La nomination della Clinton, l’esigenza di capire se le donne ai vertici della politica mostrino “originalità con un segno femminile”.. e tanti avvenimenti da approfondire ….. da: ndnoidonne

Prima Pagina Donna (25-31 luglio 2016)

inserito da Paola Ortensi

Prima Pagina Donna (25-31 luglio 2016)

L’ultima settimana di luglio 2016 ha registrato innumerveoli avvenimenti di portata storica; si va dal raduno a Cracovia dei giovani con Papa Francesco, segnato da parole importanti adeguate ai giorni difficili che vive il mondo,  fino all’iniziativa senza precedenti – proposta e attuata da rappresentati del mondo islamico – di partecipare nelle chiese alle funzioni della domenica per segnare l’alleanza per la pace e contro il terrorismo, in una guerra – sottolinea Papa Francesco – che non è di religione .Iniziativa presa a seguito dell’orrendo omicidio di Padre Jacques in Francia .
Di appuntamenti però davvero significanti per uno sguardo al femminile, che vanno oltre i legittimi giudizi e opinioni umane e politiche per la protagonista, ne è avvenuto uno già annunciato ma oggi divenuto fatto concreto. Il riferimento è alla definitiva candidatura “firmata “ dalla Convention del Partito democratico per Hillary Clinton a Presidente degli USA.
Hillary Clinton è sicuramente una figura complessa e discussa sulla quale, considerata la sua storia umana e politica,  i giudizi divergono e in alcuni casi sono critici (anche all’interno del suo stesso partito), una figura che,  non a caso, ha forse determinato l’imprevisto grande successo del competitor Sanders. Ma è difficile negare come la Clinton sia una persona che  – forse proprio appellandosi ad alcune doti catalogate normalmente come piuttosto femminili quali: tenacia, pazienza, resistenza, astuzi – è riuscita a compiere un percorso pieno di difficoltà, inciampi, errori e successi come persona – e anche come moglie di un Presidente che con i suoi tradimenti la umiliò e la sottopose a giudizio di una intera nazione – ma come professionista e come politica è arrivata a ricoprire come “Ministra degli esteri” una funzione difficile e di estrema importanza ma in cui avvenimenti catalogati come errori non piccoli non sono mancati.
Nostante tutto questo Hillary, rispondendo colpo su colpo a Trump che non le ha lesinato attacchi oltre la politica,  ce l’ha fatta e ha potuto godere dell’accredito forte e autentico in primis del Presidente Obama e di sua moglie Michelle; anche Sanders in un modo che definirei leale e convincente si è rivolto ai suoi sostenitori, cercando di convincere anche ‘gli irriducibili e lo ha fatto puntando all’interesse del paese contro il candidato repubblicano Trump che, pur di attaccare Hillary, è arrivato a rivolgersi con benevolenza a Putin e alla Russia, forse per presunzione facendo il primo errore serio.
La candidatura di Hillary ovviamente non significa una vittoria già in tasca e le preoccupazioni non sono poche, stando ai sondaggi. Credo tuttavia sia interessante non semplicemente esprimere, dal mio punto di vista, la speranza che possa vincere ma che nel corso della campagna elettorale – fino a quell’8 novembre che sarà il giorno della verità – seguire il percorso di Hillary e verificare come si evolva e valorizzi la responsabilità di essere donna.  E’ un elemento tenuto sotto osservazione da tante donne, non solo americane, ma in gran parte del mondo. Hillary ha indubbiamente una personalità umana e politica ben delineata, ma tra le sue responsabilità di oggi c’è anche il come intende interpretare il suo essere donna come PRESIDENTE. Molto realisticamente come l’alleanza con Sanders l’ ha costretta a modificare o arricchire il suo programma in termini più di sinistra, così l’aspettativa delle donne deve, credo, potersi misurare in parole e idee in cui si riconoscano.
Mi sembra interessante e sicuramente è tempo di chiedere e domandarsi cosa e se le donne ai massimi luoghi di potere della rappresentanza portino qualcosa di originale e positivo o se a tali livelli non ci sia davvero alcun segno e impegno di diversità del femminile.
La risposta non è affatto scontata e a me pare che ancora non ci sia.
Ma la Merkel, in Germania, è ancora una volta in prima fila a gestirela Brexit con la nuova leader dei conservatori  e primo ministro del Regno Unito, Theresa May. Per non dire della “gestione” della questione emigrati, degli attacchi terroristici e non solo, le aspettative sulla Clinton e anche, per parlare con riferimento a questi giorn,i la triste situazione di Dilma Rouseff che, sospesa dal suo incarico di presidente del Brasile per l’accusa di “intrallazzi” di varia natura, non parteciperà il 5 di agosto all’apertura delle Olimpiadi, segnando visibilmente una sconfitta del suo incarico. Tutti questi avvenimenti ci danno un’opportunità in più per guardare dentro al problema.
Datp, ritengo, lo spessore del tema che in questa settimana inizia con la Clinton e si allarga come ho cercato di dire, a ben altro orizzonte, penso di rinviare-  magari prima della fine di questa settimana – alcuni pensieri su due donne significative anche se con modalità completamente diverse, che ci hanno lasciato. Mi riferisco a Marta Marzotto e ad Anna Marchesini. Entrambe con una storia individuale e scelte di vita molto femminili, interessanti, da conoscere e capire per trarne riflessioni  e, anche, per valorizzarle con uno nuovo sguardo.

Ps: Morti di tante donne e bambini in attacchi senza sosta in Siria e in Afghanistan contro i civili, bombe su un ospedale in SIra,  l’unico e ultimo in una regione dedicato a nascite e pediatria; il susseguirsi di tragedie in mare in cui si perdono tante donne e bambini, il perpetuarsi di violenze e omicidi contro donne penso meritino quanto prima parole dedicate. Lo faremo presto in questo spazio per quanto senza presunzione.
PAOLA ORTENSI

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