Buone Vacanze Noi che votiamo NO al referendum contro le modifiche costituzionali del Senato

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“Il Governo occupa la Rai e impegna i Sindaci per il Sì al referendum. E’ legittimo tutto questo?”: dichiarazione di Carlo Smuraglia – Presidente Nazionale ANPI da: ufficiostampa@ANPI.IT

Siamo in fase di vacanze, ma non ci sfugge e non può sfuggire a nessuno la gravità di alcune cose che stanno accadendo, in vista del referendum sulla riforma del Senato.Si è compiuta, in questi giorni, la “occupazione” della RAI da parte del Governo, già avviata con la nomina di un Amministratore delegato dotato di amplissimi poteri, ed ora con la più evidente e chiara delle tante conseguenze dell’impostazione della riforma della televisione pubblica.Sono stati cambiati quasi tutti i direttori dei telegiornali. Colpisce soprattutto la sostituzione di Bianca Berlinguer, al Tg3 (che neppure Berlusconi aveva osato toccare, rispettando almeno un minimo di pluralismo), per di più con un personaggio che ha dimostrato le sue simpatie politiche (non è lui che si dimise da una carica in RAI per protesta contro la giusta reazione  di Giannini ad un attacco piuttosto pesante del Presidente del Consiglio?).Insomma, si vuole preparare il terreno per un tipo di informazione sui temi del referendum, che corrisponda ancora di più a quanto è già avvenuto nel primo periodo della raccolta delle firme (abbiamo già dimenticato il rapporto documentato tra le 17 ore dedicate al “SI” e il minuto dedicato al “NO”?).Ma non basta. Leggiamo su tutta la stampa che un Ministro ha lanciato la “campagna d’estate”, impegnando i Sindaci perché si attivino nella campagna per il SI. Ci diranno che non lo ha fatto come Ministro, ma come persona; ma come si fa a distinguere, anche se ciò fosse, visto che tutti i giornali parlano dell’iniziativa del “Ministro” in questione per contattare e sollecitare i Sindaci? E’ legittimo e politicamente corretto, tutto questo? Non dovrebbe il Governo (e non dovrebbero i Ministri) restare neutrale nella campagna referendaria? E’ vero che è lo stesso Governo che ha “creato” queste riforme e si è impegnato a fondo per farle passare, con tutti i mezzi, in Parlamento; ma la decenza imporrebbe che almeno nella campagna referendaria lasciasse decidere liberamente i cittadini, garantendo una corretta informazione, anziché cercare di influenzarli, direttamente o indirettamente, per il “SI”.Ma i tempi sono quelli che sono; tutto questo lo abbiamo visto (e pour cause) sotto il sole di agosto, ma temo che dobbiamo aspettarci ben altro per l’ormai imminente autunno. Per parte nostra reagiremo sempre a questi tentativi di impedire la formazione di orientamenti liberi e informati; ma confidiamo che a garantire la libertà e l’indipendenza di giudizio dei cittadini intervengano anche quegli organi dello Stato cui spetta il compito, appunto, di tutelare i diritti di tutti. Carlo Smuraglia – Presidente Nazionale ANPI  (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) Milano, 5 agosto 2016   Ufficio stampa ANPI Nazionale(Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) Via degli Scipioni, 27100192 RomaTel. +39 06 3211309Tel. +39 06 3212345Mob. +39 3200361804Fax +39 06 3218495ufficiostampa@anpi.it              www.anpi.it        www.anpi.it/facebook              www.anpi.it/twitter                www.patriaindipendente.it

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Autore: fabio sebastiani Scuola, domani e dopodomani si riparte con le mobilitazioni contro “l’algoritmo-killer”. da: controlacrisi.org

Domani e dopodomani al Sud (Palermo, Bari, Catania e Potenza) sono previste nuove proteste organizzate dai docenti in procinto di trasferirsi a causa di una procedura tutta da rivedere. La situazione è ad alta tensione. Se non si provvede in fretta ad ammettere l’errore, a Viale Trastevere potrebbero arrivare migliaia di tentativi di conciliazione che paralizzeranno amministrazione e istituzioni scolastiche.
I neoassunti si sentono traditi due volte: quando hanno dovuto scegliere una provincia non loro e oggi, perché vengono trasferiti d’ufficio in un ambito territoriale lontanissimo, senza possibilità di tornare a casa, si dice loro, prima di tre anni.
Ad un anno di distanza dall’approvazione della riforma, si scopre che il legislatore ha prima illuso (lasciandoli a svolgere l’anno di prova quasi sempre nella propria provincia) e poi costretto tanti insegnanti, immessi in ruolo come “potenziatori”, a spostarsi anche a mille e oltre chilometri da casa. In caso di sovrannumero, poi, potrebbero essere trasferiti anche gli altri che oggi sono stati collocati vicino casa. Ora, giustamente, i docenti protestano anche in piazza e qualche illustre intellettuale si diverte pure ad apostrofarli come fossero degli incolti.Alcuni deputati di Possibile, Giuseppe Civati, Beatrice Brignone, Andrea Maestri, Antonio Mattarrelli e Luca Pastorino parlano, in una lettera alla ministra Gianni di “numerosi docenti che, nonostante abbiano un maggior punteggio rispetto ad altri colleghi appartenenti alla medesima fase di mobilita’ sono stati trasferiti a centinaia di chilometri dalla propria residenza, con il conseguente distacco
da famiglia e affetti. L’impossibilita’ di conciliare lavoro e vita familiare sta imponendo la durissima decisione di rinunciare al ruolo, in considerazione anche del fatto che i costi ingenti per far fronte ad una nuova sistemazione e alle continue spese di viaggio verrebbero coperti a malapena dallo stipendio mensile che, mediamente, si aggira intorno ai 1300 euro”.
Marcello Pacifico (presidente Anief) sottolinea che i docenti sono in prevalenza ultra quarantenni e cinquantenni.”E rischiano fortemente da questa estate di essere ‘nominati’ per andare ad insegnare in una delle cento province italiane, anche lontana centinaia di chilometri dai propri cari. I “potenziatori”, inoltre, sono destinati ad essere trasferiti di sede ogni triennio o anche prima, senza mai poter avere certezze o stabilità: è un trattamento assurdo, che non viene riservato nemmeno ai militari. È accaduto anche nel 2011 con la negazione del primo gradone stipendiale ai neo-assunti, ma si dimentica che esiste un principio, garantito costituzionalmente, di equo trattamento dei tutti i pubblici dipendenti: non si può decidere, di punto in bianco, che i diritti vanno garantiti solo a coloro che sono stati assunti fino ad una certa data, dopo la quale si diventa paria”.

Infine, per la Cgil (Flc), occorre un atto di responsabilità del Governo “garantendo i diritti e la dignità di tutti i docenti nei trasferimenti. Per evitare il caos nelle scuole è necessario sospendere le procedure della chiamata per competenze affidando agli uffici regionali scolastici il compito di assegnare i docenti dagli ambiti alle scuole”. “Se non si è capaci di governare un sistema complesso come quello della scuola  – continua la Flc – solo per ostinarsi a applicare una legge sbagliata e regressiva come la legge 107/15 (La Buona Scuola), se ne traggono le conseguenze, perché competenze e merito devono riguardare prima di tutto chi governa”.

Fonte: agenzia direAutore: redazione Migranti, il fenomeno dei minori non accompagni spiegato da un magistrato

“Se entrambi i genitori sono morti o per altre cause non possono esercitare la potesta’ si apre la tutela”. E’ l’articolo 343 del nostro codice civile, non c’e’ bisogno di altro se non di queste due righe per tutelare un minore rimasto solo. A Palermo questo articolo di legge sbatte ogni giorno con una marea di bambini e ragazzi che sbarcano sulle coste della Sicilia ‘non accompagnati’, 7000 in meno di un anno.

Solo un minore su dieci – racconta l’Unicef- ha la fortuna di avere con se’ un genitore quando tocca terra. Sbarcano soli, orfani perche’ padre e madre sono morti nella traversata, o gia’ li avevano persi prima in guerra, o sono stati messi in mano agli scafisti nel tentativo estremo di salvare almeno loro. Ecco, quando i minori soli riescono ad arrivare, li dovrebbe accogliere anche l’articolo 343 facendo attivare immediatamente le procedure della tutela. E al tribunale di Palermo quella norma un magistrato ce l’ha molto a cuore e la fa valere tutti i giorni. Si chiama Fabio Pilato, fa il giudice tutelare. Invitato a Patti (Messina) all’Indiegeno Fest che, alla sua terza edizione, fa musica sostenendo Emergency per la cura dei migranti sulle coste siciliane, Pilato da’ numeri “abbastanza
preoccupanti.

Soltanto nel 2016, nel circondario di Palermo- dice – abbiamo aperto 800 tutele, 800 procedimenti per altrettanti minori non accompagnati il che significa avere il dovere di garantire a ciascuno di questi ragazzi un futuro, un inserimento, un’integrazione nel territorio”.
I numeri sono enormi ma le soluzioni dovrebbero essere chiare e condivise. Come spiega il magistrato pero’, “occorre una premessa culturale, ragionando in un’ottica giusnaturalistica di richiamo ai valori sostanziali come quello della dignita’ umana”. L’ottica “dei diritti umani e dell’effettivita’ della tutela. Non abbiamo bisogno di alcuna riforma”, sottolinea Pilato, basta rimboccarsi le maniche, “partire a livello territoriale”. Duro lavoro sul territorio quindi, ispirato ai valori del giusnaturalismo, le cui norme non scritte regolano condotte universalmente valide preesistenti ad ogni legge positiva: su questi presupposti “l’ufficio del giudice tutelare insieme al
comune di Palermo e ad altri soggetti istituzionali – racconta il magistrato siciliano- sta cercando di creare un metodo di lavoro specifico attraverso la sottoscrizione di un protocollo di intesa per garantire a ciascun minore un progetto di accompagnamento alla vita”.

L’iniziativa partira’ a settembre. Si basa su tre pietre miliari: primo, “a ciascun minore, che cessa di essere quota per essere restituito alla dignita’ del vivere viene accompagnato un progetto”, spiega Pilato. Poi serve un “elenco di tutori, ovviamente a titolo gratuito”, che non si trovano e “io- lamenta il giudice- sono costretto ad affidarli alla tutela dell’assessore, che vuol dire negare la tutela”. Infine verra’ istituito “un tavolo di coordinamento, una rete sinergica fra istituzioni, associazioni, questura, prefettura, ufficio
scolastico regionale”. Un progetto ambizioso, che non ha bisogno di altro se non della sensibilita’ sui diritti umani e di quelle poche righe dell’articolo 343.

“Quel filo rosso che lega Chavez a Gramsci e che viene ignorato da certa sinistra eurocentrica”. Intervista a Luciano Vasapollo di Achille Lollo da: controlacrisi.org

Praticare conflitto di classe per la solidarietà internazionalista militante nel Socialismo per il Secolo XXI: Eurochavismo rivoluzionario versus Eurocentrismo a sfumature ….Il 5 marzo del 2013 finiva il calvario tumorale -o l’iter di un assassinio voluto dall’imperialismo!!?- che il Presidente del Venezuela rivoluzionario bolivariano, l’indimenticabile Comandante Supremo Hugo Chavez che nella fase più acuta, aveva affrontato dall’ottobre del 2012, subito dopo aver vinto per la quarta volta le elezioni. Purtroppo la scomparsa del fondatore del Socialismo del Secolo XXI ha permesso all’imperialismo statunitense di innescare una nuova dinamica controrivoluzionaria approfittando della mancanza di un leader carismatico come Chavez, associata alle nuove dinamiche della guerra economica e della manipolazione mediatica sperando che ciò, avrebbe potuto spegnere in meno di due anni la fiamma del chavismo e, quindi, “castrare” l’elezione di Nicolas Maduro, dando fine, in termini costituzionali, alla stessa rivoluzione bolivariana.

Purtroppo la crisi provocata dalla caduta del prezzo del barile di petrolio, fino a 28 U$ dollari, ha permesso all’organigramma strategico della Casa Bianca di occupare un certo spazio nella difficile congiuntura venezuelana. Infatti, bisogna riconoscere che negli ultimi due anni la stabilità del governo rivoluzionario bolivariano è stata messa a dura prova, soprattutto con l’inasprirsi della guerra economica che ha permesso tra l’altro l’elezione del governatore del ricco Stato di Miranda, Henrique Capriles e l’ostracismo violento dei deputati dell’opposizione (MUD). Oggi, i parlamentari dell’opposizione, teleguidati da Henry Ramos Allup e divenuti maggioranza, negli ultimi otto mesi di attività non hanno fatto altro che zavorrare il funzionamento legislativo del Parlamento per accelerare il collasso amministrativo dell’economia e quindi quello del governo bolivariano guidato da Nicolas Maduro.

Uno scenario che secondo lo storico guerrafondaio dell’imperialismo, Henry Kissinger “…avrebbe dovuto provocare la fine del regime chavista con una rivolta popolare e quindi silenziare definitivamente l’eredità politica di Hugo Chavez!”

Una tesi che però si è rivelata incongruente e fallimentare poiché il “legado politico” di Hugo Chavez ha frenato il processo di disarticolazione della democrazia bolivariana, messo in moto con la guerra economica e la pressante manipolazione dei media venezuelani e internazionali. In parole povere, nei mesi di marzo e di aprile il “New York Times”, il “El Pais”, la “CNN”, la “BBC”, ma anche la “RAI” e il “progressista “La Repubblica” vaticinavano incessantemente la fine del mandato presidenziale di Nicolas Maduro. Poi nel mese di giugno hanno cominciato a minimizzare la situazione politica del Venezuela che nel mese di luglio, scompariva dalle colonne dei “grandi giornali”.

Una situazione che, in termini geopolitici, può frenare la dinamica della strategia imperialista in America Latina che, come ben è conosciuto, prevedeva per agosto di quest’anno il definitivo ritorno dell’Argentina, del Brasile e del Venezuela nell’area d’influenza geostrategica degli Stati Uniti. Infatti, se in Argentina anche gli errori di Cristina Kirchner hanno determinato la clamorosa vittoria elettorale dell’ultra liberista Maurizio Macri, mentre in Brasile la fine del “desenvolvimentismo” (il ciclo economico, lanciato dal Presidente Lula nel 2003), favoriva la realizzazione di un “golpe blanco” nei confronti del presidente Dilma Roussef, in Venezuela il governo rivoluzionario bolivariano resisteva con l’appoggio del popolo rivoluzionario.

Una resistenza che si è rafforzata quando il governo di Nicolas Maduro, dopo aver fatto autocritica su alcuni errori commessi nel campo economico ha cominciato a correggerli, dimostrando di saper controllare la situazione e rilanciare in senso rivoluzionario, e per questo sta ricevendo l’appoggio della maggioranza della popolazione che riconosce gli sforzi del governo rivoluzionario.

A questo punto e per approfondire l’analisi geopolitica e i contenuti della manipolazione sviluppata dai grandi media che accompagnano la guerra economica, ho intervistato per Contropiano il professor Luciano Vasapollo che, attraverso l‘organizzazione in cui da decenni milita (Rete dei Comunisti, ed anche altre strutture politico- culturali come tra le altre l’Ass. Nuestra America, l’Ass marxista Politica e classe), ha ben conosciuto il Comandante Chavez e continuano ad avere un legame intenso con il governo chavista , ed inoltre per essere considerato uno dei principali studiosi marxisti europei della realtà politica ed economica sociale venezuelana;proprio per le organizzazioni che rappresenta e di cui è uno dei massimi dirigenti, è continuamente intervistato dalle radio venezuelane “Radio Sur” e “Radio Nacional”, mentre quando risiede a Caracas è l’ospite di vari programmi informativi di Telesur, etc..

Infatti, Il 28 luglio e poi il 31, Luciano Vasapollo ha realizzato due interviste con “Radio Sur” e “Radio Nacional” che hanno avuto una grande ripercussione, soprattutto nei paesi dell’ALBA e in tutti i programmi in spagnolo trasmessi nel mondo. Il motivo di questo successo si deve al fatto di aver spiegato, giacché europeo, perché il “legado politico” di Chavez resiste agli attacchi dell’imperialismo e perché l’onda terroristica dell’opposizione si è arenata, smentendo tutte le prospettive sovversive idealizzate dalle “eccellenze” della Casa Bianca ben come dagli strateghi della CIA.

L’intervista a Luciano Vasapollo

CONTROPIANO – La giornalista Cristina Gonzalez (la grande rivoluzionaria intervistatrice per molti anni del Comandante Chavez nel famoso e seguitissimo programma radiofonico “Alò Presidente!”) ha rilevato che tu hai maturato con passione rivoluzionaria una relazione di collaborazione e amicizia con il Comandante Hugo Chavez e di conseguenza con il nuovo Presidente Nicolas Maduro, che poi si è ampliata con la realizzazione di progetti di studio e ricerche da parte delle strutture politico culturali che coordini con Rita Martufi e altri compagni della Rete dei Comunisti , per poi passare a relazioni politiche più ampie con vari Ministri e settori del PSUV .Ci puoi spiegare come si è messo in moto questo meccanismo?

Luciano Vasapollo: Già nel 1969, ai tempi delle esperienze dei gruppi extraparlamentari quando eravamo molti di noi giovanissimo militanti di Potere Operaio, rimanemmo affascinato dall’esperienza del movimento guerrigliero venezuelano (FLN-FALN), guidato dal famoso comandante Douglas Bravo. Infatti, quelli erano i tempi del guevarismo e dei mille fuochi di guerriglia in tutto il mondo. Dopo di che nel 1989, con Rita Martufi, abbiamo vissuto in diretta il Caracazo (1), assistendo alla brutalità assassina di un regime di centro-sinistra che si diceva democratico, ma che in realtà eseguiva gli ordini imperialisti di Washington. Poi, quando nel 1992 Hugo Chavez tentò di mettere in moto un processo insurrezionale con il MBR200, con la partecipazione di settori progressisti e nazionalisti delle Forze Armate contro l’allora presidente Carlos Andrés Pérez, cominciammo a studiare a fondo il contesto del Venezuela in particolare nella ua dinamica rivoluzionaria bolivariana.

La interlocuzione con il pensiero e l’azione Chavez e l’interesse attivo e diretto per il movimento chavista cominciò ad affermarsi in maniera militante nel 1998 con la prima vittoria elettorale del Comandante Supremo e poi quando il popolo di Caracas circondò il Palazzo Miraflores, obbligando i golpisti a battere in ritirata. Da quel momento la mia relazione con il Comandante Hugo Chávez e poi con alcuni Ministri (ad esempio dall’inizio con Hector Navarro, Jorge Giordani e poi tanti altri come anche l’ex Ministro e VicePresidente Luis Salas, o gli attuali Ministri Jorge Arreaza- già Primo Vice Presidente e oggi Vice Presidente alle questioni sociali- il Ministro Riccardo Menendez e tanti altri) è diventata una componente importante della nostra attività politica all’interno delle organizzazioni cui sono militante, in particolare la Rete dei Comunisti, e l’Associazione “Nuestra America”. Un interesse che ha coinvolto anche la mia attività accademica di professore nell’Università “Sapienza” di Roma. Per esempio quest’anno ai miei studenti ho proposto lo studio della congiuntura politica ed economica del Venezuela, della Bolivia, di Cuba e dell’Argentina. Per questo abbiamo anche realizzato varie interviste e 4 DVD con video-conferenze sui quattro paesi che sono state tradotte anche in spagnolo e hanno costituito materiale didattico.

CONTROPIANO – Risulta che lo spezzone dell’intervista di “Radio Sur” di giovedì 28, più ritrasmesso nella rete è stato il tuo commentario sull’attualità del “legado politico”, i Hugo Chávez. Potresti spiegare perché, oggi, l’eredità politica di Chávez è di estrema importanza per il governo di Maduro?

Luciano Vasapollo: Non è la prima volta che importanti giornalisti venezuelani mi chiamano da Caracas, in piena notte, chiedendomi un’intervista proprio per esprimere il punto di vista dell’area politico culturale e sindacale alla quale mi onoro di appartenere da decenni, su temi scottanti che richiedono una lunga riflessione che, però, nel sistema radiofonico è difficile rendere a pieno e approfondire per il tempo e perché è tutto dal vivo e immediato. Per questo, nel programma di “Radio Sur” ho cercato di sintetizzare l’importanza del “legado politico” di Chávez, sottolineando che è proprio in funzione di questa impostazione rivoluzionaria che, oggi, il Venezuela bolivariano, i militanti del PSUV, i chavisti e le masse popolari fedeli ai principi della democrazia partecipativa, hanno potuto resistere agli attacchi violentissimi mossi dagli USA. Ormai è certo che senza questa eredità politica, senza lo stimolo di resistenza per costruire quello che Chávez ha definito il Socialismo del Secolo XXI, senza la decisione dei lavoratori venezuelani di difendere il progetto della democrazia bolivariana, l’imperialismo avrebbe vinto e sovvertito le dinamiche rivoluzionarie e progressiste di tutta l’America Latina.

Infatti, se analizziamo la struttura delle componenti sovversive messa in atto dalle antenne della CIA nelle cosiddette rivoluzioni colorate, mi riferisco in particolare all’Ucraina e alla Georgia, ma anche alle famose primavere arabe, vediamo che sono bastati sei mesi di attività sovversiva e terrorista per produrre definitivi cambiamenti nei regimi politici sopraindicati. Invece, nel Venezuela rivoluzionario , il piano eversivo di Washington resta ancora un’ipotesi tutta da verificare, perché nonostante le azioni terroriste, il popolo bolivariano crede che il governo chavista di Maduro riuscirà a risolvere i problemi della crisi provocata dall’abbassamento del prezzo del petrolio da cui dipendevano tutti i programmi e gli investimenti governativi. Cioè il chavismo ha prodotto un discreto livello di coscienza politica nel popolo rivoluzionario che ha capito che l’attuale crisi economica non è stata provocata dal governo o dal sistema bolivariano come sostiene strumentalmente e provocatoriamente l’opposizione e per questo appoggia il programma di riforme strutturali del Presidente Maduro e resiste perché la classe dei lavoratori venezuelana non vuole ritornare ai livelli di povertà e sfruttamento di prima. Ecco questa è l’importanza del legado politico del Comandante Chávez , che poi è strategia rivoluzionaria nella transizione al socialismo oltre che impianto ideologico.

A questo punto potresti entrare a fondo e spiegare perché e come il Venezuela bolivariano rivoluzionario riesce a resistere a una pressione mediatica internazionale cosi ostinata e agli attacchi mossi dalle centrali dell’eversione imperialista?

Praticamente fin dall’inizio della rivoluzione chavista e ancora più in questi ultimi tre anni l’imperialismo statunitense sta cercando in tutti i modi di destabilizzare il governo bolivariano di Nicolas Maduro. In questo periodo abbiamo assistito a uno scontro tremendo, in cui la resistenza politica del PSUV e la difesa della sovranità nazionale da parte del movimento chavista sono stati gli elementi che, oggi, caratterizzano la continuità del governo rivoluzionario e la direzione politica del Presidente.

Un contesto in cui emergono due fattori politici come elementi preponderanti e che continuano a determinare la longevità dell’assetto geopolitico e geostrategico del Venezuela bolivariano e chavista.

Il primo è rappresentato dalle caratteristiche politiche e costituzionali del processo partecipativo rivoluzionario della democrazia di base e del protagonismo delle masse popolari bolivariane, che ha cambiato per completo la relazione Stato-cittadino e che continua a essere accettato e voluto e rafforzato dal popolo.

Il secondo, invece, riguarda l’evoluzione socio-economica che in quindici anni ha prodotto continui miglioramenti nella qualità di vita dei settori di classe, grazie alle attività delle differenti Missiones che il governo bolivariano ha creato, invertendo il destino della rendita petrolifera. Cioè i miliardi di dollari che prima andavano in beneficio delle multinazionali e degli speculatori della borghesia venezuelana, durante i governi di Chávez e di Maduro sono serviti per finanziare i progetti sociali, infrastrutturali e dell’economia socialista. E questo il popolo rivoluzionario lo sa, come pure sa che il contrabbando, l’economia dollarizzata, il sabotaggio economico e la corruzione sono fenomeni esterni al progetto rivoluzionario. Possiamo dire che molti settori popolari criticano il governo invece proprio per non ricorrere alla repressione dura nei confronti dei terroristi, degli speculatori, dei contrabbandieri e via dicendo.

Nello stesso tempo, il bla bla bla dei fascistoidi Capriles e Henry Ramos Allup, non è riuscito a far dimenticare ai lavoratori che in questi anni i governi chavisti hanno costruito milioni di case popolari, imposto il contratto nazionale di lavoro, fissato nuovi aumenti salariali e disciplinato il sistema delle pensioni. Inoltre, hanno sviluppato l’occupazione con le cooperative, realizzando una serie di progetti che hanno cambiato il volto del Venezuela, soprattutto per quello che riguarda le cosiddette infrastrutture sociali che offrono gratuitamente istruzione, trasporti, cultura, informazione, sport e salute a coloro che prima ne erano esclusi.

Per questo, il concetto politico di “Giustizia Sociale” presentato da Chávez subito dopo essere stato eletto nel 1998 è diventato un presupposto ideologico dello Stato e del governo, cui Maduro sta cercando di dare una continuità nella difficile situazione economica che il Venezuela, oggi, attraversa per l’attacco durissimo, infame dell’imperialismo e delle oligarchie.

Nell’intervista a “Radio Sur” e poi anche a “Radio Nacional” hai rapidamente enunciato l’esistenza di un legame tra il l’analisi politica chavista e il sistema di lotte sviluppato dai sindacati classisti conflittuali e da quella parte di movimenti sociali e di classe, in cui c’è una internità significativa e con un forte connotato rivoluzionario da parte della Assoc. Nuestra America, del Capitolo Italiano della Rete in Difesa dell’Umanità, e della Rete dei Comunisti, proprio con un riferimento forte e diretto a molte esperienze sud americane a partire da Cuba socialista . Potresti spiegare a cosa ti riferivi?

Prima di tutto bisogna sottolineare che con la Rete dei Comunisti alla quale mi onoro di appartenere e insieme ad una più ampia area politica dell’alternativa rivoluzionaria di classe, e in quanto marxisti e comunisti e guevaristi ma anche gramsciani, consideriamo le tesi del Socialismo del Secolo XXI di Chávez come un fattore di novità rivoluzionaria e nello stesso tempo determinante per lo sviluppo della nostra attività politica nel movimento di classe europeo e di informazione e formazione ideologica. C’è quindi il rapporto politico che abbiamo costruito in riferimento alle strutture della Rete dei Comunisti con settori specifici del movimento chavista e del PSUV. Da sottolineare che la Rete dei Comunisti è stata fondata nel 1998, per questo l’evoluzione della rivoluzione bolivariana, in quanto soggetto politico anticapitalista e antimperialista, è divenuto il nostro riferimento ideologico specifico e di pratica militante insieme agli insegnamenti della rivoluzione cubana e quella sandinista.

Quindi l’organizzazione politica a cui appartengo, le strutture nelle quali opero in termini politico culturali del marxismo militante, ha realizzato vari studi comparativi e analitici sulle esperienze bolivariane , soprattutto quelle relative all’evoluzione delle condizioni del lavoro nel settore petrolifero e nel terziario, sulla pianificazione socio-economica a Cuba e in tutti i paesi dell’ALBA. Queste ricerche sono state pubblicate in moltissimi nostri articoli sulla rivista Nuestra America, su decine di libri e articoli nella rivista “Proteo”, e circolano tra i compagni di movimenti sociali, nei sindacati classisti conflittuali, nei movimenti popolari e nei settori del movimento studentesco universitario.

Un altro nostro importante strumento politico e informativo (cartaceo e on-line) che costantemente analizza gli argomenti della realtà politica e socio-economica venezuelana è il giornale on line “Contropiano” e , anche la storica “ Radio Città Aperta”.

Nello stesso tempo abbiamo creato un vincolo ideologico e di pratica e collaborazione politica con il processo rivoluzionario del Venezuela, giacché il governo bolivariano, prima con Chávez e oggi con Maduro, si è sempre manifestato nemico acerrimo del modello capitalista, e delle nuove forme di sfruttamento elaborate dalle multinazionali e dalla dominazione imperialista , e il governo chavista è punto di riferimento per i percorsi di transizione al socialismo.

Quindi, per i sindacati classisti conflittuali e per i seri militanti comunisti e quelli dei movimenti sociali che qui in Italia sono gli unici che lottano contro l’oppressione del modello liberista, l’esempio del Venezuela bolivariano e la sua pratica internazionalista sono di fondamentale importanza per mobilitare nel conflitto i lavoratori e condurre le lotte anche rivendicative strutturali all’interno di una logica di classe, sia nel settore privato sia in quello pubblico. Sempre nell’universo sindacale, esiste un’altra importante relazione che è quella che sta da anni realizzando la Federazione Sindacale Mondiale appoggiando e rafforzando i legami e le relazioni tra alcuni sindacati del Sud America.

Non voglio esagerare, però mi sembra che il Governo bolivariano si è dimostrato eccessivamente buono con chi cerca di distruggerlo, potresti spiegare perché la risposta nei confronti dell’eversione, del sabotaggio e delle centrali eversive non è mai stata anche più decisamente dura e repressiva quando sarebbe necessario?

Questa è una domanda che meriterebbe pagine e pagine per rispondere e che ho già abbordato sia con il Comandante Chávez, che con il Presidente Maduro. Ma sarò breve e schematico, partendo dalla considerazione fondamentale che la democrazia bolivariana non utilizza la metodologia della repressione del sistema borghese per combattere i suoi nemici. Questi devono essere sconfitti e lo saranno, all’interno del nuovo contesto politico creato dalla rivoluzione bolivariana, non solo in termini giudiziari, ma soprattutto attraverso le vigenti leggi e norme costituzionali, legislativi ed elettorali.

Dobbiamo sempre ricordarci che la democrazia partecipativa bolivariana è un modello politico nuovo che introduce una nuova cultura rivoluzionaria per quanto riguarda l’amministrazione dello Stato, la gestione dell’economia e per quello che concerne le relazioni tra istituzioni e i cittadini anche nei confronti di chi commette reati. D’altra parte, mi ricordo che Chávez ci parlava in ambiti ristretti ma lo stesso ripeteva pubblicamente e l’ha detto anche quando partecipò in una conferenza stampa a Porto Alegre durante il Forum Mondiale che: …le centrali eversive e lo stesso imperialismo sperano di poter innescare la miccia della guerra civile sfruttando gli eventuali eccessi repressivi della nostra polizia. Sperano, che la giustizia bolivariana sia ingiusta come quella dei paesi capitalisti per poi dire che è la giustizia bolivariana è uguale a quella di una dittatura!”. Per questo Chávez diceva sempre “Ricordate come fu montato il colpo di Stato contro di noi, contro il popolo bolivariano e come la stampa l’ha giustificato, questa è una lezione che non possiamo dimenticare “ !.

Infatti ,il Comandante Chávez aveva ragione, perché in questi ultimi due anni e mezzo l’obiettivo degli attacchi terroristi dei “guarimbas” è quello di provocare un sanguinario scontro armato con la Polizia Metropolitana, ed eventualmente anche con le Forze Armate per poi dire che il governo chavista reprimere nel sangue le manifestazioni pubbliche dell’opposizione. Elementi che permetterebbero al “democratico” Barack Obama di dichiarare che in Venezuela esistono i presupposti di un latente clima di guerra civile e per cui gli USA devono intervenire per motivi umanitari e per ristabilire la democrazia.

Non è la prima volta che la Casa Bianca promuove le cosiddette “guerre umanitarie” per distruggere uno paese socialista. A questo proposito vorrei, quindi, ricordare che nel mese di maggio l’ex presidente della Colombia, mentre Alvaro Uribe richiedeva l’intervento armato contro il Venezuela, il segretario generale dell’OSA, Luis Almargo, voleva favorire una vera e propria invasione contro la rivoluzione del Venezuela con l’applicazione dell’articolo 20 della Carta Democratica dell’OSA, che è il complemento giuridico per”… legittimare l’intervento militare in un paese dell’OSA per riportare la cosiddetta democrazia…”.

E questo serio, vero, incombente pericolo di diretta invasione, i gruppettini politici del massimalismo settario e della burocrazia sclerotizzata e spesso anche corrotta almeno moralmente , sia in Venezuela e ancor più qui in Europa e particolarmente in Italia , non lo hanno voluto capire, pensando invece di impiegare il loro tempo nelle cretinerie autoreferenzali e del protagonismo autorappresentativo incentrate sul dividere e non sapendo neppure cosa sia l’unità rivoluzionaria e l’interesse reale oggi del Venezuela chavista .

E come reagiva Chávez nei confronti del settarismo politico e dell’eccesso di burocrazia?

Prima di tutto voglio dirti che il Comandante Supremo, Hugo Chavez, era assolutamente contrario a qualsiasi manifestazione di settarismo politico, alla stessa maniera cercava di combattere le personalizzazioni nella macchina amministrativa della burocrazia, anche perché la corruzione nasce sempre dall’eccesso distorto di norme e protagonismi personali della burocrazia. Chávez è sempre stato contrario al settarismo politico, soprattutto quando chi si metteva la maglietta rossa del super-rivoluzionario lo faceva solo per attaccare, diffamare, infangare altri militanti chavisti o sinceri rivoluzionari di fede provata in Venezuela , come nel mondo intero e in paesi come l’Italia dove la sinistra in generale è profondamente corrotta poiché ha volutamente abbandonato l’etica della militanza nella classe e per la classe.

Basta ricordare quella famosa trasmissione del programma “Alò Presidente” in cui Chávez, rispondendo a una polemica provocata da alcuni membri della cosiddetta Unione Socialista dei Lavoratori (3) disse che il settarismo minava la costruzione politica del processo bolivariano, alla stessa maniera di come in Italia il concetto gramsciano di società civile , o di blocco storico , o di egemonia, furono manipolati a tal punto da non rappresentare quello che Gramsci realmente intendeva! .

Secondo Chávez la logica del protagonismo autoreferenziale fuori da un reale quindi contesto organizzato per il processo rivoluzionario, è settarismo ed è soffocante perché promuove l’individualismo e il concetto di élite pseudo rivoluzionaria ; mentre il bolivarianismo chavista è un concetto di democrazia plurale rivoluzionaria, in cui il rispetto delle idee è un comportamento tutto politico di classe che alimenta il rispetto per la scienza sociale della democrazia partecipativa.

Ti confesso che all’inizio, anche tutta la nostra area politica larga era involontariamente anche abituata alla visione euro-centrica della sinistra italiana, abbiamo avuto difficoltà per capire questa nuova logica di analisi politica rivoluzionaria che Chávez formulò nei primi anni di governo bolivariano. Dopo la sua morte e proprio in questi ultimi due anni dai cubani è risultato evidente che il Comandante Supremo aveva ragione, poiché la transizione per il Socialismo del Secolo XXI, è un processo lungo e complesso che investe anche settori della stessa borghesia, che dovrà riconoscere la centralità della maggioranza formata dal popolo lavoratore. Per questo le forzature del settarismo politico, sia di gruppo quanto quelle individuali, ritardano l’evoluzione del “legado politico chavista! ”.

In questo lungo periodo di transizione lo Stato e la democrazia bolivariana devono chiudersi per meglio difendersi o devono cercare di rompere il cerchio dell’imperialismo divulgando le esperienze e le conquiste della rivoluzione bolivariana?

Penso che non dobbiamo confondere la difesa delle conquiste rivoluzionarie con la divulgazione dei principi della transizione che regolano le attività della rivoluzione bolivariana. Cioè, bisogna sempre tenere presente l’orientazione di Chavez, secondo cui la difesa della rivoluzione bolivariana è un elemento organico della stessa transizione al socialismo e soprattutto è un fattore collettivo e di massa. D’altra parte la divulgazione dei principi e delle conquiste della rivoluzione devono essere i più ampi possibili, perché è in questo modo che si combatte la cultura dell’ individualismo tipicamente borghese e le manipolazioni mediatiche prodotte dai mezzi di comunicazioni legati o dipendenti dall’imperialismo. Se invece ci si chiude in una trincea dove, al posto di sviluppare la pratica della democrazia partecipativa, comincia la “lotta interna” per la cosiddetta rappresentatività rivoluzionaria si fa il gioco della controrivoluzione.

Sosteniamo questo perché Chavez e quindi, oggi, il presidente Maduro hanno sempre ricercato il discorso dell’unità e della crescita delle forze della sinistra rivoluzionaria all’interno della società bolivariana e soprattutto in funzione dell’oggettività dell’interesse di classe.

Nell’intervista del 31 luglio con Cristina Gonzalez di “Radio Nacional” , che è in pratica la voce centrale rivoluzionaria del Venezuela, hai denunciando il comportamento di una certa sinistra europea settaria, estremista e soprattutto massimalista che, dietro la facciata della solidarietà con il cappelletto e la maglietta rossa, starebbe creando vincoli con i settori “democratici” ambigui . Potresti essere più chiaro su quest’argomento?

Grazie alla lunga dell’ intervista nella Radio Nacional, ho potuto dire quello che non avevo affrontato nei 15 minuti con Radio Sur. Infatti, c’è un problema grave che riguarda non solo l’Italia o il Venezuela. E’ un problema europeo, e non solo, che riguarda il settarismo di una certa ultra sinistra, che, per essere visibile, adesso si sta legando a micro organizzazioni fuori dal contesto dell’intervento di classe e personaggi italiani , europei e anche venezuelani che si muovono in funzione del linguaggio pseudo rivoluzionario ma per far poi gli interessi tipici da progressisti ipocriti della democrazia borghese.

Questo comportamento è meschino. E’ il comportamento del nano della politica! – in senso figurativo e con tutto il rispetto per i bassi di statura-. Non so se ti ricordi quando la Fiscalia Judiciaria di Caracas fu oggetto di una “trampa” (inganno) della polizia colombiana che per due volte riuscì a far eseguire mandati di estradizione dell’Interpol contro presunti trafficanti, quando invece si trattava nel primo caso di un vecchio combattente legato alle FARC residente in Svezia e poi di un militante dell’ELN. Ebbene, in Europa soltanto due o tre gruppettini minoritari di super-rivoluzionari, scrissero un editoriale sputtanando questi due compagni colombiani oltre ad approvare l’estradizione nelle tremende carceri della Colombia.

Oggi, il vero problema è che l’imperialismo – che non è una tigre di carta – utilizza le sue antenne per mobilizzare entità intermediarie legate alla concezione borghese, politica, fuori dale masse proletarie o per le battaglie borghesi di diritti umani, per dar spazio alle posizioni di questa sinistra minoritarista e settaria. Una messa in scena che serve unicamente a rafforzare l’immagine dell’opposizione, che in questo modo può dire, “..vedete anche la sinistra è stanca di Maduro, anche i gruppi rivoluzionari criticano il chavismo !”

Sembra una terribile casualità ma nel mese di maggio, quando nella capitale venezuelana c’erano numerose manifestazioni organizzate dall’opposizione, i gruppetti di studenti che si dicono troskisti o maoisti scesero in piazza insieme ai gruppi della lumpen-borghesia di Capriles! Per cui, non bisogna stupirsi se i congeneri europei o italiani facciano lo stesso utilizzando la rete informatica senza metterci realmente la faccia , per pubblicare le stesse menzogne dette e ripetute dalla sinistra eurocentrica.

Frequente per voi della Rete dei Comunisti è l’attacco tutto politico contro l’eurocentrismo della sinistra europea e in particolare a quella italiana, sia moderata, sia pseudo rivoluzionaria. Perché affermate che la sinistra eurocentrica è quella che si adatta perfettamente nel modello comunicazionale e sociale del capitale espresso con la costruzione del polo imperialista della UE?

L’attuale fase della globalizzazione neoliberista ha favorito l’affermazione dell’eurocentrismo nella sinistra, che poi si è rivelato un elemento perfetto per imporre il concetto egemonico del capitale anche dell’Unione Europea come centro politico, economico e culturale si un nuovo competitivo polo nel mondo geo-strategico e geo-politico degli imperialismi.

Il dramma è che ormai tutti i partiti europei di centro-sinistra, della sinistra riformista o di quella radical-ambientalista e anche quella pseudo rivoluzionaria sono eurocentrici. In questo modo tutto quello che non conviene a questi partiti o gruppettini o ben noti personaggi fuori da ogni reale contesto politico, e che non vogliono realizzare per rinuncia alla militanza sul terreno rivoluzionario, allora è dichiarato improprio impraticabile e inutile per tutto il mondo. Insomma è una forma di dogma politico con il quale tutti i neocolonizzatori della cultura e pratica dell’eurocentrismo pretendono imporre le proprie decisioni collaborative e consociative ai partiti progressisti e della sinistra di classe del Terzo Mondo. In pratica è una forma per imporre ai nuovi partiti e movimenti rivoluzionari africani, arabi e latino-americani la silenziosa accettazione della relazione di dipendenza con gli imperialismi USA e dell’Unione Europea.

Comunque l’errore più grave commesso dai partiti della sinistra eurocentrica, è stato quello di aver accettato tutte le distorsioni creatisi con l’avvento dell’Europa Unita e che furono provocate unicamente dal mercato e dal liberismo. E’ chiaro che poi tutti gli eurocentrici che hanno mantenuto un canino silenzio sono stati ricompensati con l’apertura delle stanze del potere o con la finta opposizione della radicalità confusa di comodo e consociativa. Un processo che in Italia cominciò negli anni sessanta con i primi governi di centro-sinistra DC-PSI di Nenni e poi di Craxi, passando per il compromesso storico e l’eurocomunismo di Berlinguer, fino all’accettazione dell’asse franco-tedesco da parte del PD di Napolitano, Bersani, Letta e per ultimo Renzi e per la finta opposizione anche dei partitini sedicenti comunisti e di chiacchiera pomposa rivoluzionaria (sic!).

In questi anni la sinistra eurocentrica ha fatto di tutto per essere con compiti diversi la nuova forza populista capace di frenare, di tentare di ingabbiare nel consenso social liberista o dell’ ”io sono la rivoluzione”, l’autonomia della classe operaia e il ribellismo del proletariato giovanile, migrante, dentro le regole imposte dal mercato. Vale a dire flessibilità del vivere ,precariato e morte sociale!

Per questo i teorici della sinistra eurocentrica, già nel 1999, squalificarono il programma di giustizia sociale di Hugo Chávez considerandolo la fattispecie utopica di un bonapartismo latino! Ugualmente faceva Giorgio Napolitano nel 1979, nelle sue conferenze nelle università statunitensi (6) tentando di delegittimare la rivoluzione cubana e lo stesso Fidel Castro, considerandolo un leader di una dittatura. Da non dimenticare che nel 1986 nel PCI si consolidava la linea politica di Napolitano che a livello di politica estera definiva “piena e leale solidarietà agli Stati Uniti e alla NATO”. Non fu casuale che, in seguito, Henry Kissinger dichiarò che Napolitano era stato il suo comunista preferito (6.)

Oggi abbiamo il problema della schiavizzazione della forza lavoro immigrata, e nessuno pensa che il problema siano le società africane create con base il neocolonialismo e rimesse in sesto alla meno peggio dai nuovi alleati del liberismo europeo. Per questo il flusso d’immigrati si riduce a quantificare il numero di africani o arabi che nei paesi europei potranno essere integrati nel mondo del lavoro, con i cosiddetti contratti flessibilizzati e quindi, contribuire a rompere l’organizzazione di classe dei sindacati, oltre a far sviluppare l’economia invisibile (3) ed evidentemente a chiudere gli occhi sulla cosiddetta economia illegale (4). Le peggiori leggi contro i lavoratori negli ultimi venti anni sono state scritte dai partiti della sinistra riformista eurocentrica. Il Job Act in Italia, come pure la Loi du Travail in Francia, sono leggi volute, proposte e votate da partiti che si dicono di sinistra: il Partito Democratico di Renzi, la CGIL della signora Susanna Camusso e il partito Socialista Francese di François Hollande. Un situazione che è difficile dimenticare quello che è successo in Grecia con Alexis Tsipras e i gruppi eurocentrici presenti in Syriza, entrambi in combutta con la socialdemocrazia tedesca (SPD)! E per non parlare degli insignificanti partitini massimalisti sedicenti comunisti che abbondano in Italia.

Perché la sinistra eurocentrica, dopo aver inventato il social-liberismo con cui distruggere la lotta di classe, oggi continua a captare la simpatia e la speranza di ampie fasce elettorali operaie e proletarie, nonostante le delusioni con Prodi, Letta e adesso con Renzi? O decidendo di star fuori dal conflitto reale di classe continuano ad attirare un po’ di giovani in buona fede con la finta opposizione rivoluzionaria simbolica ?

Tu hai, giustamente parlato di simpatia e di speranza, ma non hai usato la parola militanza perché oggi, come pure negli anni novanta i partiti della sinistra eurocentrica non praticavano più la militanza politica poiché in quel periodo c’è stato anche un grande spurgo dell’ideologia classista, soprattutto in termini culturali. Un fenomeno che ha colpito anche la sinistra rivoluzionaria. C’è stato un lungo momento, a partire dagli anni novanta, in cui dirsi comunista significava essere subito additato come uno “sporco stalinista , servo di Castro e di Chavez “.

Un’epoca in cui i dirigenti anche di Rifondazione Comunista in Italia reinventavano il pacifismo, per scolorire il potenziale rivoluzionario del proletariato e quindi diluire in questo pacifismo senza nomi e frontiere tutto il potenziale rivoluzionario che aveva resistito agli effetti negativi degli anni della controrivoluzione a guida DC-PCI. D’altra parte i venti anni di Mediaset e della società della comunicazione deviante, hanno contribuito a ridurre lo spirito di lotta delle masse operaie e proletarie in semplice simpatia per chi dice che è sempre stato un tuo difensore e speranza perché in qualcosa devi credere.

Oggi il PD di Renzi è quello che maggiormente si contrappone e persegue i gruppi politici che sviluppando conflitto nel movimento di classe che cercano di trasformare il territorio e la fabbrica in nuove aree di lotta e di mobilitazione per la trasformazione reale radicale. Infatti, durante i governi della destra berlusconiana e leghista le denunce per oltraggio, occupazione, resistenza a pubblico ufficiale si sprecavano. Oggi invece gli uomini della repressione istituzionale chiamano gli ufficiali giudiziari per sigillare i cucinotti o i bar dei centri sociali. Fanno annullare tutti i contratti che i Comuni avevano con strutture legate alla sinistra di classe popolare e rivoluzionaria perché hanno capito che quei progetti oltre a dar lavoro, alimentano anche le attività politiche di trasformazione nel territorio, creando nei quartieri nuovi vincoli di militanza. Cioè rinasce quella militanza politica, classista, marxista e rivoluzionaria che esisteva in passato e che oggi fa paura al sistema che la reprime con mezzi della nuova violenza istituzionalizzata.

E mi fermo qui per non occupare spazio. La verità è che oggi anche la repressione esegue nuove metodologie, sempre più scientifiche e sempre più selettive, con l’obiettivo di isolare la sinistra di classe e quindi trasformare i centri sociali, i progetti delle cooperative e le esperienze comunitarie in autentici ghetti che a poco a poco scompaiono a causa del peso delle norme repressive.

Tu con i tuoi compagni della Rete dei Comunisti e delle strutture dell’area politica, avete scritto libri sull’eurochavismo; vorrei sapere se si tratta di emulazione di Hugo Chávez o se è qualcosa di più profondo che in termini ideologici lavora i concetti di giustizia sociale del chavismo, l’uomo nuovo di Guevara e l’intellettuale organico di Gramsci?

Quando scriviamo libri, come pure tutte le volte che in articoli o interviste introduciamo problematiche partendo da esperienze bolivariane o della Cuba socialista , non facciamo assolutamente un lavoro teorico individualista da tavolino, ma cerchiamo di trasmettere ai compagni che leggono per vivere teoria e percorsi del conflitto di classe , elaborazioni che svolgo nella pratica politica con i compagni della mia area politico culturale sindacale, cioè nel nostro piccolo un intellettuale organico collettivo.

Non si tratta quindi di una emulazione pura e semplice del Comandante Hugo Chávez. Infatti, la rivoluzione bolivariana è autenticamente venezuelana e non può essere esportata come tale. Basta vedere l’evoluzione dei paesi dell’ALBA dove l’esperienza bolivariana è uno dei riferimenti storici e ideologici. Poi il resto è autenticamente boliviano, ecuadoriano, sandinista e in primis cubano.

Il concetto diciamo di eurochavismo è politicamente utile per identificare una serie di concetti politici e ideologici che per noi marxisti comunisti europei sembrano una novità, ma che sono assolutamente presenti nel pensiero martiano e bolivariano, nel guevarismo, in Fidel e già in Gramsci, sono assolutamente necessari ,irrinunciabili per assumere una posizione politica definita nell’universo della lotta all’imperialismo e al capitalismo e per il socialismo .

Ad esempio la battaglia del governo chavista per difendere la sovranità nazionale e tutto quello che essa rappresenta come elemento di lotta contrapposta alla strategia dell’imperialismo è l’unico esempio che abbiamo negli ultimi quindici anni. Inoltre, la maniera come il governo chavista ha introdotto nella società venezuelana la lotta al liberismo economico e allo sfruttamento, creando nuove forme di lavoro e di fare azienda sociale e socialista, ci permette di analizzare se anche nel nostro sistema esistono complementarietà con quello che è stato fatto nel Venezuela rivoluzionario . Il che non significa copiare, ma capire se è possibile introdurre e sviluppare nuovi processi di lotta anticapitalista e su questo terreno anche qui ed ora da noi.

Inoltre si può intendere l’eurochavismo come una nuova concezione rivoluzionaria per ridefinire e organizzare la militanza e la sua relazione con la classe che lavora, che studia, che è sfruttata, che è emarginata. Un contesto che obbliga questa nuova militanza, di analisi politica e di organizzazione politica a opporsi agli effetti della crisi sistemica con una serie di lotte che lentamente costruiscono nuove realtà politichesi contropotere. Un contesto in cui nasce quello che Guevara chiamava l’Uomo Nuovo e in cui Gramsci indentifica l’affermarsi dell’intellettuale organico.

In pratica l’eurochavismo va inteso politicamente come una nuova concezione dell’essere rivoluzionario nelle lotte sociali e classiste, è una nuova forma di fare politica all’interno di nuova realtà organizzative che non sono più utopia non raggiungibile, bensì rappresentano la realtà dinamica del nostro presente che all’interno delle problematiche provocate dai conflitti di classe, costruisce il futuro con un occhio nel passato nel processo reale del divenire storico.

Infatti, anche in passato per esempio mentre in Italia gli Editori Riuniti limitavano lo studio di Gramsci a pochi libretti, ideologicamente innocui per il riformismo eurocentrico del PCI e la Feltrinelli pubblicava solo la parte epica di Guevara, in America Latina, durante trenta anni questi due autori sono stati studiati e analizzati profondamente nella e per la pratica rivoluzionaria. Perciò non è casuale se Hugo Chávez nelle sue riflessioni usi i concetti del guevarismo e soprattutto quelli gramsciani per costruire un’analisi rivoluzionaria che, partendo dalla riconquista della sovranità rivoluzionaria popolare tocca con il conflitto per il potere tutti gli aspetti della nuova società, fino a poter definire i diritti delle minoranze etniche in quanto soggetto di classe.

Quindi, con molta semplicità possiamo certamente affermare in chiave tutta interna al dibattito fra rivoluzionari che in Italia ed in Europa è possibile seguire questa nuova dinamica e prospettiva antimperialista e anticapitalista del chavismo che è realtà di pratica rivoluzionaria , qui ed ora e che per semplice connotazione geografica e storica possiamo chiamare eurochavismo, ma che sicuro è pensiero e agire del chavismo e castrismo e guevarismo nella pratica del costruire e vivere qui ed ora Socialismo nel e per il XXI secolo.

Secondo i “commentari” captati nel Transatlantico di Montecitorio, dopo il riconoscimento da parte dell’Italia del nuovo presidente brasiliano, il golpista Michel Temer, alcuni funzionari vicini al Ministro degli Esteri, Gentiloni, dovrebbero avviare contatti informali con i rappresentanti dell’opposizione ai vari governi rivoluzionari e progressisti dell’America Latina. Cosa ne pensi?

Personalmente e con la Rete dei Comunisti e la nostra area politico culturale r sono e siamo al di fuori di queste “voci”,contro il dilagante pettegolezzo politico , con la “p” molto minuscola, e anzi questo proliferare del vociare crea germi pericolosi che possono essere una bufala massmediatica per surriscaldare le relazioni tra il Ministero degli Esteri italiano e il governo bolivariano, cubano, boliviano ecc. ; e sempre piu apesso le “voci di e da dentro “ vengono supportate con riconoscimenti ed episodi concertati che peggiorano le relazioni diplomatiche, per esempio facendo diventare dei riconosciuti criminali e assassini come oppositori democratici , vedi tra i tanti il signor Lopez, fascista venezuelano ; o come ad esempio episodi controversi dopo la “strana “ morte dell’alto funzionario del Consolato italiano, Mauro Mariciatto, ed infatti, all’epoca furono divulgate tre versioni, seguite da un silenzio assoluto che rendono la morte di Mariciatto a tutt’oggi misteriosa se non sospetta.

Comunque le “voci” sono quasi sempre una manipolazione operata dagli ambienti legati all’opposizione controrivoluzionaria presene in Europa e Stati Uniti per provocare il personale diplomatico, che a volte purtroppo può sbandare, e per attaccare compagni sinceramente rivoluzionari da sempre impegnati nella solidarietà internazionalista militante e non certo quelli funzionalmente comodi di quella sinistra provocatoriamente parolaia.

E in Italia cosa significa realizzare conflitto nel e per la logica chavista? Per esempio voi che pensate che succederà nell’Unione Europea adesso che l’Inghilterra ha deciso di uscire con la Brexit? Che lotte realizzare contro la politica della UE?

E’ ancora presto per giungere a dee conclusioni politiche compiute, visto che per esempio in Scozia tutti vogliono restare nell’Unione Europea, in Irlanda del Nord già c’è una consistente maggioranza che vuole approfittare del Brexit per proporre l’unificazione delle due Irlande e nel Galles, invece vorrebbero seguire il cammino dell’indipendenza.

Comunque il Brexit pone fine ad una situazione che è sempre stata contraddittoria e mette in luce il progetto imperialista dell’Unione Europea.

In termini politici di immediata percezione politichese ,il Brexit è uno stimolo alla rottura nazionalista e razzista per i partiti della destra estrema , quella post-fascista. Oggi per esempio si da quasi per certo che Marie le Penne sarà la prossima vincitrice delle elezioni in Francia. Bisogna, comunque, aspettare come andranno le elezioni negli Stati Uniti per dire se con Hillary Clinton l’Inghilterra sarà il nuovo fratello degli USA o se con Trump prevarrà il tradizionale isolazionismo dei repubblicani, che può provocare seri problemi all’Inghilterra.

In ogni caso per quello che noi identifichiamo progetto di rottura della UE per la costruzione in termini rivoluzionari e internazionalisti di classe , l’ALBA mediterranea , ci sembra che oggi ci sia una situazione positiva anche di un anno fa, perché è dimostrato dalle dinamiche politiche delle scelte popolari che il blocco granitico dell’Unione Europea può decomporsi. Il problema è preparare il movimento di classe per sapere come affrontare un’eventuale rottura e fuoriuscita dalla UE affossando le politiche del Fondo Monetario Internazionale e di tutta la troika rappresentante degli interessi della borghesia transazionale europea barricata nel polo imperialista della UE.

Scusami ma questo processo tutto politico internazionalista di classe non abbatte concretamente da subito ogni forma di eurocentrismo comunque della collaborazione nel consociativismo pacificato, fuori dalle dinamiche reali del conflitto sociale ,poichè anche quando si professa radicale è solo parolaio e autoreferenziale ?

Mentre il percorso di lotte per l’accumulo delle forze nella proposta di rottura e fuoriuscita dalla UE per la prospettiva della costruzione dell’ALBA socialista mediterranea, non è un terreno di pratica immediata qui ed ora di eurochavismo rivoluzionario , di costruire lentamente percorsi concreti di Socialismo nel XXI secolo nella pratica reale delle lotte dell’internazionalismo di classe ?

Come sempre le dinamiche del materialismo storico nell’esplicitarsi reale del conflitto di classe determineranno i percorsi del divenire storico, e si vedrà come diceva la sempre cara Margherita Hack che “Spesso oggi è tutto molto facile da raggiungere perché diventi…vera passione “ !!

*Per Contropiano

NOTE:

1 – Il Caracazo è la rivolta storica del popolo povero della capitale Caracas che fu repressa nel sangue tra il 28 e il 5 marzo del 1998.

2 – L’USL, Unione Socialista dei Lavoratori è un gruppettino minoritario dell’estremismo venezuelano, che come tanti altri presenti anche in Italia ,si considera l’unico “super-rivoluzionario” ,di origine controllata DOC ,del pianeta Terra!

3– L’economia invisibile sono le contrattazioni in nero, i ritmi di lavoro alterati, l’assenza di garanzie e misure di sicurezza, forme di contrattazione che permettono la produzione di merci con norme falsificate o con materie prime adulterate.

4 – L’economia illegale è data per esempio dalla messa produzione per il capitale di uomini o donne per la prostituzione, per il trasporto e la vendita di stupefacenti, per la vendita al dettaglio di prodotti di contrabbando etc.etc.

5 – Grazie all’aiuto di Andreotti, Giorgio Napolitano, in quanto responsabile della politica economica del PCI, nel 1978 dagli USA il visto per poi nel 1979 realizzare una serie di conferenze nelle Università di Harvard, Yale, Chicago, Berkeley, Johns Hopkins-SAIS e CSIS di Washington.

6 – Nel 2001 il Corriere della Sera riportò alla luce questa relazione nell’articolo “E Kissinger incontra il suo comunista preferito”, Corriere della Sera del 9 settembre 2001, http://archiviostorico.corriere.it/2001/settembre