Sopravvissuto all’Isis, muore tra scogli di S.G.Li Cuti Il medico Scaravilli travolto da un’onda nel porticciolo da: meridionews

Cassandra Di Giacomo 26 Agosto 2016

Cronaca – Era stato liberato dopo cinque mesi nelle mani di forze dello Stato Islamico, ma non è sopravvissuto a un’onda che lo ha travolto. A nulla sono valsi i tentativi dei sanitari di salvarlo, fatale una profonda ferita alla testa e il seguente trauma cranico. A riconoscere l’ortopedico è stato il fratello

Era stato liberato dall’Isis il 9 giugno dall’anno scorso dopo cinque mesi di sequestro da parte di forze vicine allo Stato islamico. Questo pomeriggio, Ignazio Scaravilli, medico ortopedico di 69 anni, è rimasto vittima di un incidente tra gli scogli del porticciolo di San Giovanni Li Cuti. Secondo la dinamica ufficiale fornita dalla polizia di Stato – intervenuta sul posto insieme ai vigili del fuoco e a una motovedetta della Guardia costiera – l’uomo si trovava sulla scogliera quando è stato travolto da un’onda.

Nel tentativo di mettersi in salvo, considerate le condizioni avverse del mare, avrebbe trovato riparo in un piccola grotta. Lì Scaravilli avrebbe quindi sfruttato una bolla d’aria per riprendere fiato e chiedere aiuto. Poco dopo, richiamati all’attenzione anche da un cane che sul molo abbaiava con insistenza, sono arrivati i primi curiosi che hanno allertato i soccorsi. A nulla sono valsi i tentativi dei soccorritori che sono riusciti a estrarre dagli scogli il corpo del 69enne, ma l’uomo è morto a causa di una profonda ferita alla testa e di un trauma cranico.

Sul corpo – riconosciuto dal fratello -, attualmente a disposizione dei medici, «stanno per essere effettuati gli accertamenti legali», precisa uno dei figli dell’uomo. Il medico abitava a Catania da due anni, pur non essendo ancora residente del capoluogo etneo. L’ortopedico, quando è stato rapito dall’Isis, si trovava nell’ospedale di Dar Al Wafa, nella zona di Suq Talat. All’epoca dei fatti a segnalare la scomparsa di Scaravilli erano stati due colleghi e, dopo il suo rientro in Italia, la procura di Roma aveva aperto un fascicolo per sequestro di persona con finalità di terrorismo a carico di ignoti. Il professionista aveva prestato servizio in diverse strutture etnee, tra le quali la clinica Madonna del Rosario. I familiari, contattati da MeridioNews, non sanno ancora quando potranno far celebrare i funerali.

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Test Medicina, studentessa etnea scrive a Mattarella «A Catania è un bel business, ma è incostituzionale» da: meridionews.it

Luisa Santangelo 26 Agosto 2016

  Diciotto anni, il sogno di diventare neurologa e l’idea di farcela solo con le sue forze. Chiara Riscica ha studiato al Convitto Cutelli e da qualche giorno ha iniziato un corso di studi in Belgio. Prima di partire, però, ha scritto al presidente della Repubblica. Scatenando le risposte di economisti di fama nazionale

«Signor presidente, la cultura non si preclude a nessuno». Chiara Riscica, 18 anni, neodiplomata al convitto Cutelli, ha scelto di scrivere al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per chiedere una moratoria sui test di accesso alla facoltà di Medicina. Una lettera spedita via email e pubblicata su Il fatto quotidiano, alla quale ha risposto perfino l’economista di fama nazionale Michele Boldrin, ex leader di Fare per fermare il declino (il movimento spesso ricordato per il curriculum gonfiato di Oscar Giannino) e noto per aver proposto l’abolizione del liceo classico dalle scuole italiane. «Dopo i deportati, tocca ai forzati allo studio. E guarda caso gli indicatori antropologici sono gli stessi», scrive Boldrin sulla sua pagina Facebook. «Non sapevo chi fosse – ammette Chiara Riscica – Ma se il suo riferimento è al fatto che vengo dal Sud mi pare che stia sbagliando. A me studiare piace».

Catanese, più grande di due figlie, si è appassionata alla Neurologia quando ha iniziato a studiare il cervello in Biologia. «Da quel momento è sempre stato una fissazione – dice – Se avessi capito che volevo fare la neurologa un po’ prima probabilmente non avrei scelto il liceo classico, ma comunque non è una scelta della quale mi pento». Nella sua lettera a Mattarella, Chiara cita la Costituzione, ricordando gli articoli 3 e 34, che parlano dell’uguaglianza di tutti i cittadini e del diritto di accesso agli studi. «Nel caso di Medicina, però, le cose vanno in maniera diversa – sostiene – I test di ammissione sono troppo difficili e la preparazione che dà il liceo non basta a sostenerli. Per questo quasi tutti gli aspiranti medici, a partire dal quarto anno delle superiori, iniziano a fare i corsi a pagamento. Ma chi non se li può permettere? È incostituzionale».

La preparazione agli esami di ammissione all’università in Italia è un business che muove milioni di euro. «I miei compagni di scuola hanno pagato migliaia di euro per apprendere un metodo di studio e per approfondire argomenti che alle scuole superiori non possono essere trattati col livello di dettaglio richiesto dal test», prosegue la studentessa. «Io mi sono rifiutata di iscrivermi: spendere tutti quei soldi mi sembra immorale». Così ha iniziato una preparazione privata, fatta solo di libri e ricerche, alla quale somma l’aiuto di suo padre, professore di Sistemi alle superiori. «A essere in difficoltà non sono solo io che ho fatto il classico, ma anche i miei coetanei che hanno fatto lo scientifico».

Per questo, approfittando anche delle conoscenze di lingua francese che le ha dato il convitto Cutelli, ha deciso di fare un periodo di preparazione fuori dall’Italia. In Belgio, nello specifico, dove sta seguendo dei corsi propedeutici all’ammissione a Medicina. «Sa quanto costa? – domanda, ironica – Ottanta euro». Un risparmio al quale si somma l’esperienza all’estero. «E nonostante la spesa per andare fuori non ho comunque speso quanto avrei fatto se mi fossi iscritta ai corsi». In ogni caso, però, lei non ne ha mai fatto una questione economica: «Non dipende certo dallo stato della mia famiglia o dei miei genitori: io sono contraria, è un business eccessivo e, a mio avviso, il sistema è sbagliato. Perché avrei dovuto sovvenzionare qualcosa in cui non credo?».

La soluzione, per lei come per molti altri, sarebbe un sistema universitario alla francese: «Lo sbarramento avviene dopo il primo anno, sulla base di quello che hai studiato all’università». Una proposta avanzata da più parti e a più riprese. «Creare disuguaglianza è sempre scorretto, per quanto mi riguarda – aggiunge la 18enne – Non è solo il test il problema, è tutto quello che ci sta dietro e che causa un senso di esclusione che non dovrebbe esistere. Mi è stato detto che voglio la strada spianata, ma non è così: in Francia non è che tutti diventano medici». E a chi le dice che non ha abbastanza voglia di rimboccarsi le maniche e sudare sui libri, risponde: «Non sono una scansafatiche: mi sono diplomata con la lode mentre studiavo chitarra al Conservatorio. E non ho paura di trovarmi in difficoltà per una carenza di basi scientifiche: devo studiare più degli altri, ma so di potercela fare».

Lei ai test di Medicina del prossimo 3 settembre parteciperà: «Sarà difficile entrare ma proverà ugualmente. Come prima opzione ho indicato Bologna, poi ho messo Siena e Firenze, e poi Catania». Il capoluogo etneo per via di «un sistema sanitario particolarmente sregolato in Sicilia – commenta – Se devo guardare in prospettiva, preferisco trovarmi in una città in cui gli ospedali funzionano meglio. Sarà un trauma lasciare le mie origini e la mia famiglia, ma devo farlo». Se non riuscisse ad accedere, però, la strada segnata è già quella dell’estero. «Voglio rimanere in Italia per aiutare il mio Paese, in futuro. Ma se è il nostro Paese a non metterci nelle condizioni di farlo che scelta abbiamo?».

Mafia, politica e munnizza: anche la Procura di Palermo indaga sulla discarica di Siculiana da: siciliacronaca.it

Che Rosario Crocetta dovesse cadere in mezzo alla ‘munnizza’, lo si sapeva già, molto tempo prima che venisse eletto presidente della Regione.

Bastava soltanto conoscere i suoi trascorsi gelesi da sindaco, quando se la scansò in un modo assai rocambolesco, per sfuggire, come si dice in questi casi, ai rigori della legge.

Anche allora, correva l’anno 2001, come oggi, Crocetta intervenne, secondo quanto denunciato a suo tempo alle Autorità Giudiziarie dal dirigente del’Ufficio Ecologia ed Ambiente del comune di Gela, l’empedoclino Roberto Sciascia, per difendere un gruppo di società, in quel caso  di Gela, facendo modificare un bando per lo smaltimento dei rifiuti nella sua città di oltre 7 milioni di euro.

Per favorire i suoi concittadini-imprenditori, che non avevano i requisiti di legge per partecipare, fece scomparire la categoria 6a “requisito obbligatorio per la raccolta differenziata, espressamente previsto dal decreto Ronchi”.

Allora come oggi, galeotta fu la modifica e chi la scrisse (Crocetta o chi per lui) !

Stando al contenuto della denuncia dell’ing. Roberto Sciascia, fu proprio grazie a quella modifica che furono allora violate le prescrizioni di legge contenute nella determinazione dirigenziale n.1493/2001, che prevedeva anche  lʼobbligo di iscrizione allʼAlbo nazionale gestori rifiuti;  tale espediente spianò, è inutile dirlo, la strada al consorzio di imprese, capeggiato dalla Cosiam, oggi Econet Srl, prescelto per vincere!

Oggi sembra di vedere e rivedere sempre lo stesso film!

Che la raccolta differenziata in Sicilia non s’ha da fare, per il nostro Crocetta è perciò una storia vecchia, di cui lui conosce tutti quanti i capitoli!

Dal primo fino all’ultimo!

Da quando cioè era sindaco di Gela ed assieme al suo amico fraterno, il pluri inquisito per mafia Antonello Montante, presidente di tante cose importanti, nonché di Unioncamere Sicilia (da lui fatto rieleggere ad aprile scorso, seppure ineleggibile),  in tandem, sperimentavano come era facile  far carriera in Sicilia facendo credere a tutti quanti di essere un puro distillato di antimafia!

E fu così che iniziò, partendo da Gela, la scalata degli ‘antimafiosi di la munnizza’.crocetta tra i rifiuti

La fetida ‘munnizza’ siciliana, come ben sa Rosario Crocetta, è stata da sempre  gestita con gare più meno truccate; o meglio ancora, apparentemente senza trucco e senza inganno! ‘A la spaccialata’, direttamente, con affidamenti palesemente illegali, anche per centinaia di milioni di euro.

Così come altrettanto illegali sono state le autorizzazioni regionali fin qui rilasciate, dagli inizi del 2000 ad oggi,  per consentire la realizzazione e la gestione di 4 mega discariche private;  una delle quali di proprietà del vice presidente di Confindustria Sicilia, Giuseppe Catanzaro, super protetto dal già citato Montante, compagno di tante battaglie antimafiose, adesso per ironia della sorte, sotto inchiesta per mafia.

Quelle 4 mega bombe ecologiche, in Sicilia, da almeno 15 anni a questa parte, hanno inghiottito di tutto e di più!

Esse sono dei veri e propri  buchi neri, che hanno fagocitato non solo decine di milioni di tonnellate di rifiuti indifferenziati, compresi quelli radioattivi, nocivi ed altamente pericolosi; ma anche decine di miliardi di euro che tutti quanti in Sicilia abbiamo dovuto triturare in mezzo ai rifiuti; togliendo il pane di bocca ai nostri figli, visto che ci hanno costretto a pagare le relative tariffe e tasse, per questo mostruoso ed illegale smaltimento dei rifiuti, che sono le più alte del mondo, ed almeno il triplo della media nazionale.

Il cliché lo conosciamo bene.

Si fa sempre a meno della raccolta differenziata, si creano le solite strumentali emergenze-rifiuti e, fino a giugno di quest’anno, la farsa è continuata ad oltranza, senza limiti e senza pudore, ma con tanto fetore!

La puzza del ‘potere di la munnizza’ ha colpito, finalmente (ed era ora!), anche quelle narici che fin qui hanno sentito solo l’odore dei soldi!

Da presidente della Regione, il Crocetta,  con le sue solite sceneggiate ha avuto anche l’abilità e la scaltrezza di riferire, il 2 agosto scorso, in Commissione Nazionale Antimafia che lui, cu la munnizza  dei vertici di Confindustria Sicilia, non c’entra niente!

Verrebbe voglia di porgergli il ditino mignolo e di dirgli: ‘muzzica ccà!’

Quanto quell’uomo sia furbo, neanche ve lo immaginate!

In Commissione Antimafia, ha detto che il 25 giugno 2016 è stato lui, e nessun altro, a far chiudere la discarica del vice presidente, sempre di Confindustria Sicilia, Giuseppe Catanzaro;  e che lui con  quei signori lì, quelli di ‘la munnizza’, non ha fatto affari, non ha nulla a che spartire!

Meglio tardi che mai!

4 anni che è spaparanchiato a Palazzo D’Orleans e se non era per due Commissioni d’Inchiesta ed una serie di procedimenti penali e fiscali che pendono sulla mega  discarica agrigentina, il nostro  battagliero presidente antimafioso rischiava di non accorgersi di nulla!

Mentre il  nuovo dirigente del Dipartimento Regionale dell’Assessorato per l’Energia, l’Acqua e i Rifiuti, Maurizio Pirillo, è stato chiamato, dalla Procura Distrettuale Antimafia di Palermo, a relazionare su questa e sulle altre storie amministrative ed ambientali  assai turpi e sconce, che riguardano l’illegale gestione dei rifiuti in Sicilia.

Storie di malaffare, impupate da chi, fino a qualche mese fa, ha occupato il posto di Pirillo, ossia l’agrigentino Domenico Armenio ed assieme a lui, presso l’Assessorato Territorio ed Ambiente, Gaetano Gullo, uno che con il paesaggio ed i problemi geo-morfologici ci azzeccava poco o nulla. Infatti nel corso della sua vita si è solo occupato, a quanto pare, munito com’è di una laurea in Lettere, di letteratura, ed è  diventato dirigente occasionale, per caso, a sua insaputa e mentre si trovava a passare dalle parti del dipartimento Energia Acque e Rifiuti.

Il Gullo, ultimo firmatario, nel 2016, di alcune incriminate autorizzazioni ambientali, le cosiddette VIA e VAS, ha consentito ai Catanzaro di mettere in esercizio l’ultimo loro gioiello di ingegneria ambientale, al contrario. Si tratta di un personaggio al quale non manca lo spirito critico ed autocritico;  è stato infatti lui stesso ad autoaccusarsi, davanti alla Commissione Parlamentare d’Inchiesta che si occupa del ciclo dei rifiuti.

Ad imporgli di ricoprire quell’incarico è stata, a suo dire, l’assessora, anch’essa agrigentina, oggi vicepresidente della Regione, Mariella Lo Bello.

E lui, che non sa scontentare i potenti di turno, ha accettato, ha fatto il suo dovere! Firmando anche ciò che non si poteva e doveva firmare, e poi è stato spostato a dirigere il Corpo Forestale Siciliano; non prima di averla combinata, francamente, un po’ grossa, se ci riferiamo alla mega bomba ecologica del vicepresidente di Confindustria Sicilia.

A fare inoltre da cane da guardia a Roma, in Senato, per salvaguardare questi ed altri interessi, inoltre c’era lui, un altro agrigentino, ossia  il presidente della 13ª Commissione permanente (Territorio, Ambiente, Beni Ambientali), l’alfaniano di ferro, Giuseppe Francesco Maria Marinello, di Sciacca.

Il sistema di potere agrigentino, relativamente alla gestione dei rifiuti, dell’acqua e dell’energia, in quest’ultimo caso ci riferiamo espressamente all’eolico, dai tempi in cui il presidente della Regione era Totò Cuffaro, è da parecchi anni, oserei dire da quasi 20 anni, ben rodato e collaudato.

Nell’ultimo lustro, in modo particolare, il referente politico per eccellenza dei fratelli Catanzaro, è stato il ministro dell’Interno Alfano; se non altro per il fatto che anche un suo compare d’anello, Sergio Vella, opera nel settore dei rifiuti speciali e pericolosi ed è quindi strettamente collegato agli imprenditori siculianesi.

Quindi, ricapitolando, oltre al senatore Beppe Lumia, dentro la Commissione Nazionale Antimafia, già ‘sputtanato’ dall’ex assessore regionale  e magistrato, Nicolò Marino, suo ex amico ed al già citato senatore alfaniano Marinello, presidente della Commissione Nazionale Ambiente e Territorio, i Catanzaro hanno, o avevano dalla loro parte, il Ministero dell’Interno, con ‘annesso’ prefetto di Agrigento, già segretario politico del ministro Alfano, qualche graduato e qualche sostituto in Procura.

A fare il lavoro sporco in Regione ci ha pensato, dopo ‘l’uomo di Lettere’, Gaetano Gullo, recentemente, il dirigente, testé trasferito, Domenico Armenio.

Agrigentina la vice presidente della Regione, Mariella Lo Bello, che attualmente tutela, per così dire, gli interessi dei Catanzaro; agrigentino il ministro Alfano; agrigentino il presidente della Commissione Parlamentare Nazionale Ambiente, Marinello; agrigentino il dirigente Armenio, che firmava le autorizzazioni illegittime, agrigentini i Catanzaro, agrigentina la loro discarica…  insomma erano tutti quanti agrigentini, coloro i quali contavano e decidevano sul da farsi, rispetto all’ultima grande vasca, dove dal 2014 al 2016, ad esempio, sono stati sotterrati gli ultimi 3 milioni di tonnellate di rifiuti.

In soldoni significa: se consideriamo le 70 euro a tonnellata (oggi i comuni, ai Catanzaro, sono costretti a pagare 153 euro a tonnellata!), che ogni singolo comune ha pagato come quota di conferimento, finora la Catanzaro Costruzioni, solo in un anno e mezzo, ha incassato qualcosa come ben oltre 200 milioni di euro!

Senza tenere conto del fatto che, tale discarica è stata da sempre sprovvista di impianti di selezione dei rifiuti e di biostabilizzazione, tanto è vero che i fratelli di Siculiana, per avere smaltito nel corso, scusate se è poco, dell’ultimo ventennio, svariati milioni di tonnellate di rifiuti indifferenziati, in maniera illegale, sono stati, seppure molto, ma molto tardivamente, multati con una prima ammenda pecuniaria di quasi 6 milioni di euro.

Qualcuno, a questo punto, potrebbe chiedersi perché, questi signori, seppure già nel 2009 furono autorizzati a sotterrare  milioni e milioni di tonnellate di rifiuti, a condizione che realizzassero i necessari impianti di selezione e biostabilizzazione, previsti dalle normative ambientali, questi benedetti impianti non li hanno mai realizzati?

Numero uno. Perché hanno risparmiato, fatto la cresta cioè sui costi dell’impiantistica; e nessuno si è accorto del loro irregolare sistema di smaltimento dei rifiuti, sfuggito ai radar dell’ARPA e di tutte quante le autorità regionali di controllo ambientale ed amminisistrativo!

Numero due. Perché se le loro vasche fossero state destinate soltanto per abbancare la frazione residuale dei rifiuti, una volta effettuate le operazioni di selezione e di biostabilizzazione, la quantità di immondizia conferita sarebbe stata molto meno della metà, così come i loro guadagni.

Numero tre. I rifiuti da loro sotterrati, senza alcun pretrattamento, oltre a  creare un devastante inquinamento ambientale ed a costituire un gravissimo problema sotto il profilo igienico-sanitario (il percolato e le loro pestifere esalazioni sono infatti anche causa di tumori), per i Catanzaro sono un’ulteriore risorsa economica, un ulteriore notevole guadagno, non sappiamo se anche questo lecito o no. I gas che i rifiuti producono, a seguito della loro decomposizione, vengono da loro utilizzati per produrre energia, che vendono ai vari distributori.

Ricapitolando, loro avvelenandoci i suoli e le falde acquifere, ostacolando in maniera accurata e certosina, la raccolta differenziata dei rifiuti, si sono arricchiti, mentre mezza Sicilia è stata costretta a dari lu mussu nella loro mega bomba ecologica.

Ma per fare inceppare l’intero sistema, come detto, hanno avuto anche e principalmente bisogno del supporto di stuoli di funzionari e del determinante apporto dei vari Governi Regionali;  oltre che delle già citate coperture istituzionali presso alcune Prefetture e qualche Procura della Repubblica.

In più, hanno piazzato all’interno dei vari Governi Regionali dei loro assessori, quali Linda Vancheri, segretaria del presidente di Confindustria Sicilia, ossia  l’inquisito per mafia, Antonello Montante; nonché dirigenti quali il già citato loro amico, agrigentino, Domenico Armenio.

La funzione degli assessori, ma anche dei parlamentari regionali e nazionali di cui, in modo particolare i Catanzaro, sono ‘ghiotti’, era inoltre quella di non portare  mai a compimento alcuna riforma di questo perverso sistema di raccolta dei rifiuti che, necessariamente, come abbiamo spiegato, nel loro esclusivo interesse, doveva per forza essere garantito in forma indifferenziata.

Per ottenere questo mirabile risultato sono riusciti a far fallire, in modo particolare, due leggi di riordino, una approvata nel 2010 ed un’altra nel 2013.

E’ inutile dirlo che, né l’una, né l’altra sono mai entrate a regime, ma sono servite soltanto a paralizzare e fare inceppare ulteriormente il sistema ed a moltiplicare gli enti pubblici che gestiscono l’intero ciclo dei rifiuti; ci riferiamo ai famigerati 27 ATO rifiuti, nati e sviluppatisi come macchine mangiasoldi, che avrebbero dovuto essere liquidati, ma che invece sono ancora vivi e vegeti! Anzi, oltre agli ATO rifiuti, adesso ci ritroviamo altre decine di società d’ambito, le cosiddette SRR, che altro non sono, se non una loro duplicazione!

Società sempre foraggiate con denaro pubblico: ovviamente e sistematicamente sperperato!

Insomma, in questo sfascio gestionale, sapientemente organizzato, da più di un decennio a questa parte, si sono bruciati decine di miliardi di euro di risorse pubbliche, di soldi dei contribuenti siciliani, che sono, riguardo alla tassazione sui rifiuti, i più tartassati nel mondo!

Ad arricchirsi in Sicilia sono stati in modo particolare i 4 gestori delle 4 mega discariche private, e tutte quelle aziende che hanno assicurato la raccolta ed il trasporto dei rifiuti in queste discariche fuorilegge, tre delle quali già sequestrate.

Aziende queste che, se consideriamo la situazione agrigentina, proprio in virtù della situazione di stallo amministrativo e gestionale, provocato ad arte, nel 2007 si sono aggiudicate presso l’ATO AG 2, composto da 19 comuni, compresa la città di Agrigento, una gara per assicurare i servizi di smaltimento che non prevedevano, tra l’atro, contra legem, la raccolta differenziata.

Da quel momento in poi, è stato consentito, impunemente, a questi soggetti, di assicurare tali servizi fuori legge in proroga, di anno in anno, per altri 5 anni consecutivi, per una spesa di oltre 150 milioni di euro, senza effettuare alcuna gara d’appalto!

Il tutto  è servito anche  per assicurare che i servizi di igiene ambientale continuassero a non prevedere la raccolta differenziata, in maniera tale che i rifiuti, tal quali, venissero conferiti, con tanto di ‘farlocche’ autorizzazioni regionali, presso la discarica dei fratelli Catanzaro; che si sono arricchiti più di tutti, proprio grazie a questo incredibile e sconvolgente sistema, basato su un vero e proprio disastro politico-istituzionale!

A quale pro allora, a partire dal 2000, furono chiuse tutte quante le discariche comunali, proprio perché erano inadeguate e sprovviste di impianti di pretrattamento dei rifiuti?

Solo per fare arricchire a dismisura qualche  privato che fa le stesse cose che facevano i comuni 20 anni fa: si limita cioè a sotterrare i rifiuti indifferenziati!

In provincia di Agrigento fu concessa, soprattutto a partire dal 2006, una corsia preferenziale a questa famiglia di Siculiana che, nel corso di un decennio, con dei presunti raggiri ed artifici, attualmente al vaglio di due Procure della Repubblica e di due Tribunali, quelli di Agrigento, ed in questi giorni anche quelli di Palermo, sono da sempre riusciti, in un modo o nell’altro, a far fuori ed a sbaragliare tutta quanta la concorrenza.

In particolar modo si sono sbarazzati degli imprenditori che si occupavano di raccolta differenziata, anche perché i rifiuti dovevano necessariamente essere sotterrati, in maniera indifferenziata, nelle loro discariche che, sempre loro ingrandivano a dismisura, attraverso delle autorizzazioni illegittime.

Discariche che hanno fin qui difeso con le unghie e con i denti, anche a costo di presentare denunce calunniose,  per mafia,  contro politici ed imprenditori concorrenti che hanno ostacolato il loro disegno, per così dire, imprenditoriale.

Inoltre, a causa delle loro coperture istituzionali ad altissimo livello, in molti sull’affaire Catanzaro, sulla loro mega discarica cioé, ma anche, per la verità, su altre questioni gravissime, quali la scandalosa gestione dei servizi idrici agrigentini, hanno preferito sorvolare.

Mi riferisco a qualche prefetto, a qualche questore, a qualche magistrato etc., etc., etc.

Anche perché i Catanzaro erano e sono ancora  legati mani e piedi all’indagato per mafia, il già citato presidente di Union Camere Sicilia, Antonello Montante che, a sua volta è stato lo sponsor numero uno dell’attuale presidente della Regione, Rosario Crocetta che a sua volta è legato a…

E così, i fratelli Catanzaro, hanno potuto ripulire, in tutti i sensi, mezza Sicilia, in quel di Siculiana-Montallegro!

Adesso il dott. Pirillo, obtorto collo, da qualche mese  a capo della struttura organizzativa della Regione che si occupa anche della munnizza  dei Catanzaro, ha dovuto relazionare alle autorità giudiziarie competenti tutte queste cosine, non proprio pulite, visto che parliamo di rifiuti, e che fin qui vi abbiamo raccontato.

Siamo sicuri che il nostro Pirillo è stato pure costretto a prendere le distanze da coloro i quali queste assurdità burocratiche ed ambientali, hanno posto in essere, onorando il suo cognome;  e non ce ne voglia se prendiamo spunto dal versione siciliana proprio del suo cognome, che si pronuncia: piriddru.

Dalle nostre parti, guarda caso, amiamo dire infatti : piru piriddru, ognunu pensa pi iddru.

Della serie: si salvi chi può!

Il sismologo: “Scosse così altrove non uccidono” da: ilmanifesto.info

Il sismologo: “Scosse così altrove non uccidono”

Intervista. Il sismologo dell’Ingv Camassi: “Non servono miracoli, ma risorse. Dove si fa la prevenzione sono contenuti anche i danni. I centri antichi sull’Appennino potrebbero essere adeguati al rischio senza stravolgimenti”

Ieri sera l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) ha informato che la situazione sismica «continua ad essere di forte attività, con molte repliche che si susseguono nelle aree» della scossa delle 3.36 di ieri. «È possibile che nei prossimi giorni ci sia ancora un numero elevato di scosse», aggiungono dall’istituto di via di Vigna Murata a Roma, dove nel pomeriggio c’è stata una conferenza stampa. Ma non chiedete a un geologo di fare previsioni sui terremoti.

Romano Camassi, sismologo dell’Ingv, gli ultimi due grandi terremoti prima di questo hanno avuto epicentri immediatamente a nord (Foligno ’97) e a sud (L’Aquila 2009) di Accumoli e Amatrice. Non bastava una cartina dell’appennino centrale per prevedere questa scossa?

Che sia un’area ad alto rischio lo sappiamo dalle carte della pericolosità: siamo in piena zona uno. Detto questo, i terremoti precedenti non sono così significativi in termini di prevedibilità. Riguardavano settori diversi della catena appenninica. Di faglie attive in quel settore ce ne sono tante. In questo caso, poi, diversamente da quanto accaduto all’Aquila, l’evento principale non è stato preceduto da nulla. È stato l’inizio di una sequenza, che ancora continua.

Proprio nulla? Le mappe che l’Ingv pubblica sul sito evidenziano proprio lì centinaia di piccole scosse negli ultimi mesi.

È un fenomeno quasi costante in quella zona dell’Appennino, piccole scosse che sono registrate solo dalle apparecchiature. Se però lei allarga l’osservazione agli ultimi due, cinque anni vedrà che non c’è una concentrazione superiore al resto della Zona 1.

Secondo l’Ingv è stata una scossa meno potente di quella dell’Aquila, malgrado sia stata anche questa del 6 grado Richter. Ed è stata superficiale, ma è stata avvertita da Napoli al Veneto. Come lo spiega?

In attesa di dati più completi, immaginiamo che sia stato un terremoto meno forte di quello dell’Aquila in termini di energia, misurato in «magnitudo momento»: 6.0 oggi e 6.3 allora. È una misura che la sismologia considera più rappresentativa perché calcolata sull’intero sismogramma e non solo sull’ampiezza massima. Quanto alla profondità, anche questa stima presenta numerose incertezze persino superiori a quelle sull’energia. Penso che alla fine scopriremo che è stato più profondo dei 4 Km stimati inizialmente.

I comuni più colpiti sono in Zona 1, come dice lei. Averli segnalati ad alta pericolosità non è servito a niente?

Per legge in Zona 1 ogni nuovo edificio va costruito in maniera che sia resistente ai terremoti. E ogni volta che si interviene su un edificio già esistente bisogna che sia adeguato al rischio sismico. È obbligatorio. Ma serve il tempo necessario e servirebbero molte più risorse.

I paesi sull’appennino sono tutti centri storici, è realistico pensare che possano essere adeguati al rischio?

Nel giro di qualche decennio si potrebbe fare. Un lavoro progressivo sull’adeguamento e miglioramento sismico è la vera prevenzione. Molto più che insegnare alle persone dove scappare o come proteggersi in caso di scossa.

È vero che le vecchie case in pietra e malta reggono meglio del cemento armato? Per metterle in sicurezza bisognerebbe stravolgerle?

Tendenzialmente non è vero. Hanno bisogno di interventi. Esistono tecniche anti sismiche non troppo costose che rispettano il patrimonio storico. Si può fare, altri paesi lo fanno. Non parlo solo di Usa e Giappone, anche in Cile un terremoto come questo non fa danni sul piano strutturale. E non fa vittime. C’è bisogno però che il nostro paese dedichi più tempo e più risorse agli interventi di prevenzione. Direi almeno un centinaio di volte superiori a quelle attualmente investite.

fonte: il manifesto

Tra le vittime del sisma anche i genitori del compagno Fabio Nobile da: rifondazionecomunista

Tra le vittime del sisma anche i genitori del compagno Fabio Nobile

Tra le vittime del terremoto a Amatrice ci sono anche i genitori di Fabio Nobile, nostro compagno e membro della direzione nazionale del PRC.

Non ci sono parole che possano lenire l’infinito dolore.

Un abbraccio fortissimo da parte di tutte le compagne e i compagni di Rifondazione Comunista.

La Festa dell’Unità a Catania e il “no” dei partigiani da: sudpress.it

referendum

La Festa dell’Unità a Catania e il “no” dei partigiani

Ultima settimana di preparativi per il défilé targato PD. Tutti pronti per festeggiare l’Unità del partito di Renzi che, da ottimo “one man show”, ha sbalordito ancora una volta: “Comunque vada il referendum, si vota nel 2018”. Santina Sconza, presidente ANPI Catania: Il PD si traveste da partito di centro-sinistra. Calpesta la democrazia, uno dei governi peggiori mai avuti

Sembra esserne passata di acqua sotto i ponti da quando prometteva di ritirarsi nel caso di vittoria del NO. Ma a quanto pare, il premier ci ha ripensato. Dunque, niente più dimissioni come diceva fino a due mesi fa. Avanti per la sua rotta.

E per dimostrare come “l’unità” sia un’arma vincente, il Presidente del Consiglio ha fatto un altro passo. Non indietro, stavolta. Al centro della nuova apertura ci sono i partigiani dell’ANPI, “poco amati” dal ministro Maria Elena Boschi perchè sostenitori del NO.

“I veri partigiani voteranno sì alla riforma costituzionale” aveva detto la Boschi nella bufera di fine primavera.

“Capisco che il ministro sia molto giovane e non abbia esperienza ma i suoi attacchi all’ANPI sono inaccettabili – ha detto a SUD Press Santina Sconza, presidente ANPI Catania Se oggi godiamo della Costituzione lo si deve alla Resistenza. E’ incredibile che un presidente di spessore come Smuraglia sia insultato da una pinco-pallina qualsiasi che hanno deciso di fare ministro. L’ANPI non può ammettere questa spocchia e arroganza”.

La ricetta dem per festeggiare l’Unità di quest’anno è stilata: niente banchetti a favore del NO ma tutti invitati. Anche i partigiani. Dunque, l’ANPI Catania parteciperà ai festeggiamenti di Villa Bellini?

“Non credo che saremo invitati alla Festa dell’Unità ma, anche se lo facessero, la nostra posizione rimarrebbe netta: non ci saremo. Questo governo mette la veste di centro-sinistra ma non ha nulla di quei valori. Hanno abolito la democrazia con il jobs act e i danneggiamenti alla scuola e alla sanità pubblica. Stanno calpestando la Costituzione dato che, di fatto, in Libia siamo in guerra”, ha continuato Santina Sconza.

Intanto Renzi ha invitato il presidente nazionale Carlo Smuraglia a discutere della riforma costituzionale in una delle feste dell’Unità in Emilia Romagna. Ma il vertice ANPI ha cortesemente risposto che “l’ipotizzato confronto, a livello nazionale, del tutto anomalo per la sede parziale, per gli interlocutori e per le modalità non definite, non è certamente la soluzione del problema di fondo e verrà comunque valutato nella sua sostanza”.

In questa atmosfera, si avvicina la Festa dell’Unità nazionale che ha scelto come sede proprio Catania. Là dove tra correnti agguerite pronte a spartirsi poltrone e un’atipica maggioranza in Consiglio Comunale che silura quotidiananamente l’ormai decadente sindaco Bianco, “l’unità” del PD sembra solo una bandiera da sventolare.

Con l’intento di “rovinargli la festa”, domenica 11 settembre alle ore 9 davanti Villa Bellini, scenderà in piazza la manifestazione di contestazione al premier organizzata dalla pagina “Cacciamo Renzi e tutta la cricca” che riunirà molte sigle, tra cui i NOMUOS, NOTRIV, COBAS, USB, FIOM, le reti antirazziste, i centri sociali, i comitati in difesa della Costituzione e altri.

“Per cambiare la Costituzione dovrebbero almeno essere eletti dal popolo e non un mero governo di pochi – ha concluso la presidente provinciale ANPI – A me non piace stare negli scranni, io amo le piazze”.

Terremoto, crollo degli ospedali. Anaao-Assomed: “Serve un piano straordinario”Autore: redazione da: controlacrisi.org

L’Anaao Assomed, sindacato dei medici, esprime solidarietà e vicinanza alle popolazioni colpite dal sisma di ieri e a tutti i colleghi che in queste ore, con il loro straordinario lavoro, stanno garantendo il massimo impegno nelle opere di soccorso. E chiama i medici e i dirigenti sanitari del Ssn, a partire dai propri iscritti, a devolvere 1 ora di lavoro a sostegno delle necessità sanitarie, di persone e strutture, nelle aree colpite.“Il crollo d’interi pezzi di ospedali denuncia – si legge in una nota – però, la necessità che, una volta superata la fase di emergenza, si dia priorità alla messa in sicurezza delle strutture ospedaliere”, commenta il Segretario nazionale Anaao Assomed, Costantino Troise, concordando con le recenti dichiarazioni dell’on. Gelli.

“Se la ripresa economica ha bisogno di investimenti pubblici e di maxi opere – prosegue Troise – non c’è chi non veda il ruolo che spetta alle strutture sanitarie chiamate a rispondere alle necessità delle popolazioni in momenti di urgenza e di massimo bisogno. Occorre un piano straordinario di investimenti che metta in sicurezza sismica gli ospedali per impedire che vengano a mancare, proprio quando sono più necessari”