RosaDiLicata, vita e musica di una siciliana ribelle da:ndnoidonne

Opere, amori e dolori di Rosa Balistreri, classe 1927, da Licata, a “sud del Sud”. Lo spettacolo è frutto delle ricerche di Chiara Casarico e dell’associazione Ilnaufragarmèdolce
Roberto Dati

Una bellissima storia di lotta e di emancipazione sta girando l’Italia e l’Europa grazie a Chiara Casarico che, insieme all’associazione Ilnaufragarmèdolce, svolge da anni un appassionato lavoro di ricerca e di messa in scena di opere dal forte impegno civile.
Si narra qui di una donna di straordinario talento e determinazione, apparsa sulla scena della musica popolare a quasi trent’anni, quando per una fimmina di umili origini della remota provincia agrigentina il destino era già scritto indelebilmente con l’inchiostro rosso sangue delle violenze e dei parti plurimi, come richiesto dai rigidi ruoli della società patriarcale.
Rosa, invece, trova dentro di sé la forza di volontà per ribellarsi alle ingiustizie, riuscendo a riscattarsi da una condizione di povertà ed analfabetismo grazie alla fortissima passione per il canto, che le sgorgava naturale mentre lavorava o si recava al mercato. Passione, persino questa, inadatta a una donna, che sempre “muta deve stare” e che deve soggiacere al maschio, sia esso il padre, il marito designato o il prete presso cui presta servizio.
E la rabbia per i soprusi subiti da ciascuna di queste figure, Rosa non la tratteneva: prima rifiutandosi di cedere al desiderio fugace dei giovani rudi incrociati nelle strade polverose del paese d’origine – “Dopo questo fatto non ne volevo sapere più niente (dell’amore)” – poi dedicando versi affilati al parroco della chiesa palermitana che la insidiava, accostando “lu prete e lu mafiosu” come figure di oppressione, infine rivoltandosi contro il marito violento e infingardo che mostrava disprezzo a lei e alla figlioletta.
Carattere mai domo, voce potente in cerca di libertà, Rosa fugge dalla Sicilia e va a Firenze, dove incontra e s’innamora di Manfredi, artista che le fa conoscere Ignazio Buttitta, Guttuso e Sciascia, Amalia Rodriguez e Dario Fo. Il successo arriva, anche se in ritardo; ora lei è Rosa Balistreri, cantante folk e compositrice, in scena nei teatri e sui palchi dei festival. Ora Rosa, che dilicata non ha potuto essere, è una donna felice con una vita densa di esperienze e di soddisfazioni.
La forma del teatro-canzone viene utilizzata con grazia ed equilibrio da Chiara Casarico e la sua compagnia, da Roberto Mazzoli e Stefania Placidi alle chitarre fino a Lorenzo Terranera, la cui scenografia è geniale nella sua necessaria essenzialità – le spazzole che si trasformano in scarpe, quelle scarpe mai possedute prima da una giovane contadina.
Al centro della scena un carretto siciliano, che diventa di volta in volta strumento di lavoro, sbarre di prigione, talamo nuziale, intorno al quale la regia di Emilia Martinelli fa muovere Chiara/Rosa lungo tutta la gamma di emozioni che la Balistreri ha attraversato nel corso della sua vita tumultuosa, avventurosa, ma al tempo stesso composta – come ebbe a dire di lei Ignazio Buttitta – nella “sua ferma disperazione, la sua tragica dolcezza”.

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: