Il grande bluff del ruolo del sindacato in Sicilia. Un’attività tutta protesa a privilegiare gli interessi personali del gruppo dirigente da: siciliacronaca.it

collage sigle sindacatoOgni santo giorno si assiste alla chiusura di aziende, piccole e grandi, di partite Iva, con migliaia di lavoratori che vengono licenziati, l’abolizione dell’art.18 ha reso tutto più facile, e questo accade senza che si registri alcuna degna reazione da parte del sindacato.
Un’assenza totale del sindacato che oramai vede ridurre notevomente i propri iscritti delusi dal fatto che queste organizzazioni, nate per difendere i loro diritti, si sono ridotte ad essere delle multinazionali di servizi, di previdenza, il cui ruolo appare sempre più appiattito e subordinato all’influenza delle Associazioni di categoria dei datori di lavoro, come ad esempio Confindustria, che è impegnata a condizionare le scelte politiche, economiche e del lavoro.
La Sicilia è un esempio lampante di tali interessi che intersecano relazioni industriali e sindacali da un lato e la politica dall’altro.
Esempi, a dir poco nefasti, li possiamo vedere nei servizi di pubblica utilità come acqua e rifiuti, dove la nostra Regione ha dimostrato scarsa sensibilità democratica nel momento in cui la volontà popolare viene quotidianamente calpestata.
Un settore dove spicca questo connubio tra imprenditoria, sindacati e politica è senza dubbio quello della formazione, una tavola imbandita con milioni di euro della collettività male utilizzati, sperperati, con migliaia di precari parcheggiati senza un futuro in un fantomatico Albo della Formazione che oggi si tenta di scaricare sul governo nazionale.
Innumerevoli sono stati gli Enti di Formazione che hanno dilapidato ingenti fiumi di denaro pubblico, tra questi spiccano quelli di emanazione sindacale come ECAP Cgil, IAL Cisl, ENFAP Uil che hanno gestito migliaia corsi di Formazione per nulla rispondenti al reale fabbisogno del mercato del lavoro.
A seguito delle inchieste della magistratura, che ha scoperchiato il pentolone del malaffare in Sicilia in questo campo, che è stata la conseguenza della perdita del lavoro per tantissimi lavoratori, le segreterie regionali di Cisl, Cgil e Uil, per non essere accostati a questo scandalo, sono corse ai ripari istituendo dei nuovi enti eliminando la sigla dell’organizzazione sindacale.
Una classica operazione di facciata, il sindacato si è guardato bene di abbandonare la cabina di regia, infatti, proprie rappresentanze all’interno dei CdA dei nuovi Enti sono state saldamente mantenute.
Da parte del sindacato dunque interessi diretti, lo dimostra ad esempio la vicenda dei corsi d’oro, in cui è sctato coinvolto l’ex deputato del Pd, adesso passato con Forza Italia, Fracantonio Genovese, arrestato per gravi reati quali truffa, peculato, frode fiscale, associazione a delinquere, dove non si è mostrata alcuna reazione di condanna degna di nota.
Al contrario un silenzio assordante, una implicita difesa del sistema del malaffare, considerato che un proprio rappresentante siede all’interno del CdA dell’Enfap, l’ente di formazione coinvolto nello scandalo, quel Giorgio Bandiera nominato dall’esecutivo regionale della Uil. Come da copione a rimetterci nello scandalo dei corsi di Formazione sono stati i lavoratori Enfap, Ial ed Ecap svenduti sull’altare delle scellerate intese politico sindacali.
Stessa cosa dicasi per l’Ente CIAPI, anche qui bruciati milioni di euro, anche qui si è fatta una attività di Formazione senza alcuna utilità reale, fermata solo dall’inchiesta della magistratura, anche qui a farne le spese sono stati migliaia di lavoratori.
Tutto è avvenuto con il beneplacito del sindacato che si è preoccupato di tutelare i propri interessi piuttosto che difendere i diritti dei lavoratori disoccupati.
Una ulteriore conferma della subordinazione del sindacato alle posizioni di Confindustria emerge dal sistema dei cosiddetti Enti bilaterali, le Scuole Edili e Casse Edili, che si occupano di assistenza, formazione, sicurezza e previdenza dei lavoratori, e che vivono grazie ai contributi versati dalle imprese e dai lavoratori. Qui si consuma la più longeva intesa tra Cgil, Cisl, Uil e la Confindustria che si concretizza con la scelta delle persone da inserire negli organici di questi enti, il tutto a spese delle imprese e dei lavoratori iscritti al sindacato. In tali Enti le assunzioni avvengono senza alcuna procedura selettiva, senza alcun concorso, ma al contrario vengono decise dai vertici di categoria delle tre sigle confederali quali Feneal Uil, Filc Cisl, Fallea Cgil e da parte dell’Ance l’associazione dei costruttori edili favorendo familiari e congiunti.
Quindi mentre da un lato i rappresentanti del sindacato giustificano la carenza di posti di lavoro, la riduzione del personale nelle aziende, con la crisi del settore edile, dall’altro invece favoriscono il mantenimento nei propri posti di lavoro dei loro parenti.
Un fenomeno nazionale, che tocca anche la nostra provincia, anche qui da noi succedono queste cose, cioè gestioni personalistiche di Enti da parte della politica in combutta con il sindacato.
Anche qui pare succeda che l’assessore regionale, nonché Vice Presidente della Regione, Mariella Lo Bello, piazzi una sua cognata all’interno di questi Enti.
Così come pare abbia fatto l’attuale segretario dei Pensionati della Cgil Piero Mangione con la proria figlia, lo stesso dicasi per il fratello del Presidente del Colleggio dei Revisori dell’Ance, Calogero Castronovo, e del fratello del Presidente della Cassa Edile, Luigi Costanza.
Una sinergia tra sindacati e Confindustria che ha partorito una gestione personalistica degli Enti Cassa Edile e Scuola Edile, così come ad Agrigento, anche in altre città della Sicilia si è assistito a tale cooperazione di interessi; è il caso ad esempio avvenuto a Messina dove la vicenda “parentopoli”mise alla luce un sistema di favoritismi a congiunti dei dirigenti sindacali come l’assunzione della moglie di Santino Barbera, segretario Generale Regionale della Filca-Cisl Sicilia, o come quello della figlia dell’ex dirigente della Fenea-Uil, Giacomo Petralia, una ex dipendente del patronato Inca della Cgil di Messina, e come quello della figlia di Carlo Borella ex presidente dell’Ance Messina.
Anche a Siracusa si è registrata la sinergia tra sindacati ed imprenditori, questa volta però a farne le spese sono stati i fondi versati dai lavoratori, 450mila euro spariti, ammanco di cui è accusato, l’ex presidente dell’Ente Scuola-Cassa Edile, Paolo Pizzo.
Questa è la dimostrazione del perché il sindacato non è più in grado di indignarsi neanche difronte a comportamenti discutibili dei propri dirigenti, impegnati a portare avanti solo i loro interessi, a discapito dei diritti collettivi dei lavoratori.
Un sindacato, tra l’altro, che così come sta avvenendo in politica, permette la migrazione di dirigenti da una sigla ad un’altra, un cambio di casacca repentino e senza alcun scrupolo, dove la vecchia ideologia, un tempo sacrosanta, che distingueva una sigla sindacale da un’altra, è andata completamente perduta, completamente buttata alle ortiche.

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