Riunione Comitato Provinciale Catania

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Riunione Comitato Provinciale ANPI Catania

Giovedì 8 Settembre alle ore 18 presso salone CGIL via Crociferi n.40 si terrà la riunione del Comitato Provinciale

O.d.g

1) Prepazione festa ANPI di Catania per il referendum contro le modifiche costituzionali del Senato

2) Iniziative dell’ANPI Catania per il Referendum

3) Varie ed eventuali

Considerata l’importanza della riunione vi prego di non mancare

Ricordiamo come segreteria che come previsto dallo statuto ANPI dopo 3 assenze ingiustificate si decade dalla carica di componentedel Comitato Provinciale

I tesserati e le tesserate sono invitati a partecipare

Cordiali saluti
la presidente Santina Sconza
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ADESSO BASTA autodeterminazione sempre da: UDI

 

Il 26 Settembre si comincia

L’UDI ha proclamato un anno di mobilitazione, riflessione e lotta politica su diverse questioni che ruotano attorno ai corpi fertili delle donne, al loro diritto di autodeterminazione e di cittadinanza nel lavoro, nella maternità, nella cultura, nell’educazione delle giovani generazioni, nella possibilità di rappresentarsi ed essere rappresentate.

Ci piace iniziare un anno di mobilitazione attorno al tema del corpo e del lavoro delle donne con la chiarissima espressione “Adesso Basta ” e poi, a seguire, i nostri no e i nostri sì.

Partiamo dal 26 settembre con la mobilitazione sulla salute riproduttiva e sui consultori, sulla contraccezione, sulla legge 194 e l’obiezione di coscienza, ma continueremo sulla maternità e sul suo valore sociale, su come il welfare ne tiene o non ne tiene conto, cosa ci dice la maternità surrogata e quanto accade sulla riproduzione sociale, su come questa viene continuamente cancellata dallo spazio pubblico e ridotta a dettaglio a partire dal linguaggio de- genere, che tollera ancora diseguaglianze e stereotipi.

Se diciamo informazione sessuale nelle scuole non intendiamo dunque un’ora in più, ma di dare ai ragazzi/e, alle/ai giovani consapevolezza e strumenti per la propria salute riproduttiva, per costruire una cultura diffusa di rispetto di sé e delle differenze nell’assoluta parità dei diritti che dovrebbe far parte di tutta la formazione scolastica.

Iniziamo il 26 Settembre, nella Giornata Mondiale dedicata alla contraccezione, per chiedere conto alle Regioni e alle Asl del depauperamento dei consultori, del vergognoso balletto dei numeri (molto discutibili) ufficiali fra non obiettori e obiettori alla legge 194, costringendo il Consiglio d’Europa, che ha già a più riprese condannato l’Italia per l’eccesso di obiettori alla legge 194, per la mancata tutela del diritto delle donne e la discriminazione del personale non obiettore, a dire che stando così le cose sono violati principi fondamentali e forse non c’è equilibrio fra obiettori e non obiettori. Tra diritti delle donne e diritti dei medici!

Ma quale equilibrio? Con una media nazionale oltre il 70% e con punte regionali oltre il 90%, di quale equilibrio si sta parlando da parte della Ministra della Sanità? Si è forse tenuto conto delle peregrinazioni delle donne da una struttura all’altra? Della concentrazione su pochi medici, anche se non obiettori, degli interventi? di quante donne non fanno numero perché si fermano prima e vanno nel privato, dunque nell’aborto clandestino? Quello che lo Stato vuole sanzionare con 10.000 euro. Si sono contate le ore destinate alla contraccezione o questo non c’entra nulla con la legge 194, con l’equilibrio fra domanda e offerta? quale offerta? questa è una legge dello Stato, l’obiezione deve essere una rara eccezione e con solide contropartite.

Su questo e su altro vogliamo richiamare l’attenzione! Cara Ministra Lorenzin, noi non siamo male-educate alla maternità e quindi non abbiamo bisogno del FERTILITY DAY. Chiediamo che la maternità sia sostenuta in modo serio con servizi adeguati e con leggi strutturali, chiediamo lavoro perché sappiamo che questo aiuta la possibilità di voler essere genitori per cui denunciamo l’ipocrisia di un paese che a parole invoca la maternità e nei fatti si dimentica delle madri e colpevolizza le donne per la denatalità. Sappiamo che il precariato e la mancanza di lavoro e futuro rende molte sterili.

Più consultori, più contraccezione, meno aborti e meno obiettori, più lavoro, più asili nido, più condivisione nella coppia, più autodeterminazione delle donne.

In sostanza vogliamo una società che veda la maternità e la genitorialità come una risorsa e non come un problema, ovviamente nei fatti e non a parole!

Non ci sembra di volere troppo!

 

UDI – UNIONE DONNE in ITALIA

Roma, 30 agosto 2016

NOI CHE VOTIAMO NO al referendum contro le modifiche costituzionali del Senato

brescia

Rossella Brescia, conduttrice, ballerina.

«Voto No perché c’è gente che è morta per la nostra Costituzione e credo che se si procede a una riforma, questa debba essere comunicata nel modo più corretto possibile ai cittadini. Invece mi accorgo che i contenuti di questa legge sono assolutamente in secondo piano, rispetto al ricatto di far cadere il Governo, che terrorizza tanti cittadini».

Madia “corteggia” il sindacato Camusso bacchetta il governo da: livesiciliacatania.it

di
camusso, festa dell'unità nazionale, madia, Cronaca, Politica

I tentativi della Ministra di tendere la mano al sindacato sono stoppati da una tagliente Susanna Camusso.

CATANIA – Festa de l’Unità: sul ring Marianna Madia e Susanna Camusso. Non è il remake dello scontro D’Alema-Gentiloni, ma i rapporti tra governo e sindacato non possono certo dirsi distesi. I tentativi della Ministra di tendere la mano al sindacato sono stoppati da una tagliente Susanna Camusso.  La Ministra insomma prova a “corteggiare” una Cgil “stanca di annunci”. Nonostante la disparità numerica sul palco, con il capogruppo dei deputati dem Ettore Rosato pronto a dare man forte alla Ministra, la sindacalista trova spazio per sferrare qualche attacco. Il tema è la riforma della Pubblica Amministrazione.  Madia difende il provvedimento. “Non sono ancora così autoreferenziale da pensare che una riforma significhi pubblicare dei decreti in Gazzetta Ufficiale: noi dobbiamo cambiare la vita dei cittadini dando possibilità a tutti in modo trasparente”. “Ci sono cambiamenti concreti coma le legislazione sulla trasparenza che consente ai cittadini di conoscere i documenti della pubblica amministrazione e questo vuol dire avere fatto un’operazione di equità”, dice la Ministra. “Mi piacerebbe sapere se nel decreto sulla trasparenza c’è anche il documento che spiega l’algoritmo con cui sono state fatte le assegnazioni scolastiche?”, ribatte Camusso. Il capogruppo del Pd alla Camera Ettore Rosato risponde alla sindacalista che la riforma potrebbe consentire di rimuovere da quella posizione il dirigente che ha sbagliato l’algoritmo.

La segretaria generale della Cgil non nega che la riforma contenga anche aspetti positivi, ma si dice “poco convinta” su svariati punti. In primo luogo, rispetto al criterio per selezionare i dirigenti (Madia parla di “meritocrazia, Camusso di “scelta di controllo politico”). “Credo ci sia l’intenzione di pensare che si può sottrarre al territorio la presenza di enti amministrativi come prefetture e camere di commercio penso cioè un’idea di Stato, la riforma non ci convince non solo per motivi di occupazione: questo paese non ha bisogno di centralizzazione, ma di efficacia nel territorio”, tuona la segretaria generale. La Ministra, invece, elogia la decisione di decapitare le partecipate che “non rendono servizi ai cittadini” risparmiando risorse da investire. Due “letture” diverse del provvedimento vanno in scena sul palco della festa e anche un tentativo di ricucire lo strappo con la Cgil attraverso “una leadership collettiva”.

Ma la ferita è profonda.  “Non basta indicare una disponibilità al confronto, ma praticarla”, argomenta la sindacalista che pure una proposta di riforma l’aveva avanzata. “Ma il governo fa tutto da solo” e finora ha accantonato la cara vecchia concertazione con le forze sociali. Dati Istat alla mano, Camusso batte sui temi sociali, motivo di assoluta divisione con l’esecutivo. “La disoccupazione giovanile continua a essere il tema del paese, particolarmente accentuato nel mezzogiorno e in questa regione, non si può continuare con una politica che delega alle imprese il compito di fare o non fare investimenti: serve un grande piano per l’occupazione”, ripete. Un altro tema di grande attualità che divide è la campagna in favore della fertilità, bollata come “offensiva” da Susanna Camusso, che sottolinea l’importanza della libertà di scelta e di ostacoli seri come “la precarietà lavorativa delle donne”.

Solo su un punto la sindacalista è più accorta: il Referendum Costituzionale. D’Alema si è chiesto come mai un partito di sinistra voterà come Confindustria e Marchionne e non come l’Anpi e la Cgil. “Mi pare una domanda interessante alla quale non devo rispondere io ma il partito”, risponde la leader della Cgil mantenendosi cauta ed equilibrata. Del resto non è un mistero che il tema in casa Cgil è un tabù almeno tra chi ricopre incarichi anche dentro Pd. E non sono in pochi.

Autore: redazione Occupazione, il sordo tonfo del Jobs act. Renzi, tra le righe, ammette il fallimento da: controlacrisi.org

“A luglio il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, cioe’ la quota di giovani disoccupati sul totale di quelli attivi (occupati e disoccupati), e’ pari al 39,2%, in aumento di 2,0 punti percentuali rispetto al mese precedente”.
Diminuisce invece il numero dei disoccupati over 50. Nella stima preliminare relativa al mese di luglio, l’Istat certifica un aumento dell’occupazione soprattutto tra gli over 50: +402mila occupati in un anno.

Alla fine anche Renzi è costretto ad ammettere la sconfitta. “Se la riforma del mercato del lavoro, il Jobs act, l’avessimo fatto dieci anni fa, avrebbe prodotto un risultato senz’altro migliore per il nostro Paese”, ha detto il presidente del Consiglio, in conferenza stampa insieme ad Angela Merkel, a Maranello (Modena). “Se fossimo partiti 10 anni fa, 15 anni fa, come ha fatto la Germania anticipando il futuro, sarebbe stata un’altra storia”, ha aggiunto.

Secondo Stefano Fassina, di Sinistra italiana, si conferma il fallimento del cosiddetto Jobs Act e del pacchetto di decontribuzione previdenziale di circa 15 miliardi nel triennio voluto dal governo Renzi: da gennaio 2015al luglio scorso gli occupati a tempo indeterminato sono aumentati di circa 376.000 unita’. L’aumento pero’ riguarda soltanto la fascia di eta’ superiore ai 50 anni ed e’ dovuto al brutale innalzamento dei requisiti per il pensionamento determinato dalla Legge Fornero. Piu’ in generale, aggiunge Fassina,  “si conferma il fallimento della politica economica dell’eurozona alla quale il governo e’ allineato, al netto di qualche decimale di deficit conquistato per finanziare bonus elettorali”.

Autore: redazione Mercoledì 7 settembre a Capannoli (Valdera-Toscana) intervista in piazza a Domenico Gallo da: controlacrisi.org

“Referendum. Le buone ragioni del NO”, questo il titolo di una manifestazione che avrà luogo a Capannoli, località S. Pietro Belvedere, mercoledì 7 settembre alle ore 21, presso Piazza Don Gino Lemmi. Si tratta di un’intervista al giurista Domenico Gallo, a cura del Comitato locale per il No nel Referendum Costituzionale di Capannoli, che vede tra i promotori il produttore discografico Giulio Cesare Ricci. Domenico Gallo sarà intervistato dal giornalista Pino Salerno.

Domenico Gallo è attualmente giudice presso la Corte di Cassazione, già senatore della Repubblica, da sempre attivo nei comitati per la difesa della Costituzione, è oggi impegnato nel Comitato nazionale per il No nel referendum costituzionale. Per le Edizioni Chimienti, Domenico Gallo ha scritto Salviamo la Costituzione e La dittatura della maggioranza. Pino Salerno è attualmente il coordinatore della testata online Jobsnews.it, ha lavorato con il Manifesto, Italiaradio e a Radio3 Rai Cultura.

La serata è la prima di una serie di iniziative nella Valdera nelle quali si cercherà di spiegare agli elettori per quale ragione è opportuno votare No nel referendum sulla riforma costituzionale. E non solo, la serata sarà finalmente anche un modo per tornare a parlare della Costituzione italiana, non a caso definita da molti come “la più bella del mondo”, ma molto spesso poco conosciuta. La prima iniziativa ha dunque lo scopo di tornare sulle caratteristiche democratiche della nostra Costituzione repubblicana, nata dalla Resistenza, messe in serio pericolo da una riforma che il Comitato per il No ha voluto definire, giustamente, “deforma costituzionale”.

Autore: redazione “E’ salito al potere un gruppo di corrotti”. La reazione di Dilma Rousseff dopo la sua definitiva destituzione attraverso il golpe da: controlacrisi.org

In Brasile è salito “al potere un gruppo di corrotti indagati”. Così Dilma Rousseff, in una proclamazione pubblica poco dopo l’approvazione dell’impeachment a suo carico da parte del Senato. Dopo aver annunciato che ricorrerà “in tutte le istanze” contro la decisione di annullare il suo mandato, Rousseff ha poi sottolineato che il suo “non è un addio, ma un arrivederci fra breve”.

L’ultima fase del processo di impeachment, che il 12 maggio aveva previsto l’allontanamento temporaneo della presidente, e’ stata ripresa martedi’ 30 agosto al Senato. Dopo una difesa durata 14 ore, tra il discorso di Dilma e le sue risposte alle domande di piu’ di 50 senatori, a questi ultimi spettava la parola finale. La domanda a cui i senatori sono stati chiamati a rispondere in quest’ultima fase del processo, condotta dal presidente del
Supremo Tribunale Federale, Lewandowski, e’ stata: “L’accusata, signora presidente della Repubblica, Dilma Vanna Riusseff, ha commesso i crimini di responsabilita’ che le sono imputati, relativi alla presa in prestito di somme di denaro presso istituzioni finanziarie controllate dall’Unione e all’apertura di crediti senza autorizzazione del Congresso Nazionale, e deve per questo essere condannata alla perdita dell’incarico?”.

Alla condanna definitiva dell’ex presidente Dilma Rousseff sarebbero bastati 54 voti a favore, ma con un Senato al completo dei suoi 81 membri, 61 senatori si sono pronunciati a favore e 20 contro. I senatori hanno invece bocciato l’ineleggibilita’ dell’ex presidente per qualsiasi incarico pubblico per i prossimi otto anni, per cui l’ex presidente Dilma Rousseff potra’ ricandidarsi cosi’ come esercitare altre funzioni nella pubblica amministrazione.
Il presidente del Senato, Renan Calheiros (PMDB-AL) immediatamente dopo la votazione, ha annunciato la sessione solenne nel Plenario, con cui da subito il vicepresidente Michel Temer assumera’ l’incarico di presidente della Repubblica del Brasile.