La lotta di classe in Messico da: wwwresistenze.org

James Petras | petras.lahaine.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

01/07/2016

L’espansione capitalistica e l’esplosione della lotta di classe in Messico seguono una traiettoria specifica. Gli investimenti esteri su larga scala e a lungo termine in minerali e terra tra la fine del 19° e l’inizio del 20° secolo, fondati su una alta intensità di sfruttamento, posero le basi per la Rivoluzione messicana.

La correlazione di forze si spostò drasticamente a favore degli eserciti contadini guidati da Emilio Zapata e Pancho Villa. La successiva contro-rivoluzione, dagli anni Venti a metà degli anni Trenta invertì temporaneamente il processo e vide la nascita di una nuova élite post-rivoluzionaria, alleata delle multinazionali petrolifere degli Stati Uniti.

Il secondo sconvolgimento sociale ebbe inizio a metà degli anni Trenta e proseguì fino alla fine del decennio. Vasti movimenti di lavoratori del petrolio con coscienza di classe e dei contadini senza terra espropriarono e nazionalizzarono i giacimenti petroliferi e i latifondi, fondando le cooperative rurali indigene “ejido”.

All’inizio degli anni Quaranta, la lotta di classe dal basso fu contenuta dalla leadership politica corrotta del PRI, il sedicente “partito rivoluzionario”.

Dai primi anni Quaranta alla fine dei Sessanta, il Messico fu governato da una élite economica che ha approfondito i legami e la dipendenza dagli Stati Uniti, pur mantenendo alcuni dei progressi sociali della precedente ondata rivoluzionaria.

L’equilibrio di potere si spostò drammaticamente verso l’elite negli anni Ottanta. La lotta di classe dall’alto acquisì influenza iniziando a invertire l’intera eredità rivoluzionaria del passato.

Il petrolio fu privatizzato, le cooperative sciolte, i sindacati “incorporati” dallo Stato. L’intero mercato del Messico passò sotto il controllo degli Stati Uniti attraverso il NAFTA.

Di fronte all’offensiva capitalistica, gli operai, i contadini e le comunità indigene si ribellarono con un’ondata di rivolte regionali, settoriali e popolari.

Nelle competizioni elettorali riportarono successi, ma l’elite negò questi esiti vittoriosi.

Le rivolte dell’esercito contadino guadagnarono le comunità rurali, ma vennero violentemente represse o “contenute” quando si diffusero.

Marce moltitudinarie, proteste e barricate di studenti e professori a Città del Messico hanno sfidato con successo le prerogative dittatoriali del presidente, ma furono soffocate con uccisioni di massa da parte dell’esercito e dei suoi squadroni della morte.

I sindacati guidati dai lavoratori dell’energia, del petrolio, dagli insegnanti e da operai di fabbrica avanzarono la richiesta di agende sociali, subendo però una massiccia repressione da parte dello Stato.

La lotta di classe in Messico conserva una potente capacità di coinvolgere milioni di persone in una azione diretta, ma manca l’unità politica e sociale nazionale per impadronirsi del potere statale.

Il Messico è il paese latinoamericano con il maggior numero di lotte popolari, ma con la minima capacità di dar vita a un movimento rivoluzionario unitario.

La lotta di classe in Messico è molto frammentata, anche se si profonde in sforzi eroici per impegnarsi in lotte sociali regionali, provinciali e di fabbrica.

In Messico, l’alleanza tra gli investitori stranieri, gli affaristi miliardari e la macchina statale controlla il potere dello Stato. I movimenti operaio, contadino e popolare esercitano l’egemonia a livello locale e settoriale.

La correlazione di forze tra “capitale e lavoro” rimane soggetta a disputa permanente. La storia e la pratica corrente ci dicono che il flusso e riflusso della lotta di classe è al momento incerto.

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