La storia va avanti da sola? L’elezione di tante sindache non è stato frutto del femminismo. Speriamo bene, anche se sarebbe strano che fossero le donne a confermare il ruolo unico da: ndnoidonne

 

Giancarla Codrignani

Virginia Raggi

Il mondo è ben strano. Non solo per i cambiamenti climatici. Avete visto come è andato il referendum per la Brexit? secondo voi l’informazione aveva dato effettiva consapevolezza? I media infatti – ne sa qualcosa Renzi – sono diventati micidiali (in)formatori e la gente più vulnerabile – nelle periferie e in quella “classe” ex-operaia diventata indifferenziato ceto medio – ignora le ragioni di ciò che può giovare o danneggiare la polis o le conseguenze della crisi del 2008 che continuiamo a pagare.
Forse d’estate conta di più Vasco Rossi che torna a parlare della Resistenza (ma è vero che, se canta “fammi vedere”, le ragazze sotto il palco si spogliano?), mentre i nuovi miti restano senza contenuto e i “social” diffondono antipolitica.
Intanto le notizie sui femminicidi fluttuano tra l’enfasi periodica dei giornali (non si può sempre parlare dello stesso tema) e le proteste delle donne, associate o no. Ma gli argomenti che segnalano un protagonismo non velleitario ma un diritto ad una società migliore (anche per gli uomini) non fanno più politica. Non è bastato che la Presidente Laura Boldrini abbia appeso alla finestra di Montecitorio il drappo rosso a denunciare gli assassini di genere; non è bastato che la segretaria della Cisl Annamaria Furlan abbia deprecato che “tante sono costrette ad abbandonare la propria carriera nel momento in cui scelgono di essere mamme”; non è bastato che Chiara Saraceno abbia ricordato che “l’Italia è al 111° posto su 145 nel Rapporto globale sulla disparità di genere sull’accesso al lavoro remunerato”. Non basta nemmeno che ci sia stata e ci sia attivazione per contrastare la disapplicazione della legge 194 a causa degli obiettori di coscienza e che siamo sempre all’erta perché il sistema, le crisi, le guerre non facciano arretrare le conquiste o che avanziamo nuovi diritti.

Chiara Appendino

Tuttavia non possiamo – proprio in quanto donne – trascurare il messaggio (che ormai è “storia”) uscito dalle amministrative di giugno e che ci intrigherà non solo un’estate. Vedremo se hanno vinto le donne, come hanno sperato alcune votanti, o soltanto alcune donne, ormai sindache per la prima volta in grandi città. Non è stato certo frutto del femminismo, ma della generale voglia di cambiamento. Speriamo che – le nuove amministratrici sono anche “giovani” e “madri” – gli apparati non le inducano ad amministrare il bene pubblico con il neutro di sempre. D’altra parte, il fronte delle donne, al vertice o alla base, è rimasto vulnerabile per non aver mai approfondito il femminile del diritto, delle leggi, della politica. Tempo fa un docente della Cattolica, Alessandro Rosina – un uomo fuori dal coro – avvertiva l’opinione pubblica che “servirebbe una spinta più forte, non perché pretesa dalle donne, ma perché auspicata dal genere maschile”. Sarebbe ben strano che si rovesciasse il gioco e fossero le donne a confermare il ruolo unico. Si vedrà. Molto dipenderò dalla “pancia” delle donne che, anche lei, conosce la rabbia, ma è, politicamente, “di genere” perché è diversa e serve anche per pensare per nove mesi ad un figlio.
Tuttavia, è stata ormai registrata, perfino con qualche soddisfazione, la sconfitta della sinistra. Chi si è domandato dove fosse finita anche nei piccoli centri “rossi” che hanno votato liste civiche e la Lega di Salvini, deve aver finalmente capito che i valori del passato si oscurano se non vengono accompagnati nell’evolversi delle società. Ovviamente il Pd ha le sue responsabilità perché gli apparati da tempo si occupano delle percentuali di voto e non dell’abbandono sia della pratica del voto (che è così in tutti i paesi occidentali), sia della costruzione della cultura di partito nelle aree diventate populiste (non dimentichiamo che a Roma il maggior sostegno al candidato Giachetti è venuto dal centro e dai Parioli). La prova più forte è stata Torino, dove oggi è sindaca una donna competente, che da ragazza stava a sinistra, e non Fassino, un politico degno della massima stima (niente a che vedere con i limiti e la corruzione di Roma) ma inesorabilmente “vecchio”: i buoni amministratori possono subire umiliazioni immeritate se il loro partito non sa rinnovarli.
Comunque non si illuderà a lungo Beppe Grillo: o a Torino nasce la linea e M5S diventa un luogo veramente politico o scivolerà anche lui, forse di colpo, nell’indifferenziato. Roma sta già facendo i conti come tutti con il deficit miliardario, l’immigrazione e, in più, con il Vaticano di Papa Francesco. Milano fa ancora riflettere perché anche Pisapia aveva preso le distanze dalla sinistra dura e pura. Non ha invece prodotto sufficiente impressione Mastella sindaco (di destra) a Benevento: lui, il Verdini del centro-sinistra che, con l’1% dei voti Udeur, si schierò con Prodi e pretese di conservare il Ministero della Giustizia conferitogli da Berlusconi. Solo Bologna è stata l’eccezione? Merola è rimasto sindaco della città medaglia d’oro della Resistenza perché aveva contro la rappresentante della Lega di Salvini (che ha raccolto il 45%, tutto di periferia). Per fortuna si è trattato di amministrative e la gente verificherà: come dice Pizzarotti, sindaco grillino di Parma, sono incominciate le difficoltà.
Per chiudere posso invitare a considerare – nonostante le vacanze che NOIDONNE si augura buone per tutte (e anche per la rivista) – il dinamismo della storia di cui siamo tutte responsabili? Fascismo e nazismo sono nati come “movimenti” antipolitici e vennero “democraticamente” eletti dal popolo. Nel 1287 Bologna, dopo una sconfitta che aveva impoverito i nobili, riscattò, ricorrendo al denaro pubblico per risarcirli, 5.855 servi della gleba. Il bene della città non è mai stato ideologico. E nemmeno emotivo o carico di odio e vendette.

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