“Il flop della festa dell’Unità? A non ascoltare più nessuno alla fine si rimane da soli” da. corrierediviterbo.corr.it

Pd, dibattiti stanchi e poca gente: la festa non c'è

La festa non c’è perché non c’è niente da festeggiare. Firmato Carlo D’Ubaldo, segretario della Fiom Cgil di Viterbo. Il sindacalista entra a gamba tesa nella querelle, sollevata dal Corriere, sulle scarse presenze alla festa dell’Unità appena conclusa a piazza del Gesù.

“Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire – dice D’Ubaldo -. Non si vogliono sentire i precari della scuola, quelli esclusi dal piano di assunzioni dopo anni di insegnamento. Non si vogliono ascoltare i lavoratori a cui non vengono rinnovati i contratti oppure vengono licenziati e riassunti con il contratto a tutele crescenti senza la tutela dell’articolo 18. Non si ascoltano i pensionati a cui il taglio del welfare e dei servizi nella sanità provocherà ulteriori difficoltà e disagi. Non si ascoltano i giovani ed i precari a cui il Jobs Act regala ulteriore precarietà. Non si ascoltano le migliaia di lavoratori che non avranno più le tutele degli ammortizzatori sociali come li abbiamo conosciuti. Non si ascoltano i cittadini che chiedono un maggior impegno contro la corruzione, il clientelismo e l’evasione fiscale”.

Il Pd, insomma, a detta di D’Ubaldo, non ascolta più nessuno, “succube di un premier che, senza essere stato eletto da nessuno, vuole governare senza opposizione, senza critiche, denigrando la rappresentanza sociale e del mondo del lavoro, distruggendo le radici storiche della sinistra e preferendo allearsi con Verdini, il peggio del peggio della destra Italiana. Se un partito e un governo non vogliono ascoltare le ragioni dei cittadini, non gradiscono le opposizioni, interne ed esterne, possono pretendere di essere ascoltati? Forse sono queste le ragioni dei ‘dibattiti stanchi e con poca gente’ – continua il sindacalista della Fiom -. Il premier si gongola nei suoi proclami che sistematicamente vengono demoliti dai dati sulla disoccupazione e dalle tante miserie e tragedie che il nostro paese sta vivendo negli ultimi anni”. D’Ubaldo confessa un certo rimpianto per le vecchie feste dell’Unità, “perché quello era il luogo della militanza e della partecipazione, della discussione e dell’ascolto con il territorio, con gli iscritti e i militanti del partito. Era un luogo dove tutti i cittadini si sentivano ben accolti e dove i dirigenti esercitavano la rappresentanza nei confronti della propria base. Era un luogo dove la società poteva trovare un interlocutore, magari litigando, ma dove uno si poteva essere ascoltati. Ma soprattutto era un luogo, così come le sezioni sparse nel territorio, dove il Partito (che non era né leggero né elettorale) prima ascoltava, e poi elaborava la linea politica e di governo delle amministrazioni in cui governava”.

Oggi, secondo il segretario della Fiom, non è più così: “Oggi non si ascolta più. Oggi si proclama e si pretende ubbidienza. Un modesto consiglio agli amministratori e militanti del Pd: se volete essere ascoltati prestate ascolto a quello che la società civile, il mondo del lavoro e dell’associazionismo, gli insegnanti e gli studenti, i sindacati, i lavoratori e i precari, i giovani e i pensionati (in definitiva una larghissima parte del paese ) vi racconta, altrimenti rimarrete sempre più soli e isolati. Ritroviamoci nelle piazze, ascoltiamo di più i cittadini, torniamo nel territorio e nei posti di lavoro, misuriamoci con le associazioni ed i comitati di cittadini, affrontiamo le difficoltà e le criticità senza eluderle o nasconderle, costruiamo una alternativa politica che riprenda le radici e i valori fondanti della sinistra: democrazia e partecipazione. Non serve una location – conclude D’Ubaldo – ma una pratica e una politica diversa”.

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