Auguri di buon compleanno al nostro presidente ANPI Carlo Smuraglia

Auguri di buon compleanno al nostro grande presidente ANPI Carlo Smuraglia

Carlo Smuraglia

Nato ad Ancona il 12 agosto 1923, avvocato, docente universitario, politico, dal 16 aprile 2011 presidente nazionale dell’Associazione partigiani d’Italia.
Partigiano Combattente, volontario nel Corpo italiano di liberazione (Divisione Cremona, 8° armata) fino alla fine della guerra.
Avvocato; professore ordinario di diritto del lavoro, ha insegnato nell’Università Statale di Milano, Facoltà di scienze politiche, dal 1968 al 1999. E’ stato consigliere regionale dal 1970 al 1985, nella Regione Lombardia. Presidente del Consiglio regionale lombardo dall’aprile 1978 al giugno 1980.
Dal marzo 1977 all’agosto 1979 ha svolto le funzioni di Commissario d’accusa nel processo “Lockheed”, davanti alla Corte Costituzionale, a seguito di nomina da parte del Parlamento in seduta congiunta.
Eletto dal Parlamento a Componente del Consiglio Superiore della Magistratura, ha fatto parte del C.S.M. dal febbraio 1986 al luglio 1990.
Senatore della Repubblica dall’aprile del 1992 al maggio 2001. Presidente della Commissione Lavoro del Senato, ininterrottamente, dal maggio 1994 fino al maggio 2001.
Membro della Commissione parlamentare antimafia, nella legislatura 1992-1994, è stato coordinatore del gruppo di lavoro sulla “mafia nel nord-Italia”.
Ha esercitato per molti anni, ed esercita tuttora la professione di avvocato, occupandosi anche di processi in materia di sicurezza e igiene del lavoro, nonché di alcuni significativi processi politici, fra i quali, a Pisa, un procedimento in Corte d’Assise nei confronti di un gruppo di partigiani (tutti assolti ) e, a Milano, il processo per i fatti di Reggio Emilia del luglio 1960, nel quale ha svolto anche il ruolo di difensore di parte civile per i familiari dei caduti, assieme ad altri colleghi di Reggio Emilia e di Milano.
Il 2 giugno 1980 è stato insignito dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini della onorificenza di “Cavaliere di Gran Croce al merito della Repubblica italiana”.
Dal 16 aprile 2011 è Presidente dell’Anpi nazionale e lo sarà ancora per molto tempo
smuraglia

NOI NON DIMENTICHIAMO: 12 Agosto 1943 la Strage di Castiglione di Sicila

NOI NON DIMENTICHIAMO

La strage di Castiglione fu un eccidio nella cittadina di Castiglione di Sicilia tra le giornate del 12 agosto e 14 agosto 1943, durante la seconda guerra mondiale da parte della Wehrmacht.

L’armistizio di Cassibile non era ancora stato stipulato e il governo Badoglio I era ancora alleato della Germania nazista. Le truppe dell’Asse dopo lo sbarco alleato in Sicilia (Sbarco in Sicilia) erano in ritirata e provenivano da Randazzo[1] dirette a Messina.

Ad incalzare erano la VII armata statunitense al comando del generale George S. Patton lungo la valle del fiume Alcantara e la VIII armata inglese del generale Bernard Montgomery che il 10 agosto 1943 era penetrata a Giarre e risaliva il versante ionico-etneo.
La strage
Vista di Castiglione

Truppe tedesche della divisione “Hermann Göring”[2] erano accampate in contrada Sciambro, nelle campagne intorno Castiglione in attesa dell’ordine della ritirata verso Messina[3].

La tesi prevalente oggi è che nella tarda serata del 10 agosto 1943 da questo accampamento venne rubato un camion tedesco carico di generi alimentari[4]. Un’altra tesi fu che vennero uccisi cinque militari tedeschi dallo stesso accampamento.[5].

Alle prime luci dell’alba del 12 agosto, un ufficiale al comando di un autocarro con 40 militari tedeschi e scortati da un carro armato irruppero nella cittadina sparando sia con dei fucili mitragliatori che a cannonate contro chiunque si parasse davanti. Vi furono decine di morti e feriti. Viene riferito che i soldati tedeschi entrarono gridando nelle case spingendo brutalmente fuori gli uomini a calci e percuotendoli col fucile. Una donna venne buttata giù dal balcone e lasciata sul selciato con le gambe fratturate. Quindi intimarono alla popolazione di sgomberare il paese e presero oltre 200 uomini in ostaggio (fra essi anche bambini ed anziani) picchiando chi indugiava e uccidendo chi si rifiutava. Gli ostaggi furono rinchiusi, secondo alcuni nel castello, secondo altri in un ovile all’addiaccio e senza viveri, un testimone ricordava di essere stati rinchiusi all’interno di un torrione, detto ” Cannizzu” che si trova poco fuori dal paese. Per i tre giorni successivi depredarono e bruciarono le case del paese[6].

Il paese venne abbandonato la sera del 13 agosto, mentre gli ostaggi vennero liberati solo il 14 agosto mattina, grazie all’attività coraggiosa di alcune suore che vivevano nell’Istituto Regina Margerita le quali si offrirono come mediatori per salvarli da una probabile esecuzione di massa, come in realtà avvenne[non chiaro].

Dell’accaduto si avrà notizia solo il 4 ottobre su “Il Corriere di Sicilia”.
Le vittime

Nell’attacco le case di Castiglione furono depredate e date alle fiamme, il bollettino finale delle vittime si attesterà a 16 morti, più altri 20 feriti gravi [7]. Questo l’elenco ufficiale delle vittime: Nicolò Camardi, Francesco Cannavò, Giuseppe Carciopolo, Antonino Calano, Nunzio Costanzo, Giovanni Grifò, Giovanni Damico, Francesco Di Francesco, Salvatore Di Francesco, Giuseppe Ferlito, Vincenzo Nastasi, Salvatore Portale, Santo Purello, Giuseppe Rinaudo, Carmelo Rosano, Giuseppe Seminara.[8]
Il dibattito

Fu la prima strage nazista compiuta, in Sicilia, durante la seconda guerra mondiale[9]. Seguirono cronologicamente in Sicilia, dopo lo sbarco alleato, la Strage di Canicattì[10] ed il Massacro di Biscari, entrambe ad opera dell’esercito americano. Molti rimproverarono un’assenza di un intervento sia dell’esercito che delle autorità italiane nei confronti dell’allora alleato germanico.[senza fonte]

La tesi del furto comunque non è stata mai dimostrata ed ha fatto pensare visto il momento e l’oggetto del furto a qualche soldato sbandato o magari a qualche affamato. Probabilmente il responsabile dell’accaduto niente aveva a che fare con la cittadina di Castiglione che poi invece è stata oggetto di rappresaglia.[senza fonte]
Il conferimento della medaglia alla città

Il 16 settembre del 2002 la cittadina etnea è stata insignita di una medaglia al valor civile conferita dal Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi.[11] La motivazione: Nel corso dell’ultimo conflitto mondiale fu teatro di una feroce rappresaglia tedesca che provocò la morte di sedici civili ed il saccheggio di numerose abitazioni. 12 agosto 1943 – Castiglione di Sicilia (CT)[12]2

NOI NON DIMENTICHIAMO: La strage di Stazzema 12 Agosto 1944

A Sant’Anna di Stazzema, la mattina del 12 agosto 1944, si consumò uno dei più atroci crimini commessi ai danni delle popolazioni civili nel secondo dopoguerra in Italia.

La furia omicida dei nazi-fascisti si abbattè, improvvisa e implacabile, su tutto e su tutti. Nel giro di poche ore, nei borghi del piccolo paese, alla Vaccareccia, alle Case, al Moco, al Pero, ai Coletti, centinaia e centinaia di corpi rimasero a terra, senza vita, trucidati, bruciati, straziati.

Quel mattino di agosto a Sant’Anna uccisero i nonni, le madri, uccisero i figli e i nipoti. Uccisero i paesani ed uccisero gli sfollati, i tanti saliti, quassù, in cerca di un rifugio dalla guerra. Uccisero Anna, l’ultima nata nel paese di appena 20 giorni, uccisero Evelina, che quel mattino aveva le doglie del parto, uccisero Genny, la giovane madre che, prima di morire, per difendere il suo piccolo Mario, scagliò il suo zoccolo in faccia al nazista che stava per spararle, uccisero il prete Innocenzo, che implorava i soldati nazisti perché risparmiassero la sua gente, uccisero gli otto fratellini Tucci, con la loro mamma. 560 ne uccisero, senza pietà in preda ad una cieca furia omicida. Indifesi, senza responsabilità, senza colpe. E poi il fuoco, a distruggere i corpi, le case, le stalle, gli animali, le masserizie. A Sant’Anna, quel giorno, uccisero l’umanità intera.

La strage di Sant’Anna di Stazzema desta ancora oggi un senso di sgomento e di profonda desolazione civile e morale, poiché rappresenta una delle pagine più brutali della barbarie nazifascista, il cancro che aveva colpito l’Europa e che devastò i valori della democrazia e della tolleranza. Rappresentò un odioso oltraggio compiuto ai danni della dignità umana. Quel giorno l’uomo decise di negare se stesso, di rinunciare alla difesa ed al rispetto della persona e dei diritti in essa radicati.

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntate/una-mattina-di-agosto/802/default.aspx