Autore: federico giusti “Pubblico impiego, quella riforma della dirigenza ad uso e consumo della politica”. Intervento di Federico Giusti da: controlacrisi.org

Leggiamo in rete e sulle pagine de Il sole 24 ore che una nuova classe dirigente si sta facendo strada con i decreti Madia, destinata a innovare e governare la pubblica amministrazione
Non siamo affatto convinti di questo annuncio e tra le affermazioni e la realtà corre grande differenza
Da qui a pochi anni, una buona parte dei dirigenti pubblici andrà in pensione per sopraggiunti limiti di età, dirigenti con contratto a tempo indeterminato , un contratto nazionale (anch’esso scaduto dal 2009), una parte del salario accessorio legata ai risultati.I dirigenti sono quindi lavoratori come gli altri (anche se la loro busta paga è assai diversa) e vengono scelti per gli incarichi direttamente dal sindaco (parliamo dei comuni per semplificare) rispondendo direttamente al primo cittadino e alla segretaria generale. Ma questi dirigenti sono nell’organico dell’Ente, possono avere un contratto a tempo determinato o indeterminato.
Il sogno della Madia e di Renzi è avere dirigenti solo a tempo determinato che per una loro riconferma saranno disposti ad assecondare innumerevoli richieste della classe politica da cui saranno nominati. In questo modo la divisione, per quanto approssimativa, degli incarichi politici da quelli amministrativi verrà meno e gli innovatori Renziani getteranno definitivamente la maschera (la gestione del servizio pubblico e dei beni comuni a uso e consumo della casta politica e degli interessi che la sovradeterminano).

Se fino ad oggi per accedere agli incarichi dirigenziali si doveva superare un concorso pubblico con prove scritte e orali sulle quali leggiamo la facile ironia di qualche sottosegretario ignaro delle procedure di reclutamento . Accedere a un incarico dirigenziale oggi non è semplice, occorre avere una conoscenza giuridica ampia e aggiornata, i funzionari che si cimentano nelle prove selettive vengono da un altro concorso e da anni di esperienza, insomma non si viene cooptatiIl disegno del Governo è forse quello di un ruolo unico nazionale della dirigenza a cui far seguire la costruzione di un’area quadri? Parrebbe di si’, intanto nei comuni scompaiono i ruoli esecutivi a vantaggio di quelli elevati destinando servizi alle privatizzazioni \esternalizzazioni

Nell’ottica renziana, il dirigente è un mero esecutore degli ordini politici con una autonomia minore di quella attuale , per questo leggere delle competenze induce a qualche amara ironia visto che la sola competenza da premiare sarà il servilismo alla classe politica.

Questo nuovo dirigente, che a detta di qualcuno dovrebbe essere piu’ operativo e non piu’ legato ai pareri giuridici, come riuscirà a districarsi nella contrattazione decentrata che viene gestita da decreti legislativi, pareri Aran e della Funzione Pubblica settimanali? L’impressione è che la stessa contrattazione di secondo livello sia destinata a un forte ridimensionamento, trasformata magari in qualche benefit, del resto la semplificazione Renziana farà terreno bruciato

Sulla riforma della dirigenza e sul ruolo unico torneremo in futuro, di certo non avremo dirigenti piu’ competenti e autonomi dalla politica di quanto accada oggi (e su questo ci permettiamo di rinviare all’articolo 98 di quella Costituzione che guarda caso Renzi vuole cancellare).
Una classe dirigente a uso e consumo della politica, prona ai poteri politici e per niente autonoma non serve a salvaguardare e al rilancio dei servizi pubblici ma al loro annientamento

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