Mao: L’identità di interessi tra l’Unione sovietica e tutta l’umanità da: pmli.it

MAO: INTERVISTA CON UN CORRISPONDENTE DEL “QUOTIDIANO DELLA NUOVA CINA” SULLA NUOVA SITUAZIONE INTERNAZIONALE
1° settembre 1939

In questi due scritti Mao interviene e fa chiarezza sul Patto di non aggressione sovietico-tedesco all’indomani della sua conclusione. Si tratta di due contributi preziosissimi che spiegano il vero significato di tale patto e respingono l’interpretazione calunniosa e opportunista che ne dettero (e continuano a dare) le potenze imperialiste come la Gran Bretagna, la Francia e gli Usa nel tentativo di rovesciare sull’Urss quella che fu la loro grave ed esclusiva responsabilità di aver sistematicamente sabotato le trattative anglo-franco-sovietiche e di aver alimentato e favorito l’aggressività espansionista hitleriana cercando di indirizzarla proprio a oriente contro la patria dei soviet. Mao ha il merito di chiarire in modo convincente e documentato quale abisso divideva la politica espansionista di rapina ed egemonica dei paesi imperialisti dalla politica estera di pace, internazionalista e di sostegno alla liberazione dei paesi e dei popoli oppressi da parte dell’Urss di Stalin.
Anche da questa vicenda abbiamo l’ennesima conferma che quando i trotzkisti e i revisionisti cercano di coprire Stalin e la sua politica estera con un mucchio di calunnie e falsità storiche, in realtà non fanno altro che prendere a prestito dai circoli dirigenti imperialisti e nazi-fascisti le loro argomentazioni antimarxiste-leniniste.

Corrispondente: Qual è il significato del patto di non aggressione concluso tra l’Unione Sovietica e la Germania1?
Mao Zedong: Il patto di non aggressione sovietico-tedesco è il risultato dell’aumento delle forze del socialismo nell’Unione Sovietica e della politica di pace seguita con tenacia dal governo sovietico. Il patto ha sventato i complotti della borghesia reazionaria internazionale, rappresentata da Chamberlain e Daladier, volti a fomentare una guerra tra l’Unione Sovietica e la Germania, ha rotto l’accerchiamento dell’Unione Sovietica da parte del blocco anticomunista tedesco-italo-nipponico, ha consolidato la pace tra l’Unione Sovietica e la Germania, e ha assicurato il proseguimento dell’edificazione socialista nell’Unione Sovietica. In Oriente il patto rappresenta un colpo per il Giappone e un aiuto per la Cina; esso ha rafforzato le posizioni delle forze della resistenza della Cina e ha inflitto un colpo ai capitolazionisti cinesi. Con tutto ciò si sono poste le basi per portare un aiuto ai popoli di tutto il mondo nella loro lotta per la libertà e la liberazione. Questo è tutto il significato politico del patto di non aggressione sovietico-tedesco.
Domanda: Alcuni non comprendono che il patto di non aggressione sovietico-tedesco è il risultato della rottura delle trattative anglo-franco-sovietiche, e pensano invece che la rottura delle trattative anglo-franco-sovietiche sia stato il risultato del patto sovietico-tedesco. Vorreste spiegarmi perché le trattative anglo-franco-sovietiche sono fallite?
Risposta: Le trattative anglo-franco-sovietiche sono fallite puramente a causa della malafede dei governi della Gran Bretagna e della Francia. Negli ultimi anni la borghesia reazionaria mondiale, e in primo luogo la borghesia reazionaria della Gran Bretagna e della Francia, ha costantemente seguito, di fronte alle aggressioni fasciste della Germania, dell’Italia e del Giappone, una politica reazionaria, la politica del cosiddetto “non intervento”. Lo scopo era quello di incoraggiare tacitamente la guerra di aggressione e di trarne profitto. In tal modo la Gran Bretagna e la Francia hanno categoricamente respinto le ripetute proposte dell’Unione Sovietica di organizzare un autentico fronte contro l’aggressione; standosene lì a guardare, hanno invece assunto una posizione di “non intervento”, e hanno favorito le aggressioni della Germania, dell’Italia e del Giappone. Il loro scopo era quello di intervenire quando le parti belligeranti si fossero reciprocamente logorate. Con questa politica reazionaria hanno sacrificato metà della Cina al Giappone, e tutta l’Abissinia, la Spagna, l’Austria e la Cecoslovacchia alla Germania e all’Italia2 . Questa volta avrebbero voluto sacrificare anche l’Unione Sovietica. Tale complotto si è chiaramente rivelato nelle recenti trattative anglo-franco-sovietiche. Queste trattative si sono protratte dal 15 aprile al 23 agosto, per più di quattro mesi, durante i quali l’Unione Sovietica ha dato prova di una estrema pazienza. Ma dall’inizio alla fine, la Gran Bretagna e la Francia si sono rifiutate di accettare il principio dell’uguaglianza e della reciprocità; esse chiedevano che l’Unione Sovietica garantisse la loro sicurezza, ma si rifiutavano di garantire a loro volta la sicurezza dell’Unione Sovietica e dei piccoli Stati baltici, in modo da lasciare aperta una breccia attraverso la quale potesse irrompere l’esercito tedesco; per di più esse si opponevano al passaggio dell’esercito sovietico attraverso la Polonia per combattere l’aggressore. Per questa ragione le trattative sono fallite. Nel frattempo la Germania si è dichiarata disposta a porre fine alle sue attività antisovietiche e a rinunciare al cosiddetto “patto anticomintern”3, e ha riconosciuto l’inviolabilità delle frontiere sovietiche; è stato così concluso il patto di non aggressione sovietico-tedesco.
La politica di “non intervento” seguita dalla reazione internazionale, e innanzi tutto dalla reazione anglo-francese, è la politica di “starsene in cima al monte a guardare le tigri combattere”, una politica completamente imperialista volta a trarre vantaggio dalle sventure altrui. Questa politica, che fu iniziata al tempo in cui Chamberlain salì al potere e che raggiunse il punto culminante con l’accordo di Monaco nel settembre dello scorso anno, è definitivamente fallita nel corso delle recenti trattative anglo-franco-sovietiche. Da ora in poi, la situazione si svilupperà inevitabilmente nel senso di un conflitto diretto tra i due grandi blocchi imperialisti: il blocco anglo-francese e il blocco tedesco-italiano. Come già dissi nell’ottobre del 1938 alla sesta sessione plenaria del VI Comitato centrale del nostro Partito, “Il risultato inevitabile della politica di Chamberlain sarà quello di sollevare una pietra per poi lasciarsela ricadere sui piedi”. Chamberlain partì con l’obiettivo di danneggiare gli altri e ha finito col danneggiare se stesso. Questa è la legge di sviluppo di ogni politica reazionaria.
Domanda: Secondo voi, quali saranno gli sviluppi della situazione attuale?
Risposta: La situazione internazionale è già entrata in una nuova fase. Il carattere unilaterale che da un certo tempo ha acquistato la seconda guerra imperialista, cioè la situazione in cui, in seguito alla politica di “non intervento”, mentre un gruppo di Stati imperialisti attacca, l’altro sta a guardare, finirà inevitabilmente, e la guerra diventerà generale almeno per quanto riguarda l’Europa. La seconda guerra imperialista è già entrata in una nuova fase.
In Europa, una guerra imperialista su vasta scala per il dominio dei popoli coloniali è imminente tra i blocchi imperialisti tedesco-italiano e anglo-francese. In questa guerra, ognuna delle parti belligeranti dichiarerà spudoratamente che è giusta la propria causa e ingiusta quella dell’avversario, per ingannare il popolo e ottenere l’appoggio dell’opinione pubblica. Questo è in realtà un inganno, poiché entrambe le parti perseguono obiettivi imperialisti, entrambe combattono per contendersi il dominio sulle colonie e le semicolonie e sulle sfere d’influenza, entrambe conducono una guerra di rapina. Attualmente esse si contendono la Polonia, la penisola balcanica e le coste del Mediterraneo. Questa guerra non è affatto una guerra giusta. Le sole guerre giuste sono le guerre di liberazione e non di rapina. I comunisti non sosterranno mai una guerra di rapina. Essi tuttavia si faranno avanti per sostenere tutte le guerre giuste, le guerre di liberazione e non di rapina, e nella lotta si troveranno in prima fila. In seguito alle minacce e alle lusinghe di Chamberlain e Daladier, si sta determinando una frattura in seno ai partiti socialdemocratici della II Internazionale. Una parte, gli strati più alti, quelli reazionari, segue lo stesso disastroso cammino che aveva seguito al tempo della Prima guerra mondiale e si prepara ad appoggiare la nuova guerra imperialista. Ma l’altra parte si affiancherà ai partiti comunisti per creare un fronte popolare contro la guerra e il fascismo. Seguendo l’esempio della Germania e dell’Italia, Chamberlain e Daladier diventano ogni giorno più reazionari e approfittano della mobilitazione per introdurre nei loro paesi una struttura statale fascista e mettere l’economia sul piede di guerra. In breve, i due grandi blocchi imperialisti si stanno preparando febbrilmente alla guerra, e il pericolo di un immane massacro incombe su milioni e milioni di uomini. Non c’è dubbio che tale situazione darà vita a movimenti di resistenza fra le grandi masse popolari. In Germania come in Italia, in Gran Bretagna come in Francia, in Europa come nelle altre parti del mondo, se il popolo non vorrà diventare carne da cannone per gli imperialisti, dovrà sollevarsi e opporsi con ogni mezzo alla guerra imperialista.
Nel mondo capitalista, oltre ai due grandi blocchi di cui abbiamo parlato, c’è un terzo blocco, quello che ha alla testa gli Stati Uniti e che comprende molti paesi dell’America centrale e meridionale. A causa dei suoi interessi, per il momento questo blocco non entrerà in guerra. Attualmente l’imperialismo americano rinuncia, in nome della neutralità, a legarsi con l’uno o l’altra parte belligerante, per poter entrare in scena più tardi e conquistare la posizione dirigente nel mondo capitalista. Il fatto che la borghesia americana non sia per il momento pronta ad abbandonare la democrazia e l’economia del tempo di pace nel proprio paese è un elemento che gioca a favore del movimento mondiale per la pace.
L’imperialismo giapponese, duramente colpito dal patto sovietico-tedesco, si troverà nel futuro a dover affrontare difficoltà ancora maggiori. In Giappone due fazioni sono in lotta per quel che riguarda la politica estera. I militaristi propendono per un’alleanza con la Germania e l’Italia al fine di ottenere il dominio esclusivo sulla Cina, invadere il sud-est asiatico ed estromettere dall’Oriente la Gran Bretagna, gli Stati Uniti e la Francia; un settore della borghesia preferisce invece fare concessioni alla Gran Bretagna, agli Stati Uniti e alla Francia per dedicare ogni sforzo al saccheggio della Cina. Vi è attualmente una forte tendenza al compromesso con la Gran Bretagna. I reazionari inglesi proporrebbero al Giappone la spartizione della Cina e offrirebbero aiuti finanziari ed economici, mentre in cambio il Giappone dovrebbe servire da cane da guardia agli interessi inglesi in Oriente, reprimere il movimento di liberazione nazionale cinese e contenere l’Unione Sovietica. La conquista della Cina resterà pertanto, in ogni caso, l’obiettivo fondamentale del Giappone. Sembra poco probabile che il Giappone sferri in Cina offensive militari frontali su larga scala, ma esso svilupperà con più accanimento la sua offensiva politica volta a “sottomettere i cinesi per mezzo dei cinesi”4 e intensificherà la sua aggressione economica in Cina per “sostenere la guerra con la guerra”5, seguitando intanto nelle sue frenetiche campagne di “rastrellamento”6 nelle zone occupate; cercherà inoltre, servendosi della Gran Bretagna come intermediaria, di costringere la Cina alla resa. Al momento opportuno, il Giappone proporrà una Monaco d’Oriente e, ponendo come esca concessioni di qualche portata e servendosi delle minacce e delle lusinghe, cercherà di far accettare alla Cina le sue condizioni di pace per raggiungere così lo scopo di asservirla. Fino a quando il popolo giapponese non si solleverà per la rivoluzione, tale obiettivo imperialista del Giappone resterà immutato, quali che siano i cambiamenti di governo attuati dalle classi dominanti giapponesi.
Fuori del mondo capitalista, vi è un mondo radioso: l’Unione Sovietica. Il patto sovietico-tedesco dà maggiori possibilità all’Unione Sovietica di sostenere il movimento mondiale per la pace e di sostenere la resistenza della Cina contro il Giappone.
Questo è il mio giudizio sulla situazione internazionale.
Domanda: In queste circostanze, quali sono le prospettive della Cina?
Risposta: Vi sono due prospettive per la Cina. L’una consiste nel perseverare nella resistenza, nell’unità e nel progresso, ed è la prospettiva della rinascita nazionale; l’altra consiste nell’accettare il compromesso, la scissione e il regresso, ed è la prospettiva dell’asservimento nazionale.
Nella nuova situazione internazionale, posto che le difficoltà del Giappone continuino ad accrescersi e che il nostro paese rifiuti categoricamente ogni compromesso, avrà per noi fine la fase della ritirata strategica e comincerà la fase dell’equilibrio strategico, che è la fase della preparazione alla controffensiva.
Tuttavia, l’equilibrio sul fronte significa l’inverso nelle retrovie del nemico; raggiunto l’equilibrio sul fronte, si intensificherà la lotta nelle retrovie del nemico. Per questa ragione le campagne di “rastrellamento” su vasta scala, condotte dal nemico, dopo la caduta di Wuhan, nelle zone occupate (soprattutto nella Cina del nord), da ora in poi non solo continueranno ma saranno intensificate. Inoltre, poiché la politica principale del nemico nel momento attuale consiste nella sua offensiva politica volta a “sottomettere i cinesi per mezzo dei cinesi” e nell’aggressione economica consistente nel “sostenere la guerra con la guerra”, e poiché la politica inglese in Oriente propende per una Monaco dell’Estremo Oriente, il pericolo della capitolazione della maggior parte della Cina e della divisione interna risulta considerevolmente aumentato. Per quanto riguarda il rapporto di forze, la Cina è tuttora molto più debole del nemico, e non potremo preparare le forze necessarie alla controffensiva se tutta la nazione non si unirà per condurre un’ardua lotta.
Persistere nella guerra di resistenza resta quindi per il nostro paese il compito più serio, e non possiamo permetterci alcuna negligenza a questo proposito.
è dunque fuori di dubbio che la Cina non deve in nessun caso lasciarsi sfuggire questa occasione né prendere una decisione sbagliata, ma deve adottare una posizione politica ferma.
In altre parole: In primo luogo, persistere nella resistenza e combattere ogni passo verso il compromesso. è necessario colpire energicamente tutti i Wang Ching-wei, sia dichiarati che mascherati. è necessario respingere fermamente le lusinghe sia giapponesi che inglesi; la Cina non deve assolutamente partecipare a una Monaco d’Oriente.
In secondo luogo, persistere nell’unità e opporsi a ogni tentativo di scissione. Bisogna stare pienamente in guardia contro tentativi di tal genere, siano essi compiuti dagli imperialisti giapponesi, da altri paesi stranieri o dai capitolazionisti cinesi. è necessario porre fermamente fine a tutti gli attriti interni che arrechino danno alla guerra di resistenza.
In terzo luogo, persistere nel progresso e opporsi a qualunque regresso. Tutte le idee, i sistemi e le misure che portino pregiudizio alla guerra di resistenza nel settore militare, politico, finanziario ed economico, negli affari di partito, nel settore culturale ed educativo e nel movimento di massa, devono essere riesaminati ed effettivamente rielaborati nell’interesse della guerra di resistenza.
Se realizzeremo tutto ciò, la Cina sarà in grado di preparare con efficacia le forze per la controffensiva.
Fin da oggi, tutto il paese deve considerare la “preparazione della controffensiva” come il compito generale della guerra di resistenza.
Oggi dobbiamo, da una parte, apportare un valido aiuto alla difesa sul fronte e sostenere vigorosamente le operazioni nelle retrovie del nemico, e dall’altra attuare riforme politiche, militari e di altro genere e accumulare forze considerevoli, in modo che al momento opportuno tutte le forze della nazione possano essere concentrate in una controffensiva su larga scala per la riconquista dei territori perduti.


Note

1) Il patto di non aggressione sovietico-tedesco fu concluso il 23 agosto del 1939.
2) Nell’ottobre del 1935, l’Italia iniziò la sua aggressione armata contro l’Abissinia, e nel maggio del 1936 occupò tutto il paese. Nel luglio del 1936, la Germania e l’Italia iniziarono congiuntamente un intervento armato negli affari interni della Spagna per sostenere il fascista Franco nella sua ribellione contro il governo del Fronte popolare. Dopo una lunga guerra contro gli interventisti tedeschi e italiani e le truppe sediziose di Franco, il governo del Fronte popolare venne sconfitto nel marzo del 1939. Nel marzo del 1938 le truppe tedesche occuparono l’Austria, nell’ottobre invasero in Cecoslovacchia la regione dei Sudeti, e nel marzo del 1939 occuparono tutta la Cecoslovacchia. Questi sfrenati atti di aggressione dei fascisti tedeschi e italiani poterono essere iniziati e condotti a termine grazie alla connivenza e all’incoraggiamento dei governi inglese e francese, che avevano adottato la politica di “non intervento”.
3) Nel novembre del 1936, il Giappone e la Germania conclusero il “patto anticomintern”; l’Italia lo sottoscrisse nel novembre del 1937.
4) “Sottomettere i cinesi per mezzo dei cinesi” era il piano machiavellico dell’imperialismo giapponese nella sua aggressione contro la Cina. Da molto tempo esso incoraggiava in Cina lo sviluppo di forze che avrebbe potuto utilizzare per crearvi la divisione interna e raggiungere gli obiettivi della sua aggressione. Dopo lo scoppio della Guerra di resistenza contro il Giappone, si servì non solo degli elementi apertamente filogiapponesi esistenti in seno al Kuomintang, capeggiati da Wang Ching-wei, ma anche dalla cricca di Chiang Kai-shek, allo scopo di contenere il Partito comunista che era il più risoluto nella resistenza al Giappone. A partire dal 1939 il Giappone smise di attaccare le truppe di Chiang Kai-shek e sul piano politico incoraggiò questi a continuare la sua attività anticomunista. Fu così che mise in pratica la sua politica di “sottomettere i cinesi per mezzo dei cinesi”.
5) Politica dell’imperialismo giapponese diretta a saccheggiare senza pietà le zone occupate della Cina per far fronte ai bisogni materiali della sua guerra di aggressione. I militaristi giapponesi la definirono una politica volta a “sostenere la guerra con la guerra”.
6) Durante la Guerra di resistenza contro il Giappone, gli invasori giapponesi, nel loro attacco alle nostre zone liberate popolari, applicavano la barbara “politica dei tre tutto”: bruciare tutto, uccidere tutti, saccheggiare tutto. Il nemico definì tutto ciò campagne di “rastrellamento”.

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