I sindaci delle Madonie in piazza per difendere l’ospedale Giglio di Cefalù, il primo cittadino di Niscemi che “occupa” il pronto soccorso a rischio chiusura, i rettori delle università di Palermo e Catania sul piede di guerra contro il taglio ai posti letto nei Policlinici universitari. Monta la protesta contro la nuova bozza di rete ospedaliera presentata la scorsa settimana dall’assessore Baldo Gucciardi. Un piano che allineerebbe la Regione alle direttive ministeriali del decreto Balduzzi, presentato solo per grandi linee ai sindacati e ancora avvolto dal massimo riserbo: l’assessore ha chiesto ai 17 manager di Asp e ospedali di non diffondere i particolari fino a quando il documento non sbarcherà in commissione sanità all’Ars per il parere obbligatorio. Ma già trapelano le prime indiscrezioni: sono previsti tagli di pronto soccorso, chiusura di reparti e la riduzione di posti letto in alcuni ospedali. Ma il percorso si preannuncia in salita: alcuni esponenti della maggioranza ma soprattutto le opposizioni annunciano barricate. Mobilitazioni sono già in corso in alcuni comuni.

L’allarme dei rettori di Palermo e Catania. Ad alzare la voce, dopo le proteste dei giorni scorsi, sono anche i rettori delle università di Palermo e Catania, classificate come strutture di primo livello nella nuova rete ospedaliera. Secondo indiscrezioni, il solo Policlinico di Palermo perderà 110 posti letto, soprattutto nelle discipline legate alle aree di emergenza. Dimezzati i posti letto di Terapia intensiva e Rianimazione, che passeranno da 24 a 12. “Se fossero confermati questi numeri – dice il rettore Fabrizio Micari – sarebbe davvero molto preoccupante. Non c’è stata alcuna interlocuzione tra assessorato e università sui nuovi assetti che penalizzerebbero la formazione degli studenti. Il Policlinico è un luogo di formazione per i futuri medici. Ridurre attività altamente specialistiche quali per esempio la Cardiochirurgia o la Neurochirurgia significherebbe togliere chance ai nostri studenti. Inoltre si rischia di vanificare investimenti importanti: il 60 per cento del mutuo da 100 miliardi di vecchie lire per la ristrutturazione dell’ospedale è stato investito proprio nel Dipartimento di emergenza e accettazione che rischia di essere fortemente depotenziato”. Il rettore sta predisponendo una lettera da inviare in assessorato con delle proposte alternative: “Capiamo le esigenze di razionalizzazione del decerto ministeriale 70, ma è possibile prevedere un unico dipartimento di emergenza e urgenza di secondo livello interospedaliero tra l’Arnas Civico, individuato come struttura di secondo livello per la Sicilia occidentale, e il Policlinico: un modello a due teste con il Civico che fa da riferimento (hub) per alcune patologie e il Policlinico per altre”.

Anche il rettore dell’università di Catania, Giacomo Pignataro, sta mettendo a punto una lettera per chiedere l’apertura di un tavolo tecnico tra Ateneo e assessorato. Qui i tagli dovrebbero aggirarsi tra i 150 e i 200 posti letto. “I protocolli d’intesa e le leggi – dice il rettore – prevedono un’interlocuzione tra Regione e università sugli assertti dei policlinici universitari, invece tutto ciò non è avvenuto. Se fossero vere le notizie trapelate in questi giorni, si rischia di penalizzare la formazione degli studenti e di vanificare investimenti per centinaia di migliaia di euro. Basti pensare ai 150 milioni di fondi europei investiti per l’ospedale San Marco che prevedeva l’attivazione di 450 posti letto, o ancora alla ristrutturazione del padiglione Rodolico e della Pediatria. Solo queste tre strutture occuperebbero 650 dei 900 posti letto attuali. Non è pensabile ridurre ancora o cancellare interi reparti. Non è pensabile incassare soldi dall’Europa e non rispettare i patti”. Anche da Catania arriva l’appello all’assessore a ritornare sui suoi passi: “E’ giusto adeguare le strutture ospedaliere ai dettami del Balduzzi ma bisogna tenere conto delle specificità dei Policlinici universitari. Con i tratti di penna e i ragionamenti contabili non si va da nessuna parte. Per quanto ci riguarda, se non si trova l’intesa con l’università, i provvedimenti della Regione sono nulli”.

I tagli a Cefalù e le proteste in piazza e sui social. La nuova rete ospedaliera trasformerà il Giglio in un semplice ospedale di base, senza specialistiche. Chiuderanno il reparto di Neurologia, che oggi sta sperimentando 27 nuovi farmaci, l’Urologia che con 18 posti letto e 5 medici solo nel 2015 ha effettuato oltre 800 interventi, la Oncologia, la Emodinamica e la Chirurgia vascolare. Sul web e suoi social si è scatenata la protesta con gruppi nati per a sostenere l’ospedale. Tra i più numerosi il gruppo “Sostenitori del Giglio”. Una petizione online “Sicilia: Madonie senza polo oncologico, la politica vuole chiudere l’ospedale di Cefalù” lanciata, da semplici cittadini, sul sito change.org , in poche ore,  ha raggiunto ben 14.900 firme. I cittadini di Cefalù e dei comuni delle Madonie e del messinese, limitrofi alla cittadina normanna, scenderanno in piazza questo pomeriggio per dire ‘no’ al ridimensionamento dell’ospedale Giglio di Cefalù. Alle 16.30 è stato convocato, dal comune di Cefalù, un consiglio comunale aperto a tutto il territorio.

Il sindaco di Niscemi occupa l’ospedale. Il sindaco di Niscemi Franco La Rosa ha occupato il pronto soccorso dell’ospedale cittadino ‘Suor Cecilia Basarocco’ per protestare contro il piano che prevede la chiusura del pronto soccorso. La Rosa ha scritto una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al premier Matteo Renzi, al ministro della Salute Beatrice Lorenzin e ai presidenti di Camera e Senato per chiedere di attivarsi affinché ai cittadini di Niscemi venga assicurato il diritto alla salute, mantenendo aperto il presidio sanitario. A Niscemi, l’ospedale Cecilia Basarocco, oltre al pronto soccorso, conta due reparti (medicina e chirurgia) e occupa 12 medici. “Da oggi ho deciso di trasferire i miei uffici qui all’interno del pronto soccorso – dice La Rosa – perché deve restare aperto.  Non mi fermerò comunque fino a quando non avrò la certezza che resterà attivo. Ho chiesto un’audizione alle commissioni competenti di Camera e Senato e alla commissione omologa dell’Ars perché venga scongiurata la chiusura”. “A questo presidio territoriale non solo si rivolgono 28 mila cittadini di Niscemi ma anche – aggiunge – i cittadini di altri comuni della provincia”. In serata a Piazza Armerina i sindaci di Niscemi, Piazza Armerina, Mazzarino e Leonforte incontreranno l’assessore regionale alla Funzione pubblica Luisa Lantieri; domani, invece, all’interno del pronto soccorso dell’ospedale di Niscemi si riunirà il consiglio comunale.

Anestesisti in rivolta. Il presidente regionale degli anestesisti Emanuele Scarpuzza solleva il caso delle Ranimazioni. “Scompariranno in molti ospedali i posti letto dedicati alla Terapia intensiva in molti ospedali come quelli di Acireale, Milazzo, Sant’Agata di Militello, Patti, Taormina, Piemonte di Messina, Ingrassia di Palermo, Civico di Partinico, Termini Imerese, Castelvetrano e Marsala”. “Un errore clamoroso – prosegue – visto che, sulla base dei dati epidemiologici, alla Sicilia spetterebbero circa 500 posti letto di Rianimazione,come accade in regioni dalla popolazione simile come il Lazio. Oggi nell’Isola sono solo 282. E con la nuova rete saranno molti di meno”. Il paradosso è che molti osèpedali classificati di base disporranno di reparti di chirurgie ma non di anestesisti. In queste condizioni, chi addormenterà i pazienti da operare e dove andranno nelle ore immediatamente successive all’operazione?

La denuncia della Cimo. “Questa rete ospedaliera così come è stata concepita nelle sue modalità è davvero inquietante – denuncia Angelo Collodoro, vicesegretario regionale Cimo – infatti se la programmazione sanitaria  è materia  delegata alle Regioni ed  ai parlamenti regionali attraverso un passaggio nella  Commissione di merito (la Commissione Sanità) non è spiegabile perché l’assessorato abbia scelto di inviare la documentazione relativa alla rete ospedaliera prima al ministero  piuttosto che al  parlamento regionale attraverso la commissione sanità. Riteniamo si sia voluto mettere il carro davanti ai buoi mettendo tutti difronte

al fatto compiuto. Roba da golpe. Rimangono oscuri  i parametri ed i criteri utilizzati che hanno fatto si che in assessorato il decreto ministeriale 70 fosse un alibi per il disastro programmatorio messo in campo da gucciradi e dei suoi dirigenti”. E nei giorni scorsi anche l’Ordine dei medici si è espresso contro il nuovo piano.