Caro Giuliano, questa volta “no” dal blog di nandodallachiesa.it

Nando dalla Chiesa

18 settembre 2016. 2016

Tutti sanno la stima e l’amicizia che provo verso Giuliano Pisapia. Durante il suo mandato l’ho soprannominato “il sindaco galantuomo” avendo visto la correttezza estrema con cui gestiva le relazioni del comitato antimafia di esperti da lui nominato. Quelle relazioni avevano via libera anche se potevano produrre qualche problema di immagine alla sua amministrazione. Roba rara. Ma stavolta sento il dovere di dichiarare il mio più rispettoso e profondo disaccordo dal suo invito a votare “sì” al referendum (letteralmente: a non dividersi a sinistra) perché se no si farebbe un favore alla destra. Caro Giuliano, cari amici, è arrivato il momento di chiarirci su quale sia lo spazio che vogliamo assicurare alla nostra libertà di pensiero. Ormai questa storia che bisogna votare in un certo modo se no si fa vincere la destra sta davvero tracimando, e inonda il campo intoccabile del diritto di scegliere senza ricatti morali.

Datemi un argomento nel merito, per favore: vota questa legge perché è buona e se ci riesci mi spieghi anche perché è buona; vota questo candidato perché è bravo e capace, pulito e credibile, e non perché dall’altra parte c’è la destra (anzi, “questa destra”), quando la destra (esattamente “questa destra”, Verdini per capirsi) è largamente penetrata nella sinistra. Si fanno cose buone o buonine e si chiede di votarle. Si fanno cose non buone e ci si rassegna a non essere votati. E poi, andiamo a vedere la questione specifica. Qui non è come alle elezioni dei sindaci, quando il risultato poteva essere di fare governare la destra. Qui quale sarebbe il risultato del “no”? Di fare vincere la Costituzione nata dalla Resistenza. E di questo dovrebbe preoccuparsi la sinistra??? Così farebbe un regalo alla destra? Ma stiamo impazzendo tutti? Semmai dovrebbe essere la destra a dolersi che quella Costituzione resti in piedi e si affermi il principio che una Costituzione non è un giocattolo da piccolo chimico (e io sono tra coloro che vorrebbero cambiarla, sia chiaro; ma in meglio). Qui, se continua così, un giorno arriverà un signore con etichetta di sinistra, si metterà a fare e disfare cose da matti e una corte di benpensanti a lui di intorno si affannerà a dire che bisogna dargli ragione perchè è di sinistra e non bisogna far favori alla destra. Un incubo orwelliano.

No, così la partita si sta spostando. E direi che è ancora più grande e larga. Ora la questione è anche se gli elettori di sinistra hanno diritto di votare per i loro principi oppure il loro compito è quello di ubbidire. Per non favorire la destra, naturalmente.
P. S. Quanto alla teoria demenziale (non di più, non di meno) che “l’importante è cambiare” rimando alla parabola di Glasgow di cui ho scritto qui qualche settimana fa. Che il cielo faccia rinsavire questo paese.

Il terrorismo jihadista è necessario per il capitalismo da. www.resistenze.org

Alexis Dorta | unidadylucha.es
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

07/09/2016

Il terrorismo è diventato un fenomeno sociale e politico che si è trasformato in qualcosa di profondamente funzionale al capitalismo e al suo dominio di classe, pur apparendo a prima vista il contrario.

Il terrorismo è sempre stato un fenomeno con molti aspetti e varie forme. L’emergere di organizzazioni dedite alla pratica armata e violenta in tempi di crisi acuta delle contraddizioni nelle società europee borghesi moderne, ha causato una reazione contraria agli scopi previsti da queste organizzazioni, vale a dire, un rafforzamento del controllo sociale da parte della borghesia e un rafforzamento dell’apparato borghese della repressione in termini di un ampio consenso sociale.

Ciò fa sì che il terrorismo sia funzionale alla borghesia in tempi di crisi, a prescindere dai modi in cui questo si manifesti e come si giustifichi. Ma, a sua volta, provoca altresì incertezza, insicurezza, in relazione alle quali questo procedimento non è qualcosa che possa durare a lungo.

I legami del terrorismo con le organizzazioni di sinistra, ha permesso alla borghesia ed ai suoi media di screditare la sinistra rivoluzionaria in generale ed isolarla dalle masse. Tuttavia, ciò ha avuto un certo ricorso storico. La borghesia lavorò a fondo sulle contraddizioni sociali ed economiche alla fine degli anni sessanta, settanta e ottanta del secolo scorso (che erano i periodi di maggiore esplosione di queste organizzazioni armate) e queste sono state superate dalla borghesia attraverso un violento attacco alle conquiste dei lavoratori.

L’emergere del terrorismo, legato al cosiddetto jihadismo, rappresenta un cambiamento sostanziale nelle forme, nei metodi e nelle pratiche di queste organizzazioni. Proprio il loro aspetto gioca un ruolo strano e sospetto; una rapida apparizione, espressa in azioni molto violente, indiscriminate e dirette verso tutta la popolazione in generale. La loro capacità di agire, l’espansione rapida e veloce e, soprattutto, la capacità del cosiddetto Stato Islamico di conquistare in breve tempo e con una capacità militare enorme un vasto territorio, in un area occupata da eserciti imperialisti, sono fenomeni che lasciano un sacco di domande aperte. Il terrorismo jihadista, in tal modo, ha una grande capacità di intervento: decide quando e dove agire, come fare più danni e, in particolare, le sue azioni indiscriminate e selvagge seminano il terrore collettivo.

Il risultato è un maggiore controllo sociale, un consenso sociale sulle politiche e decisioni dei governi democratici borghesi per limitare le manifestazioni, i diritti politici, la libertà di espressione e di organizzazione e dei diritti civili in generale. Così il capitalismo produce un clima sociale e un consenso sul controllo e sulla repressione che permette di incanalare misure antipopolari in questi tempi di crisi e di regressione sociale e del lavoro. Il capitalismo può svolgere le sue politiche repressive sul movimento operaio facendo uso della giustificazione della lotta contro il terrorismo. Come è accaduto in Francia dopo l’approvazione della riforma del lavoro e dopo l’enorme manifestazione operaia che ha suscitato scioperi e cortei. Tutte queste manifestazioni sono state represse dalla borghesia dopo gli attacchi che si sono verificati in Francia per mano dei sospetti terroristi jihadisti.

Il procedimento è evidente. La borghesia ha iniziato molto tempo fa, un processo storico graduale e sistematico di annichilimento della democrazia borghese, come risultato della lotta di classe in Europa nel XX secolo. La necessità del consenso sociale col proletariato in Europa per consentire il processo di accumulazione del capitale, dopo la seconda guerra mondiale, diventa disfunzionale per la borghesia. A seguito della profonda ed acuta crisi capitalista, la borghesia deve intraprendere una guerra sociale contro la classe operaia per degradare il valore della forza lavoro, l’unico fattore che permette alla borghesia di sollevarsi dalla crisi di accumulazione.

Questo è il motivo per cui è necessario un fattore esterno, una giustificazione storica per intraprendere e approfondire questo processo sociale; è per quello che il terrorismo jihadista si rivela totalmente e sostanzialmente funzionale, quale giustificazione per aumentare, approfondire e attuare misure repressive di controllo sociale, che altrimenti sarebbero impossibili da realizzare.

Pertanto, la conclusione da trarre è necessitata: per il capitalismo, la violenza indiscriminata e selvaggia del terrorismo è assolutamente necessaria in questi tempi di crisi e, di conseguenza,è necessario che il terrorismo, nei suoi aspetti, nel suo sviluppo e nella sua azione, così come le organizzazioni, le loro armi ed i loro mezzi siano controllati, forniti e finanziati dai servizi di intelligence e di sicurezza dei paesi imperialisti. Il terrorismo jihadista è immanente all’imperialismo ed è quindi un nemico di primo ordine della classe operaia internazionale

La Bomba è autorizzata Manlio Dinucci | ilmanifesto.info

13/09/2016

La B61-12, la nuova bomba nucleare Usa destinata a sostituire la B-61 schierata in Italia e altri paesi europei, è stata «ufficialmente autorizzata» dalla National Nuclear Security Administration (Nnsa), l’agenzia del Dipartimento dell’Energia addetta a «rafforzare la sicurezza nazionale attraverso l’applicazione militare della scienza nucleare».

Dopo quattro anni di progettazione e sperimentazione, la Nnsa ha dato luce verde alla fase di ingegnerizzazione che prepara la produzione in serie.

I molti componenti della B61-12 vengono progettati e testati nei laboratori nazionali di Los Alamos e Albuquerque (Nuovo Messico), di Livermore (California), e prodotti (utilizzando in parte quelli della B-61) in una serie di impianti in Missouri, Texas, Carolina del sud, Tennessee. Si aggiunge a questi la sezione di coda per la guida di precisione, fornita dalla Boeing. Le B61-12, il cui costo è previsto in 8-12 miliardi di dollari per 400-500 bombe, cominceranno ad essere fabbricate in serie nell’anno fiscale 2020, che inizia il 1° ottobre 2019. Da allora cominceranno ad essere sostituite alle B-61.

Secondo le stime della Federazione degli scienziati americani (Fas), gli Usa mantengono oggi 70 bombe nucleari B-61 in Italia (50 ad Aviano e 20 a Ghedi-Torre), 50 in Turchia, 20 rispettivamente in Germania, Belgio e Olanda, per un totale di 180.

Nessuno sa però con esattezza quante effettivamente siano: ad Aviano ci sono 18 bunker in grado di stoccarne oltre 70. In questa base e a Ghedi sono già state effettuate modifiche, come mostrano foto satellitari pubblicate dalla Fas. Analoghi preparativi sono in corso nelle altre basi in Europa e Turchia.

La Nnsa conferma ufficialmente che la B61-12, definita «elemento fondamentale della triade nucleare Usa» (terrestre, navale e aerea), sostituirà le attuali B61-3, -4, -7 e -10. Conferma quindi quanto abbiamo già documentato.

La B61-12 non è una semplice versione ammodernata della precedente, ma una nuova arma: ha una testata nucleare a quattro opzioni di potenza selezionabili, con una potenza media pari a quella di quattro bombe di Hiroshima; un sistema di guida che permette di sganciarla a distanza dall’obiettivo; la capacità di penetrare nel terreno per distruggere i bunker dei centri di comando in un attacco nucleare di sorpresa.

Le nuove bombe, che gli Usa si preparano a installare in Italia e altri paesi europei nel quadro della escalation contro la Russia, sono armi che abbassano la soglia nucleare, ossia rendono più probabile il lancio di un attacco nucleare.

La 31st Fighter Wing, la squadriglia di cacciabombardieri Usa F-16 dislocata ad Aviano, è pronta all’attacco nucleare ventiquattr’ore su ventiquattro.

Anche piloti italiani, dimostra la Fas, vengono addestrati all’attacco nucleare sotto comando Usa con i cacciabombardieri Tornado schierati a Ghedi.

In attesa che arrivino anche all’aeronautica italiana i caccia F-35 nei quali, annuncia la U.S. Air Force, «sarà integrata la B61-12». La prima squadriglia di F-35, di stanza nella base Hill nello Utah, è stata ufficialmente dichiarata «combat ready» (pronta al combattimento).

La U.S. Air Force dice di non prevedere quando la squadriglia di F-35 sarà «combat proven» (provata in combattimento), ma che è «probabile un suo schieramento oltremare agli inizi del 2017».

La ministra Pinotti spera che venga schierata in Italia, già «scelta» dagli Usa per l’installazione del Muos che «avrebbero voluto altre nazioni».

Con le B61-12, gli F-35 e il Muos sul proprio territorio, l’Italia sarà anche scelta, dal paese attaccato, quale bersaglio prioritario della rappresaglia nucleare.

newsletter | 16 settembre 2016 | micromega.net

PRIMO PIANO

Montanari: “Basta con i grandi eventi. Il M5S? Meglio del Pd”
intervista a Tomaso Montanari di Giacomo Russo Spena
“L’unica grande opera necessaria è la messa in sicurezza del territorio. Ma finché la cultura della politica è quella dei palazzinari…”. Dal NO alle Olimpiadi alla trasparenza nella ricostruzione post terremoto e alla politica culturale disastrosa del governo Renzi, parla lo storico dell’arte. Che non risparmia critiche ai 5 Stelle su Roma, ma avverte: “Il vero pericolo è lo scadimento oligarchico della democrazia italiana con la riforma costituzionale scritta dal Pd”.

LA SINISTRA E L’EUROPA

Brancaccio: “L’Unione non è più riformabile” intervista a Emiliano Brancaccio di Giacomo Russo Spena
Per l’economista chi parla ancora di cambiare l’Europa in senso progressista dovrebbe occuparsi di “miracolistica, non di politica”, ma bacchetta anche i cantori del ritorno alla sovranità nazionale: “Adoperano un linguaggio ambiguo, il movimento operaio è internazionalista”. Il problema principale non è l’immigrazione ma la circolazione indiscriminata dei capitali da un Paese all’altro: “Occorre pensare a un ‘labour standard’ sulla moneta, ma in Italia il dibattito politico è dominato dal nulla”.

L’impossibile uscita “da sinistra” dall’euro di Guido Iodice
Partendo dall’intervista pubblicata su MicroMega all’economista Brancaccio, il coautore di Keynesblog.com alimenta il dibattito sul tema della moneta unica: “L’euro è stato un errore ma il rischio è che la cura sia peggiore della malattia”. L’uscita sarebbe inevitabilmente a destra. Da qui le critiche alle tesi di Brancaccio.

La sinistra può esistere dentro l’euro? di Thomas Fazi
I problemi della sinistra europea vanno rintrecciati nella sua incapacità, da almeno trent’anni a questa parte, di concepire una realtà alternativa al neoliberismo, nonché nella sua accettazione acritica dell’idea della morte dello Stato-nazione. Da ciò deriva anche l’incapacità di immaginare un futuro (a sinistra) fuori dall’euro.

I falchi di Berlino rimettono a cuccia l’Europa mediterranea di Alessandro Somma
Nonostante la pacatezza delle dichiarazioni al vertice di Atene tra i leader dei sette Paesi dell’area mediterranea, si sono scatenate subito le reazioni rabbiose dei custodi dell’ortodossia austeritaria e neoliberale. Come fermare la corsa dell’Europa verso il baratro?

FILOSOFIA – IL RASOIO DI OCCAM
Riconoscimento o disaccordo? Honneth e Rancière a confronto di Giorgio Fazio
Ne “Il Rasoio di Occam” si è già discusso a lungo delle ultime pubblicazioni del filosofo tedesco Axel Honneth. Completiamo ora la ricognizione delle ultime fasi del suo pensiero, prendendo in considerazione il dibattito che egli ha recentemente ingaggiato con un altro protagonista della scena filosofica mondiale, Jacques Rancière.

SCIENZA – LA MELA DI NEWTON

Rifugiati climatici, non è soltanto un romanzo di Telmo Pievani
Nel suo ultimo bel libro Bruno Arpaia immagina una drammatica migrazione dall’Italia verso la Scandinavia, dovuta all’impazzimento del clima nell’ultimo quarto di questo secolo. Lo scenario e le sue fonti hanno generato un interessante dibattito con gli esperti sull’entità e sui tempi di manifestazione degli effetti del riscaldamento climatico.

Lunedì 19 settembre Arena Argentina: Appena apro gli occhi, Canto per la libertà Posta in arrivo

La Città Felice e Cine Studio
Lunedì 19 settembre 2016 Arena Argentina
Via Vanasco, 10 Catania
ore 20.30 – 22.30
presentano il film
Appena apro gli occhi
Canto per la libertà
di Leyla Bouzid
(102’ – Francia-Tunisia 2016)
Farah ha diciotto anni appena compiuti e una grande vitalità: vuole vivere libera, senza paura, scegliendo per
se stessa, nella Tunisia del 2010, a pochi mesi dalla rivoluzione.
Insieme al suo ragazzo, Borhène, e ad un gruppetto di amici, ha messo in piedi una band.
La voce di Farah canta i problemi del suo paese, i sogni dei ragazzi, le ingiustizie. Hayet, sua madre,
si riconosce in lei ma non può fare a meno di preoccuparsi. Farah, invece, non conosce la cautela: sgattaiola
fuori la notte per cantare nei locali, recita poesie in pubblico e finisce per pagare amaramente il suo
comportamento, quando viene prelevata e portata via dalla polizia.
La regista appena trentenne Leyla Bouzid sceglie, per il suo primo lungometraggio di finzione, un periodo
recentissimo della storia della Tunisia, che per molti sta già scivolando nell’oblio: per ventitré anni, con Ben
Ali al potere, il suo paese ha conosciuto la paura, la delazione, la violenza, dunque tornare all’altro ieri, per la
Bouzid, ha un doppio valore, quello di illuminare di consapevolezza il futuro e quello di ricordare, in
un’epoca ombreggiata dal terrorismo, un altro terrore, non meno soffocante.
Soprattutto, Appena apro gli occhi è un film su una relazione, quella tra Farah e la madre, che è fatta di
riconoscimento e di conflitto, una relazione, cioè, in cui la posta in gioco è la libertà, sineddoche famigliare
di un tema molto più grande