GOLIARDA SAPIENZA (1924-1996)

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GOLIARDA SAPIENZA (1924-1996)

Il 30 agosto 1996 moriva Goliarda Sapienza, scrittrice, attrice, sceneggiatrice, artista siciliana vissuta a Roma.

Figlia della sindacalista Maria Giudice (la prima dirigente donna della Camera del Lavoro di Torino), Goliarda cresce a contatto dell’ambiente anarchico siciliano, in un clima di assoluta libertà da vincoli sociali, tra gli insegnamenti della madre, che era stata la prima a incitare le donne nelle piazze a lottare per i propri diritti. Il padre ritenne opportuno non farle nemmeno frequentare la scuola, per evitare che la figlia fosse soggetta a imposizioni e influenze fasciste.

“Il bambino è il primo operaio sfruttato, dipende dai grandi e sempre per un tozzo di pane, si abbassa a “divertire”, leccare le mani dei padroni, si lascia accarezzare anche quando non ne ha voglia”.

In mezzo agli imprevisti di una vita spesso in povertà, verrà segnata anche dall’esperienza del carcere che ispirerà “L’Università di Rebibbia”.
Le dinamiche di potere, i rapporti fra le persone e quelli con le istituzioni, il confronto con sé stessi, esasperato e reso drammatico dalla solitudine. Ha attraversato quei corridoi bui, lunghi, angusti lontanissimi dal mondo e che però lo rappresentano in pieno… Il paradosso di una società che pretende di rieducare alla vita civile attraverso la detenzione.

“Desideriamo spesso il silenzio, ma quello della vita è sempre sonoro, anche in campagna, al mare, anche nel chiuso della nostra stanza. Qui dove mi trovo il non rumore è stato ideato per terrorizzare la mente che si sente ricoprire di sabbia come in un sepolcro”.

Molti suoi lavori, tra cui il suo romanzo più celebre, “L’arte della gioia” furono pubblicati postumi dove ebbero successo dapprima in Francia e poi in Italia.

E’ stata una perdita importante per il Movimento Femminista degli anni ’60, ’70 e ’80 non poter leggere queste opere riscoperte solo dopo la sua morte che trasudano un femminismo così poco dogmatico, e meravigliosamente sui generis. Resta il compito a noi, che quei libri li abbiamo potuti leggere, farne pratica femminista quotidiana.

“Allora il dolore, l’umiliazione, la paura non erano, come dicevano, una fonte di purificazione e beatitudine. Avevo quella parola per combattere. E col mio esercizio di salute, nella cappella col rosario fra le dita ripetevo: io odio. Questa fu da quel giorno la mia nuova preghiera. E pregando studiai. Cercai nei libri il significato di quella parola”.

“Il male sta nelle parole che la tradizione ha voluto assolute, nei significati snaturati che le parole continuano a rivestire. Mentiva la parola amore esattamente come la parola morte. Mentivano molte parole, mentivano quasi tutte. Ecco che cosa dovevo fare: studiare le parole esattamente come si studiano le piante, gli animali… e poi, ripulirle dalla muffa, liberarle dalle incrostazioni di secoli di tradizione, inventarne delle nuove, e soprattutto scartare per non servirsi più di quelle che l’uso quotidiano adopera con maggiore frequenza, le più marce, come: sublime, dovere, tradizione, abnegazione, umiltà, anima, pudore, cuore, eroismo, sentimento, pietà, sacrificio, rassegnazione.
Imparai a leggere i libri in un altro modo. Man mano che incontravo una certa parola, un certo aggettivo, li tiravo fuori dal loro contesto e li analizzavo per vedere se si potevano usare nel “mio” contesto. In quel primo tentativo di individuare la bugia nascosta dietro parole anche per me suggestive, mi accorsi di quante di esse e quindi di quanti falsi concetti ero stata vittima”.

Alla festa del Pd sanità siciliana promossa a pieni voti Nel pubblico: «Dimenticano chi muore per inefficienze» da: meridionews

Foto di: Mattia S. Gangi

Mattia S. Gangi 30 Agosto 2016

Politica – «Salute per tutti», è il tema dell’incontro con l’assessore Baldo Gucciardi. «Non chiuderemo alcun ospedale e da settembre via alle assunzioni», promette. «La Sicilia ha fatto i compiti per casa», aggiunge il sottosegretario De Filippo. In platea anche chi ha perso un fratello e chi lotta per riaprire un pronto soccorso

C’è l’aria della festa, un po’ in sordina rispetto all’inaugurazione del giorno prima ma l’entusiasmo è ancora palpabile alla villa Bellini. Seduto nel palco centrale della kermesse nazionale dei democratici, per parlare di «Salute per tutti», c’è il gotha della sanità regionale siciliana: l’assessore al ramo Baldo Gucciardi, il presidente della commissione Ars Pippo Di Giacomo, accompagnati dal senatore catanese Giovanni Burtone e dal sottosegretario Vito De Filippo. Tra il pubblico chi invece ha vissuto sulla sua pelle le carenze del sistema sanitario siciliano, come Sebastiano Gulisanoche ha perso il fratello nei locali dell’ospedale di Acireale.

Un incontro caldo, dunque, alla luce dei disservizi, dei presunti casi di malasanità ma, soprattutto, dei ritardi e degli errori nell’attivazione della nuova rete ospedaliera regionale, da cui dipendono le assunzioni per il nuovo personale sanitario. Ma anche le questioni territoriali come il progressivo svuotamento dell’ospedale di Giarre e la mancata apertura del presidio di Librino, il San Marco, cattedrale nel deserto nonostante annunci e inaugurazioni, solo restando nel Catanese.

«La Sicilia ha fatto i compiti per casa – esordisce positivamente il sottosegretario De Filippo -. Ha applicato, anche se con qualche difficoltà, le indicazioni ministeriali e oggi sta lavorando in sinergia con il governo nazionale». Un circolo virtuoso con qualche pecca, secondo Burtone: «Ci sono tanti problemi – spiega a MeridioNews il senatore – tra le quali l’emergenza e l’urgenza ma anche le lunghe liste d’attesa. Sono risposte che il governo deve dare. Potrà farlo solo se mette mano al piano per le nuove assunzioni in campo medico e infermieristico, accompagnato da una distribuzione dei presidi nel territorio che tenga conto delle piccole realtà oltre che delle aree metropolitane».

Prova a rassicurare Gucciardi che fissa un termine per l’applicazione della nuova rete. «A settembre andremo avanti con le prime immissioni in servizio a tempo indeterminato, bloccate dal decreto Balduzzi – spiega l’assessore – Proprio stamattina ho incontrato i direttori generali siciliani, daremo respiro agli operatori che in questi anni, in assenza di organico, sono riusciti a mantenere alta l’offerta». Sui ritardi nell’apertura del San Marco l’assessore chiarisce: «Il presidio di Librino aprirà quando finiranno i lavori, ci sono state molte difficoltà ma noi non ci tiriamo indietro. Quando inizieranno le attività sarà un ospedale degno di questo nome, i catanesi devono stare tranquilli in questo senso».

Eppure tra chi è venuto ad ascoltare la tavola rotonda sullo stato di salute della sanità siciliana, non tutti concordano con il quadro positivo delineato. Non la pensa così, ad esempio, Angelo La Rosa, del comitato cittadino di Giarre che da anni si batte contro la chiusura dell’ospedale. «Non si capisce che modello di sanità abbiano in mente i signori del Pd se prevedono la chiusura di una struttura che serve un comprensorio di circa 87mila abitanti – spiega La Rosa a MeridioNews -. Non c’è alcuna degna considerazione del settore pubblico. Il nostro governatore ha tolto fondi per darli ai privati e, intanto, noi possiamo letteralmente morire». Ma Gucciardi, chiamato in causa proprio sulla struttura del Catanese, replica: «Non c’è una questione a Giarre, quel presidio sarà essenziale nella rete ospedaliera prevista dal decreto Lorenzin. Finché sarò io assessore – conclude – non si chiuderà un solo ospedale, ma al contrario saranno valorizzati. Questa lotta del campanile sulla pelle dei cittadini per me è inaccettabile».

Anche Gulisano ha trovato distante dalla realtà le parole dell’assessore. «Ho avuto l’impressione che si parlasse dell’Emilia Romagna e non della Sicilia – commenta -. Era tutto surreale, si diceva che non si chiuderanno gli ospedali, ma è evidente sotto gli occhi di tutti che queste strutture sono già chiuse. Mi sono sentito a disagio perché non sono riuscito a vedere la sanità della quotidianità, quella delle file, delle prenotazioni, quella di chi muore per le inefficienze del sistema. Di tutto questo non si è parlato. Mentre si parlava di rete ospedaliera, casi come quello di mio fratello succedono ogni giorno, e la gente muore. Ma quando è morto mio fratello – si chiede Gulisano – l’assessore si è chiesto cos’è successo?».

Oltre alle questioni territoriali, infine, a pesare sul settore, secondo il deputato regionale Pippo Di Giacomo ci sarebbero le «eccessive ingerenze del ministero dell’Economia». «Da Roma fanno un estremo esercizio di prudenza – commenta ironico a MeridioNews – Il problema dei malati però non è quello dei frigoriferi, ma implica delle procedure veloci che il ministero dell’Economia ritarda mettendo a rischio risultati oggettivi che la sanità siciliana è riuscita a portare a casa in questi anni, arrivando all’ottavo posto regionale».

Festa dell’Unità, a Catania c’è “l’impresentabile” Crisafulli col gazebo della sua università da: larepubblica.it

A Villa Bellini, senza grandi sforzi di fantasia, lo chiamano lo stand di Mirello. E lui, l’ex senatore Crisafulli, l’Impresentabile messo ai margini del Pd, è presente fisicamente alla festa dell’Unità a Catania. Ieri è rimasto seduto tutto il pomeriggio proprio all’ingresso del giardino che ospita la kermesse. È qui che promuove la “sua” università, ovvero la facoltà distaccata di Medicina dell’ateneo rumeno di Galati, che dall’anno scorso ha sede a Enna. Incurante delle polemiche, dello stop ricevuto dal governo nazionale che continua a ritenere non validi i titoli rilasciati dalla succursale ennese dell’Università rumena, incurante della bocciatura solenne di un big del Pd quale il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone, il Fondo Proserpina che fa riferimento a Crisafulli – partner dell’ateneo di Galati – ha acquistato uno spazio espositivo all’interno della manifestazione simbolo del Pd. «Quanto abbiamo pagato? Assai», si limita ad affermare Crisafulli. «Il tribunale di Caltanissetta per due volte ha dato ragione a noi e torto al Miur che voleva farci interrompere le lezioni». Il partito lo aveva escluso dalle liste per il Senato nel 2013. «Qui mi sento ancora a casa…», dice invece Crisafulli. (di Emanuele Lauria e Giorgio Ruta)

http://video.repubblica.it/edizione/palermo/festa-dell-unita-a-catania-c-e-l-impresentabile-crisafulli-col-gazebo-della-sua-universita/250364/250510

La rappresentazione mediatica del femminismo, tra donne palestrate ed altre gambizzate da: ndnoidonne

Sempre più costante è ritrovare sui media un’interpretazione errata del ruolo e degli obiettivi del femminismo in Italia.

inserito da Maddalena Robustelli

Meraviglia oltremodo che sui quotidiani nazionali si rincorrano tesi sui movimenti femministi nostrani, con argomentazioni che poco rispecchiano le loro discussioni teoriche e le conseguenti azioni messe in campo a favore delle aspettative e dei bisogni delle donne italiane. Già nel mese di luglio si era vista riproposta su L’Unità la consueta presa di posizione contro il femminismo storico e le sue rappresentanti, ree di appartenere ad un movimento “asfittico, schiacciato spesso in un vittimismo cupo, moraleggiante e, quel che è peggio, che fa figlie e figliastre, alla faccia della sorellanza” (Alessandra Serra). Strano un giudizio del genere, soprattutto alla luce della circostanza che invece le femministe reclamano a viva voce interventi celeri e efficaci al riguardo di un migliore contrasto alla violenza di genere, maggiori garanzie a tutela dei diritti delle donne, un welfare capace di consentirle una più congrua conciliazione tra la famiglia ed il lavoro, una più idonea applicazione della 194 mortificata dall’obiezione di coscienza, solo per indicare alcune tematiche su cui non sono per nulla asfittiche.
Anche pochi giorni fa un articolo del Corriere della Sera è intervenuto sulla natura ed il ruolo del femminismo attuale, definendo come sua conquista “la nuova estetica femminile” della donna palestrata a riprova che mentre “le sessantottine rivendicavano la parità sessuale, le nipotine se ne fregano abbastanza del sesso, loro espugnano i simboli della virilità” (Maria Teresa Veneziani). Sconcerta questa interpretazione, a dir poco forzata, dei risultati correlati alle pratiche delle attiviste, che si spendono costantemente a tentare di rendere il Paese più a misura di donna. Sembrerebbe che poco ci si informi al riguardo, se non si è a conoscenza, ad esempio, della circostanza che l’operazione del camper della Polizia di Stato “Questo non è amore” non è stata criticata solo dalle femministe dell’Udi, ma anche dalle giovani militanti di un gruppo nato recentemente sui social “Chi colpisce una donna, colpisce tutte noi”.
Come anche poco attenti ci si appalesa allorquando si sottovaluti l’impegno di un altro gruppo di femministe che con il vigoroso dissenso di #ObiettiamoLaSanzione, assurto agli onori della ribalta mediatica nazionale, ha acceso i riflettori sull’ingiusto aumento delle sanzioni pecuniarie per le donne che abortiscono clandestinamente. Per non parlare dell’evento che il 2 giugno scorso ha portato in circa 40 città italiane alle manifestazioni spontanee di protesta contro la violenza di genere, in occasione del femminicidio di Sara Di Pietrantonio. Se solo si volessero mettere insieme nell’analisi del variegato universo femminista e femminile italiano queste ed altre forme di militanza, se ne desumerebbe ben altro rispetto a quello che appare dalla lettura dei quotidiani nazionali. Certo potrebbe al contrario argomentarsi che si tratti di un forte protagonismo virtuale, che poco si concretizza in azioni pubbliche condivise collettivamente. Intanto, però, è un fatto che tale protagonismo esista.
Se ne possono mettere in discussione i risultati concreti, come anche la partecipazione effettiva, ma che sia vivo l’impegno a tutela delle donne è incontrovertibile, sia pure solo per veicolare consapevolezza sui temi che più sono presenti nel dibattito generale. Come altrettanto è innegabile la voglia di scendere in piazza per comunicare la propria opinione, per proporre nuove soluzioni a vecchi problemi, per protestare contro i pochi passi fatti verso una cultura vera delle pari opportunità. Le attiviste vincolate a tale obiettivo non certo si fanno dettare le priorità della propria agenda politica né dalle rappresentanze istituzionali né tanto meno dai media. A chi vorrebbe loro imporre i temi di discussione, come ad esempio sta accadendo in questi giorni per il dibattito sul divieto di indossare il burkini, rispondono che ben altre sono le questioni da affrontare in Italia. E’ la nostra realtà che le impone, come dimostra la recentissima vicenda della giovane donna gambizzata dal fratello perché non era a lui gradito il suo stile di vita.
La classe politica nazionale, come anche i suoi megafoni mediatici, potranno pure adoperarsi a tentare di dettare alle donne italiane i loro slogan nelle rivendicazioni da portare avanti nel tempo più o meno breve. Non potranno però fare a meno di considerare il fermento presente all’interno dei movimenti femministi del Paese, soprattutto laddove essi cerchino di lavorare sinergicamente. Un tentativo al proposito è stato messo in campo proprio il mese scorso, con l’appello promosso dalla Rete IoDecido, D.i.Re (Donne in Rete contro la violenza) ed UDI (Unione Donne in Italia), finalizzato a tenere il prossimo 8 ottobre un’assemblea pubblica nazionale a Roma. “La libertà delle donne è sempre più sotto attacco, qualsiasi scelta è continuamente giudicata e ostacolata. All’aumento delle morti non corrisponde una presa di coscienza delle istituzioni e della società che anzi continua a colpevolizzare e ridicolizzare le donne”, così sottoscrivono le proponenti, chiamando ogni donna, aggregata in associazioni o no, al confronto nazionale di ottobre per “contribuire a dare i contenuti e le parole d’ordine per costruire una grande manifestazione nazionale il 26 novembre prossimo”.
C’è da auspicarsi che nel solco della riuscita di questa mobilitazione di piazza ognuna lavori, nel proprio gruppo d’appartenenza o singolarmente, ad elaborare suggerimenti e proporre rimedi più che necessari alle difficoltà che attanagliano l’universo femminile in Italia. Con la speranza che i media seguano e divulghino questo lavoro quanto più correttamente possibile, perché le donne tartarugate o palestrate non sono di certo l’emblema del neo femminismo nostrano. Semmai il suo obiettivo prioritario è che di donne gambizzate o vittime di femminicidio se ne contino sempre meno, soprattutto se la classe politica riuscirà a coniugare alle parole annunciate, ai drappi rossi esposti ed alle sale delle donne inaugurate soluzioni in grado di contrastare in tutta la società italiana il concetto che alcune vite contino di meno delle altre, agendo conseguentemente a questo impegno ideale.

Autore: redazione Ambiente, in crescita esponenziale nel mare la microplastica, pericolo per tutta la catena alimentare da: controlacrisi.org

“Sempre piu’ plastica viene ingerita dagli organismi marini e puo’ risalire la catena alimentare fino ad arrivare nei nostri piatti. Lo denuncia un nuovo rapporto – ‘La plastica nel piatto, dal pesce ai frutti di mare’ – realizzato dai laboratori di ricerca di Greenpeace, che raccoglie i piu’ recenti studi scientifici sugli impatti delle microplastiche, incluse le microsfere, sul mare e quindi su pesci, molluschi e crostacei.
La presenza di frammenti di plastica negli oceani “e’ un problema noto da tempo ma in crescita esponenziale”. Una volta in mare, “gli oggetti di plastica possono frammentarsi in pezzi molto piu’ piccoli, e diventare microplastica”. Un caso a parte sono le microsfere: minuscole sfere di plastica prodotte apposta per essere usate in numerosi prodotti domestici (cosmetici e altri prodotti per l’igiene personale). Un recente rapporto di Greenpeace Est Asia ha analizzato le politiche ambientali di trenta imprese del settore dei cosmetici e altri prodotti domestici, mostrando che nessuna azienda ha piani efficaci per l’eliminazione tempestiva delle microsfere.
Il rapporto di Greenpeace offre indicazioni allarmanti sugli impatti delle microplastiche su vari organismi marini, tra cui diverse specie di pesci e molluschi comunemente presenti nei nostri piatti, anche se gli effetti sulla salute umana sono ancora troppo poco studiati. Anche per questo, Greenpeace Italia chiede al Parlamento di “adottare al piu’ presto il bando alla produzione e uso di microsfere di plastica nel nostro Paese: su iniziativa dell’associazione Marevivo e’ stata gia’ presentata una proposta di legge”. Si tratta di “una misura precauzionale, al vaglio in numerosi Paesi, necessaria per fermare al piu’ presto il consumo umano di questi materiali”. “Una mole crescente di prove scientifiche mostra che le microplastiche possono generare gravi conseguenze sugli organismi marini e finire nei nostri piatti. Un bando alla produzione di microsfere e’, per il Governo e il Parlamento, la via piu’ semplice per dimostrare attenzione agli effetti dell’inquinamento del mare e ai relativi rischi per la salute umana anche se e’ solo un primo passo per affrontare il gravissimo problema della plastica nei nostri oceani” afferma Giorgia Monti, responsabile Campagna Mare di Greenpeace Italia.
Arrivate al mare, le microplastiche possono sia assorbire che cedere sostanze tossiche ed e’ dimostrato che vengono ingerite da numerosi organismi: pesci, crostacei, molluschi. Purtroppo, non ci sono ancora ricerche sufficienti a definire con certezza gli impatti sulla salute umana ma i dati disponibili confermano la necessita’ di applicare con urgenza il principio di precauzione, vietando la produzione di microsfere e definendo regole stringenti per ridurre in generale l’utilizzo di plastica. Si stima che ogni anno arrivino in mare otto milioni di tonnellate di plastica: che siano microsfere o frammenti dovuti alla degradazione di altri rifiuti (imballaggi, fibre o altro).

Alleghiamo ultimo numero di Notizie Resistenti da: ANPI Ravenna

Anpi Ravenna

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Sommario:
Escursioni & Progetti ANPI: Posti liberi per l’Isola degli Spinaroni – 9 settembre 2016
Pubblicazioni ANPI: Disponibile Resistenza Libertà #4-2016Commemorazioni ANPI: 25 agosto 2016 – 72° Anniversario Eccidio Ponte dei Martiri
Documenti ANPI: Forte solidarietà e vicinanza dell’ANPI agli abitanti delle zone colpite dal terremoto

Documenti ANPI: L’ANPI si oppone alla commemorazione di Ettore Muti

 

Eventi ANPI: Pedalata della Memoria 2016 – Sant’Alberto

Eventi ANPI: 72° anniversario battaglia di Puro Cielo

Eventi ANPI: Monte Battaglia, luogo di Storia e di PacePubblicazioni ANPI: ANPINews #212