«Siamo di sinistra. Ma non siamo mica metalmeccanici» da: left.it

Arcangelo Sannicandro, una vita nel fu Pci poi in Rifondazione comunista e poi in Sinistra Ecologia e Libertà che in realtà sarebbe Sinistra Italiana: uno di quelli che la sinistra (e i metalmeccanici) dovrebbe averla come stella polare. Ma tant’è: Sannicandro alla Camera ha pensato bene di pronunciare fiero una frase così: «Non siamo lavoratori subordinati dell’ultima categoria dei metalmeccanici! Da uno a dieci noi chi siamo?» ha detto il senatore durante la discussione sul taglio degli stipendi agli onorevoli (Sannicandro ovviamente era contrario).

E fa niente se la brutta figura avrebbe potuto rientrare con un “scusate, ho sbagliato, ho detto un cazzata”, no, il parlamentare ha deciso di giustificarsi sfiorando il ridicolo: «Tentavo di stabilire – ha dichiarato Sannicandro – alcuni dati essenziali per affrontare il problema dell’indennità di carica dei deputati in modo oggettivo e non demagogico. Ho chiarito preliminarmente una ovvietà che è scomparsa dal lessico e dall’orizzonte culturale di tanti sia a destra che a sinistra, e cioè che i deputati e i senatori non sono lavoratori subordinati né autonomi. E cioè non sono operai, impiegati, artigiani, commercianti o liberi professionisti. Così come dice la Costituzione siamo rappresentanti attraverso cui il popolo esercita la sua sovranità. Se ciò non fosse sufficientemente chiaro, aggiungo che i deputati non sono assicurati né all’Inps e né all’Inail e né ricevono le prestazioni da questi all’occorrenza erogate, né sono inquadrati in un contratto collettivo nazionale.»

Sannicandro, tra l’altro è avvocato e l’anno scorso, per prendere un anno a caso ha dichiarato circa 400mila euro. Per dire. Le parole di Rota, segretario Fiom in Lombardia, parlano chiaro: «Le sue parole sono un flash perfetto di come la politica ha rappresentato il lavoro subordinato, quello che una volta si diceva sicuro, garantito e con i diritti riconosciuti. Oggi se lavori rischi di essere comunque povero, se fai il parlamentare ti puoi sistemare per il testo della tua vita. Un tempo i metalmeccanici erano il riferimento per chi voleva cambiare l’Italia, oggi anche per la sinistra sono una classe a cui è meglio non assomigliare in niente e per niente.»

Mi raccomando: poi chiedetevi con fior fiore di arguti convegni perché la gente voti Grillo. Scrivete editorialoni in cui vi lamentate che la gente non vi capisce. Progettate Sinistre in tutte le salse. E continuate a riciclarli tutti. Continuate così.

Buon venerdì.

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I Psp querelano il giornalista Rondolino da: lottaquotidiana.it

Rondolino 2

Prodotta il 12 agosto la denuncia/querela contro Fabrizio Rondolino, giornalista presso l’Unità, da parte dell’avv. Gianfranca Bevilacqua su iniziativa dei Partigiani della Scuola Pubblica.

Contestualmente è anche avvenuta la presentazione di un esposto, per gli stessi fatti, dinanzi al Consiglio Nazionale Ordine Giornalisti, Consiglio Ordine Giornalisti del Lazio (dove risulta iscritto) e Consiglio Disciplina del medesimo ordine.

La deplorevole e reiterata aggressione verbale del giornalista contro i docenti, in special misura meridionali non poteva, infatti, ulteriormente passare inosservata.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata stavolta il tweet del 06.08.16, pubblicato sul profilo “@frondolino”:

Mi chiedo come possano fare i bagagli e traslocare se passano il tempo qui su twitter a insultarmi (parlo delle capre deportate)” in cui il giornalista aggiunge l’ingiuria al danno nei riguardi dei docenti trasferiti in questi giorni dal sud al nord, docenti che saranno costretti a lasciare la famiglia per un destino incerto e, cosa che hanno compreso in pochi, con scarse probabilità di rientro.

Un algoritmo mai svelato ha deciso dove dovesse vivere il primo docente in graduatoria, il più delle volte molto lontano, e l’ultimo, spesso e volentieri a due passi da casa: ecco il perché di tanta disperazione, specie per chi lascia figli, mariti o mogli e anche disabili.

Queste le storture denunciate dai docenti, che non sono pedine, ma esseri umani. Eppure Rondolino non recepisce questi disagi, gli sembrano assolutamente dovuti alla provvida mano renziana che dispensa posti di lavoro a “tempo indeterminato” a gente che di fatto precaria era e tale è rimasta, tant’è che il tweet riportato non è stato che l’ultimo di una sequela di contumeliose invettive, avente come unico comune denominatore una aggressiva e pervicace campagna denigratoria contro una categoria che da un anno a questa parte è stata profondamente ferita dalla legge 107/2015.

Il 05.08.16 compariva sullo stesso profilo twitter di Rondolino: “Se gli insegnanti del Sud che urlano in tv conoscessero l’italiano, almeno capiremmo che vogliono”,   e ancora, andando a ritroso a far data dall’anno 2014:

“…insegnanti…continuano a distruggere la nostra scuola”;

…tutti abbiamo conosciuto insegnanti analfabeti, fancazzisti, assenteisti”;

Non vogliono farsi valutare perché valgono poco”;

Semianalfabeti, scioperano perché hanno paura del lavoro, del merito, della cultura

RondolinoPSP

Poi sempre nel 2014 Incitò alla violenza armata anche contro una docente in particolare, la Prof.ssa Sandra Zingaretti, colpevole di aver esposto in tv a Matteo Renzi le incongruenze della riforma: “ Se mia figlia avesse come insegnante la sindacalista pazza di #portaaporta domani andrei a scuola con un fucile mitragliatore”,

e il 29.06.15: “Ma perché la polizia non riempie di botte sti insegnanti e libera il centro storico di Roma?”. Sono solo i più significativi esempi delle invettive di Rondolino contro la categoria dei docenti, le cui voci durante la protesta di Napoli vengono paragonate a quelle di “pescivendoli indaffarati” .

A questi detti, si associano anche quelli contro i meridionali, per come si evince da un’intervista rilasciata il 31.07.15: “I meridionali sono poveri perché non pagano le tasse, disoccupati perché lavorare stanca”.   E ancora: “…melensi e retorici.   Tutti i meridionali fanno il piagnisteo:…Lo Stato dovrebbe abbandonare completamente il Sud perché rinasca.

Le accuse investirebbero il codice penale in numerose fattispecie di reato che vanno dall’Istigazione a delinquere” all’”Istigazione a disobbedire alle leggi” attraverso “l’odio fra le classi sociali” nonché la “Diffamazione col mezzo della stampa”.

Anche gli insegnanti settentrionali hanno inteso partecipare agli intenti della querela sottoscrivendo in questi giorni un documento di solidarietà stilato sempre dai Partigiani della Scuola Pubblica nei riguardi dei docenti meridionali investiti dalle invettive del giornalista de l’Unitá.

Oltre a numerosi docenti a proprio nome, hanno aderito al documento i gruppi degli insegnanti in lotta contro la legge 107/2015, meglio nota come “buona scuola” che dal varo della riforma sono attivi su Facebook e non, oltre ai promotori, i Psp-Partigiani della Scuola Pubblica, i seguenti :

Scuola,tutti uniti per resistere;

DAT- Docenti Autorganizzati Terni;

LA SCUOLA BRUCIA !;

Iuas – Insieme un’altra scuola;

“Docenti incazzati”;

“Professione insegnante”:

CSV coordinamento scuole Viterbo;

MPS – Movimento per la Scuola Pubblica;

RESISTENZA ATTIVA PRECARI SCUOLA;

Associazione Nazionale Docenti per i Diritti dei Lavoratori;

ILLUMIN’ITALIA – ASSOCIAZIONE NAZIONALE;

LA SCUOLA INVISIBILE;

Desertum fecerunt et bonam scholam appellaverunt;

INVALSICOMIO.

Firenze, Anpi contro Nardella: “Partigiani non invitati a parlare alla giornata della Liberazione. E’ la prima volta nella Storia” da: ilfattoquotidiano.it

 

di F. Q. | 12 agosto 2016

L’Associazione Nazionale Partigiani punta il dito contro il primo cittadino di Firenze, il renziano Dario Nardella. “Signor Sindaco, per la prima volta nelle ricorrenze della giornata della Liberazione di Firenze dall’occupazione tedesca (11 agosto 1944, ndr) – si legge in una lettera della segreteria Provinciale di Firenze dell’Anpi indirizzata all’erede di Matteo Renzi alla guida del capoluogo – nessun rappresentante dell’Anpi, erede dei partigiani che combatterono per la cacciata dell’esercito nemico, lasciando sul terreno, secondo le cronache, 205 morti e 435 feriti, è stato invitato a prendere la parola in ricordo di quella giornata, che meritò alla città la prima medaglia d’oro della storia repubblicana da parte del capo del Governo Ferruccio Parri“.

“Riteniamo incomprensibile e grave tale scelta – prosegue l’Anpi – in primo luogo verso le partigiane ed i partigiani che hanno combattuto per la città di Firenze. Ricordiamo che, come stabilito da una recente sentenza del tribunale militare di Verona, l’Anpi è storicamente l’erede, in forma statutariamente riconosciuta, di tutti quei gruppi e formazioni che dal 1942-’43 in avanti hanno costituito centro di riferimento collettivo di grandissima parte della popolazione italiana, che animata dal medesimo sentimento di restituire al Paese libertà e democrazia, ha agito nelle più avanzate forme, anche non necessariamente armate. Di quei gruppi e formazioni l’Associazione è l’erede spirituale, stante l’identità dei fini”.

“Vogliamo comunque credere che si sia trattato solo di uno sfortunato episodio – conclude l’Anpi – ed auspichiamo che i rapporti tra l’Anpi e l’amministrazione comunale possano rimanere all’interno del buon clima collaborativo su cui reciprocamente abbiamo sempre contato”.

I partigiani, al momento quelli fiorentini, aprono così un nuovo fronte di polemica con la stretta cerchia di personalità politiche che gravitano attorno al presidente del Consiglio. L’ultima occasione di scontro l’avevano fornita le parole di Maria Elena Boschi, che a maggio distingueva tra i “veri partigiani” desiderosi di votare sì al referendum e tutti gli altri. Ospite di Lucia Annunziata a In mezz’ora su Rai Tre, il ministro delle Riforme affermava: “L’Anpi come direttivo nazionale ha preso una linea (quella del no, ndr), poi ci sono molti partigiani, quelli veri, e non quelli venuti delle generazioni successive, che voteranno sì alla riforma”, argomentava, citando il 97enne partigiano “Diavolo” che aveva annunciato di voler votare sì al referendum. Le rispondeva prontamente il partigiano Eros, mentre la polemica montava furiosa: “Si vede che non conosce partigiani veri, perché siamo tutti per il no”