Bologna e il 2 agosto: le storie delle 85 vittime della strage in stazione da: larepubblica.it

Bologna e il 2 agosto: le storie delle 85 vittime della strage in stazione

Per il 36esimo anniversario dell’attentato, avvenuto nell’estate del 1980, sono state realizzate ottomila cartoline con le storie di chi è morto quel giorno
di CATERINA GIUSBERTI

BOLOGNA – Ottomila cartoline per 85 storie: le vittime della strage della stazione di Bologna, 36 anni fa, il 2 agosto 1980. Nomi che sono persone, amori, vincite al lotto, coincidenze, ritardi. La storica Cinzia Venturoli le ha riunite con l’aiuto di diari, certificati anagrafici, giornali d’epoca, traendone tante piccole biografie che saranno distribuite al corteo. L’iniziativa è promossa dalla Regione e dall’associazione familiari delle vittime della strage .L’idea, spiega la presidente dell’assemblea Simonetta Saliera, è nata da un’esperienza nelle scuole: “I ragazzi chiedono chi erano quelle persone, perché erano lì”. Spesso per una crudele casualità, come ha scritto la poetessa Wislawa Szymborska: “E’ accaduto prima. Dopo. Più vicino. Più lontano. E’ accaduto non a te. Ti sei salvato perché eri il primo. Ti sei salvato perché eri l’ultimo”. Ecco quelle storie.

L’INTERVISTA “Noi, segnati come i ragazzi del Bataclan” di I.VENTURI

TEDESCHI IN VACANZA
Eckhardt Mader aveva 14 anni, viveva ad Haselhorf in Westfalia, era venuto in Italia coi suoi per andare a Lido di Pomposa. Aspettavano il treno per tornare in Germania. Alle 10.25 Eckhardt e i suoi due fratelli erano entrati in sala d’attesa, mentre il padre usciva: aveva deciso di visitare Bologna. Lo scoppio uccise Eckhardt, il fratello Kai, la mamma Margret. Rimasero feriti l’altro fratello e il padre, che scavando tra le macerie ritrovò i resti dei suoi cari.

L’INCIDENTE
Luca Mauri, 6 anni, viveva con mamma Anna Maria e babbo Carlo vicino a Como. Venerdì 1 erano partiti per Marina di Mandria, ma a Casalecchio ebbero un incidente. Ne uscirono illesi, ma l’auto si guastò: la lasciarono da un meccanico e decisero di ripartire in treno per Brindisi. Morirono tutti.

LINA E IL LOTTO
Lina Ferretti aveva 53 anni e viveva a Livorno col marito Rolando. Casalinga, amava leggere. Sua suocera aveva vinto al lotto e aveva regalato a lei e al marito uno dei pochi viaggi della loro vita. Sarebbero dovuti partire per Brunico il giorno dopo, ma l’albergatore li chiamò: s’era liberata la camera. Anticiparono il viaggio. Lina fu riconosciuta, con fatica, da suo cognato Loriano il giorno dopo. Il marito, gravemente ferito, si salvò.

MARIA CHE SPARI’
Maria Fresu, 24 anni, di origini sarde, abitava in provincia di Firenze. Era in stazione con la figlia Angela e due amiche, stavano andando in vacanza al Garda. L’esplosione le colpì in sala d’aspetto. Maria, Angela e Viviana Bivona, una delle amiche, morirono. L’altra rimase ferita. Del corpo di Maria non s’ebbe traccia fino al 29 dicembre, quando gli ultimi esami sui resti confermarono il suo ritrovamento.

VELIA E IL FUNERALE
Velia Carli, 50 anni, aveva un piccolo negozio di maglieria in provincia di Napoli. Col marito Salvatore era partita l’1 per Scorzè, in Veneto, per il funerale del consuocero. A Bologna persero la coincidenza. La bomba scoppiò mentre aspettavano il treno dopo: li uccise entrambi, lasciando orfani sette figli.

VIVIANA IN DOLCE ATTESA
Viviana Bugamelli, 23 anni, lavorava in un’azienda agricola. Sposata da pochi mesi con Paolo, aspettava un bimbo. Vivevano a San Lazzaro coi genitori. Erano in stazione ad acquistare i biglietti per treno e traghetto per la Sardegna, a settembre. Lo scoppio li uccise entrambi.

I FIDANZATI INGLESI
Catherine Helen Mitchell, 23 anni, si era laureata all’Arts Court di Birmingham. Col fidanzato John viaggiava per l’Europa. Zaino in spalla, blu il suo, arancione John, sacco a pelo, arnesi da campeggio, abiti, una fotocamera. Morti entrambi.

LO STUDENTE GIAPPONESE
Iwao Sekiguchi, 20 anni, dai sobborghi di Tokyo, studiava letteratura giapponese. Ottenuta una borsa di studio dal Centro Culturale Italiano a Tokyo, il 23 luglio era arrivato a Roma e dopo una settimana era partito per Firenze. Il 2 agosto salì a Bologna. Ma siccome, come annota nel diario, «Teresa non c’era», volle proseguire per Venezia. Aveva comprato un cestino da 5mila lire: carne, uova, patate, pane e vino. Mentre aspettava il treno mangiava e scriveva.

PIER SCESO A TELEFONARE
Pier Francesco Laurenti, 44 anni, dalla provincia di Parma, aveva una sorella ed era laureato in legge. Viveva a Parma, ma lavorava a Padova. Tornava a casa da una vacanza in riviera. Durante una sosta del treno a Bologna, scese a fare una telefonata.

IL VECCHIO ANTONIO
Antonio Montanari, 86 anni, ex mezzadro, amava la briscola e i fumetti. La mattina del 2 era andato in autostazione a vedere gli orari delle corriere. Aspettava sotto il portico l’autobus per tornare a casa. L’esplosione lo buttò a terra, lo ferì. Un amico lo portò in ospedale, dove morì. La vittima più anziana della strage.
Il manifesto del Due agosto: “Vogliamo sapere chi finanziò la strage”

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LEO, IL MURATORE INNAMORATO
Leo Luca Marino, 24 anni, era nato in provincia di Palermo e aveva sette fratelli. Dal 1975 viveva a Ravenna, dove faceva il muratore. Lì conobbe la sua fidanzata 19enne, Antonella Ceci, che lavorava in uno zuccherificio. Erano in stazione ad accogliere le sorelle di Leo Luca, Angela e Domenica, arrivate apposta dalla Sicilia per conoscere la futura nuora. Dovevano tornare tutti assieme a Ravenna, ma il treno era in ritardo. Morirono tutti.

NILLA CHE STAVA PER SPOSARSI
Nilla Natali, 25 anni, era figlia unica e stava per dire sì: aveva già scelto i mobili per la nuova casa. Lavorava alla Cigar, una società che si occupava della ristorazione in stazione e che aveva i suoi uffici sopra alle sale d’aspetto. La bomba la colse in ufficio.

FIDANZATI IN ANTICIPO
Carla Gozzi, 36 anni, abitava coi genitori a Concordia, nel modenese ed era impiegata in un maglificio. Stava partendo per andare alle Tremiti col fidanzato, Umberto Lugli, di due anni più grande. Il fratello di Umberto lì accompagnò in stazione con largo anticipo. Morirono entrambi.

L’OROLOGIAIA SVIZZERA
Irène Breton, 61 anni era originaria di Boncourt in Svizzera e viveva a Delémont col marito. Faceva l’orologiaia. Nessuno sa perché fosse in stazione.

IL TAXISTA DI MARZABOTTO
Francesco Betti, 44 anni, taxista di Marzabotto. Viveva con la moglie e il figlio di 2 anni a San Lazzaro. Era in servizio e il suo taxi si trovava a trenta metri dalla bomba. Un masso lo colpì alla nuca, morì sul colpo.

LA FAMIGLIA BARESE
Vito Diomede Fresa, 62 anni, era di Bari, dove aveva moglie e due figli. Medico impegnato nella ricerca sul cancro e direttore dell’Istituto di patologia all’università, era partito in treno per evitare l’autostrada. Con lui viaggiavano la moglie Errica e il figlio Cesare, di 14 anni. Della famiglia restò solo la figlia rimasta a casa.

SONIA E LA BAMBOLA ROSSA
Sonia Burri, 7 anni, era partita da Bari con i genitori. Era in stazione con loro, i nonni, la sorella Patrizia Messineo (figlia di un altro papà), zia Silvana e le cugine. I soccorritori la trovarono viva ma in gravissime condizioni accanto alla sua bambola rossa. Morì in ospedale due giorni dopo. La bomba uccise anche la sorella Patrizia, di 18 anni, e la zia Silvana Serravalli.

MANUELA VERSO LA COLONIA
Manuela Gallon, 11 anni, bolognese, aveva appena finito le elementari. I genitori aspettavano con lei il treno per Dobbiaco, dove la ragazzina avrebbe passato due settimane in colonia. Il babbo si allontanò per comprare le sigarette e in quell’istante scoppiò la bomba. Manuela rimase gravemente ferita, fu ritrovata e portata in coma all’ospedale dove morì 5 giorni dopo. Mamma Natalia, anche lei ricoverata, morì proprio durante il funerale di Manuela. Solo il papà si salvò.

L’ALLIEVO DI ECO
Sergio Secci, 24 anni, era nato a Terni e si era laureato al Dams. La sua passione era il teatro. Di lui Umberto Eco scrisse che era uno studente modello e all’esame insistette per rifare la tesina. Partito da Forte dei Marmi, Sergio era diretto a Verona, dove l’aspettava un amico. Persa la coincidenza delle 8,18, aspettava il treno delle 10,50. Morì il 7 agosto in ospedale.
Bologna e il 2 agosto: le storie delle 85 vittime della strage in stazione

Un momento del corteo per ricordare la strage
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FRANCA E IL FORNITORE
Franca Dall’Olio, 20 anni, nata a Budrio, figlia unica, abitava a Bologna e da quattro mesi lavorava per la Cigar, che si occupava della ristorazione in stazione e aveva gli uffici sopra le sale d’aspetto. Poco prima dell’esplosione era al telefono con un fornitore: normalmente era lei a scendere per controllare la merce, quella mattina gli chiese di salire.

RITA PRESTO SPOSA
Rita Verde, 23 anni, aveva una sorella e un fratello, viveva a Bologna coi genitori, stava per sposarsi. Anche lei era impiegata alla Cigar.

L’IMPIEGATA PARIGINA
Brigitte Drouhard, 21 anni, era nata a Saules, in Francia, e risiedeva a Parigi. Impiegata, amava la poesia e la letteratura italiana. Aspettava un treno per Ravenna.

FUORI DAL TUNNEL
Roberto Gaiola, 25 anni, era di Vicenza e aveva una sorella. Iniziò a lavorare a 11 anni, in fabbrica. Dopo un periodo difficile, si stava disintossicando al Maggiore e faceva spesso avanti e indietro dal Veneto. Il 2 aspettava il treno per tornare a casa.

DA 20 ANNI MAI IN TRENO
Amorveno Marzagalli, 54 anni, viveva in provincia di Novara con moglie e figlio. Dirigente in una ditta di macchine da caffè, aveva accompagnato la famiglia a Lido degli Estensi, poi avrebbe raggiunto il fratello a Cremona per una gita sul Po, cui lui l’invitava da dieci anni. Quella volta Amorveno acconsentì: la madre era appena morta, in giugno. La mattina del 2 si fece portare alla stazione di Ravenna e di lì, dopo vent’anni che non saliva su un treno, partì per Bologna. Aspettava la coincidenza delle 11.05.

ROMEO IN ANTICIPO
Romeo Ruozi, 54 anni, era di Reggio Emilia, aveva vissuto a Trieste fino al 1975, poi s’era trasferito a Bologna. Sposato, aveva tre figli: due grandi e una di 14 anni. Era in stazione per accogliere la figlia maggiore che veniva a prendere la sorellina per le vacanze estive. Il treno doveva arrivare alle 11,58, ma Romeo era arrivato con largo anticipo, come d’abitudine. Il genero lo riconobbe dalla fede che portava al dito.

FRANCESCO DALLA FIGLIA
Francesco Antonio Lascala, 56 anni, sposato, tre figli. Appassionato di pesca, viveva a Reggio Calabria con la moglie e il figlio quindicenne. Ex centralinista alle Ferrovie, andava a Cremona dalla figlia. Ma il treno era arrivato a Bologna con tre ore di ritardo e aveva perso la coincidenza.

GLI SPOSI PER MANO
Rosina Barbaro, 58 anni, era di Bologna. Sposata, aveva una figlia. In agosto avrebbe festeggiato il 40esimo di nozze. Stava partendo col marito per la Riviera. La figlia voleva accompagnarli in auto, loro avevano deciso per il treno. Camminavano mano nella mano sul marciapiede del primo binario. Il marito rimase ferito, Rosina morì.

PIETRO IL PRESIDE
Pietro Galassi, 66 anni, era nato a San Marino, aveva una sorella e, laureato in matematica, aveva insegnato in una scuola di Viareggio, di cui era poi diventato preside. Era in pensione, e nessuno sa perché fosse in stazione.

LIDIA VERSO I MONTI
Lidia Olla, 67 anni, una figlia, abitava a Cagliari col marito. Partiti per raggiungere la sorella in Trentino, avevano un treno dopo due ore. Il signor Cardillo si levò la giacca e andò a controllare il tabellone. Lidia restò in sala d’aspetto. Lei morì, lui si salvò.

GAETANO NEO-ASSUNTO
Gaetano Roda, 31 anni, era nato a S.Bartolomeo: orfano di padre, viveva nel ferrarese con madre e fratello. Appena assunto dalle Fs, faceva un corso in stazione e in una pausa andò al bar. L’onda d’urto lo gettò contro il treno in sosta sul primo binario.

ROSSELLA AVEVA SETE
Rossella Marceddu, 19 anni, viveva nel vercellese coi genitori e la sorella. Studiava per fare l’assistente sociale. Tornava da una vacanza col padre e la sorella ai lidi ferraresi: voleva vedere il fidanzato. L’accompagnava un’amica, volevano viaggiare in moto, poi scelsero il treno, ritenuto più sicuro. Faceva caldo e Rossella andò a prendere da bere. L’amica rimasta sul binario si salvò.
Bologna e il 2 agosto: le storie delle 85 vittime della strage in stazione

L’orologio fermo in stazione, uno dei simboli della strage
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DAVIDE, IL MUSICISTA
Davide Caprioli, 20 anni, era di Verona, dove viveva coi genitori. Studiava economia e commercio, ma la sua passione era la musica: suonava la chitarra e cantava. Dopo una vacanza ad Ancona, dalla sorella, era ripartito perché la sera suonava con la band, i Dna group. Lo scoppio della bomba lo ferì gravemente, morì al Maggiore due ore dopo.

L’appello della sorella: “Cerco l’uomo che in quell’orrore mi accompagnò a riconoscere il corpo del mio Davide”

VITO IL CAMERIERE
Vito Ales, 20 anni, palermitano, aveva un diploma da operaio specializzato e cercava un impiego stabile. Era diretto a Cervia, dove avrebbe lavorato in una pensione come le estati precedenti.

LA VACANZA DI PAOLINO
Paolino Bianchi, 50 anni, faceva il muratore in una cooperativa agricola e viveva in provincia di Ferrara con la mamma malata. Tutti gli anni si concedeva una vacanza sul Garda da una cara amica. Prima di partire aveva comprato le provviste per la madre.

IL MILITARE
Roberto Procelli, 21 anni, era figlio unico e viveva a San Leo di Anghiari. Ragioniere, aveva seguito un corso da programmatore elettronico e lavorava in quel campo. Nel tempo libero, aiutava il babbo a coltivare tabacco. Il 13 maggio era partito per il servizio di leva a Bologna e stava tornando a casa. Lo identificarono dalla piastrina che aveva al collo.

IL MISTERO DI MARIA ANGELA
Maria Angela Marangon, 22 anni, contadina, era nata a Rosolina, in provincia di Rovigo e aveva due fratelli e una sorella. Nessuno sa perché fosse in stazione.

MAURO CHE LEGGEVA IL GIORNALE
Mauro Alganon, 22 anni, viveva con i genitori ad Asti. Commesso in libreria, era l’ultimo di tre figli. Amava la fotografia. Era partito con un amico per Venezia, ma persero la coincidenza. Lui rimase a custodire i bagagli leggendo un giornale e morì. L’amico che uscì si salvò.

IL TURISTA SPAGNOLO
Francisco Gomez Martinez, 23 anni, era spagnolo. Impiegato in una azienda tessile, viveva con una sorella e la mamma in provincia di Barcellona. Aveva cominciato a lavorare a 16 anni, era appassionato di arte. Durante l’anno risparmiava i soldi per viaggiare. In cima alla sua lista c’erano la Grecia e l’Italia. Era partito il 29 luglio, voleva visitare Bologna. Il 2 era appena sceso dal treno.

VINCENZINA E LA SVIZZERA
Vicenzina Sala, 50 anni era di Pavia, ma viveva a Bologna. Il 2 era in stazione col marito, i consuoceri e il nipotino di 6 anni ad aspettare sua figlia e il genero dalla Svizzera. Lo scoppio della bomba uccise Vincenzina, ferì il marito, la consuocera e molto gravemente il nipotino.

L’OTTICO PRIORE
Angelo Priore, 26 anni, di Bolzano, si era trasferito a Messina dove faceva l’ottico. Il 2 era in viaggio coi suoceri per raggiungere moglie e figlio di 14 mesi nel Cadore. Leggeva in sala d’aspetto, mentre i suoceri uscirono a fare due passi. Lo scoppio lo ferì al volto e alla testa. Morì l’11 novembre 1980 dopo mesi di ricoveri e interventi.

IL FIGLIO DEL SINDACO
Mirco Castellaro, 33 anni, di Pinerolo, aveva a lungo vissuto a Frossasco dove il padre era stato sindaco. Capoufficio presso la ditta Vortex Hydra di Fossalta, viveva a Ferrara. Sposato, aveva un figlio di 6 anni. Non si sa perché fosse in stazione.

IL PALLAVOLISTA E LA MAMMA
Roberto De Marchi, 21 anni, era orfano di padre. Viveva con mamma Elisabetta e i tre fratelli più grandi a Marano Vicentino. Era un promettente pallavolista della Volley Sottoriva. Partì il 2 agosto con la mamma per andare dai parenti in Puglia. Passeggiava sul primo binario quando il crollo della pensilina lo travolse. La mamma morì in sala d’attesa.

MARINA IN VACANZA
Marina Antonella Trolese, 16 anni, liceale della provincia di Padova, doveva partire con la sorella per un viaggio di studio. Con loro in stazione a Bologna c’erano mamma Anna Maria e il fratello dodicenne. Lo scoppio li colpì in pieno: la mamma morì sul colpo, i fratelli rimasero feriti, Marina riportò gravissime ustioni e mori il 22 agosto a Padova.

ELEONORA E LA SICILIA
Eleonora Geraci 46 anni era partita in auto da Casalgrande di Reggio Emilia con il figlio Vittorio, 24 anni. Erano in stazione ad accogliere la zia che arrivava dalla Sicilia. Morirono entrambi.

LOREDANA E IL MARITO IN AUTO
Loredana Molina, 44 anni, era di Bologna e col marito aveva accompagnato in stazione il figlio minore e Angelica Tarsi, la suocera, che partivano per le vacanze. Non c’era parcheggio: il marito aspettò in auto e Loredana scese con nonna e nipote a comprare i biglietti, erano diretti a Ostra, vicino ad Ancona. Loredana e la suocera morirono sul colpo, il figlio rimase gravemente ferito.

MIRELLA RICHIAMATA AL LAVORO
Mirella Fornasari, 36 anni, viveva a Casalecchio, era sposata e madre di un ragazzo di 14 anni.
Lavorava per la Cigar in stazione, ma era stata trasferita da poco nella sede di via Marconi. Quel sabato le chiesero di tornare nel vecchio ufficio e lei accettò felice di rivedere le ex colleghe. Il suo corpo fu ritrovato a notte fonda.

EURIDIA LA BARISTA
Euridia Bergianti, 49 anni, di Campogalliano, abitava a Bologna con uno dei suoi due figli ed era vedova. Lavorava da tre anni alla Cigar. Morì al bancone del Self Service.

LA CASALINGA BERTA
Berta Ebner, 50 anni, della provincia di Bolzano, aveva un fratello e viveva con la madre. Faceva la casalinga. Nessuno sa perché fosse in stazione.

ONOFRIO CHE AMAVA INGEBORG
Onofrio Zappalà, 27 anni, di Messina, aveva due sorelle. Finito il liceo, si era iscritto a Lettere, ma aveva lasciato al secondo anno per cercarsi un lavoro e si era innamorato di Ingeborg, una maestra danese di 22 anni conosciuta un’estate al mare. L’aveva raggiunta a Copenaghen dove pensava di stabilirsi, ma le Fs lo richiamarono in Italia: era stato assunto. Il 2 era in stazione coi colleghi. Loro uscirono, lui rimase sul primo binario.

PIO, IL TEDESCO
Pio Carmine Remollino, 31 anni, della provincia di Potenza. Orfano di madre, aveva vissuto con il babbo 75enne, la matrigna e otto fratelli. A 18 anni era partito per la Germania con quattro fratelli. Tornato in Italia per fare il militare, decise di restare e nel 1976 si trasferì a Ravenna: svolgeva lavori saltuari come muratore o cameriere. Uomo di poche parole, viaggiava da solo. Nessuno sa perché fosse in stazione.

I COINQUILINI
Antonino Di Paola, 32 anni, di Palermo, aveva due sorelle e un fratello, amava trasmettere alla radio e da 14 anni lavorava per la Stracuzzi, ditta specializzata in apparecchiature elettriche per la segnalazione ferroviaria. Nel gennaio 1980 era stato trasferito a Bologna dove aveva preso una stanza col collega Salvatore Seminara, catanese di 34 anni. Il 9 sarebbe tornato a casa per le ferie. Era in stazione con Salvatore per aspettare il fratello di quest’ultimo, ma il treno era in ritardo. Morirono entrambi.

VINCENZO E LA TUNISIA
Vincenzo Petteni, 34 anni, della provincia di Trento, viveva a Ferrara. Sposato, da un paio d’anni aveva cambiato lavoro, mettendosi in proprio. Con un amico era diretto a Palermo, da dove avrebbe raggiunto la Tunisia. Non c’era posto in aereo, così scelsero il treno. Morì al Sant’Orsola per un’infezione polmonare 14 giorni dopo.

NAZZARENO IN RITARDO
Nazzareno Basso, 33 anni, di Numana, aveva quattro figli e lavorava a Milazzo. Nel 1978, quand’era carabiniere ausiliario a Chioggia, incontrò la sua futura moglie. Il 2 stava andando a casa dei suoceri, nel veneziano, ma il treno era in ritardo. Telefonò per avvertire, poi entrò in sala d’aspetto.

IL TAXISTA FAUSTO
Fausto Venturi 38 anni, viveva con la madre e il fratello a Bologna, era donatore di sangue. Il 2 era in servizio in stazione.

ARGEO IL FERROVIERE
Argeo Bonora, 42 anni, era un ferroviere di Galliera. Sposato, aveva 5 figli. Dal 1970 si era trasferito in provincia di Bolzano. Il 2 era in ferie e ne aveva approfittato per andare dalla mamma, a Bologna. Aspettava il treno per tornare a casa.

MARIO ALL’ATC
Mario Sica, 44 anni, di Roma, era un avvocato specializzato in diritto del lavoro. Dopo aver lavorato alla Fiat, era stato assunto all’Atc di Bologna, dove si era trasferito con moglie e figli. Il 2 era in stazione per accogliere la madre che arrivava da Roma.

LA RAGIONIERA KATIA
Katia Bertasi, 34 anni, della provincia di Rovigo, viveva a Bologna col marito e due figli: una bimba di 11 anni ed uno di 15 mesi. Ragioniera, era in stazione perché lavorava alla Cigar, la società che si occupava della ristorazione e che aveva gli uffici sopra le sale d’aspetto.

LA VECCHIA MARIA IDRIA
Maria Idria Avati, 80 anni, abitava a Rossano Calabro. Avrebbe voluto partire per il Trentino la mattina per godersi il panorama, ma accettò di viaggiare di notte con la figlia. Il loro treno era in ritardo: arrivarono in stazione sulle dieci. Maria Idria si sedette in sala d’aspetto e la figlia andò alla toilette. Dopo l’esplosione trovò la mamma ancora in vita e l’aiutò a salire sull’ambulanza, ma non bastò a salvarla.

VINCENZO CHE AMAVA L’OPERA
Vincenzo Lanconelli, 51 anni, viveva a Bagnacavallo. Celibe, aveva due sorelle e un fratello. Era stato Ispettore del lavoro a Forlì, poi segretario dell’Ispettorato del Lavoro di Ravenna. Da pensionato, si era iscritto a legge per la seconda laurea. Il 2 andava a Verona per ascoltare l’opera all’Arena.

FLAVIA E L’AMICA SCONOSCIUTA
Flavia Casadei, 18 anni, riminese, doveva andare in quinta superiore. Partita da casa per raggiungere lo zio a Brescia, perse la coincidenza. Entrò in sala d’aspetto con una ragazza di Cento conosciuta in viaggio. Flavia mori, la ragazza di Cento si salvò.

GIUSEPPE CHE ACCELERO’
Giuseppe Patruno, 18 anni, era di Bari ed aveva dieci fratelli. Faceva l’elettricista. In vacanza col fratello a Rimini avevano conosciuto alcune ragazze straniere, che avevano appena accompagnato in stazione. Parcheggiata l’auto, i ragazzi si diressero al primo binario. Giuseppe accelerò il passo e morì. Il fratello, che si era fermato ad aspettare un amico, si salvò.

MAURO DA LONDRA
Mauro Di Vittorio, 24 anni, abitava a Torpignattara. Orfano di padre,
aveva due sorelle e un fratello. Era partito per Londra a cercare lavoro. Arrivato in Francia scrisse sul diario: «Mi permetto pure una colazione e all’una prendo il traghetto. Londra, eccomi. Dover con le sue bianche scogliere mi sta di fronte». Durò poco. Alla frontiera fu fermato e rispedito indietro: non aveva soldi per mantenersi. La famiglia e gli amici lo credevano a Londra, solo il 10 agosto seppero che era in stazione

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