Autore: fabio sebastiani Scuola, domani e dopodomani si riparte con le mobilitazioni contro “l’algoritmo-killer”. da: controlacrisi.org

Domani e dopodomani al Sud (Palermo, Bari, Catania e Potenza) sono previste nuove proteste organizzate dai docenti in procinto di trasferirsi a causa di una procedura tutta da rivedere. La situazione è ad alta tensione. Se non si provvede in fretta ad ammettere l’errore, a Viale Trastevere potrebbero arrivare migliaia di tentativi di conciliazione che paralizzeranno amministrazione e istituzioni scolastiche.
I neoassunti si sentono traditi due volte: quando hanno dovuto scegliere una provincia non loro e oggi, perché vengono trasferiti d’ufficio in un ambito territoriale lontanissimo, senza possibilità di tornare a casa, si dice loro, prima di tre anni.
Ad un anno di distanza dall’approvazione della riforma, si scopre che il legislatore ha prima illuso (lasciandoli a svolgere l’anno di prova quasi sempre nella propria provincia) e poi costretto tanti insegnanti, immessi in ruolo come “potenziatori”, a spostarsi anche a mille e oltre chilometri da casa. In caso di sovrannumero, poi, potrebbero essere trasferiti anche gli altri che oggi sono stati collocati vicino casa. Ora, giustamente, i docenti protestano anche in piazza e qualche illustre intellettuale si diverte pure ad apostrofarli come fossero degli incolti.Alcuni deputati di Possibile, Giuseppe Civati, Beatrice Brignone, Andrea Maestri, Antonio Mattarrelli e Luca Pastorino parlano, in una lettera alla ministra Gianni di “numerosi docenti che, nonostante abbiano un maggior punteggio rispetto ad altri colleghi appartenenti alla medesima fase di mobilita’ sono stati trasferiti a centinaia di chilometri dalla propria residenza, con il conseguente distacco
da famiglia e affetti. L’impossibilita’ di conciliare lavoro e vita familiare sta imponendo la durissima decisione di rinunciare al ruolo, in considerazione anche del fatto che i costi ingenti per far fronte ad una nuova sistemazione e alle continue spese di viaggio verrebbero coperti a malapena dallo stipendio mensile che, mediamente, si aggira intorno ai 1300 euro”.
Marcello Pacifico (presidente Anief) sottolinea che i docenti sono in prevalenza ultra quarantenni e cinquantenni.”E rischiano fortemente da questa estate di essere ‘nominati’ per andare ad insegnare in una delle cento province italiane, anche lontana centinaia di chilometri dai propri cari. I “potenziatori”, inoltre, sono destinati ad essere trasferiti di sede ogni triennio o anche prima, senza mai poter avere certezze o stabilità: è un trattamento assurdo, che non viene riservato nemmeno ai militari. È accaduto anche nel 2011 con la negazione del primo gradone stipendiale ai neo-assunti, ma si dimentica che esiste un principio, garantito costituzionalmente, di equo trattamento dei tutti i pubblici dipendenti: non si può decidere, di punto in bianco, che i diritti vanno garantiti solo a coloro che sono stati assunti fino ad una certa data, dopo la quale si diventa paria”.

Infine, per la Cgil (Flc), occorre un atto di responsabilità del Governo “garantendo i diritti e la dignità di tutti i docenti nei trasferimenti. Per evitare il caos nelle scuole è necessario sospendere le procedure della chiamata per competenze affidando agli uffici regionali scolastici il compito di assegnare i docenti dagli ambiti alle scuole”. “Se non si è capaci di governare un sistema complesso come quello della scuola  – continua la Flc – solo per ostinarsi a applicare una legge sbagliata e regressiva come la legge 107/15 (La Buona Scuola), se ne traggono le conseguenze, perché competenze e merito devono riguardare prima di tutto chi governa”.

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