Il terrorismo jihadista è necessario per il capitalismo da. www.resistenze.org

Alexis Dorta | unidadylucha.es
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

07/09/2016

Il terrorismo è diventato un fenomeno sociale e politico che si è trasformato in qualcosa di profondamente funzionale al capitalismo e al suo dominio di classe, pur apparendo a prima vista il contrario.

Il terrorismo è sempre stato un fenomeno con molti aspetti e varie forme. L’emergere di organizzazioni dedite alla pratica armata e violenta in tempi di crisi acuta delle contraddizioni nelle società europee borghesi moderne, ha causato una reazione contraria agli scopi previsti da queste organizzazioni, vale a dire, un rafforzamento del controllo sociale da parte della borghesia e un rafforzamento dell’apparato borghese della repressione in termini di un ampio consenso sociale.

Ciò fa sì che il terrorismo sia funzionale alla borghesia in tempi di crisi, a prescindere dai modi in cui questo si manifesti e come si giustifichi. Ma, a sua volta, provoca altresì incertezza, insicurezza, in relazione alle quali questo procedimento non è qualcosa che possa durare a lungo.

I legami del terrorismo con le organizzazioni di sinistra, ha permesso alla borghesia ed ai suoi media di screditare la sinistra rivoluzionaria in generale ed isolarla dalle masse. Tuttavia, ciò ha avuto un certo ricorso storico. La borghesia lavorò a fondo sulle contraddizioni sociali ed economiche alla fine degli anni sessanta, settanta e ottanta del secolo scorso (che erano i periodi di maggiore esplosione di queste organizzazioni armate) e queste sono state superate dalla borghesia attraverso un violento attacco alle conquiste dei lavoratori.

L’emergere del terrorismo, legato al cosiddetto jihadismo, rappresenta un cambiamento sostanziale nelle forme, nei metodi e nelle pratiche di queste organizzazioni. Proprio il loro aspetto gioca un ruolo strano e sospetto; una rapida apparizione, espressa in azioni molto violente, indiscriminate e dirette verso tutta la popolazione in generale. La loro capacità di agire, l’espansione rapida e veloce e, soprattutto, la capacità del cosiddetto Stato Islamico di conquistare in breve tempo e con una capacità militare enorme un vasto territorio, in un area occupata da eserciti imperialisti, sono fenomeni che lasciano un sacco di domande aperte. Il terrorismo jihadista, in tal modo, ha una grande capacità di intervento: decide quando e dove agire, come fare più danni e, in particolare, le sue azioni indiscriminate e selvagge seminano il terrore collettivo.

Il risultato è un maggiore controllo sociale, un consenso sociale sulle politiche e decisioni dei governi democratici borghesi per limitare le manifestazioni, i diritti politici, la libertà di espressione e di organizzazione e dei diritti civili in generale. Così il capitalismo produce un clima sociale e un consenso sul controllo e sulla repressione che permette di incanalare misure antipopolari in questi tempi di crisi e di regressione sociale e del lavoro. Il capitalismo può svolgere le sue politiche repressive sul movimento operaio facendo uso della giustificazione della lotta contro il terrorismo. Come è accaduto in Francia dopo l’approvazione della riforma del lavoro e dopo l’enorme manifestazione operaia che ha suscitato scioperi e cortei. Tutte queste manifestazioni sono state represse dalla borghesia dopo gli attacchi che si sono verificati in Francia per mano dei sospetti terroristi jihadisti.

Il procedimento è evidente. La borghesia ha iniziato molto tempo fa, un processo storico graduale e sistematico di annichilimento della democrazia borghese, come risultato della lotta di classe in Europa nel XX secolo. La necessità del consenso sociale col proletariato in Europa per consentire il processo di accumulazione del capitale, dopo la seconda guerra mondiale, diventa disfunzionale per la borghesia. A seguito della profonda ed acuta crisi capitalista, la borghesia deve intraprendere una guerra sociale contro la classe operaia per degradare il valore della forza lavoro, l’unico fattore che permette alla borghesia di sollevarsi dalla crisi di accumulazione.

Questo è il motivo per cui è necessario un fattore esterno, una giustificazione storica per intraprendere e approfondire questo processo sociale; è per quello che il terrorismo jihadista si rivela totalmente e sostanzialmente funzionale, quale giustificazione per aumentare, approfondire e attuare misure repressive di controllo sociale, che altrimenti sarebbero impossibili da realizzare.

Pertanto, la conclusione da trarre è necessitata: per il capitalismo, la violenza indiscriminata e selvaggia del terrorismo è assolutamente necessaria in questi tempi di crisi e, di conseguenza,è necessario che il terrorismo, nei suoi aspetti, nel suo sviluppo e nella sua azione, così come le organizzazioni, le loro armi ed i loro mezzi siano controllati, forniti e finanziati dai servizi di intelligence e di sicurezza dei paesi imperialisti. Il terrorismo jihadista è immanente all’imperialismo ed è quindi un nemico di primo ordine della classe operaia internazionale

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