La Grande Rivoluzione culturale proletaria e la lotta rivoluzionaria nella Cina di oggi da: pmli.it

di Zi Lou
10 febbraio 2016
È trascorso mezzo secolo dalla Grande Rivoluzione culturale proletaria, ma nelle circostanze della società odierna, nessuno ha l’impressione che si tratti di un passato remoto, anzi, si avvertono sempre più la sua grandezza e la sua giustezza. Le masse lavoratrici in numero sempre più consistente sperano che possa giungere un altro uragano rivoluzionario come la Grande Rivoluzione culturale a fare piazza pulita della “cricca fascista caratteristica dominante” e di tutte le acque torbide con la quale quest’ultima ha insozzato la Cina. Queste circostanze hanno suscitato un intensificazione dei mai cessati attacchi contro la Grande Rivoluzione culturale da parte delle “autorità particolari”. Il problema è che fra il popolo c’è ancora chi vuole parlare della Grande Rivoluzione culturale, anche se in modo confuso o con scarse conoscenze; ciò però costituisce un pericolo. Indubbiamente, dare una valutazione generale, essenziale, complessiva e corretta di questa grande rivoluzione e capire come afferrare complessivamente e correttamente la teoria della continuazione della rivoluzione sotto la dittatura del proletariato, tutto a partire dalla concezione proletaria del mondo, è di importanza cruciale per la lotta contro la “cricca fascista caratteristica dominante” e i poteri forti borghesi da essa rappresentati. Di seguito cercheremo di trattare nel modo più essenziale questa questione di straordinaria importanza.
In fin dei conti, vi è una qualche relazione fra la situazione politica nella Cina di oggi e la Grande Rivoluzione culturale proletaria di qualche decennio fa? Naturalmente sì; anzi, si tratta di relazioni estremamente profonde. In tutto il mondo, solo il popolo cinese può comprendere queste relazioni con la massima profondità, così come possono farlo la cricca revisionista al potere in Cina e i poteri forti borghesi da essa rappresentanti. Solo che non le comprendono allo stesso modo.
Dalla pubblicazione del Manifesto del partito comunista , dalla comparsa nel mondo dell’avanguardia della classe operaia, il partito comunista fondato sul marxismo, tutte le classi sfruttatrici e i loro lacchè sono stati scossi da brividi di terrore; senza alcuna pietà hanno maledetto, attaccato e addossato ogni male sul partito comunista. Similmente, a partire dagli anni Sessanta del XX secolo, nella Cina socialista, dopo che le masse popolari ebbero ingaggiato la grande battaglia senza precedenti nella storia della Grande Rivoluzione culturale proletaria contro la borghesia all’interno del Partito comunista, tutti i privilegiati, i fascisti revisionisti e i loro lacchè rappresentanti gli interessi delle classi sfruttatrici furono scossi da brividi di terrore; senza alcuna pietà maledissero, attaccarono e addossarono ogni male sulla Grande Rivoluzione culturale, nonché sul sistema socialista che quella grande rivoluzione voleva difendere. Cosa ci dicono questi due fenomeni sociali?
In primo luogo, ci dicono che il Manifesto del partito comunista e il partito del proletariato da esso generato hanno suonato le campane a morto per la borghesia e, partorendo il movimento comunista, hanno scavato la fossa per l’intero sistema di sfruttamento e le concezioni sfruttatrici. La classe operaia e le masse lavoratrici da questo momento hanno avviato la lotta per instaurare il governo socialista che appartenga a loro soltanto. La grande vittoria della Rivoluzione d’Ottobre per la prima volta portò l’Unione Sovietica a distruggere il tempio delle classi sfruttatrici, attirandone l’ostilità più estrema e l’astio più terribile.
In secondo luogo, avendo suonato le campane a morto per la borghesia infiltrata nel Partito comunista e avviato la lotta per difendere il potere socialista e la dittatura del proletariato, impedire la restaurazione del capitalismo e salvaguardare i grandi frutti della rivoluzione e della costruzione goduti dal popolo, nelle condizioni successive alla presa del potere da parte del proletariato, la grande teoria della continuazione della rivoluzione sotto la dittatura del proletariato e la Grande Rivoluzione culturale proletaria costituiscono il modo per garantire l’avanzata del movimento rivoluzionario nello scavare la fossa per l’intero sistema di sfruttamento e le condizioni sfruttatrici nella fase storica del socialismo. Questa teoria e questa pratica hanno rivelato alla classe operaia e alle larghe masse lavoratrici chi siano i nemici più pericolosi della rivoluzione nella fase storica del socialismo: i dirigenti del Partito comunista avviatisi sulla via capitalista o le cricche revisioniste che hanno conquistato il potere.
La risoluzione di questo problema spinse la lotta del proletariato contro la borghesia in un’epoca completamente nuova e indicò l’orientamento per consolidare la dittatura del proletariato e il potere socialista. Se i dirigenti del Partito comunista avviatisi sulla via capitalista vennero allo scoperto come lampi nel cielo, fu solo perché furono rovesciati da questa teoria e questa pratica rivoluzionarie, divenendo i bersagli principali della rivoluzione socialista. Non importa con quanto ingegno i rappresentanti della borghesia nel partito possano travestirsi: gli occhi della classe operaia e delle masse lavoratrici sono sempre puntati verso il partito e, a forza di guardare, alla fine li scoveranno. La loro agognata speranza di restaurazione non sarà facilmente realizzabile; anche qualora dovesse avere per caso successo, alla fine la situazione si capovolgerà e il sistema socialista tornerà e si rafforzerà. La teoria della continuazione della rivoluzione e la grande pratica della Grande Rivoluzione culturale sono come bombe atomiche appositamente inventate per colpire quei rappresentanti della borghesia travestiti da comunisti e per distruggere quei potenti funzionari che cospirano o hanno realizzato la restaurazione. Ciò non può che suscitare l’odio viscerale di tutte le classi sfruttatrici, dei dirigenti del Partito comunista avviatisi sulla via capitalista e sulla “cricca fascista caratteristica dominante” che si è piazzata in posizioni di potere attraverso il colpo di Stato controrivoluzionario. Il propagarsi del fenomeno del cambiamento di colore alla Deng Xiaoping non è che la rappresentazione di questo loro sentimento: si tratta cioè del loro timore mortale di perdere le posizioni dominanti raggiunte illegalmente e le enormi ricchezze acquisite tramite la rapina. Questo fenomeno dimostra appunto che la teoria della continuazione della rivoluzione sotto la dittatura del proletariato e la sua grande prassi sono esattamente il seguito del Manifesto del partito comunista nell’epoca storica del socialismo, la chiamata alle armi contro la borghesia travestita da partito comunista, la potente arma ideologica a disposizione della classe operaia e delle masse lavoratrici per vincere la cricca revisionista al potere e la borghesia burocratico-compradora che rappresenta.
I popoli della Cina e del mondo nutrono un profondo rispetto verso la Grande Rivoluzione culturale proletaria; al contrario, la cricca revisionista al potere e la borghesia burocratica privilegiata che rappresenta covano un terrore mortale nei suoi confronti. Perché l’obiettivo della Grande Rivoluzione culturale proletaria erano i revisionisti che rappresentano gli interessi delle classi sfruttatrici, la restaurazione del capitalismo e l’estrema corruzione e il buio cui assistiamo oggi, perché ciò che voleva difendere era il potere socialista che dava al popolo la proprietà della propria casa, perché ciò che voleva evitare era il ritorno della schiavizzazione e dello sfruttamento delle masse lavoratrici da parte dei proprietari terrieri e della borghesia. Tale è il motivo per cui le masse lavoratrici l’avevano accolta e decantata con fervore, mentre i revisionisti e la borghesia burocratica privilegiata la temevano e l’odiavano schiumanti di rabbia. Per borghesia burocratica privilegiata intendiamo qui i borghesi burocrati che si nascondono dietro le bandiere del Partito comunista e che sono diventati borghesia compradora in virtù della loro collaborazione con l’imperialismo. Il rappresentante generale di questa borghesia burocratico-compradora sul piano politico è l’attuale “partito caratteristico”.
Volendo dare una valutazione scientifica della situazione politica attualmente esistente in Cina, ci spetta il compito di comprendere ancora più in profondità, al massimo livello strategico, la grande importanza pratica e il significato storico profondo e di lunga durata della Grande Rivoluzione culturale proletaria: solo così possiamo rafforzare la nostra sincera ammirazione per la sublime sagacia con la quale il grande maestro della rivoluzione proletaria Mao Zedong ha afferrato le leggi della storia e ricordare in modo ancora migliore come il grande maestro Mao Zedong non abbia solamente offerto le vite di sette cari alla causa dell’emancipazione delle masse lavoratrici, ma non si è fatto scrupolo di essere fatto a pezzi dopo la propria morte pur di lasciarci una grandiosa eredità storica: la grande teoria e la grande pratica della continuazione della rivoluzione sotto la dittatura del proletariato . Comprendendo complessivamente e integralmente questa grande teoria e la sua grande prassi, noi potremo migliorare la nostra lotta decisiva e vittoriosa contro la cricca fascista al potere e la borghesia burocratica privilegiata. Le leggi dialettiche sullo sviluppo delle cose materiali sono irresistibili. È chiaro a tutti noi che, benché il dominio della cricca controrivoluzionaria revisionista si appresti a celebrare i suoi quarant’anni, a questi borghesi arricchiti che hanno svenduto le masse lavoratrici e il socialismo non è stato possibile distruggere Mao Zedong; anzi, all’esatto contrario delle loro speranze, Mao Zedong è sempre più saldamente unito alle masse popolari e al movimento comunista. Il pensiero di Mao Zedong è invincibile! Opporsi a Mao Zedong significa opporsi al popolo: ecco il segno dell’inevitabile disfatta finale della “cricca fascista caratteristica dominante”.
La grande teoria della continuazione della rivoluzione sotto la dittatura del proletariato è un rigoroso sistema scientifico, una concezione fondata da Mao Zedong sulla base del materialismo dialettico e del materialismo storico e costituita dalle conclusioni scientifiche tratte dalle condizioni fondamentali della società socialista e dall’esperienza e dagli insegnamenti della dittatura del proletariato in Cina e all’estero, formatasi nel corso della lotta. Questa teoria avviò la sua gestazione già nel periodo di transizione caratterizzato dalla vittoria della rivoluzione di nuova democrazia e dalla sua trasformazione in rivoluzione socialista, ma fu solo con la Grande Rivoluzione culturale proletaria che divenne compiutamente un sistema teorico scientifico e marxista-leninista. Questa grande teoria riflette correttamente le leggi delle classi, delle contraddizioni di classe e della lotta di classe nella fase storica del socialismo e quindi le leggi di sviluppo della società socialista; non è soltanto una grande teoria in difesa del potere socialista contro la restaurazione capitalistica; essa resta valida anche nelle condizioni della perdita parziale o totale del potere politico e di lotta contro i rappresentanti politici della borghesia che si sono impossessati dell’autorità o contro l’intera borghesia. Questo sistema teorico costituisce la terza pietra miliare della storia dello sviluppo del marxismo-leninismo e una parte importante del pensiero di Mao Zedong.
La Grande Rivoluzione culturale proletaria non è soltanto la grande pratica della continuazione della rivoluzione sotto la dittatura del proletariato, né resta valida soltanto nelle condizioni del socialismo come grande invenzione per lottare contro i dirigenti del Partito avviatisi sulla via capitalista e contro i quartier generali borghesi già venutisi a formare all’interno del Partito, nelle condizioni del socialismo. Essa è valida anche nelle condizioni di presa del potere da parte del revisionismo e di restaurazione della borghesia come grande preparazione per insegnare alle masse popolari come organizzarsi e come lottare: essa ha infatti gettato le basi ideologiche e di massa, strategiche e tattiche per la lotta resa ancora più complicata dalla perdita del potere socialista; essa ha infine preparato una schiera di comunisti assolutamente irriducibili e decisi a condurre le masse popolari nella lotta contro la cricca revisionista al potere e la borghesia burocratica privilegiata. Ecco il significato complessivo della Grande Rivoluzione culturale proletaria.
Avviando e dirigendo personalmente la Grande Rivoluzione culturale proletaria, Mao Zedong non era più interessato meramente al problema contingente della lotta ai revisionisti ed ai dirigenti avviatisi sulla via capitalista all’interno del Partito: ciò che gli interessava era come prevenire la restaurazione del capitalismo per tutto il periodo storico del socialismo. Mao Zedong compì un’analisi scientifica di tutte le caratteristiche essenziali della società socialista, soprattutto delle classi e della lotta di classe, e avvertì saggiamente il Partito che “restaurare il capitalismo sarebbe molto facile”. Fu proprio sulla base di questa valutazione che rifletté anche su come il proletariato e le masse lavoratrici avrebbero dovuto lottare contro il revisionismo, cioè la borghesia, in caso di sua ascesa al potere, e infine conseguire la vittoria.
Mao Zedong sottolineò a più riprese che non bisogna sperare che una o due rivoluzioni culturali potranno risolvere il problema, ma, al contrario, ce ne vorrebbe una ogni sette-otto anni. Questa idea è del tutto coerente con le leggi della lotta di classe nella fase storica del socialismo, da lui indicate. Queste leggi consistono nel seguente principio: durante l’intera fase storica del socialismo, dall’inizio alla fine, esistono le classi, le contraddizioni di classe e la lotta di classe, esiste la lotta fra le due vie, quella socialista e quella capitalista, e sussiste il pericolo di restaurazione del capitalismo. Mao Zedong considerava la Grande Rivoluzione culturale solamente una partita della lotta fra proletariato e borghesia che abbraccia l’intera fase storica del socialismo, mai e poi mai la considerò una lotta risolutiva e definitiva.
Mao Zedong, rivelando allora la sua preoccupazione per gli alti vertici del Partito, si riferiva alla situazione in cui, fra i quadri di alto livello del Comitato centrale, “non sono in molti a sapere di marxismo-leninismo” e chiese pertanto a più riprese ai quadri di alto livello di studiarlo. Ciò che, a ragione, costituiva la principale ragione di angoscia per Mao Zedong, era la comparsa del revisionismo nel Comitato centrale. Quando discusse della Storia in riva all’acqua e criticò Song Jiang, Mao Zedong stava lanciando un avvertimento all’intero Partito: se al vertice dovessero arrivare dei capitolazionisti dietro abili travestimenti e ottenere un’autorità dirigente, ciò porterebbe alla disfatta totale della causa rivoluzionaria. Le sue attenzioni erano rivolte a due soggetti: da una parte i vertici, dall’altra le masse. Ciò a cui Mao Zedong dedicava un’attenzione del tutto particolare era la formazione, nel corso di questa grande pratica di lotta, di centinaia di milioni di successori della causa rivoluzionaria del proletariato: questa è la misura più affidabile e più fondamentale per prevenire la restaurazione del capitalismo o in caso di ascesa al potere del revisionismo.
Mao Zedong era un modello luminoso di fiducia e affidamento nelle masse. Per lui il popolo era “un autentico bastione d’acciaio che nessuna forza può espugnare”. Per tutto il corso della sua pratica rivoluzionaria, cui dedicò la sua intera vita, Mao Zedong non si smosse mai nemmeno minimamente da questa grande idea. Le forze rivoluzionarie sulle quali poté contare la Grande Rivoluzione culturale proletaria, avviata e diretta personalmente da Mao Zedong, non erano altre che le masse popolari: secondo lui, la piena mobilitazione delle masse era indice che la situazione era eccellente. Proprio per questo, un altro grande disegno strategico tracciato da Mao Zedong durante la Grande Rivoluzione culturale era proprio la formazione di forze, all’interno delle masse popolari, disposte a partecipare alle lotte del futuro. Era pieno di speranza quando affermò che la Grande Rivoluzione culturale “addestrerà una generazione completamente nuova di comunisti determinati” (rivista “Bandiera rossa” n. 1 del 1967). Questi comunisti determinati dovranno essere la forza organizzatrice della rivoluzione e della costruzione e, in ogni circostanza possibile, la grande e più affidabile forza capace di guidare le masse popolari nella lotta contro il revisionismo. Mao Zedong non si sognò mai di focalizzare il suo sguardo rivoluzionario su chissà quali “forze sane”. I rivoluzionari di Sun Yat-sen ebbero sempre occhi solo per i vertici. Rovesciarono sì il regime della dinastia Qing, ma la Cina rimase confinata nel suo destino di nazione semifeudale e semicoloniale e i compiti della rivoluzione democratico-borghese rimasero incompleti. Solo in punto di morte Sun Yat-sen finalmente capì: “Riesaminando quarant’anni di esperienza rivoluzionaria, la chiave sta nella mobilitazione del popolo”.
Mao Zedong era un grande stratega proletario. Fin dall’inizio non limitò la Grande Rivoluzione culturale di allora alla lotta contro i dirigenti del Partito avviatisi sulla via capitalista. Visto l’amore che il popolo di tutto il Paese nutriva nei suoi confronti, visto l’alto prestigio che si era formato nel corso della sua lunga pratica rivoluzionaria, vista la sua indiscussa posizione dirigente, sarebbe stato abbastanza semplice per lui dirigere la distruzione dell’allora quartier generale borghese all’interno del Partito, ma Mao Zedong non si limitò a questo. Con sublime arte dirigente, egli inserì quella grande rivoluzione nel piano strategico della della lotta contro la restaurazione del capitalismo durante l’intera fase storica del socialismo e di possibilità di ascesa al potere del revisionismo. Mao Zedong spese grandi energie per questo: dall’inizio alla fine, fece di quella grande rivoluzione senza precedenti nella storia una grande prova di lotta contro i falsi comunisti degenerati in oppressori del popolo, affinché, dopo la sua morte o in qualsiasi altro momento della fase storica del socialismo, davanti alla possibilità di un ritorno al potere dei revisionisti vecchi e nuovi e della borghesia burocratica privilegiata, di un cambiamento qualitativo del Partito comunista e del rovesciamento del potere socialista, e della restaurazione totale del capitalismo, la classe operaia e le larghe masse popolari non si trovassero prive di mezzi e non fossero costrette a subire il massacro da parte della borghesia burocratica privilegiata, ma potessero contare su una vasta schiera di comunisti a organizzare le masse lavoratrici, a lottare con determinazione e con chiarezza contro la borghesia con la forza di mille tuoni, e infine vincerla. Questo è lo splendido tratto incastonato nella storia dal dirigente della rivoluzione proletaria alla testa della classe operaia e delle masse lavoratrici nella lotta contro le cricche controrivoluzionarie revisioniste.
Oggi, sotto il regime della “cricca fascista caratteristica dominante”, in un’epoca putrida di restaurazione, ripensare alla storia della Grande Rivoluzione culturale e ristudiare i discorsi e le istruzioni di Mao Zedong ci rende ancora più profondamente consapevoli di quanto lungimirante fosse il brillante pensiero di un grande come Mao Zedong e di quanto incommensurabile fosse il prezzo da lui pagato nelle circostanze di allora.
Milioni di comunisti a organizzare coraggiosamente e impavidamente la classe operaia e le masse lavoratrici alla lotta contro il capitalismo restaurato, a rovesciarlo, a distruggerlo ed a restaurare il potere socialista: ecco il grande piano strategico per la lotta di oggi elaborato da Mao Zedong mentre era in vita.
Per attuare questo grande piano strategico, per realizzare gli interessi del popolo e per il trionfo del movimento socialista, Mao Zedong, come grande dirigente del popolo, accettò su se stesso la sorte di essere fatto a pezzi dalla borghesia all’interno e all’esterno del Partito e dai suoi lacchè. Inoltre, insieme a sua moglie, la grande combattente comunista Jiang Qing, ed ai suoi compagni d’armi, Mao Zedong ha sopportato anche le condanne e, talvolta, persino gli attacchi provenienti dal popolo, frutto di un’insufficiente conoscenza. Ciononostante sono rimasti fermi sulle loro posizioni, non hanno avuto la minima esitazione, non sono scesi a compromessi con la borghesia e con la piccola borghesia accecata dall’egoismo e non si sono mossi di un millimetro dagli interessi fondamentali del popolo! Loro sì che sono stati eroi indomabili del popolo. Mao Zedong è stato il più grande dirigente proletario rivoluzionario della nostra epoca; lui e i suoi compagni d’armi brilleranno sempre come stelle.
Il grande pensiero strategico di Mao Zedong e il suo grande piano strategico per la lotta futura, elaborato quand’era in vita, hanno acceso una lampadina per la classe operaia e le masse lavoratrici, ci consentono di comprendere meglio la teoria della continuazione della rivoluzione sotto la dittatura del proletariato e la Grande Rivoluzione culturale proletaria e ci danno la base e la forza sufficienti a riorganizzare il partito marxista-leninista-maoista della classe operaia, ad organizzare con successo il popolo nella lotta contro la restaurazione, ad abbattere completamente la “cricca fascista particolare al potere” ed a restaurare il potere socialista.
Restringere la teoria della continuazione della rivoluzione sotto la dittatura del proletariato solamente alla condizione del potere socialista è un grave errore. Le cose non stanno così. I discorsi, le istruzioni e le tesi di Mao Zedong ci dicono chiaramente che questa teoria è valida anche per la lotta della classe operaia e delle masse lavoratrici contro il falso Partito comunista che ha cambiato natura, nelle condizioni dell’ascesa al potere dei revisionisti e del rovesciamento del potere socialista. È quindi la teoria della continuazione della rivoluzione per tutta la fase storica del socialismo. Questa teoria naturalmente comprende i possibili ribaltamenti di questa fase storica, compresa quindi la restaurazione.
Quando la classe operaia e le masse lavoratrici sotto la guida del partito del proletariato, attraverso la rivoluzione, ripristineranno il potere socialista, la fase storica che va dal 1976, cioè da quando la cricca controrivoluzionaria revisionista prese il potere con il colpo di Stato del 6 ottobre, fino all’annientamento della “cricca fascista caratteristica dominante”, potrà da noi essere definita come periodo di restaurazione nell’ambito della fase storica del socialismo. Probabilmente, presto anche la Cina avrà il suo Il rosso e il nero , ma questo sarà ancora più grande di quello francese, poiché non sarà soltanto una perla artistica di rara bellezza nella storia della letteratura, ma uno splendido fiore nella storia del pensiero. Esso farà piena luce su tutte le vergogne sociali del periodo della restaurazione, castigherà le inenarrabili colpe della “cricca fascista caratteristica dominante” e sarà la realizzazione del sangue e delle lacrime delle masse lavoratrici, e sarà la narrazione artistica di come i rivoluzionari marxisti-leninisti-maoisti saranno riusciti ad organizzare la classe operaia e le masse lavoratrici ed a condurle nell’epica lotta contro la “cricca fascista caratteristica dominante”. L’ascesa del revisionismo al potere e la restaurazione del capitalismo, ovunque sia avvenuta – in Urss, in Europa orientale o in Cina –, sia che abbiano portato ad un crollo di nome e di fatto del socialismo come in Urss ed Europa orientale, o che, come in Cina, il regime della borghesia continui a usare il nome di “partito comunista”, in ogni caso non si tratta che di una corrente avversa venutasi a formare nel corso della fase storica del socialismo, una restaurazione borghese nel corso della fase storica del socialismo.
La rivoluzione borghese inglese del 1640 inaugurò un nuovo capitolo della storia moderna del mondo: l’èra del capitalismo. In questo periodo, la borghesia condusse molte lotte contro le forze che volevano restaurare il feudalesimo e, alla fine, vi trionfò. Queste lotte erano la continuazione della lotta fra borghesia e feudalesimo nell’epoca del capitalismo e avevano lo scopo di consolidare il potere capitalista respingendo le forze che volevano restaurare il feudalesimo. Nessuno storico si è mai sognato di vedere nella restaurazione del feudalesimo la fine dell’epoca del capitalismo; al contrario, il capitalismo di allora si trovava, pieno di vigore e vitalità, nell’epoca del libero mercato capitalistico.
Similmente, la restaurazione del capitalismo nell’epoca del socialismo non significa affatto la fine della storia del socialismo; si tratta invece di un ribaltamento nel corso della fase storica del socialismo. La Rivoluzione d’Ottobre aprì una nuova epoca della storia del mondo e diede realizzazione al socialismo scientifico. Il socialismo è il primo sistema sociale nella storia plurimillenaria dell’umanità ad essere privo di sfruttamento ed oppressione, il sistema più all’avanguardia, dotato di grande forza e di inesauribile vitalità. Proprio come la borghesia era destinata a trionfare sulle forze arretrate del feudalesimo, così il sistema socialista avanzato finirà per prendere il posto del sistema capitalista, già marcio e moribondo. La lotta della classe operaia e delle masse lavoratrici contro la “cricca fascista caratteristica dominante” che ha restaurato il proprio potere, è la continuazione della lotta fra il proletariato e la borghesia nel periodo della restaurazione del capitalismo all’interno della fase storica del socialismo. Questa lotta antirestauratrice, quindi, appartiene parimenti alla fase storica del socialismo. Se scaliamo il picco più alto della storia e “con occhi freddi scrutiamo il mondo al di là dell’oceano”, non ci risulterà difficile comprendere questa tesi, anzi, una volta che la rivoluzione avrà ripristinato il potere socialista, potremo comprendere meglio e con maggior chiarezza questa tesi.
La Cina di oggi è uno Stato capitalista restaurato dalla borghesia. La “cricca fascista caratteristica dominante” revisionista cinese è il rappresentante principale sul piano politico della borghesia burocratico-compradora. La caratteristica politica della Cina di oggi è la dittatura fascista della borghesia. La lotta della classe operaia e delle masse lavoratrici cinesi contro la “cricca fascista caratteristica dominante” è la lotta contro la restaurazione del capitalismo e per ripristinare il potere socialista e la dittatura del proletariato. Questa è la natura della lotta attuale. Compresa questa verità, noi non possiamo ricondurre la grande lotta odierna contro la “cricca fascista caratteristica dominante” ad una rivoluzione democratico-borghese, né le condizioni essenziali ci consentono di tornare alla fase della rivoluzione democratico-borghese. Sperare di fare della lotta delle masse popolari contro la “cricca fascista caratteristica dominante” una rivoluzione democratico-borghese, è la dimostrazione di un pensiero contrario al progresso della storia, di attinenza all’ideologia reazionaria della democrazia piccolo-borghese. Davvero c’è chi spera di poter usare la lotta antirestauratrice del proletariato per spazzare via gli ostacoli allo sviluppo del capitalismo? La “cricca fascista caratteristica dominante” non ha forse abbattuto il potere socialista per restaurare il capitalismo? Quali sarebbero esattamente gli ostacoli alla borghesia che qualcuno vuole rimuovere? Non è forse la stessa rivendicazione politica dei costituzionalisti borghesi? Collocare il futuro della lotta vittoriosa contro la restaurazione nella fase della rivoluzione democratica, non significa che negare la storia del socialismo cinese e ammettere che la rivoluzione socialista e la costruzione del socialismo in Cina erano sbagliate! Ma queste persone non hanno ben chiaro il problema o sono consapevoli di ciò che dicono? Se non hanno ben chiaro il problema, dovrebbero correggersi, altrimenti finiranno per sprofondare nel pantano dei costituzionalisti borghesi; se invece sono consapevoli di ciò che dicono, allora si tratta di nemici della classe operaia e delle masse lavoratrici, il loro obiettivo è lo stesso dei costituzionalisti borghesi, ma i loro metodi sono ancora più perfidi.
Qualcuno forse potrebbe affermare che questa è solamente una tattica di lotta che ha l’obiettivo di allargare le forze della rivoluzione. Anche in questo caso, però, sarebbe sbagliato, poiché si confonderebbero la tattica della lotta e la natura della rivoluzione. Va da sé che, nel corso della lotta antirestauratrice, noi dobbiamo vincere e unirci ai vasti numeri della piccola borghesia ed ai borghesi comuni opposti ai privilegiati, ma anche tutte le forze che si oppongono alla “cricca fascista caratteristica dominante”, e rivolgere la punta di lancia della lotta contro la “cricca fascista caratteristica dominante”, la borghesia privilegiata che rappresenta e l’élite intellettuale al loro soldo, in modo da seppellirli tutti. Inoltre, dopo la vittoria della lotta antirestauratrice e il ripristino del potere socialista e della dittatura del proletariato, sarà ancora necessario unirsi ai vasti numeri della piccola borghesia e dei borghesi comuni e continuare ininterrottamente a trasformarli; quanto agli avversari della rivoluzione, rovesciati, se non compiranno azioni di ostilità o sabotaggio contro la rivoluzione socialista e la costruzione del socialismo, noi continueremo ad applicare l’umanesimo proletario, a rispettare la loro integrità, a non negargli alcun diritto politico e ad offrirgli una via d’uscita.
La lotta della classe operaia e delle vaste masse lavoratrici contro la “cricca fascista caratteristica dominante” non è affatto rivolta a conquistare la democrazia borghese, bensì alla totale distruzione rivoluzionaria dei rapporti economici, legali e politici borghesi di sfruttamento ed oppressione del popolo, già restaurati, per fare come la Grande Rivoluzione culturale e buttare giù dal trono la “cricca fascista caratteristica dominante” revisionista, restituire al popolo le enormi ricchezze che gli hanno rubato, restaurare il potere socialista, che appartiene al popolo, e ripristinare la dittatura del proletariato.
Mao Zedong sottolineò più volte che, in caso di ascesa del revisionismo al potere, sarebbe stato necessario organizzare le masse popolari e rovesciarlo con le armi. Per rovesciamento del regime revisionista, Mao Zedong intendeva ripristinare il potere socialista e la dittatura del proletariato, non certo realizzare una fantomatica democrazia borghese. È fuor di dubbio che lavorare, oggi, per una rivoluzione democratico-borghese, significa essere contrari al pensiero di Mao Zedong. Noi dobbiamo decuplicare la vigilanza contro la fazione della borghesia burocratica privilegiata che vuole sfruttare la lotta della classe operaia e delle masse lavoratrici contro la “cricca fascista caratteristica dominante” per realizzare gli obiettivi del costituzionalismo borghese. La loro democrazia si fonderebbe comunque sui rapporti di produzione capitalistici, quindi sarebbe una democrazia borghese atta a sfruttare ed opprimere le masse lavoratrici. Non dimentichiamo che la storia della borghesia del mondo intero è una storia di sfruttamento delle rivoluzioni popolari per i propri fini, di limitazione delle rivoluzioni popolari e di soffocamento delle rivoluzioni popolari. Non vi è dimostrazione più chiara di ciò rispetto a quanto fece la borghesia burocratica privilegiata e falsamente comunista sovietica, in linea con la borghesia storica; la borghesia burocratica privilegiata e falsamente comunista cinese non fa eccezione. Non abbiamo questa dolorosa lezione ben vivida nella nostra mente?!
I preparativi e il piano strategico realizzati da Mao Zedong quando era in vita per la fase successiva della lotta andava ben oltre le frontiere del tempo e riguardava anche il peggior scenario possibile caratterizzato dalla presa del potere da parte del revisionismo. Il grande pensiero e il grande piano strategico di Mao Zedong sono componenti importanti e inseparabili della Grande Rivoluzione culturale proletaria, quindi naturalmente sono anche una grande pratica della teoria della continuazione della rivoluzione e parti importanti della teoria della continuazione della rivoluzione che non possiamo assolutamente dividere.
Classificare la Grande Rivoluzione culturale proletaria solamente come un grande movimento di massa nel contesto della lotta fra il proletariato e la borghesia all’interno del partito, nelle condizioni del potere socialista, sarebbe un errore grossolano. Le cose non stanno così. Lo spirito della Grande Rivoluzione culturale proletaria stava nel “ribellarsi”, nella continuazione della rivoluzione; il suo nocciolo è l’organizzazione delle masse popolari affinché si ribellino contro i dirigenti del partito avviatisi sulla via capitalista, li smascherino, osino lottare, distruggano il regime revisionista e recuperino il potere che questo aveva usurpato. La storia della Grande Rivoluzione culturale è la storia della ribellione delle masse popolari organizzate contro il revisionismo e della lotta per strappargli il potere di cui si era impossessato! Ripercorrendo questa epica storia militante, noi possiamo renderci conto di come Mao Zedong abbia sempre dato la massima attenzione e un caloroso appoggio alla ribellione ed alla presa del potere da parte delle masse popolari e abbia visto la lotta per la presa del potere come una grande rivoluzione in cui una classe ne rovescia un’altra. Vedendo le masse popolari ribellarsi e prendere il potere, gettare luce dal basso verso l’alto sui lati oscuri e irrompere in grandi numeri negli affari di Stato, Mao Zedong ebbe a dire, entusiasta, ad alcuni amici stranieri: pur avendo condotto le “quattro pulizie” e il “movimento d’educazione socialista”, noi non siamo stati in grado di risolvere il problema; solo la Grande Rivoluzione culturale è il metodo giusto. Ecco le lodi e il riconoscimento che Mao Zedong riserbò al movimento rivoluzionario delle masse. Se afferriamo il cuore della Grande Rivoluzione culturale avviata e diretta personalmente da Mao Zedong, riusciremo con facilità a capire che i princìpi della Grande Rivoluzione culturale proletaria sono i princìpi rivoluzionari della lotta delle masse popolari contro i revisionisti, cioè la borghesia, per tutta la fase storica del socialismo, i princìpi rivoluzionari della lotta della classe operaia e delle masse lavoratrici contro i falsi comunisti nelle condizioni della presa del potere da parte del revisionismo e del rovesciamento del potere socialista. Il compito al centro di questo movimento rivoluzionario sta nell’organizzarsi per la ribellione, nel riprendere il potere usurpato e nel ripristinare il potere socialista, che consente alla classe operaia ed alle masse lavoratrici di essere i padroni del proprio Paese.
Sappiamo tutti che, dopo la presa del potere da parte del proletariato, la trasformazione socialista di tutti gli aspetti della proprietà e l’instaurazione dei rapporti economici socialisti costituiscono una grande rivoluzione nel regno della base economica; al contempo va realizzata anche la rivoluzione di tutti i campi della sovrastruttura, compresi la politica, il diritto, l’ideologia e la cultura, affinché la sovrastruttura corrisponda alla base economica socialista. In caso contrario, quest’ultima sarebbe priva di garanzie. Ma queste due rivoluzioni bastano a risolvere il problema della posizione dirigente effettiva della classe operaia e delle masse lavoratrici? C’è da temere che non sia affatto così.
Giunto al potere, il revisionismo ha modificato il sistema socialista di proprietà ed ha promosso la privatizzazione, ma non ha mai rimosso dalla Costituzione la clausola secondo cui “la classe operaia è la classe dirigente”. Possiamo noi affermare, sul piano dei rapporti legali, che la classe operaia è ancora la classe dirigente? Ovviamente no, poiché sarebbe un imbroglio, una bella bugia confinata alla carta. In passato, nessuno da Krusciov a Gorbaciov eliminò mai questa clausola dalla Costituzione, eppure ciò non fu di alcun ostacolo al loro regime borghese.
Ma allora, oltre ai rapporti socialisti di proprietà, come possiamo instaurare la posizione dirigente delle masse lavoratrici al di fuori dei soli rapporti legali? Ancora più importante, com’è possibile raggiungere questo obiettivo nella vita pratica? La teoria della continuazione della rivoluzione sotto la dittatura del proletariato elaborata da Mao Zedong e la Grande Rivoluzione culturale da lui personalmente avviata e diretta hanno indicato la via. Attraverso lo studio meticoloso della storia della Grande Rivoluzione culturale, fra cui lo studio di numerosi testi specialistici e libri di memorie dei testimoni di allora, sia positivi che negativi, a prescindere dalla profondità o dalla superficialità delle conoscenze dell’autore, ci si accorge subito che il filo principale che attraversa la teoria della continuazione della rivoluzione e la Grande Rivoluzione culturale vede la classe operaia e le masse lavoratrici prendere in mano gli affari dello Stato e occupare tutti i campi della sovrastruttura. Questa è la differenza fondamentale fra il marxismo e il revisionismo nella sovrastruttura. Ciò ci risulta ancora più chiaro oggi, nelle condizioni della restaurazione del capitalismo. I revisionisti non soltanto non osano sostenere la gestione degli affari dello Stato da parte delle masse, non soltanto hanno cancellato le “quattro grandi libertà” delle masse popolari, il diritto di sciopero e così via, ma hanno anche sempre combattuto il coinvolgimento delle masse popolari negli affari dello Stato, opponendosi in particolare all’occupazione della sovrastruttura da parte degli operai, dei contadini e dei soldati. Le masse lavoratrici in regime revisionista non hanno nemmeno il diritto al patriottismo, poiché si vedono severamente vietato addirittura il diritto di scendere in strada a opporsi o protestare contro le forze straniere anticinesi quando queste colpiscono i legittimi diritti della Cina. Un tale terrore delle masse popolari non fa che gettare piena luce sulla loro natura: restaurazione all’interno, capitolazione all’estero, collaborazione con l’imperialismo, degenerazione in borghesia burocratico-compradora. Uno sguardo attento alla base economica ed alla sovrastruttura ci dice che la cricca controrivoluzionaria di Deng Xiaoping ha gettato le masse lavoratrici nelle profondità più infime tanto sul piano economico quanto su quello politico. In altre parole, hanno completamente spazzato via le masse lavoratrici dall’economia e dalla politica. Questa è una vera e propria cricca fascista!
Riconoscere questo filo ci dà la chiave per capire che, quando ancora la cricca controrivoluzionaria revisionista non ha modificato completamente i rapporti di proprietà e le relazioni di distribuzione, ma si oppone alla partecipazione della classe operaia e delle masse lavoratrici e la loro autorità sui grandi eventi dello Stato ed all’occupazione della sovrastruttura da parte degli operai, dei contadini e dei soldati, ebbene sulla base di questo possiamo già riconoscerli, combatterli tempestivamente e disarcionarli altrettanto tempestivamente.
La gestione degli affari dello Stato da parte della classe operaia e delle masse lavoratrici e l’occupazione, da parte loro, di tutti i campi della sovrastruttura, funge anche da filo conduttore della lotta antirestauratrice, nonché da filo conduttore dell’intero periodo storico del socialismo. Al pari della rivoluzione socialista di tutti i campi della proprietà, è una grande rivoluzione di vastissima portata all’interno della sovrastruttura, un cambiamento di proporzioni mai viste prima nella storia dell’umanità, ed una componente importante della teoria della continuazione della rivoluzione e della Grande Rivoluzione culturale.
Oggi la classe operaia e le masse lavoratrici devono organizzarsi, ribellarsi alla “cricca fascista caratteristica dominante”, cioè alla borghesia burocratica privilegiata, e riprendersi con determinazione il potere! Questo è il compito centrale dell’attuale lotta antirestauratrice. La ragione essenziale del timore della “cricca fascista caratteristica dominante” per una replica della Grande Rivoluzione culturale sta proprio nel terrore che nutre per l’eventualità che le masse popolari si intromettano e gestiscano gli affari dello Stato, che si ribellino e riprendano il potere, il terrore di perdere le esorbitanti ricchezze che hanno rapinato, il terrore di perdere la propria posizione dominante. Davvero qualcuno non riesce ancora a vedere come i princìpi della Grande Rivoluzione culturale di allora si adattino perfettamente alle condizioni odierne? Le discussioni interminabili e totalmente vuote sul fatto che “la Grande Rivoluzione culturale non è adatta alle condizioni odierne”, tanto quanto la posizione apparentemente ragionevole secondo cui “anche la Grande Rivoluzione culturale deve conformarsi al principio dell’uno che si divide in due”, sono infantili e ridicole. Perché non possiamo partire dalla natura delle cose materiali per comprendere in profondità e afferrare con fermezza il grande significato della teoria della continuazione della rivoluzione e della Grande Rivoluzione culturale? Quando mai Marx, Engels, Lenin, Stalin e Mao Zedong ricorsero ad una simile volgarità nelle loro analisi dei movimenti rivoluzionari delle masse? Propongo ai compagni di ripassare la storia della Grande Rivoluzione culturale, metterla in relazione all’attuale corrente avversa della “cricca fascista caratteristica dominante”, studiare con attenzione le varie tesi di Mao Zedong sulla teoria della continuazione della rivoluzione e la storia delle forme assunte da quest’ultima, e padroneggiare coscienziosamente il piano strategico di Mao Zedong per la Grande Rivoluzione culturale. Siamo pienamente in grado di affermare che i princìpi della Grande Rivoluzione culturale proletaria, le sue rivendicazioni politiche e la linea rivoluzionaria sulla quale poggiava, si adattano perfettamente all’intera fase storica del socialismo.
Noi possiamo assolutamente sostenere che, una volta ottenuta la vittoria nella lotta attuale contro la “cricca fascista caratteristica dominante”, il potere socialista vivrà un ulteriore rafforzamento. Se i revisionisti riusciranno nuovamente a rubare una qualche autorità dirigente, ebbene le masse popolari si solleveranno nuovamente in rivolta e li disarcioneranno; se l’intero partito cambierà nuovamente colore, ebbene centinaia di migliaia di comunisti si riorganizzeranno ancora una volta nel partito marxista-leninista-maoista della classe operaia e li rovesceranno di nuovo. Con ogni lotta di questo tipo, il potere socialista della classe operaia e delle masse lavoratrici si rafforzerà ulteriormente e la classe operaia si avvicinerà alla vittoria finale nel quadro dell’intero periodo storico del socialismo.
La grande teoria della continuazione della rivoluzione sotto la dittatura del proletariato e la sua grande pratica della Grande Rivoluzione culturale proletaria, elaborate da Mao Zedong, sono un grande contributo al movimento socialista cinese ed internazionale. Questa grande teoria e grande pratica sono già state rese delle verità dalla storia e dagli insegnamenti del movimento socialista internazionale, compreso quello cinese. Questa verità ci dice che il partito del proletariato deve, in ogni momento, sostenere la supervisione del partito e del governo da parte delle masse popolari, deve perseverare nei princìpi della Grande Rivoluzione culturale proletaria e deve riconoscere pienamente alle masse popolari tutti i diritti democratici, a partire dalle quattro grandi libertà: libera parola, la libera espressione del pensiero, i grandi dibattiti e i manifesti murali a grandi caratteri. La storia del potere socialista in tutto il mondo, e soprattutto quella della restaurazione del capitalismo, ha comprovato con forza l’essenzialissima linea di massa in difesa del socialismo. Chi si oppone alla teoria della continuazione della rivoluzione, si oppone alla Grande Rivoluzione culturale, si oppone ai movimenti di massa, espropria la classe operaia sui piani politico ed economico e promuove selvaggiamente la privatizzazione, costui è un nemico del popolo. Non bisogna farsi imbrogliare da loro, nonostante tutte le belle parole con cui coprono i propri inganni: essi vanno rovesciati senza esitazione e non si può sprecare nessun momento in speranzose illusioni, come ci insegnano le dolose lezioni pagate dalle masse popolari con il sangue e le lacrime. Compagni, non è forse questo il grande e profondo significato storico della teoria della continuazione della rivoluzione e della Grande Rivoluzione culturale, che travalica i confini del tempo?
I revisionisti e la borghesia burocratica privilegiata considerano la Grande Rivoluzione culturale proletaria una “calamità”, ma ciò non deve stupire, poiché loro considerano una “catastrofe” questa grande rivoluzione che fece piazza pulita e rovesciò la borghesia all’interno del Partito comunista che viveva sulle spalle del popolo, opprimeva il popolo e non faceva che complottare la restaurazione. La Rivoluzione d’Ottobre sovietica, agli occhi del governo provvisorio borghese e degli sfruttatori da esso rappresentati, non fu forse a sua volta una “calamità”? La rivoluzione cinese di nuova democrazia non fu una “calamità” secondo l’imperialismo, il feudalesimo e la borghesia burocratica? E la costruzione del sistema socialista non fu anch’essa una “calamità” per tutte le classi sfruttatrici?
Mao Zedong ci ha indicato un orientamento di lotta per l’intera fase storica del socialismo. In primo luogo, sotto il potere socialista, chi sono i nemici della rivoluzione? La borghesia, la quale si trova proprio nel partito comunista, costituita dai dirigenti del partito avviatisi sulla via capitalista. In secondo luogo, nelle condizioni di rovesciamento del potere socialista da parte della cricca controrivoluzionaria revisionista, chi sono i nemici della rivoluzione? Nient’altro che i “falsi comunisti”, come l’attuale “partito caratteristico”. Mao Zedong indicò molto tempo addietro: “La salita del revisionismo al potere significa la salita del capitalismo al potere, ma del peggior capitalismo, del fascismo; se un Partito comunista come il nostro smette di stare al servizio del popolo e predica imbrogli, allora il popolo deve organizzarsi spontaneamente e ricorrere alla rivoluzione armata per rovesciare il falso partito comunista con determinazione e abbattere il regime nocivo in Cina, nonché per annientare completamente, compiutamente e integralmente tutte le forze burocratiche, compradore e traditrici della nazione al seguito di questa cricca rinnegata e imbrogliona!” . Questa grande tesi di Mao Zedong fa parte del sistema della teoria della continuazione della rivoluzione sotto la dittatura del proletariato.
La Grande Rivoluzione culturale proletaria ha conseguito due grandi successi: il primo è l’aver distrutto i complotti della borghesia di allora all’interno del Partito per restaurare il capitalismo; il secondo è l’aver tenuto conto anche della fase successiva, cioè della lotta nel peggior scenario possibile previsto da Mao Zedong, e l’aver quindi preparato gli organizzatori determinati e affidabili della rivoluzione: un’intera generazione di comunisti risoluti. Non è forse vero che oggi vediamo e avvertiamo di questi comunisti attualmente impegnati nella battaglia? Che vediamo e avvertiamo di questi comunisti determinati che stanno emergendo? Loro sono i figli e le figlie più eccellenti e più nobili della nazione cinese, i quali stanno organizzando la classe operaia e le masse lavoratrici e stanno conducendo coraggiosamente una lotta straordinaria contro la “cricca fascista caratteristica dominante”. Guardate! Avere realizzato questi due grandi obiettivi strategici e avere risolto queste due questioni di carattere fondamentale, non sono forse grandi vittorie della teoria della continuazione della rivoluzione sotto la dittatura del proletariato? Non sono forse grandi vittorie della Grande Rivoluzione culturale proletaria?
Quando la cricca revisionista afferma che la Grande Rivoluzione culturale ha perso, sminuendola non fa che dimostrare il terrore che ha di essa, è un modo truffaldino per darsi una sembianza di forza, è la prova della loro codardia e della paura che la tempesta della rivolta e della presa del potere della Grande Rivoluzione culturale possa soffiare di nuovo e spazzarli via. Ad esempio, secondo l’americano “New York Times”, Wen Jiabao e la sua famiglia avrebbero accumulato ricchezze pari a due miliardi e settecento milioni di dollari. Il giornale era anche disposto a confrontarsi con Wen Jiabao in tribunale, per dimostrare la propria reale disponibilità ad accollarsi la responsabilità legale di quanto affermato. Non c’è da stupirsi se questo ipocrita dispensatore di lacrime di coccodrillo viene preso da reazioni isteriche appena sente nominare la Grande Rivoluzione culturale, poiché la sua vera paura è che le masse popolari si ribellino, prendano il potere e facciano definitivamente i conti con lui. Un principio della Grande Rivoluzione culturale era che nessuno poteva sentirsi indistruttibile: la rivoluzione, con metodi diversi e accendendo fiamme ancora più alte in tutto il territorio cinese, avrebbe sepolto la borghesia burocratica privilegiata in un torrente di fuoco.
La lezione che deriva dal rovesciamento del potere socialista dimostra ampiamente questa pratica: la base sociale più forte della restaurazione del capitalismo non è rappresentata dalle classi sfruttatrici rovesciate, né da quegli individui chiave dell’apparato militare, amministrativo, poliziesco, giudiziario e di spionaggio lasciatici dalla vecchia società. È piuttosto evidente, infatti, che costoro fondamentalmente non hanno le forze per prendere il potere e restaurare il capitalismo, perciò non potrebbero mai diventare i rappresentanti politici generali delle forze favorevoli alla restaurazione del capitalismo.
Il pericolo maggiore per il socialismo viene dai dirigenti del partito comunista avviatisi sulla via capitalista, da quella nuova borghesia che si forma all’interno del partito, dai revisionisti e voltagabbana all’interno del partito: ecco i veri rappresentanti politici generali delle forze favorevoli alla restaurazione del capitalismo, gli agenti della borghesia e della piccola borghesia all’interno del partito comunista. Essi avversano il sistema socialista, combattono gli sforzi tesi a limitare il diritto borghese, e, alla prima occasione, tentano di sfruttare il potere che detengono per cambiare il programma e la linea del socialismo, trasformare il partito comunista fondato sul marxismo in un partito revisionista, cioè borghese, restaurando così il capitalismo.
Cos’è questa, se non un’ulteriore dimostrazione della grandezza e della correttezza della teoria di Mao Zedong sulla continuazione della rivoluzione e della Grande Rivoluzione culturale?
La storia della restaurazione del capitalismo dimostra al contempo con altrettanta chiarezza dove si annidino, nella fase del socialismo, i pericoli per quest’ultimo: nella profonda base materiale e ideologica realmente esistenti della restaurazione del capitalismo. Nella società socialista permangono certe iniquità presenti nel diritto lasciato dalla vecchia società, le quali non possono essere cancellate d’un colpo solo ma soltanto risolte progressivamente attraverso la rivoluzione socialista e la costruzione del socialismo; oltre alle vecchie concezioni delle classi sfruttatrici, v’è anche l’onnipresente cultura da piccola produzione e piccola borghesia, la più temibile. Queste iniquità di fatto e questa base ideologica, se messe insieme al diritto borghese, indistruttibile con un colpo solo, sono gravide, allevano e producono il nuovo suolo fertile per la borghesia; in ogni secondo e in ogni momento remano in direzione contraria rispetto al socialismo e verso la restaurazione del capitalismo. Se i revisionisti, cioè la borghesia all’interno del partito, riescono a usurpare il potere, la borghesia di nuova formazione dentro e fuori il partito, in aggiunta alle forze della piccola produzione e della piccola borghesia, getteranno benzina sul fuoco, formeranno una potente forza sociale a sostegno della restaurazione e si tramuteranno nella base sociale della restaurazione. Questa scena rappresentata dalle forze della piccola produzione e della piccola borghesia è divenuta realtà dopo la presa del potere del revisionismo.
Cos’è questa se non una dimostrazione ancora più palese che la tesi di Mao Zedong secondo cui “restaurare il capitalismo sarebbe molto facile” è una tesi estremamente cristallina e infinitamente giusta? Ciò non è un richiamo ancora più forte affinché non ci limitiamo ad applicare pienamente la funzione repressiva della dittatura del proletariato verso tutte le forze antisocialiste, ma diamo piena attuazione anche alle sue funzioni organizzative e trasformatrici? E non è forse un’ulteriore prova che l’articolo di Zhang Chunqiao Esercitare la dittatura totale sulla borghesia , approvato con entusiasmo da Mao Zedong, è del tutto corretto?
Naturalmente, la base politica e la base sociale della salita del revisionismo al potere, soprattutto la base sociale caratterizzata dalla trasformazione preliminare dei contadini in piccola borghesia e piccoli produttori, finirà per collassare. Una grave polarizzazione è inevitabile per la piccola produzione e la piccola borghesia: non le attende che la bancarotta. Una fetta estremamente ridotta si trasformerà in borghesi o proprietari terrieri detenenti la proprietà dei mezzi di produzione, peraltro sfruttando e opprimendo la stragrande maggioranza; d’altro canto, la stragrande maggioranza non diventerà altro che forza lavoro al servaggio della borghesia e dei proprietari terrieri. Il malcontento di queste masse lavoratrici crescerà di giorno in giorno, il sogno e l’entusiasmo iniziali di “arricchirsi” finiranno completamente in polvere, e il futuro senza speranze di sfruttamento e oppressione indurrà in loro un odio sempre maggiore per il regime vigente, spingendole alla lotta contro la “cricca fascista caratteristica dominante”.
Poiché la cricca revisionista al potere esercita il massimo sfruttamento sulla classe operaia e sugli intellettuali fra le fila operaie sui piani economico e politico, spreme con la massima crudeltà la classe operaia e i contadini migranti che sono entrati a far parte delle sue fila, e vista la posizione cruciale della classe operaia all’interno dell’intero sistema dell’economia nazionale, la classe operaia resta la classe dirigente della rivoluzione anche nel contesto della lotta antirestauratrice, nonché la classe più fermamente e compiutamente rivoluzionaria. Lo sfruttamento economico e l’oppressione politica del resto delle masse lavoratrici finirà necessariamente per suscitare la loro accesa resistenza. Il risveglio dei circoli intellettuali, la bancarotta e la rapida polarizzazione della piccola borghesia impegnata nella piccola produzione, la grave crisi economica e il quotidiano acuirsi delle contraddizioni di classe condurranno ad un costante allargamento delle fila in lotta contro la “cricca fascista caratteristica dominante”. La società è in una fase rivoluzionaria di grande collasso, grande scissione, grande scompiglio e grande riorganizzazione. Inoltre, l’irriconciliabilità delle contraddizioni interni alla “cricca fascista caratteristica dominante”, l’aggravamento delle contraddizioni etniche generate dalla sua politica reazionaria e l’incessante calpestamento degli interessi cinesi a causa della sua politica estera debole, incapace, capitolarda e arrendevole hanno riacceso l’indignazione del popolo cinese: tutti segnali che dicono che la “cricca fascista caratteristica dominante” è circondata da avvisaglie, sempre più isolata e con un regime che fa ormai acqua da tutte le parti. Il giorno del suo tracollo è ormai più vicino.
Due sono i fati storici che si pongono davanti ad essa: o verrà abbattuta dalla rivoluzione della classe operaia e delle masse lavoratrici, o la borghesia burocratico-compradora formatasi sotto la sua ala deciderà di abbandonare la maschera. Entrambe queste possibilità sono la conclusione inevitabile del regime revisionista per le quali esso stesso ha creato le condizioni.
Il secondo esito possibile sarebbe la vittoria a lungo attesa dalla borghesia burocratica privilegiata cinese, cioè la borghesia burocratico-compradora, e dall’imperialismo internazionale, poiché questo esito realizzerebbe il dominio aperto della borghesia, ma non sarebbe altro che la rinuncia del nome di “partito comunista” e della maschera di “socialismo”.
Il compito della classe operaia e delle masse lavoratrici è il seguente: a prescindere da quale travestimento la “cricca fascista caratteristica dominante” scelga per mascherarsi, a prescindere da quale bandiera sventoli, a prescindere da quali simboli scelga per pubblicizzare il proprio status legale, essa resta nemica del popolo, va smascherata e abbattuta con fermezza e completamente; questi sono la strategia e l’orientamento rivoluzionari che dobbiamo sostenere attualmente. Il compito centrale di tutta la lotta odierna sta nella ripresa del potere politico! Per raggiungere questo obiettivo, è necessario serrare le fila di classe e, per prima cosa, creare il partito marxista-leninista-maoista della classe operaia!
La grande teoria di Mao Zedong sulla continuazione della rivoluzione sotto la dittatura del proletariato e la grande pratica della Grande Rivoluzione culturale proletaria sono come un faro che irradia di luce i quattro punti cardinali ed illumina l’avanzata della classe operaia e delle masse lavoratrici. Pertanto, va affermato con la massima chiarezza che il problema risolto dalla teoria della continuazione della rivoluzione e dalla pratica della Grande Rivoluzione culturale è il problema del futuro della storia del socialismo. Il contributo che hanno dato al movimento socialista mondiale è inestimabile.

 

7 settembre 2016
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Date uncinate: 15 settembre 1935 – Le leggi razziali di Norimberga. da:L’Agenda Resistente di Patrizia Cordone

Date uncinate: 15 settembre 1935 – Le leggi razziali di Norimberga.
Sede del processo per crimini di guerra intentato contro i gerarchi nazisti, è anche tristemente famosa per due leggi che vennero lì discusse e successivamente promulgate. Tali leggi hanno segnato l’inizio della persecuzione contro gli ebrei tedeschi estesa poi a tutti i territori occupati dai nazisti.

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L’Agenda Resistente di Patrizia Cordone

Date uncinate: 15 settembre 1935 – Le leggi razziali di Norimberga.

Sede del processo per crimini di guerra intentato contro i gerarchi nazisti, è anche tristemente famosa per due leggi che vennero lì discusse e successivamente promulgate. Tali leggi hanno segnato l’inizio della persecuzione contro gli ebrei tedeschi estesa poi a tutti i territori occupati dai nazisti.
Le leggi portano delle intestazioni che non lasciano adito a dubbi:
– Legge per la protezione del sangue e dell’onore tedesco.
– Legge sulla cittadinanza tedesca.

La prima pone i presupposti per l’applicazione della seconda, pochi articoli chiari che non lasciano spazio ad alcuna interpretazione. La prima legge di Norimberga, legge per la protezione del sangue e dell’onore tedesco emessa il 15 settembre del 1935, recita: Il Reichstag fermamente convinto che la purezza del sangue tedesco sia essenziale per il futuro del popolo tedesco e ispirato dalla inflessibile volontà di salvaguardare il futuro della nazione Germanica, ha unanimemente deciso l’emanazione della seguente legge:

Articolo I
1. I matrimoni tra ebrei e cittadini di sangue tedesco o affini sono proibiti. I matrimoni contratti in violazione della presente legge sono nulli anche se per eludere questa legge venissero contratti all’estero.
2. Le procedure legali per l’annullamento possono essere iniziate soltanto dalla Procura di Stato.
Articolo II
Le relazioni extraconiugali tra ebrei e cittadini di sangue tedesco o affini sono proibite.
Articolo III
Agli ebrei non è consentito impiegare come domestiche donne di sangue tedesco o affini di età inferiore ai 45 anni
Articolo IV
1. Agli ebrei è vietato esporre la bandiera nazionale del Reich o i suoi colori.
2. Agli ebrei è consentita l’esposizione dei colori giudaici. L’esercizio di questo diritto è tutelato dallo Stato.
Articolo V
1. Chiunque violi il divieto previsto dall’Articolo I sarà condannato ai lavori forzati.
2. Chiunque violi il divieto previsto dall’Articolo II sarà condannato al carcere o ai lavori forzati.
3. Chiunque violi i divieti previsti dall’Articolo III e dall’Articolo IV sarà punito con un anno di carcere o con una ammenda, oppure con entrambe le sanzioni.
Articolo VI
Il Ministro degli Interni del Reich, in accordo con il Vice Führer e il Ministro della Giustizia del Reich, emaneranno i regolamenti e le procedure amministrative necessarie per l’applicazione della legge.
Articolo VII
La legge entrerà in vigore il giorno successivo alla sua promulgazione ad eccezione dell’Articolo III che avrà effetto entro e non oltre il 1° Gennaio 1936.
ll Fuhrer e Cancelliere del Reich: Adolph Hitler

Il Ministro degli Interni del Reich: Wilhelm Frick

Il Ministro della Giustizia del Reich: Dr. Gürtner

Il Vice Fuhrer: Rudolf Hess

La seconda legge, denominata legge sulla cittadinanza tedesca, è ancora più breve: il Parlamento del Reich ha approvato all’unanimità la seguente legge:

Articolo I
1. Cittadino dello Stato è quella persona che gode della protezione del Reich Tedesco e che in conseguenza di ciò ha specifici doveri verso di esso.
2. Lo status di cittadino del Reich viene acquisito secondo le norme stabilite dai Decreti del Reich e dalla Legge sulla Cittadinanza dello Stato.

Articolo II
1. Cittadino del Reich può essere solo colui che abbia sangue tedesco o affine e che dimostri, attraverso il suo comportamento, il desiderio di voler servire fedelmente il Reich e il popolo tedesco.
2. Il diritto alla Cittadinanza viene acquisito attraverso la concessione di un Certificato di Cittadinanaza del Reich.
3. Solo un cittadino del Reich gode di tutti i diritti politici stabiliti dalla Legge.Articolo III
Il Ministro degli Interni del Reich, di concerto con il Vice Führer, emanerà le ordinanze e i provvedimenti amministrativi necessari ad integrare ed attuare questa legge.

Queste leggi vennero poi seguite da una serie di altre leggi e decreti atte a chiudere in una sorta di ghetto legale gli ebrei, isolarli dal resto del Paese e renderli riconoscibili ed individuabili senza ombra di dubbio per poi arrivare alla soluzione finale.
Il 14 novembre venne emanato il “Primo decreto supplementare alla legge sulla cittadinanza germanica”: In base all’Articolo III della Legge sulla Cittadinanza del Reich del 15 Settembre 1935, si decreta quanto segue:
Articolo I
1. Sino a quando non verranno emanate ulteriori norme riguardanti i certificati di cittadinanza, tutti i cittadini di sangue tedesco o affine che alla data di entrata in vigore della Legge sulla Cittadinanza siano in possesso del diritto di voto per eleggere i parlamentari al Reichstag, sono considerati, per il momento, cittadini del Reich. Lo stesso vale per coloro ai quali il Ministro degli Interni del Reich, di concerto con il Vice Führer, abbia già concesso la cittadinanza.
2. Il Ministro degli Interni del Reich, di concerto con il Vice Führer, può revocare la cittadinanza concessa.

Articolo II
1. Le norme di cui all’Articolo I si applicano anche a coloro che sono di sangue misto giudeo.
2. Un individuo di sangue misto giudeo è colui che discende da uno o due nonni che siano razzialmente interamente ebrei, a meno che egli non sia un Ebreo ai sensi di quanto disposto dal Paragrafo 2 dell’Articolo V. Per nonni interamente Ebrei si intendono coloro che appartengono alla comunità religiosa ebraica.

Articolo III
Solo i cittadini del Reich che godono dei pieni diritti politici, possono esercitare il diritto di voto e avere il diritto a ricoprire cariche pubbliche. Durante il periodo di transizione, Il Ministro dell’Interno del Reich, o qualsiasi altro ufficio da lui autorizzato, potrà stabilire eccezioni ai fini dell’assunzione di incarichi pubblici. Tali misure non si applicano alle Organizzazioni Religiose.
Articolo IV
1. Un ebreo non può essere cittadino del Reich. Egli non può esercitare il diritto di voto e non può ricoprire cariche pubbliche.
2. I dipendenti pubblici ebrei saranno pensionati dal 31 Dicembre 1935. Qualora tali dipendenti abbiano prestato servizio al fronte nell’esercito tedesco o negli eserciti alleati della Germania durante la Guerra Mondiale, essi riceveranno fino al raggiungimento dei limiti di età, l’intero ultimo salario percepito in base al quale la loro pensione sarebbe stata calcolata. Essi non avranno tuttavia diritto a promozioni derivanti dalla loro anzianità di servizio. Al raggiungimento dei limiti di età, riceveranno la pensione calcolata in base all’ultimo stipendio percepito.
3. Queste disposizioni non riguardano le organizzazioni religiose.
4. Le norme concernenti il servizio degli insegnanti nelle scuole pubbliche Giudaiche rimarranno immutate fino all’emanazione di nuove leggi riguardanti il sistema scolastico Giudaico.
Articolo V
1. Si considera ebreo chiunque discenda da almeno tre nonni di razza ebrea.
2. Si considera ebreo anche chi discende da due nonni interamente ebrei, qualora:

a) sia membro della comunità ebraica al momento dell’entrata in vigore della presente legge o vi aderisca successivamente;

b) contragga matrimonio con persona ebrea al momento dell’emanazione della presente legge o successivamente;

c) nasca dal matrimonio con persona ebrea, considerata tale ai sensi di quanto stabilito al Paragrafo 1, che sia stato contratto dopo l’entrata in vigore della Legge per la Protezione del Sangue e dell’Onore Tedesco del 15 Settembre 1935.

d) sia il frutto di una relazione extra-coniugale con una persona ebrea, considerata tale ai sensi di quanto stabilito nel Paragrafo 1 e nasca dopo il 31 luglio 1936.
Articolo VI

1. Al fine di stabilire la purezza del sangue Tedesco, le leggi del Reichstag o i decreti emanati dal Partito Nazionalsocialista potranno contemplare ulteriori requisiti rispetto a quelli stabiliti dall’Articolo V, ma non potranno modificare questi ultimi.

2. Ogni ulteriore requisito atto a determinare la purezza del sangue, che non sia contemplato dall’Articolo V, può essere stabilito soltanto previa autorizzazione del Ministro degli Interni del Reich e del Vice Führer.
Articolo VII
Il Führer e Cancelliere del Reich può concedere esenzioni dalle norme stabilite dalla presente legge.
Si arrivò poi a toccare punte di ridicolaggine incredibile, ad esempio con il Secondo Decreto di attuazione sulla Legge dei Nomi.
Articolo 1
1. Gli Ebrei possono ricevere solo i nomi elencati dal Ministero dell’Interno.
2. Tale disposizione non si applica agli Ebrei di nazionalità straniera.
Articolo 2
1. Dal 1° Gennaio 1939, gli Ebrei aventi un nome non compreso nell’elenco di cui all’Articolo 1, dovranno adottare un nome aggiuntivo.

Per i maschi quel nome sarà Israel e per le femmine, Sara.

“Contatti con Gasparri e Alemanno” Scoperchiata la cupola ‘ndrangheta-massoneria-politica calabrese Chiesti gli arresti dei parlamentari Caridi (Gal), poi concesso dal Senato, e Galati (Ala), negato dal Gip. Decine di arresti fra Reggio Roma e Genova I tentacoli della ‘ndrangheta sul terzo valico da: pmli.it

Ennesimo terremoto politico-giudiziario in Calabria: tre inchieste della DDA di Reggio Calabria mettono a nudo gli intrecci fra le ‘ndrine, i colletti bianchi,le istituzioni locali e nazionali del regime neofascista, la destra eversiva e i politicanti borghesi sia di centro destra che di “centro-sinistra”.
L’ultima in ordine di tempo è stata denominata Alchemia e il 19 luglio ha portato all’arresto di quarantadue affiliati al clan Gullace-Raso-Albanese.
Le indagini hanno confermato l’esistenza di un criminale intreccio politico-economico-mafioso tra la Calabria e la Liguria per gli appalti del Terzo Valico ferroviario tra Genova e la Lombardia: la grande quanto inutile opera voluta sia dal “centro-sinistra” che dal centrodestra, dalle banche e dai colossi delle costruzioni che, secondo le previsioni, dovrà “unire il mare ai monti, collegare il sud dell’Europa mercantile al nord efficiente e pianeggiante di Rotterdam bucando le montagne e sviluppando il cosiddetto corridoio Reno-Alpi”.
“Dalle intercettazioni – racconta il procuratore di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho – rileviamo l’interesse degli imprenditori prestanome della cosca a sostenere finanziariamente il movimento Sì Tav per creare nell’opinione pubblica un orientamento favorevole per quell’opera”. La ’ndrangheta sfrutta “il difficile inizio dei lavori, ostacolato dalle iniziative intraprese dal comitato No Tav”, scrive il gip Barbara Bennato.
Nell’inchiesta sono coinvolti anche boss politici di primo piano tra cui il vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria Francesco D’Agostino (gruppo “Oliverio presidente” del PD), grosso imprenditore dello stoccafisso, indagato per intestazione fittizia. La Procura voleva l’arresto, non accolto dal Giudice per le indagini preliminari (Gip), per il deputato di Ala Giuseppe Galati e per il senatore Antonio Caridi per il quale la Dda di Reggio Calabria proprio nei giorni scorsi ha chiesto l’arresto alla Giunta per le autorizzazioni nell’ambito di un’altra inchiesta antimafia. Per i Pubblici ministeri (Pm), Caridi è “il referente politico di varie articolazioni territoriali di ’ndrangheta tra cui la cosca Raso-Gullace-Albanese.
Gli appalti per l’acqua
La seconda inchiesta, denominata “Reghion”, ruota intorno ad un appalto da 250 milioni di euro nell’ambito del sistema della depurazione delle acque della città di Reggio.
Dieci gli arrestati, fra i quali l’ex senatore laziale di An, fino a giugno commissario in Calabria di Fdi-An, Domenico Kappler.
Secondo gli inquirenti Kappler, quando era amministratore delegato di “Risorse per Roma spa”, società del comune di Roma che si occupa dell’alienazione del patrimonio immobiliare della Capitale, ha lavorato per far vincere l’appalto reggino (con un ribasso dello 0,1%) ad un insieme di società, legate alla ‘ndrangheta, raggruppate nelle spagnole “Acciona Agua Servicios S.L.” ed “Idrorhegion S.c.a.r.l. S.r.l.”, tramite i suoi sodali fra i quali il dirigente comunale reggino Marcello Cammera.
Per i Carabinieri l’ex senatore, originario di Anzio (Roma) sarebbe quindi il socio degli imprenditori occulti in odor di ‘ndrangheta nascosti dietro le società vincitrici dell’appalto: “pur non ricoprendo all’interno di Acciona-Idrorhegion alcuna carica formale è di fatto intraneo ai vertici decisionali del gruppo. Egli è certamente il personaggio deputato a finalizzare gli accordi corruttivi decisi da Alberto Scambia, Luigi Patimo e Domenico Barbieri, utilizzando la propria rete relazionale nell’ambito della pubblica amministrazione capitolina”.
In cambio dell’appalto vinto avrebbe quindi distribuito mazzette sotto forma di incarichi professionali ad amici e parenti dei dirigenti da lui corrotti sia a “Risorse per Roma”, sia ad “Acea” a cominciare dallo stesso Marcello Cammera.
Kappler prima dell’arresto, rivela un’intercettazione telefonica, avrebbe cercato di scappare all’estero.
Marcello Cammera in quanto uomo della ‘ndrangheta al comune di Reggio avrebbe avuto l’appoggio della ‘ndrina De Stefano, tramite l’ex deputato Paolo Romeo, sia in termini di copertura mediatica da parte del giornale “Il Garantista” (poi fallito) diretto da Piero Sansonetti e in particolare dalla giornalista Teresa Munari, sia in termini di benevolenza politico-relazionale tramite l’ex deputato AN-PDL-FLI Angela Napoli in seno alla commissione Antimafia per impedire l’attenzione della commissione su Cammera e su Reggio.
Inaccettabili le dichiarazioni del neopodestà di Reggio Calabria Falcomatà in seguito all’inchiesta, il quale invece di spiegare come per il popolo reggino non sia cambiato un bel nulla da quando è sindaco lui, nemmeno in termini di asfissiante presenza mafiosa sul territorio (tant’è vero che il fratello di Cammera era candidato nella lista Oltre con Falcomatà sindaco) ne approfitta per fare campagna per il Sì al referendum di ottobre: “abbiamo bisogno di una politica forte, in grado di decidere(…). L’inchiesta di Reggio ci dice che quando la politica è debole, collusa con le mafie o assente, dominano le cricche e le cupole. La vittoria del Si nel referendum rappresenterebbe un aspetto decisivo”.
I “Mammasantissima”
La terza inchiesta, denominata “Mammasantissima”, coordinata dal procuratore Federico Cafiero de Raho e dal sostituto Giuseppe Lombardo svela l’esistenza di una struttura segreta di vertice della ‘ndrangheta, i cosiddetti “invisibili”, in grado di piazzare i suoi uomini all’interno delle istituzioni locali, regionali, nazionali e perfino europee per imporre il suo dominio.
La funzione di questa struttura, spiega il comandante dei Ros Giuseppe Governale, è infatti quella di ”costruire uomini per infiltrare il mondo istituzionale. E lo fa al Comune di Reggio, alla provincia,alla regione Calabria. Tenta di farlo al parlamento nazionale ed europeo. È una strategia programmatica che vuole alterare gli equilibri costituzionali.”
Gli “invisibili” in particolare sarebbero il già citato Paolo Romeo e Giorgio De Stefano, operativi ai vertici della cupola segreta subito dopo il delitto Fortugno.
Paolo Romeo, avvocato, massone, già in carcere dal 9 maggio scorso, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e coinvolto in numerose inchieste, fra le quali quella legata alla latitanza del deputato Amedeo Matacena che ha portato all’arresto dell’ex ministro Scajola, inizia la sua carriera politica e professionale negli anni 70 nel profondo delle fogne più nere e schifose: la destra eversiva ed extraparlamentare reggina, quindi il passaggio al MSI-DN, partecipò ai “moti di Reggio” del mazziere fascista Francesco ‘Ciccio’ Franco, diventando consigliere comunale.
Nel 1981 passa al PSDI diventando assessore comunale,consigliere regionale e deputato. Passerà poi ai radicali, prima di tornare all’attività ‘professionale’.
Fu vicinissimo al bombarolo fascista Franco Freda.
L’avvocato Giorgio De Stefano è espressione dell’omonima terribile cosca del quartiere Archi nel nord di Reggio Calabria, protagonista delle terrificanti due guerre di ‘ndrangheta che insanguinarono lo stretto fra il 1970 e il 1992, provocando almeno un migliaio di morti.
La ‘ndrina De Stefano-Tegano nel 2015 riuscì ad imporre all’attuale governatore Mario Oliverio del PD la nomina come assessore di Nino De Gaetano (ex Prc) nella prima mini-giunta regionale borghese, neofascista e filomafiosa poi defenestrata da “Rimborsopoli”.
Giorgio, cugino del boss Paolo De Stefano, è condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, fu consigliere comunale della DC a Reggio e dirigente dell’allora Usl locale.
Già nel 1994 il “pentito” Filippo Barreca diceva di lui e Romeo: “Ho partecipato ad alcuni incontri avvenuti a casa mia tra Freda, Paolo Romeo e Giorgio De Stefano. Tali discorsi riguardavano la costituzione di una loggia super segreta, nella quale dovevano confluire personaggi di ‘ndrangheta e della destra eversiva, e precisamente lo stesso Freda, l’avv. Paolo Romeo, l’avv. Giorgio De Stefano, Paolo De Stefano, Peppe Piromalli, Antonio Nirta, Fefè Zerbi. Altra loggia dalle stesse caratteristiche era stata costituita nello stesso periodo a Catania”
Secondo gli inquirenti Romeo e De Stefano sono le teste pensanti delle ‘ndrine alleate e implicate in infinite trame politico-elettorali che riguardano le comunali, le provinciali, le regionali e le europee negli anni a cavallo fra il 2001 e il 2010: dall’elezione del fascista mal-ripulito e condannato Giuseppe Scopelliti a Sindaco di Reggio e alla regione (la cui abitazione è stata perquisita in questi giorni dai carabinieri), all’appoggio dato ad Alemanno e Gasparri (allora in AN) alla europee del 2004 per consentire l’elezione all’europarlamento di Umbero Pirilli, per liberare la sua poltrona di consigliere regionale e far eleggere così Umberto Sarra (che diventerà anche sottosegretario alla giunta regionale) a loro vicinissimo, le provinciali di Reggio in appoggio al vecchio arnese mafioso e trasformista Pietro Fuda (oggi sindaco di Siderno con il “centro-sinistra”), l’appoggio del boss Peppe Pelle ai fratelli Gentile a Cosenza, all’epoca in cui Pino Gentile era assessore con Scopelliti ai lavori pubblici (Il fratello Antonio ‘U Cinghiale’ è oggi viceministro alle attività produttive nel governo Renzi) e via discorrendo, con tanto di tariffa per i voti delle ‘ndrine ai politicanti da loro sostenuti di circa 400mila euro ogni 10mila voti.
Fra gli arrestati insieme a Romeo, De Stefano e Sarra anche l’ex dipendente regionale Francesco Chirico, cognato del boss Orazio De Stefano.
La richiesta d’arresto per il senatore Antonio Stefano Caridi di Gal, il gruppo parlamentare che raccoglie i transfughi del Pdl, oggi vicecoordinatore regionale in Calabria di Forza Italia, è stata concessa da Palazzo Madama.
Caridi, ex assessore regionale, è considerato anche uomo-chiave per la penetrazione delle ‘ndrine in territorio ligure.
Queste inchieste dimostrano lo strapotere della ‘ndrangheta in Calabria, la regione più povera d’Italia, il marciume delle forze politiche sia di destra che di “sinistra” locali e nazionali e dimostrano che la testa della criminalità organizzata si trova nell’alta finanza, nei circoli dell’industria, dell’agricoltura, del terziario e nelle istituzioni. Cioè dentro la classe dominante borghese, lo Stato borghese e l’economia capitalistica.
Occorre un’ampia politica di fronte unito per contrastarla in ogni modo e per spezzarle le unghie, tenendo presente che, essendo un prodotto del capitalismo, potrà essere definitivamente sconfitta solo nel Socialismo con la conquista del potere politico da parte del proletariato.
7 settembre 2016

Caso Ciancio, Cassazione annulla proscioglimento Requisitoria: «Questo processo non si voleva fare» da: meridionews.it

Claudia Campese 14 Settembre 2016

Cronaca – A fare ricorso a Roma contro il discusso proscioglimento di dicembre 2015 sono stati la Procura etnea e la famiglia Montana. Oggi, dopo più di dieci ore di camera di consiglio, i giudici ermellini hanno dato loro ragione e rimandato all’udienza preliminare

Tornerà alla fase dell’udienza preliminare l’indagine per concorso esterno in associazione mafiosa a carico dell’imprenditore ed editore del quotidiano etneo La Sicilia Mario Ciancio Sanfilippo. Lo hanno deciso i giudici della Cassazione – a seguito del ricorso della Procura e delle parti offese Dario e Gerlando Montana – annullando il proscioglimento ottenuto a dicembre a Catania. Un caso giudiziario storico per tanti motivi. Per l’indagato, innanzitutto: uno degli uomini più potenti della città e del Sud Italia. Per l’arco temporale coperto: almeno trent’anni di informazione e affari a Catania. Ultimo tassello, in ordine cronologico, per la portata del giudizio emesso il 21 dicembre 2015 dalla giudice di Catania Gaetana Bernabò Di Stefano che sostanzialmente nega l’esistenza del reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Un documento – tra punti oscuri e veri e propri errori – dal sapore più politico che giudiziario, considerato che lo stesso reato contestato a Ciancio è stato pensato e utilizzato per sanzionare la vicinanza dei cosiddetti colletti bianchi – su tutti, politici e imprenditori – alla mafia. E durante la requisitoria di oggi il procuratore generale si è spinto oltre, rilevando la volontà di non fare questo processo.

L’intricata vicenda comincia nel 2009, quando Ciancio viene iscritto nel registro degli indagati della Procura di Catania. Un fatto di per sé clamoroso ma che tre anni dopo, nel 2012, potrebbe concludersi con la richiesta di archiviazione avanzata dagli stessi uffici giudiziari. In quell’occasione è il gip Luigi Barone a chiedere ai magistrati di continuare a indagare. Così, nel 2015, la Procura cambia intenzioni e viene chiesto il rinvio a giudizio dell’editore. A fine anno, è la giudice Bernabò Di Stefano a decidere per il proscioglimento, con il discusso giudizio di cui si è già detto. Contro questa decisione avevano fatto ricorso in Cassazione, arrivando a oggi, sia la Procura di Catania – che contestava una «violazione di legge nell’applicazione del codice di procedura penale»– sia Goffredo D’Antona, legale delle persone offese Gerlando e Dario Montana – fratelli di Beppe Montana, il poliziotto ucciso dalla mafia nel 1985.

Al centro dei 47 faldoni d’indagine ci sono diversi temi cittadini. Il Pua – un mega progetto da realizzare alla Playa  su diversi terreni anche di Ciancio – e l’intercettazione con l’allora candidato sindaco Enzo Bianco all’indomani della votazione del consiglio comunale etneo sul piano. Ci sono i centri commerciali – come il caso Porte di Catania – e, più in generale, un sistema di terreni agricoli e discusse varianti. C’è la linea editoriale del quotidiano La Sicilia, a lungo monopolista in Sicilia orientale, a cui i magistrati contestano una serie di presunti favori a Cosa nostra. A diventare, infine, di interesse pubblico – dopo la chiusura dell’emittente Antenna Sicilia e i licenziamenti per motivi economici – è anche il tesoretto da 52 milioni di euro di Ciancio, depositato in Svizzera e scoperto dalla procura di Catania. Solo una parte dei soldi tenuti dall’imprenditore all’estero: come nel paradiso fiscale delle Mauritius attraverso un complicato schema di società straniere.

Lettera aperta alla dottoressa Maria Teresa Meli dalla presidente ANPI Provinciale Catania Santina Sconza

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La presidente Santina Sconza scrive sui fatti raccontati dalla giornalista Meli durante la trasmissione di la 7 ” La Gabbia” di Luigi Parogone andata in onda ieri sera sugli scontri accaduti a Catania durante la festa dell’Unità

Dottoressa Meli mi sembra che lei ieri sera in trasmissione non sia stata obbiettiva e le spiego i motivi:
1) Innanzitutto i manifestanti non erano 4 gatti ma circa mille persone studenti, precari, professori etc che manifestavano pacificamente
2) Anpi, Coordinamento per la democrazia e altre associazioni erano davanti alla villa Bellini a protestare pacificamente e a volantinare per il No al referendum contro le modifiche costituzionali del Senato
3) Lei stessa ammette che c’era un schieramento delle forze dell’ordine esagerato, io direi imponente, forze dell’ordine mai viste prima a Catania, poichè i rapporti fra noi associazione ANPI e DIGOS sono state sempre di reciproco rispetto
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Mi è dispiaciuto che lei attacca il giornalista che ha fatto il servizio considerandolo un giovincello alle prime esperienze
Che dire?
Quando sono accaduti gli scontri lei non era al corteo, ma guarda caso, si trovava accanto a me e sa perfettamente che c’era un cordone di poliziotti che non faceva passare nessuno
Lei è arrivata dopo che gli scontri erano finiti, se scontri si possono definire, e lei è stata accolta con un grido:” oh guarda chi c’è, la giornalista, al servizio di Renzi” per non dire altro.
Lei ha chiesto a noi che cosa era accaduto,erano altri i giornalisti che si trovavono all’interno degli scontri e che hanno filmato tutto, lei aveva semplicente un telefonino, e riportava al suo giornale, ciò che riferivamo noi, e se debbo dirla tutta, lei mi sembrava molto arrabbiata per non aver potuto ascoltare il suo amato Renzi
La sua supponenza nel giudicare l’operato del servizio del giovane gionalista, non mi piace, anche perchè essendo io in piazza dalle 16 ho visto il lavoro immane fatto dagli operatori di la7
Sa se invece, d’invitare lei,, alla trasmissione, si fosse trasmesso il video preparato dal giornalista, gli spettatori avrebbero avuto una visione completa dei fatti accaduti a Catania
Cordiali saluti
Santina Sconza presidente ANPI Provinciale Catania