Autore: fabio sebastiani I sindacati tra legge di stabilità e nuovi modelli contrattuali. Un autunno da tenere d’occhio da: controlacrisi.org

Nel confronto tra Governo e sindacati, si riparte il 6 e il 7 settembre con i tavoli tecnici su lavoro e pensioni ai quali seguirà la settimana successiva un incontro, che si annuncia decisivo, su tutto il piano. Lo scoglio più arduo da superare resta quello delle risorse. I sindacati chiedono che la dote complessiva raggiunga i 2,5 miliardi. Fino alla fine di luglio il Governo sembrava disposto a mettere sul piatto 1,5-2 miliardi, ma ad inizio agosto Matteo Renzi ha ribadito la necessita di irrobustire in modo “visibile” le pensioni più basse. E questo intervento potrebbe far lievitare i costi complessivi dell’operazione. Raddoppiare la platea dei beneficiari della 14esima mensilità costerebbe 800-900 milioni. La maggiorazione sarebbe graduata, come già accade attualmente, sui contributi. L’allargamento del bacino si otterrebbe alzando l’assegno su cui caricare la 14esima (oggi è di 750 euro mensili). Meno onerosa la scelta di allineare la no tax area dei pensionati a quella valida per i dipendenti: costerebbe 260 milioni.
Intanto, sull’entità della Legge di Stabilità si scatenano le previsioni più disparate. Renato Brunetta parla di 40 miliardi. Alcune ipotesi, esposte oggi sui giornali, parlano di un importo che non dovrebbe superare i trenta miliardi. Oggi è intervenuto il Mef smentendo tutti. E rinviando alla Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (DEF), che sara’ presentata entro il 20 settembre, e dalle decisioni politiche che il governo assumera’ successivamente”.La manovra lorda necessaria per onorare buona parte delle misure annunciate finora (da ultimo le risorse necessarie per il rinnovo dei contratti pubblici e per il sostegno alle pensioni più basse) gia oscilla tra i 20 e i 25 miliardi. Parte del maggior deficit servirà a disinnescare le clausole di salvaguardia del 2017 (aumento di Iva e accise) per 15,1 miliardi. Per il resto, ci si dovrà muovere tra la spending review e le nuove entrate che sono attese dalla riapertura della voluntary disclosure per la regolarizzazione dei capitali.
Comunque la si voglia mettere, appare fin troppo chiaro che il cuore della manovra autunnale è il tavolo sindacale, anche perché tutti gli indici economici riportano al problema dei redditi e della ripresa dei consumi.

Da questo punto di vista va registrata una sorta di apertura di Confindustria verso le organizzazioni dei lavoratori. Sul Corriere della Sera di ieri Paolo Grassi scrive: “Boccia apre ai sindacati sui nuovi contratti”.”Il presidente degli industriali italiani resta «fiducioso», oltre che sulla strada intrapresa da Palazzo Chigi, anche sull’esito del confronto con Cgil, Cisl e Uil: «Il primo settembre non c’è in agenda la discussione sui contratti, però – chiarisce – giovedì prossimo parleremo di welfare e crisi». Il patron di Arti Grafiche, poi, ribadisce l ’importanza dello «scambio» tra salario e produttività («ne l senso che dobbiamo farli crescere entrambi»). A «parità di moneta, ovvero, nell’impossibilità di svalutare, la produttività diventa elemento essenziale per i l rilancio della competitività. Forse il principale grimaldello». (…) L’auspicio, come aveva già chiarito al momento del suo insediamento a viale dell’Astronomia è che le relazioni industriali «contribuiscano in maniera decisiva alla crescita della ricchezza e del benessere delle imprese e delle persone. Devono diventare rapporti tra soggetti consapevoli che condividono gli obiettivi di sviluppo aziendale».

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