“Contatti con Gasparri e Alemanno” Scoperchiata la cupola ‘ndrangheta-massoneria-politica calabrese Chiesti gli arresti dei parlamentari Caridi (Gal), poi concesso dal Senato, e Galati (Ala), negato dal Gip. Decine di arresti fra Reggio Roma e Genova I tentacoli della ‘ndrangheta sul terzo valico da: pmli.it

Ennesimo terremoto politico-giudiziario in Calabria: tre inchieste della DDA di Reggio Calabria mettono a nudo gli intrecci fra le ‘ndrine, i colletti bianchi,le istituzioni locali e nazionali del regime neofascista, la destra eversiva e i politicanti borghesi sia di centro destra che di “centro-sinistra”.
L’ultima in ordine di tempo è stata denominata Alchemia e il 19 luglio ha portato all’arresto di quarantadue affiliati al clan Gullace-Raso-Albanese.
Le indagini hanno confermato l’esistenza di un criminale intreccio politico-economico-mafioso tra la Calabria e la Liguria per gli appalti del Terzo Valico ferroviario tra Genova e la Lombardia: la grande quanto inutile opera voluta sia dal “centro-sinistra” che dal centrodestra, dalle banche e dai colossi delle costruzioni che, secondo le previsioni, dovrà “unire il mare ai monti, collegare il sud dell’Europa mercantile al nord efficiente e pianeggiante di Rotterdam bucando le montagne e sviluppando il cosiddetto corridoio Reno-Alpi”.
“Dalle intercettazioni – racconta il procuratore di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho – rileviamo l’interesse degli imprenditori prestanome della cosca a sostenere finanziariamente il movimento Sì Tav per creare nell’opinione pubblica un orientamento favorevole per quell’opera”. La ’ndrangheta sfrutta “il difficile inizio dei lavori, ostacolato dalle iniziative intraprese dal comitato No Tav”, scrive il gip Barbara Bennato.
Nell’inchiesta sono coinvolti anche boss politici di primo piano tra cui il vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria Francesco D’Agostino (gruppo “Oliverio presidente” del PD), grosso imprenditore dello stoccafisso, indagato per intestazione fittizia. La Procura voleva l’arresto, non accolto dal Giudice per le indagini preliminari (Gip), per il deputato di Ala Giuseppe Galati e per il senatore Antonio Caridi per il quale la Dda di Reggio Calabria proprio nei giorni scorsi ha chiesto l’arresto alla Giunta per le autorizzazioni nell’ambito di un’altra inchiesta antimafia. Per i Pubblici ministeri (Pm), Caridi è “il referente politico di varie articolazioni territoriali di ’ndrangheta tra cui la cosca Raso-Gullace-Albanese.
Gli appalti per l’acqua
La seconda inchiesta, denominata “Reghion”, ruota intorno ad un appalto da 250 milioni di euro nell’ambito del sistema della depurazione delle acque della città di Reggio.
Dieci gli arrestati, fra i quali l’ex senatore laziale di An, fino a giugno commissario in Calabria di Fdi-An, Domenico Kappler.
Secondo gli inquirenti Kappler, quando era amministratore delegato di “Risorse per Roma spa”, società del comune di Roma che si occupa dell’alienazione del patrimonio immobiliare della Capitale, ha lavorato per far vincere l’appalto reggino (con un ribasso dello 0,1%) ad un insieme di società, legate alla ‘ndrangheta, raggruppate nelle spagnole “Acciona Agua Servicios S.L.” ed “Idrorhegion S.c.a.r.l. S.r.l.”, tramite i suoi sodali fra i quali il dirigente comunale reggino Marcello Cammera.
Per i Carabinieri l’ex senatore, originario di Anzio (Roma) sarebbe quindi il socio degli imprenditori occulti in odor di ‘ndrangheta nascosti dietro le società vincitrici dell’appalto: “pur non ricoprendo all’interno di Acciona-Idrorhegion alcuna carica formale è di fatto intraneo ai vertici decisionali del gruppo. Egli è certamente il personaggio deputato a finalizzare gli accordi corruttivi decisi da Alberto Scambia, Luigi Patimo e Domenico Barbieri, utilizzando la propria rete relazionale nell’ambito della pubblica amministrazione capitolina”.
In cambio dell’appalto vinto avrebbe quindi distribuito mazzette sotto forma di incarichi professionali ad amici e parenti dei dirigenti da lui corrotti sia a “Risorse per Roma”, sia ad “Acea” a cominciare dallo stesso Marcello Cammera.
Kappler prima dell’arresto, rivela un’intercettazione telefonica, avrebbe cercato di scappare all’estero.
Marcello Cammera in quanto uomo della ‘ndrangheta al comune di Reggio avrebbe avuto l’appoggio della ‘ndrina De Stefano, tramite l’ex deputato Paolo Romeo, sia in termini di copertura mediatica da parte del giornale “Il Garantista” (poi fallito) diretto da Piero Sansonetti e in particolare dalla giornalista Teresa Munari, sia in termini di benevolenza politico-relazionale tramite l’ex deputato AN-PDL-FLI Angela Napoli in seno alla commissione Antimafia per impedire l’attenzione della commissione su Cammera e su Reggio.
Inaccettabili le dichiarazioni del neopodestà di Reggio Calabria Falcomatà in seguito all’inchiesta, il quale invece di spiegare come per il popolo reggino non sia cambiato un bel nulla da quando è sindaco lui, nemmeno in termini di asfissiante presenza mafiosa sul territorio (tant’è vero che il fratello di Cammera era candidato nella lista Oltre con Falcomatà sindaco) ne approfitta per fare campagna per il Sì al referendum di ottobre: “abbiamo bisogno di una politica forte, in grado di decidere(…). L’inchiesta di Reggio ci dice che quando la politica è debole, collusa con le mafie o assente, dominano le cricche e le cupole. La vittoria del Si nel referendum rappresenterebbe un aspetto decisivo”.
I “Mammasantissima”
La terza inchiesta, denominata “Mammasantissima”, coordinata dal procuratore Federico Cafiero de Raho e dal sostituto Giuseppe Lombardo svela l’esistenza di una struttura segreta di vertice della ‘ndrangheta, i cosiddetti “invisibili”, in grado di piazzare i suoi uomini all’interno delle istituzioni locali, regionali, nazionali e perfino europee per imporre il suo dominio.
La funzione di questa struttura, spiega il comandante dei Ros Giuseppe Governale, è infatti quella di ”costruire uomini per infiltrare il mondo istituzionale. E lo fa al Comune di Reggio, alla provincia,alla regione Calabria. Tenta di farlo al parlamento nazionale ed europeo. È una strategia programmatica che vuole alterare gli equilibri costituzionali.”
Gli “invisibili” in particolare sarebbero il già citato Paolo Romeo e Giorgio De Stefano, operativi ai vertici della cupola segreta subito dopo il delitto Fortugno.
Paolo Romeo, avvocato, massone, già in carcere dal 9 maggio scorso, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e coinvolto in numerose inchieste, fra le quali quella legata alla latitanza del deputato Amedeo Matacena che ha portato all’arresto dell’ex ministro Scajola, inizia la sua carriera politica e professionale negli anni 70 nel profondo delle fogne più nere e schifose: la destra eversiva ed extraparlamentare reggina, quindi il passaggio al MSI-DN, partecipò ai “moti di Reggio” del mazziere fascista Francesco ‘Ciccio’ Franco, diventando consigliere comunale.
Nel 1981 passa al PSDI diventando assessore comunale,consigliere regionale e deputato. Passerà poi ai radicali, prima di tornare all’attività ‘professionale’.
Fu vicinissimo al bombarolo fascista Franco Freda.
L’avvocato Giorgio De Stefano è espressione dell’omonima terribile cosca del quartiere Archi nel nord di Reggio Calabria, protagonista delle terrificanti due guerre di ‘ndrangheta che insanguinarono lo stretto fra il 1970 e il 1992, provocando almeno un migliaio di morti.
La ‘ndrina De Stefano-Tegano nel 2015 riuscì ad imporre all’attuale governatore Mario Oliverio del PD la nomina come assessore di Nino De Gaetano (ex Prc) nella prima mini-giunta regionale borghese, neofascista e filomafiosa poi defenestrata da “Rimborsopoli”.
Giorgio, cugino del boss Paolo De Stefano, è condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, fu consigliere comunale della DC a Reggio e dirigente dell’allora Usl locale.
Già nel 1994 il “pentito” Filippo Barreca diceva di lui e Romeo: “Ho partecipato ad alcuni incontri avvenuti a casa mia tra Freda, Paolo Romeo e Giorgio De Stefano. Tali discorsi riguardavano la costituzione di una loggia super segreta, nella quale dovevano confluire personaggi di ‘ndrangheta e della destra eversiva, e precisamente lo stesso Freda, l’avv. Paolo Romeo, l’avv. Giorgio De Stefano, Paolo De Stefano, Peppe Piromalli, Antonio Nirta, Fefè Zerbi. Altra loggia dalle stesse caratteristiche era stata costituita nello stesso periodo a Catania”
Secondo gli inquirenti Romeo e De Stefano sono le teste pensanti delle ‘ndrine alleate e implicate in infinite trame politico-elettorali che riguardano le comunali, le provinciali, le regionali e le europee negli anni a cavallo fra il 2001 e il 2010: dall’elezione del fascista mal-ripulito e condannato Giuseppe Scopelliti a Sindaco di Reggio e alla regione (la cui abitazione è stata perquisita in questi giorni dai carabinieri), all’appoggio dato ad Alemanno e Gasparri (allora in AN) alla europee del 2004 per consentire l’elezione all’europarlamento di Umbero Pirilli, per liberare la sua poltrona di consigliere regionale e far eleggere così Umberto Sarra (che diventerà anche sottosegretario alla giunta regionale) a loro vicinissimo, le provinciali di Reggio in appoggio al vecchio arnese mafioso e trasformista Pietro Fuda (oggi sindaco di Siderno con il “centro-sinistra”), l’appoggio del boss Peppe Pelle ai fratelli Gentile a Cosenza, all’epoca in cui Pino Gentile era assessore con Scopelliti ai lavori pubblici (Il fratello Antonio ‘U Cinghiale’ è oggi viceministro alle attività produttive nel governo Renzi) e via discorrendo, con tanto di tariffa per i voti delle ‘ndrine ai politicanti da loro sostenuti di circa 400mila euro ogni 10mila voti.
Fra gli arrestati insieme a Romeo, De Stefano e Sarra anche l’ex dipendente regionale Francesco Chirico, cognato del boss Orazio De Stefano.
La richiesta d’arresto per il senatore Antonio Stefano Caridi di Gal, il gruppo parlamentare che raccoglie i transfughi del Pdl, oggi vicecoordinatore regionale in Calabria di Forza Italia, è stata concessa da Palazzo Madama.
Caridi, ex assessore regionale, è considerato anche uomo-chiave per la penetrazione delle ‘ndrine in territorio ligure.
Queste inchieste dimostrano lo strapotere della ‘ndrangheta in Calabria, la regione più povera d’Italia, il marciume delle forze politiche sia di destra che di “sinistra” locali e nazionali e dimostrano che la testa della criminalità organizzata si trova nell’alta finanza, nei circoli dell’industria, dell’agricoltura, del terziario e nelle istituzioni. Cioè dentro la classe dominante borghese, lo Stato borghese e l’economia capitalistica.
Occorre un’ampia politica di fronte unito per contrastarla in ogni modo e per spezzarle le unghie, tenendo presente che, essendo un prodotto del capitalismo, potrà essere definitivamente sconfitta solo nel Socialismo con la conquista del potere politico da parte del proletariato.
7 settembre 2016
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