Una notte al pronto soccorso, pazienti ammassati e lasciati per giorni sulle barelle da: sudpress.it

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Nei triage catanesi è un caos. Malati in balìa di se stessi, accuditi dai parenti che trascorrono le notti in piedi o a terra: “Siamo abbandonati, è un incubo”. Anziani lasciati per giorni sulle barelle, ore in attesa di assistenza. Di chi è la responsabilità? Mancano personale e posti nei reparti. A pagare sono sempre i cittadini

Ma quale emergenza, è un vero buco nero. Lo scenario dei pronto soccorso del Cannizzaro, Vittorio Emanuele e Garibaldi Centro, è infelice e i commenti dei pazienti sono tutti simili tra loro. Le barelle ammassate, l’aria irrespirabile, i lamenti di dolore continui. Non ci sono posti nei reparti e il personale è scarso, impossibile fornire un’assistenza adeguata.

Gli ospedali sono sotto organico e il sistema sanitario siciliano fa acqua da tutte le parti. Per sbloccare le assunzioni, però, è necessario l’intervento della Regione che, con il nuovo piano di rete sanitaria presentato ieri dall’assessore Guicciardi, dovrebbe riordinare la rete ospedaliera esistente e permettere così l’arrivo dei finanziamenti da Roma.

Secondo Gaetano Agliozzo, segretario generale CGIL funzione pubblica, a Catania c’è una carenza di 400 unità tra infermieri e medici. Un problema strutturale aggravato dai continui ritardi per l’apertura dell’Ospedale San Marco e dal finito ma inutilizzato pronto soccorso del Policlinico.

Abbiamo toccato con mano una notte al pronto soccorso dell’Ospedale Cannizzaro. “Mia madre ha un’emorragia interna, tre costole e tre vertebre rotte. Ho chiesto un aiuto per pulirla e vestirla dopo 19 ore senza assistenza. Gli infermieri mi hanno risposto E lei cosa ci sta a fare?  E’ inaccettabile, una paziente in queste condizioni andrebbe toccata soltanto da persone qualificate”.

Ma non tutti danno la colpa a chi dovrebbe accudire i malati. Sono due anziane colpite da ischemia e ictus lasciate per giorni sulle barelle: “Un paio di infermieri per una cinquantina di pazienti sono insufficienti. Fanno quello che possono”.

Per questo, i parenti sono più che “ben accetti”, quasi costretti, ad assistere i loro cari durante la notte. I più fortunati, trovano una sediolina, qualcun altro resta in piedi o stremato si poggia per terra. Il caos aumenta anche a causa di chi arriva in ospedale per un semplice mal di testa togliendo spazio e tempo a chi ha davvero bisogno.

Una signora sblocca la flebo al marito dopo due ore e mezza dalla seconda chiamata agli infermieri caduta nel dimenticatoio: “Sono le 9.30, ho chiesto alle 7 la sistemazione della flebo ma non è venuto nessuno. Ho improvvisato sperando di aver fatto bene”.

C’è chi inveisce contro i medici, chi contro l’intero sistema ospedaliero… e chi si limita a commentare: “E’ un incubo. Siamo malati senza dignità”.

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