bisogna parlare molto seriamente di sanzioni, non di sanzioni economiche ma di sanzioni politiche contro il potere di Kiev, dal momento che non rispetta alcun impegno, né gli accordi del febbraio 2014, né quelli di aprile 2014 a Ginevra, né gli accordi di Minsk, cosa che non fa che inasprire il conflitto. Ho ricevuto gli stessi attestati di solidarietà da parte del nostro popolo di sinistra che si esprimono, dopo la tribuna del parlamento e di quella del parlamento europeo, in merito a questi eventi. Bisogna rilevare che l’opinione pubblica europea inizia anche a modificarsi in merito agli avvenimenti di Ucraina.

Sono anche riconoscente ai miei colleghi europei dei movimenti di sinistra che hanno inviato i loro avvocati per difendere il partito comunista nei tribunali ucraini. E’ evidente che i giudici ucraini ascoltino attentamente ciò che dicono le persone venute dall’Europa, soprattutto della Federazione dei giuristi democratici che sostengono la nostra lotta per i valori europei e per i principi della democrazia.

E noi, comunisti, lavoriamo non solo con coloro che difendono idee vicine a quelle del nostro partito ma abbiamo allargato molto i nostri contatti nella prospettiva di unire tutte le forze di fronte alla minaccia reale e crescente del neofascismo che inizia già a formalizzarsi nelle misure che il potere di Kiev sta prendendo contro il popolo ucraino. Sono nella stessa misura grato verso tutti i nostri compagni in Europa e nel mondo che si sforzano di far meglio comprendere ai loro concittadini cosa sta accadendo in Ucraina. I nostri sforzi comuni iniziano a produrre i loro frutti. Da sei mesi, ad esempio, i tribunali d’appello sono incapaci di dar seguito alle velleità del potere di vietare le attività del nostro partito. Ma qualunque sia la decisione, continueremo la lotta e siamo convinti che la Corte europea dei diritti dell’Uomo, avuto riguardo circa il pericolo reale che minaccia l’Europa e il mondo intero, esaminerà in modo obiettivo la situazione in Ucraina e sosterrà la nostra lotta in favore dei diritti democratici, compreso quello di esercizio dell’attività politica.

R.M.: Molte persone, soprattutto in Europa non vogliono vedere il pericolo che rappresentano i fascisti in Ucraina. Essi fanno notare che il partito neo-nazista Svoboda non ha ottenuto che un debole risultato in voti alle ultime elezioni. Cosa rispondete loro e come vi spiegate che questo partito che ha raccolto così poco sostegno eserciti una tale influenza sul processo politico ucraino?

P.S.: Vorrei chiedere a queste persone di non essere indifferenti e di informarsi prima su ciò che avviene nella nostra società. Vorrei anche ricordare loro che la prima grande crisi mondiale si è conclusa con la Prima Guerra mondiale nel preciso momento in cui i rappresentanti del grande capitale hanno tentato di uscire dalla crisi approfittando degli sconvolgimenti mondiali e della riduzione della popolazione, distogliendo così l’attenzione dei semplici cittadini e degli operai dalla situazione che si stava creando in Europa – non per nulla si diceva all’epoca che lo spettro del comunismo si aggirava per l’Europa – quando molti si chiedevano perché gli stati ed i popoli erano così poveri. La prima crisi mondiale si è dunque conclusa con la prima guerra mondiale. Più tardi, quando scoppiò la seconda crisi mondiale, la sola soluzione che ha trovato il grande capitale per uscirne è stata nuovamente di organizzare la Seconda Guerra mondiale. E abbiamo assistito al tradimento costituito dalla firma, da parte della Francia e dell’Inghilterra, degli accordi di Monaco con la Germania che hanno permesso ad Hitler di sferrare la nuova aggressione e la nuova guerra che è costata la vita a decine di milioni di persone, non solo in Europa ma anche in altri continenti. Viviamo oggi la terza crisi economica mondiale, di cui tutti gli economisti riconoscono l’estrema gravità perché non è solo legata alla sovrapproduzione di questo o quel prodotto ma anche alla comparsa di nuove piramidi finanziarie organizzate nell’interesse del grande capitale al fine di consentire alle multinazionali di dominare popoli e nazioni intere riducendo a nulla il ruolo degli stati.

Questa terza crisi mondiale deve dunque condurci a porre l’interrogativo di sapere come uscirne. Guardate cosa avviene nel Nord Africa: decine, forse centinaia di migliaia di morti, identica cosa in Medio Oriente, con altre centinaia di migliaia di morti. Vediamo oggi che è l’Europa che ne sopporta le conseguenze, con l’arrivo di milioni di migranti alla ricerca di protezione o di una vita migliore, fatto che genera nuove tensioni sociali. E nello stesso tempo gli accordi di pace di Helsinki sono praticamente scomparsi, cosa che si traduce soprattutto con la comparsa di nuove rivendicazioni territoriali da parte di alcuni stati.

Siamo dunque una volta di più testimoni delle intenzioni del grande capitale che non intende uscire dalla crisi dedicando le proprie risorse per risolvere i problemi sociali, ma gettando nel fuoco della guerra coloro che soffrono delle sue politiche, nella speranza di salvare le proprie ricchezze al prezzo delle loro vite. Una nuova divisione del mondo è in corso. Ora, se durante la seconda crisi economica e la Seconda Guerra mondiale c’erano due blocchi antagonisti, il mondo sovietico e il mondo capitalista, non ne rimane che uno oggi, il sistema capitalista. Si tratta di una situazione estremamente pericolosa, come testimonia una volta di più la situazione in Ucraina. Il grande capitale trae vantaggio dall’esistenza di una componente “bruna”, cioè fascista e neo-fascista, che oggi certamente non rappresenta nei diversi paesi, che il 2% o 3%, ma che domani, in condizioni di pauperizzazione e miseria sociale, raggiungerà percentuali a due cifre. E che sotto la coperta della democrazia elettorale apparente giungeranno al potere sostenitori della violenza e della supremazia razziale. E’ la ragione per cui vorrei chiedere a quelli che ne dubitano di non mostrarsi indifferenti. L’indifferenza è precisamente ciò che consente la presa del potere da parte dei criminali. E se ci dicono che quello che è accaduto a Kiev nel 2014 è una “rivoluzione della dignità”, chiedo a tutti i nostri oppositori di rispondere alla seguente domanda: perché questa pretesa rivoluzione della dignità ha portato dei bastardi al potere?

*) Intervista realizzata da Raffaele Morgantini in lingua russa, ripresa e tradotta per il sito Investig’Action da Philippe Stroot

Sabato 24 a Roma in piazza per il Kurdistan. Crescono adesioni alla manifestazione da: rifondazionecomunista.it

Appello per una mobilitazione nazionale a Roma il 24 settembre a sostegno del popolo curdo e della rivoluzione democratica in Rojava, per la liberazione di Ocalan
Da oltre un anno nelle zone curde della Turchia è in corso una sporca guerra contro la popolazione civile. Dopo il successo elettorale del Partito Democratico dei Popoli (HDP), che ha bloccato il progetto presidenzialista di Erdogan, il governo turco messo intere città sotto a pesanti coprifuoco e in stato di emergenza, con migliaia tra morti, feriti, arrestati e deportati.

Dopo il fallito “tentativo di golpe” del 15 luglio Erdogan ha dato il via al terrore con il repulisti di accademici, insegnanti, giornalisti, magistrati, militari, medici, amministratori, impiegati statali, invisi al regime: migliaia di licenziamenti e arresti; chiusura di giornali, stazioni radio-televisive, centri di cultura e sedi di partito.
Resta forte preoccupazione per le condizioni di sicurezza e di salute del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan, di cui dopo un anno di silenzio imposto dallo Stato turco, si sono finalmente avute notizie, ma che resta segregato in isolamento totale. Abdullah Öcalan, legittimo rappresentante del popolo curdo, è indispensabile alla risoluzione della questione curda nell’ambito della democratizzazione della Turchia e del Medio Oriente, così come tracciato nel disegno del Confederalismo Democratico.

Il 24 agosto 2016 l’esercito turco ha invaso la città di Jarablus con il pretesto di combattere il terrorismo e lo Stato Islamico (IS) però di truppe appartenenti a gruppi islamisti. Gli attacchi dell’esercito turco non sono diretti contro ISIS ma contro le Forze Democratiche Siriane (SDF) e l’insorgenza liberatrice curda nei territori del Rojava. L’invasione turca del nord della Siria aumenta il caos esistente nella regione inferocendo la guerra civile, creando nuovi rifugiati e nuovi disastri umanitari.

Gli Stati Uniti e l’Europa non solo hanno chiuso un occhio su questi attacchi, ma stanno fornendo il sostegno allo Stato turco che con la complicità dell’UE continua a usare i profughi come arma di ricatto. TUTTO QUESTO DEVE FINIRE! RIFIUTANDO IL VERGOGNOSO ACCORDO UE-TURCHIA, CHE LEDE I DIRITTI UMANI DEI PROFUGHI E FINANZIA LA GUERRA SPORCA CONTRO IL POPOLO CURDO.

Il popolo curdo insieme agli altri gruppi etnici, religiosi e culturali ha costituito una Confederazione Democratica nel nord della Siria, il Rojava, dove coesistono pacificamente e nel rispetto reciproco popoli e fedi religiose diversi tra loro. Questo modello rappresenta una prospettiva ed un valido esempio per una Siria democratica; per questo è necessario sostenere questa esperienza di rivoluzione sociale di cui sono state protagoniste in primo luogo le donne.

Ora questa esperienza democratica decisiva per le sorti di un altro Medio Oriente rischia di essere cancellata dall’invasione turca. E’ urgente la mobilitazione internazionale a fianco del Rojava , della lotta di liberazione del popolo curdo e della rivoluzione democratica SCENDENDO PIAZZA IL 24 SETTEMBRE A ROMA

* Per fermare l’invasione turca del Rojava; contro la sporca guerra della Turchia al popolo curdo e sulla pelle dei profughi e rifugiati
* Contro la repressione della società civile, del movimento curdo e di tutte le forze democratiche in Turchia
* Contro la barbarie dell’Isis per l’universalismo dei valori umani;
* Per il Confederalismo Democratico
* Per bloccare il supporto delle potenze internazionali e locali, in particolare USA e UE alla Turchia e mettere fine al vergognoso accordo sui profughi
* Per la fine dell’isolamento e per la liberazione del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan

IN PIAZZA PER IL KURDISTAN
ROMA – PORTA PIA ORE 14.00
SABATO 24 SETTEMBRE

Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia
Rete Kurdistan Italia

in piazza per il kurdistan 2Adesioni :

ARCI Nazionale; Fiom CGIL ; Confederazione COBAS ; USB Unione Sindacale di Base; CUB Confederazione Unitaria di Base Regione Lazio; USI Unione Sindacale Italiana, CIB UNICOBAS; Un ponte per…; Casa Internazionale delle donne di Roma; UDI Nazionale l’Unione delle Donne Italiane; SCI Servizio Civile Internazionale; Associazione Nazionale Giuristi Democratici; AED Avvocati Democratici Europei; ANPI Provinciale Roma e del Lazio, Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua; Attac Italia; Coordinamento NO TRIV; Abitare nella Crisi/Movimento di lotta per la casa; Movimento NO TAV, CISS Cooperazione Internazionale Sud Sud

Leoluca Orlando, Sindaco di Palermo; Michele Conia, Sindaco di Cinquefrondi; Amministrazione Comunale di Livorno; Comune di Pegognaga;

SI- Sinistra Italiana; PRC Partito della Rifondazione Comunista; L’Altra Europa con Tsipras; FAS La Federazione Anarchica Siciliana; Gruppo Anarchico “Carlo Cafiero” – FAI Roma ;Rete dei Comunisti; Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia; Gruppo Anarchico Alfonso Failla, FAI; Giovani Comunisti/e

Donne Diritti e Giustizia; Casa delle donne Lucha y Siesta;Trama di Terre/Centro Interculturale delle donne; Legal Team Italia, Associazione SenzaConfine; AssociazioneProgetto Diritti Onlus; Associazione Verso il Kurdistan; Associazione Modena Incontra Jenin; Associazione Pisorno; Associazione ADIF;Associazione I-Blu;Art21; AssociazioneCulturale La Lotta Continua; Medicina Democratica Onlus; Associazione Sì, Toscana a Sinistra, Action Diritti in Movimento-Roma; Il Consiglio per la Comunità Armena di Roma; Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese; Rete ACT! Agire Costruire Trasformare; Alternativa Libertaria/fdca; Libert’Aria; Coordinamento regionale siciliano deiComitati NoMuos; Costituzione beni comuni-Milano; Collettivo EXIT di Barletta; Circolo Pink Verona; GIGA Il Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati; La Rete Primo Marzo; Associazione del Forum drll; Comunita straniere in Italia

Carovana per il Rojava-Torino; CS Gabrio – Torino; Cpa Firenze sud; Casa Madiba Network di Rimini; BuongiornoLivorno; Lsa 100celle;Lavoro Società Sinistra sindacale confederale CGIL; Nexus Emilia Romagna; Osservatorio Repressione; Officine Civiche di Ciampino; perUnaltracittà-Firenze; Piattaforma Pirata ; Scuola Mondo San GiulianoTerme APS; Sinistra Anticapitalista Brescia; Sinistra Anticapitalista;Malamente dalle Marche; MCE, Movimento di cooperazione educativa; Spazio Antagonosta NEWROZ -Pisa; Il Collettivo Comunista (marxista-leninista) di Nuoro; CUA Collettivo Auitonomo Universitario-Pisa; CASP Collettivo Autonomo Studenti Medi-Pisa; Rete Studenti -Salerno;Officina 99 + Laboratorio SKA – Napoli; CSOA e Spazi Sociali Roma: Collettivo Nodo Solidale -Roma, Csoa La Strada – Roma; Casetta Rossa, Spazio Pubblico per l’Autogoverno – Roma ; Ex Snia -Forte Prenestino-Corto Circuito- L38 -LOA Acrobax -Strike -Astra- Casale Alba 2 – Casale Falchetti; Rete Antifascista Ternana; CSOA Cartella-Reggio Calabria; Csoa Askatasuna Torino

Dario Fo, attore, Premio Nobel per la letteratura (1997); Moni Ovada, attore; Arturo Scotto, capogruppo SI-SEL Camera dei deputati;Erasmo Palazzotto, vice presidente Commissione Esteri Camera dei deputati; Peppe de Cristofaro, vice presidente commissione Esteri Camera dei deputati; Franco Bordo, deputato SI-SEL; Giovanni Paglia, deputato SI-SEL; Giovanna Martelli, deputata SI-SEL; Antonio Placido, DeputatoSI-SEL; Nicola Fratoianni, deputato SI-SEL, coordinatore naz. SEL; Eleonora Forenza, europarlamentare Altra Europa con Tsipras GUE-NGL ; Luisa Morgantini, AssoPaace Palestina; Vittorio Agnoletto, MD, ex membro del Parlamento Europeo; Paolo Ferrero Segretario PRC-SE; Simone Oggionni, Segreteria Nazionale Sel; Maurizio Acerbo, segreteria nazionale Rifondazione Comunista; Vincenzo Fumetta, segretario provinciale di PRC ; Claudia Candeloro,portavoce nazionale giovani comunisti/e e giurista; Andrea Polacchi, Presidente Arci Torino; Gian Luigi Bettoli, presidente di Legacoopsociali Friuli Venezia Giulia; Alfonso Navarra, Loc; Amedeo Ciaccheri, consigliere Municipio Roma VIII; Raul Mordenti, Docente 2° Università Roma; Maurizio Donato, Docente Università Teramo; Angela Bellei,Associazione Azad; Andrea Caselli, CGIL Emilia Romagna; Gianluca Peciola,Sel; Gianni Sartori,giornalista; Gippò Mukendi Ngandu, l’esecutivo di Sinistra Anticapitalista; Livio Pepino, giurista, Torino; Massimiliano Smeriglio,Sel; Massimo Torelli, L’Altra Europa con Tsipras; Marco Furfaro, Sel; Prof. Roberto Suozzi, Medico e Famacologo Clinico; Pilar Castel, autrice; Italo Di Sabato; Angelo Baracca, Stefano Mantovani, Nicoletta Bernardi;

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